lunedì 27 dicembre 2010

Permessi di soggiorno, nuova sanatoria per più di mille

 Fonte Il Mattino di Padova

PADOVA. Dopo due anni consecutivi di stop, il Governo ha dato di nuovo il via libera al «Decreto Flussi» per il 2011, decreto che sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni. Gli extracomunitari che potranno entrare in Italia con regolare permesso di soggiorno saranno circa 90.000 in tutta la Penisola. Più di mille gli arrivi previsti fra Padova e provincia.

Il Governo non ha ancora effettuato la spartizione su base regionale e provinciale, ma, in relazione ai dati del 2007 (13.346 nell’intero Veneto e 2.400 a Padova) e del 2008, i sindacati e le associazioni umanitarie calcolano che nella nostra regione avranno la possibilità di mettersi in regola 8.000 stranieri, dei quali circa 1.100-1.200 nella nostra provincia.

Ancora una volta la domanda dovrà essere presentata via Internet e «vinceranno la lotteria Italia» soltanto quelli, che, in genere aiutati dalle associazioni a cui si rivolgeranno, che, probabilmente a partire da febbraio, faranno «click» prima degli altri per inviare la domanda telematica al Ministero dell’Interno. Intanto i sindacati e le altre parti sociali, che hanno partecipato nella settimana scorsa al Consiglio Territoriale per l’I mmigrazione, coordinato dal vice prefetto, Antonello Roccoberton, si sono dimostrati critici nel commentare l’indagine giudiziaria, condotta dai carabinieri, sulle domande con il trucco presentate, sino a pochi mesi fa, per regolarizzare colf e badanti.

Ad esempio la Cgil (il cui segretario provinciale è Andrea Castagna) non ha avuto nessuna difficoltà a rendere pubblici i dati definitivi, di cui dispone, relativi alla presentazione delle domande passate, poi, al setaccio anche dai carabinieri. Tramite l’u fficio immigrazione della Camera del Lavoro sono state presentate 705 domande (in tutto sono state 5.700). Di queste 604 sono subito accettate dallo Sportello Unico per l’Immigrazione perché gli stranieri erano in regola con i requisiti richiesti dalla normativa, 50 sono state sospese, mentre le rinunce successive sono risultate 51. «Carabinieri e magistratura hanno fatto non bene, ma benissimo ad effettuare l’indagine per individuare e colpire truffatori e truffati - sottolinea Alessandra Stivali, della segreteria generale della Cgil -. Noi del sindacato, però, non possiamo non dire che, se si sono potute verificare così tante illegalità, la responsabilità più grande va attribuita proprio alla normativa voluta dal Ministro Maroni, che ha riservato la possibilità di ottenere la regolarizzazione solo colf e badanti e non l’ha estesa alle altre categorie di lavoro».

24 dicembre 2010
 

«Sono vittime, regolarizzate questi immigrati»

Fonte Il Mattino di Padova

PADOVA. Doppiamente truffati dalla sanatoria 2009: perché riservata alle badanti e perché raggirati da un sedicente commercialista, Claudio Tinello (55 anni, di Este, non iscritto all'albo dei professionisti, arrestato nel dicembre dello scorso anno con l'accusa di aver truffato immigrati che speravano di essere regolarizzati) che gli ha portato via tra i mille e i 3 mila euro a testa.  E' questa la disgraziata vicenda di una cinquantina di extracomunitari nigeriani, senegalesi e dell'Africa del Nord. Per anni hanno lavorato in nero nelle campagne padovane, in fabbrica, nei ristoranti, nei cantieri con il miraggio del permesso di soggirno.  Quando l'anno scorso si è parlato di sanatoria hanno sperato nella regolarizzazione. Non sapevano fosse riservata alle colleghe colf. Così si sono affidati a Tinello e a mediatori e faccendieri del finto commercialista. Alcuni affaristi erano connazionali e truffare questi lavoratori clandestini è stato un gioco da ragazzi. Prima dovevano sborsare 500 euro per l'F24 (versamento unico per le imposte) con la promessa di un lavoro grazie ai tanti clienti del finto commercialista. Ovviamente non gratis: il presunto datore di lavoro, disponibile ad assumere personale, costava da mille a 3 mila euro. In media questi immigrati hanno perso 2 mila euro, con tanto di ricevute. Tinello sta scontando le sue pene in carcere. Il tribunale di Este lo ha condannato a più riprese per truffa, appropriazione indebita ed esercizio abusivo della professione. Ma i 50 lavoratori restano nel sommerso. La vicenda è seguita pro-bono dagli avvocati dell'associazione Razzismo stop. I casi presunti sono più di 500, per quelli noti i legali stanno cercando di ottenere il permesso di soggiorno attraverso l'articolo 18. Per chiunque volesse partecipare alle spese legali è aperto un fondo alla Banca Etica. (e.sci.)

PADOVA. La legge per l'emersione del lavoro irregolare per colf e badanti è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 4 agosto del 2009. Prevede che i datori di lavoro (italiani, cittadini europei o extracomunitari in possesso di carta di soggiorno) possano regolarizzare al massimo una colf e due badanti a testa per l'attività di assistenza nella residenza del datore di lavoro di un componente della famiglia con handicap o patologie, oppure per lavoro domestico. La dichiarazione di emersione richiedeva il pagamento di un contributo forfetario di 500 euro per ciascun lavoratore regolarizzato. Il contributo non è deducibile ai fini dell'imposta sul reddito.
22 dicembre 2010

Colf e badanti, permessi truffa

Fonte Il Mattino di Padova

PADOVA. Su circa 180 controlli effettuati, solo 34 pratiche di emersione per colf e badanti presentata e Padova e provincia sono risultate regolari, ovvero il 19 per cento. Per questo motivo 61 fra datori di lavoro (il 40 per cento sono padovani) ed extracomunitari sono stati denunciati per aver presentato domande fasulle o artefatte.  Questi i risultati di un'inchiesta choc condotta dal Comando provinciale dei carabinieri retto dal colonnello Renato Chicoli a cui si è rivolto il responsabile della Direzione provinciale del lavoro per effettuare uno screening sulla regolarizzazione richiesta dalla legge. Ne è venuto fuori uno spaccato desolante, la fotografia di una società, dove la truffa, il raggiro, il «nero» sono diventati regola anche nel ricco Nordest, paradigma di un benessere raggiunto anche fregando il prossimo, meglio se più debole e con l'acqua alla gola.  E stavolta i colpevoli (ancora presunti fino al terzo grado di giudizio) non sono i soliti vituperati imprenditori magari con conti correnti off-shore, o evasori fiscali con auto e yacht di lusso, oppure organizzazioni criminali ramificate e potenti. Ma solo gente comune: piccoli artigiani, cittadini al di sopra di ogni sospetto, stranieri (in cerca di un permesso) sempre pronti a mettere una firma falsa su un modulo o a presentare una domanda in più in cambio di qualche migliaio di euro in barba alla legge. C'era chi - ha raccontato ai carabinieri - di alverlo fatto per fare un favore all'immigrato. Chi per necessità, bypassando una legge sbilenca che prevede l'emersione di badanti e colf, dimenticandosi delle esigenze di chi non trova più manodopera a buon mercato. Solo scuse: per l'Arma sono tutti colpevoli del reato di falso «prodromico per poter ipotizzare un vero e proprio favoreggiamento all'immigrazione clandestina». Stando alle statistiche non c'è un'area della provincia meno colpita dal fenomeno. Il malcostume che diventa malaffare è presente un po' dappertutto, da Piazzola a Borgoricco, da Trebaseleghe a Tombolo, da San Giorgio in Bosco a Curtarolo, da Cervarese a Montagnana, da Solesino a Monselice, da Correzzola a Conselve, da Teolo a Lozzo Atestino, con Padova a far la parte del leone solo ed esclusivamente per una questione di numero di abitanti.  Come Stefano, 43 anni, residenza in centro storico e domiciliato nella Bassa che aveva chiesto la regolarizzazione di tre cinesi, scrivendo che lavoravano come badanti dalla madre. Contattata dai carabinieri l'anziana ha candidamente detto di non aver mai visto alcun cinese girare per casa. Il figlio, ricontattato e all'oscuro che i militari avessero sentito la madre, ha finanche dichiarato di essere disponibile a chiarire la faccenda. Lo farà in tribunale. Ma c'è anche un imprenditore di Piove di Sacco che aveva dichiarato due residenze diverse per poter presentare più domande. O l'operaio di Piazzola che aveva regolarizzato due nigeriani utilizzati per la sua attività. Oppure Antonio, 51 anni, della Bassa padovana che aveva regolarizzato il suo giardiniere che pagava «regolarmente» 10 euro all'ora. Così come un marocchino inquadrato da un tal Alessandro, 33 anni di Monselice come badante, ma in realtà manovale. «La legge consente ad ogni singolo di far emergere una colf e due badanti - ha spiegato Barbara Impastato della Direzione provinciale del lavoro (con lei lavorano i carabinieri del Nil) - Abbiamo riscontrato che alcuni hanno presentato anche sette domande». «Abbiamo trovato situazioni imbarazzanti - ha concluso il colonnello Renato Chicoli - di persone a cui erano intestate le domande ma che non ne sapevano nulla. E purtroppo questa pratica ha favorito l'immigrazione clandestina. Tutti gli stranieri in attesa di regolarizzazione anche falsa, possono girare per il nostro Paese con un cedolino che è una garanzia. Finché, appunto, non viene appurato che si tratta di una truffa».
22 dicembre 2010
 

«L'inceneritore svaluterà l'agricoltura»

 Fonte Il Mattino di Padova

ESTE. L'inceneritore di pollina rischia di far perdere ai prodotti dei Colli Euganei i marchi d'eccellenza. A sostenerlo è il comitato No Fly Zone dell'Estense, pronto a fornire nuovi argomenti per la bocciatura dell'impianto di Motta. «Con il decreto legislativo 228 del 18 maggio 2001 il legislatore ha inteso tutelare i prodotti alimentari tipici e pregiati dagli effetti ambientali perversi causati dagli impianti di smaltimento dei rifiuti - spiega il portavoce Francesco Montecchio - Considerato che nel territorio del Parco si coltivano prodotti che godono delle denominazioni come la Doc e la Dop, e visto che l'impianto di Motta verrà realizzato nelle immediate vicinanze del confine meridionale del Parco, tali prodotti potranno ancora godere di queste etichette pregiate? I prodotti agricoli che verranno prodotti nelle aree limitrofe all'inceneritore saranno ancora salubri? Potranno essere commercializzati?». Non solo. «L'idea di bruciare la pollina in un territorio che necessita di dotazione organica, di letame in primis, favorisce il fenomeno della desertificazione dei suoli - continua Montecchio - Problema tutt'altro che trascurabile in queste aree geografiche, come testimoniato dall'Arpav. La stessa Regione attraverso la Dgr 877 dell'aprile 2009 si propone, finanziandone gli interventi, "l'incremento della dotazione organica dei terreni attraverso l'apporto di letame o di materiale palabile assimilato"». Seguendo quanto espresso dalla Politica agraria comunitaria approvata nel 2003, Montecchio propone di «gestire le deiezioni animali in maniera diversa dall'incenerimento, mettendo in sintonia gli allevamenti senza terra con le aziende agricole prive di allevamenti, creando cioè la "banca del letame", così come avviene in altri Paesi europei». (n.c.

Legambiente boccia il progetto Menesello «Il trasporto della pollina è inquinante»

Fonte Il Mattino di Padova

ESTE. A qualche giorno dall'incontro tra amministrazione, comitati e presidenza della Regione, continua la polemica legata al futuro inceneritore di pollina di Motta. Ad animare il dibattito è il circolo «Dai Colli all'Adige» di Legambiente che rimarca ancora una volta l'insostenibilità del progetto delle Fattorie Menesello. «Sarebbe importante dare più rilievo al fatto che l'impianto viene realizzato a notevole distanza dall'allevamento - spiega Flores Baccini -. Le 400.000 galline produttrici della materia prima, la pollina appunto, si trovano a Lozzo, in via Canaletto. E per raggiungere Motta il tragitto obbligato per i camion in uscita dalle fattorie è il seguente: arrivare al ponte di Marchetti, percorrere la Sr 247 fino alla rotonda di Noventa, girare per Caselle, quindi attraversare i centri di Santa Croce e di Ospedaletto; al Ponte della Torre girare per via Peagnola per andare a prendere la nuova Sr 10, quindi uscire a Motta in via Cortona: circa 30 chilometri!». La sostenibilità ambientale scricchiola: «Si afferma di bruciare pollina per produrre energia con minori emissioni di Co2 e poi si emettono chissà che quantità di questo e altri veleni con il trasporto - continua la Baccini -. Per non parlare del rischio sanitario costituito dalla movimentazione e dal passaggio tra le case di materiale potenzialmente infetto: ci siamo dimenticati dell'influenza aviaria? Infine la collocazione contraddice le norme che prevedono l'integrazione di tali impianti con l'azienda, norme in questo caso interpretate stranamente in modo molto elastico». Intanto il Comune di Este è stato invitato a redarre un nuovo documento da sottoporre alla giunta del governatore Luca Zaia. (n.c.)
7 dicembre 2010

Pollina, non è detta l'ultima parola

Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro
4 dicembre 2010
ESTE. E' stata una pacifica invasione quella del comitato No Fly Zone a Palazzo Balbi. Una quarantina di persone si sono presentate ieri mattina davanti alla sede della Regione, per protestare contro la realizzazione dell'inceneritore di pollina a Motta d'Este. Il gruppo, incurante della pioggia e soprattutto dell'acqua alta, era partito da Monselice alle 7.14, sbarcando in laguna dopo un'ora di viaggio in compagnia del sindaco Giancarlo Piva.  Alle 10 lo stesso Piva e una delegazione del comitato erano attesi dalla presidenza regionale: ad accogliere la rappresentanza non c'era tuttavia il governatore Luca Zaia, bensì il suo braccio destro Fabio Gazzabin, capo della Segreteria. Piva è stato accompagnato da Gianni Menesello, Ermes Travaglia e Gabriele Campiglio. I quattro hanno consegnato ai vertici regionali le 2.700 cartoline di protesta firmate ad Este. Altre 300 sono state spedite singolarmente, attraverso il servizio postale. Alla riunione ha partecipato anche il consigliere regionale Santino Bozza, che ha portato con sé la delibera del Comune di Monselice che dà sostegno alla protesta di Este. «L'incontro è stato certamente positivo - commenta il primo cittadino - visto che la presidenza ha dimostrato sensibilità e attenzione verso le nostre posizioni». Ci sono dunque spiragli affinché la Regione fermi l'iter per la realizzazione dell'inceneritore? «Diciamo che il "sì" della giunta veneta, ultimo scoglio per dare il via ai lavori, non è così scontato - continua Piva - Ci è stato chiesto di elaborare un documento da inviare direttamente alla giunta, nel quale segnalare tutti gli elementi che, a nostro parere, l'istruttoria regionale non ha valutato attentamente. E' su questi elementi che si baserà la nostra battaglia all'impianto». Piva ha inoltre sottolineato l'esigenza di provvedere a realizzare un Piano energetico regionale, tesi condivisa dalla stessa presidenza: «Senza quel piano, ho auspicato che tutti i procedimenti, anche quello per l'impianto di Motta, vengano bloccati», chiude il sindaco. Mentre i quattro erano in udienza da Gazzabin, i quaranta sostenitori hanno atteso fuori da palazzo Balbi con slogan e striscioni di protesta.

Bozza, ultimatum a Lunghi sull'impianto della pollina

Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro

ESTE. Il consigliere regionale Santino Bozza si appella al sindaco (e medico) Francesco Lunghi.  Il leghista chiama in causa il primo cittadino affinchè anche Monselice confermi il proprio «no» all'inceneritore di pollina di Motta d'Este: «La Lega Nord presenterà una mozione in consiglio comunale che impegni l'amministrazione a dichiararsi contraria alla realizzazione dell'impianto nel sito prescelto. Sito che disterebbe 1.700 dal nuovo ospedale unico.  La richiesta sarà presentata al sindaco Francesco Lunghi, peraltro primario di Otorinolaringoiatria e una delle menti del nostro nuovo ospedale unico». Secondo Bozza, dunque, prima che da amministratore il sindaco dovrebbe sentirsi chiamato in causa come medico.  Il leghista ha partecipato negli scorsi giorni alla II Commissione consiliare regionale, durante la quale si è discussa la più opportuna collocazione degli impianti a biomasse ad opera di privati. Il consigliere ha portato alla luce la questione di Motta d'Este: «L'impresa Menesello, promotrice dell'inceritore, è a 12 chilometri di distanza, a Lozzo Atestino. In questo modo i camion con il materiale organico da bruciare passerebbero attraverso i centri abitati, ma soprattutto l'inceneritore si troverebbe a neanche due chilometri dal nuovo ospedale unico. Facile immaginare l'inquinamento ma anche l'odore che sarebbero costretti a tollerare i residenti della zona. Invito i Menesello a spostare l'impianto a Lozzo Atestino».
18 novembre 2010

«Impianto troppo vicino all'ospedale»

Fonte Il Mattino di Padova

ESTE. Un numero che potrebbe giocare un ruolo determinante nella battaglia per bloccare la realizzazione dell'inceneritore di pollina di Motta d'Este. 1.719 sono i metri che separano il progettato impianto di via Gazzo al futuro ospedale unico di Schiavonia. Poco più di un chilometro e mezzo che secondo i più non garantirebbe le giuste garanzie per la nascente struttura ospedaliera. A sottolineare l'esigua distanza tra impianto e ospedale sono stati il sindaco Giancarlo Piva e la parlamentare Paola Goisis. La leghista aveva già espresso questa preoccupazione nell'affollato dibattito pubblico che si era tenuto il 5 novembre in sala Fumanelli. Piva l'ha ribadita nell'ultimo consiglio comunale. Durante l'assise consigliare il sindaco ha risposto ad una domanda di attualità del consigliere Pd Rosa Rizzato, preoccupata per l'assenso arrivato dalla conferenza dei servizi regionali al progetto di Motta. «La Regione non può trascuare l'esigua distanza che verrà a crearsi tra inceneritore e ospedale. Questa valutazione è stata inserita nella relazione di parte che abbiamo presentato alla Regione: crediamo sia tra i fattori determinanti per fermare il progetto», ha sottolineato il sindaco. Piva ha poi smentito le voci che lo riguardano: «Si vocifera che io avrei organizzato, a inizio mandato, delle visite per studiare impianti di combustione da esportare poi a Este: nulla di più falso. Sono stato invitato a partecipare a dei sopralluoghi ad un impianto di combustione del legno a San Candido (Bolzano), di pirolisi a Lodi e di produzione del biogas dal mais in Germania. Essendo, quattro anni fa, una materia ancora poco nota, ho ritenuto opportuno aderire all'invito per approfondire l'argomento. Ma un conto è visionare, un conto è voler copiare».  Ad uno degli incontri, oltre al sindaco Piva e all'attuale presidente del consiglio comunale Natalino Furlan, aveva partecipato anche Simone Menesello, promotore dell'inceneritore di Motta: «Anche in questo caso c'è chi specula sulla presenza mia e di Menesello - chiude Piva - Quest'ultimo era presente come rappresentante del Consorzio Produttori Biomasse. Ribadisco la mia piena contrarietà all'iniziativa dei Menesello». Nicola Cesaro 
17 novembre 2010
 

Inceneritore di pollina a Cavarzere Lo prospetta l'assessore regionale

 ESTE. All'indomani del «sì» arrivato dalla Conferenza dei servizi regionale, per spianare definitivamente la strada all'impianto di smaltimento della pollina di Motta d'Este manca solo l'assenso della giunta veneta guidata da Luca Zaia. Un passaggio che pare scontato, anche se è l'assessore regionale all'Ambiente Maurizio Conte a lasciar intravedere qualche spiraglio: «In realtà la scelta non è ancora stata fatta - commenta l'amministratore leghista -. Stiamo aspettando che le amministrazioni interessate dal progetto dialoghino con le associazioni degli allevatori del territorio e che ci rendano conto».  Conte chiarisce quello che potrebbe diventare l'ennesimo colpo di scena nella questione: «Pare che l'Ava, l'associazione veneta degli avicoltori, abbia individuato un nuovo sito per ospitare l'impianto di smaltimento della pollina. Si parla di Cavarzere, quindi ben distante da qui». L'assessore lascia quindi intendere che, qualora amministratori e allevatori convenissero su una nuova location per l'inceneritore, la giunta regionale potrebbe fare un passo indietro bocciando il sito di Motta d'Este. L'ipotesi di «delocalizzare» l'impianto era stata peraltro già avanzata dall'onorevole Paola Goisis, attaccata nelle ultime ore dall'assessore all'Ambiente di Este, Beatrice Andreose: «La Goisis continua a scendere in piazza per raccogliere firme, ma dovrebbe essere più trasparente con i cittadini: da parlamentare, ad aprile ha votato la legge che etichetta la pollina non più come rifiuto ma come biomassa. Un passaggio, questo, che ha dato il via al proliferare di progetti di inceneritori anche nel nostro territorio. Lei ha poteri legislativi, e allora intervenga in quest'ambito». (n.c.)
26 ottobre 2010

PAOLA GOISIS E MILITANTI MOBILITATI

 Fonte Il Mattino di Padova
PAOLA GOISIS E MILITANTI MOBILITATI Volantinaggio Lega contro la pollina  ESTE. Mattinata di volantinaggio per la Lega Nord. Oggi in piazza arriveranno gli attivisti del partito guidati dall'onorevole Paola Goisis e dal consigliere regionale Santino Bozza. Saranno distribuiti volantini contro la decisione della commissione tecnica regionale di dare il via libera all'inceneritore di pollina di Motta d'Este. «Parte la nostra azione politica per evitare che la giunta regionale approvi il progetto presentato dalle Fattorie Menesello - puntualizza la Goisis - Ancora una volta ripetiamo la nostra contrarietà alla costruzione di un inceneritore a ridosso delle abitazioni. La struttura dovrebbe sorgere vicino all'ospedale per acuti dell'Usl 17». La parlamentare padana rilancia una vecchia proposta: «Tempo fa sostenni che un impianto a servizio di tutti gli allevatori avicoli del Veneto poteva essere realizzato a debita distanza da Este, in un'area lontana dai centri abitati. Una soluzione, questa, sostenuta anche dall'associazione di allevatori avicoli Ava, che bisogna riproporre. Così eviteremmo di minacciare la salute degli abitanti della Bassa». (n.c.)

23 ottobre 2010

Anche la commissione Via accende il semaforo verde al revamping Italcementi

Fonte Il Mattino di Padova
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MONSELICE. Via libera al revamping Italcementi dalla commissione provinciale per la Valutazione di impatto ambientale (Via). Alla sequenza di pareri positivi già ottenuti, non senza polemiche, dal mega progetto per il rifacimento del cementificio monselicense, ieri si è aggiunto quello determinante della commissione Via. Che ha espresso il proprio parere positivo.  Sono state anche ascoltate le istanze dei primi cittadini dei quattro Comuni coinvolti: Monselice, Este, Baone e Arquà Petrarca.  Ora che ha incassato l'assenso della commissione Via, il revamping dovrà approdare sui tavoli della giunta provinciale per l'ultimo passaggio. E l'iter dovrebbe concludersi entro l'anno.  Ieri mattina la commissione, riunita al completo, ha esposto appunto i risultati dell'istruttoria, contenuti in un documento di 36 pagine. Un'analisi tecnica del progetto, che si è conclusa con il parere positivo. Tra le prescrizioni introdotte c'è anche una novità riguardo ai materiali potranno venire bruciati nel forno del cementificio: solo pet-coke e gasolio. Per qualsiasi altro combustibile dovrà essere riattivata la procedura di Via.  Al termine della lettura, i commissari hanno ascoltato il parere dei sindaci. Favorevoli Luca Callegaro (Arquà Petrarca) e Francesco Lunghi (Monselice). «L'opzione di una chiusura dell'Italcementi, senza sapere quando, non era percorribile - ha dichiarato Lunghi - mentre il revamping garantisce l'occupazione, la riduzione dell'inquinamento e la dismissione con bonifica del sito dopo 28 anni di attività».  Il sindaco di Este, Giancarlo Piva, insieme al collega di Baone, Francesco Corso, ha invece illustrato le ragioni del no: «Il parere della direzione regionale per i beni culturali si basa sul presupposto della convenzione tra Parco, comune di Monselice e Italcementi. Convenzione per noi illegittima, in quanto non ha coinvolto anche Este, Baone e Arquà. Quel presupposto illegittimo ha consentito a Soragni di scavalcare un parere negativo della soprintendenza ai beni architettonici». Il secondo ostacolo, secondo Piva, è la mancanza di un accordo di programma complessivo sul comparto cementifero, come previsto dalle norme del Parco. «E se proprio si vuole fare questo danno al territorio - ha aggiunto Piva - chiediamo di fare almeno il danno minore: massimo 15 anni e imporre i limiti emissione degli inceneritori più restrittivi. Come sindaco di Este sottolineo anche il tema dei trasporti, in quanto non è stato adeguatamente valutato l'impatto su Este, Ospedaletto e Saletto per il trasporto di tutte le materie prime dal Vicentino. Con danni alla salute dei cittadini, rischi per incidenti e danni ai manufatti stradali».
15 dicembre 2010

Slitta il parere sul progetto Italcementi

Fonte Il Mattino di Padova
di Francesca Segato

MONSELICE. Slitta a dopo Natale la decisione della Giunta provinciale sul revamping Italcementi. L'esecutivo provinciale ieri ha iniziato a esaminare la relazione istruttoria della commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale. Ma il pronunciamento, atteso per ieri mattina, non è ancora arrivato. Se ne riparlerà nella prossima giunta, che dovrebbe essere convocata mercoledì o giovedì della settimana prossima. «La discussione è iniziata - spiega l'assessore provinciale all'ambiente, Mauro Fecchio - l'argomento è articolato, il parere della commissione Via è piuttosto lungo per cui è giusto avere il tempo per approfondire. Ovvio che il parere della Commissione Via è comunque un parere favorevole, con una serie di prescrizioni e di raccomandazioni che poi devono essere recepite in sede di istruttoria e di rilascio dell'Aia». Sembra scontato che la Giunta confermerà l'esito positivo già contenuto nella relazione della Commissione Via. Anche se pesano i malumori in casa della Lega Nord. A ricordarlo è un comunicato a firma dei parlamentari e consiglieri regionali del Carroccio. «Siamo da sempre contrari all'iniziativa revamping a Monselice e invitiamo la Giunta Provinciale a bocciare la proposta» scandiscono gli onorevoli Paola Goisis e Massimo Bitonci, insieme ai consiglieri regionali Santino Bozza e Arianna Lazzarini. «La documentazione prodotta dal Parco Colli e dal Comune di Monselice - evidenziano - ha fatto emergere una serie di violazioni di legge e di procedure illegittime, che consigliano di sospendere ogni parere di merito, in attesa che vengano chiarite le motivazioni che hanno indotto i succitati Enti a operare in maniera così anomala e inconsueta. Bisogna anche sottolineare che la responsabile territoriale della Soprintendenza, l'architetto Rita Berton, aveva espresso un dettagliato e motivato parere negativo che è stato eluso dal Sopraintendente Soragni». «Poniamo seri dubbi anche sulla legittimità della convenzione stipulata con Italcementi» aggiungono gli esponenti leghisti. E rivolgendosi alla Giunta provinciale concludono: «Auspichiamo che vengano tenuti in considerazione i problemi amministrativi e procedurali evidenziati anche dalla Commissione Via». Va ricordato che la leghista Manuela Dal Lago, ex presidente della Provincia di Vicenza si era espressa favorevolmente al progetto revamping per i risvolti occupazionali.
24 dicembre 2010

Revamping, oggi decide la giunta

Fonte Il Mattino di Padova
Francesca Segato

MONSELICE. Attesa per questa mattina la decisione della giunta provinciale sul revamping Italcementi. Un passaggio di decisiva importanza nell'iter del mega progetto da 160 milioni di euro per il rinnovamento del cementificio, che appare ormai scontato dopo il parere positivo espresso dalla commissione Via. Parere che è arrivato dopo il sì del Direttore regionale per i Beni culturali e dopo la convenzione siglata tra Parco Colli, Comune di Monselice e Italcementi, determinante nell'imprimere un'accelerazione al progetto. Una volta incassata la Via, per Italcementi sarà necessario ancora ottenere l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), rilasciata sempre dalla Provincia. E nel frattempo il progetto vero e proprio dovrebbe arrivare negli uffici tecnici di Monselice. E sulle conclusioni raggiunte con l'istruttoria della commissione Via è molto critico il consigliere comunale Francesco Miazzi: «Appare evidente la scarsa considerazione delle osservazioni presentate da Enti, cittadini e associazioni - afferma - Emerge che i vari pareri contrari espressi dalla Commissione tecnica del Parco Colli come dalla Soprintendenza sono stati palesemente ignorati. L'obiettivo era quello di esprimere parere favorevole, e così è stato». Sono tre i punti su cui si concentra la critica. Il primo, che le integrazioni prodotte da Italcementi non sono state presentate al pubblico, e non c'è stata la possibilità di produrre osservazioni. Il secondo sono le emissioni di micro-inquinanti. «I rifiuti speciali saranno ancora utilizzati come sostitutivo alle materie prime - ricorda infine Miazzi - si prevedono 267.000 tonnellate all'anno di gessi chimici, ceneri pesanti provenienti da combustione di rifiuti solidi urbani e Cdr, fanghi e polvere di segagione marmi, sabbie esauste di fonderia, scorie di acciaieria. Di fronte a questo scenario le prescrizioni sono deboli sulla parte emissioni». Sul fronte politico, invece, è naufragata la possibilità di un pronunciamento del consiglio provinciale prima della giunta. Sabrina Di Napoli, consigliere Idv, aveva presentato un ordine del giorno di indirizzo, per far sì che il progetto revamping fosse ancorato all'accordo di programma previsto dalle norme del Piano ambientale del Parco. Ma il consiglio non ha votato l'inserimento.

23 dicembre 2010

domenica 19 dicembre 2010

Ora la partita si giocherà nelle aule di tribunale

MONSELICE. Il revamping non si discute al consiglio del Parco. Già oggi la presidente dell'ente di tutela, Chiara Matteazzi, vorrebbe firmare la convenzione tra Monselice, Italcementi e il Parco stesso. Ieri c'era consiglio dell'Ente Parco e la minoranza ha presentato una risoluzione, chiedendo di poterne invece discutere preventivamente. «La presidente, una volta sospesa la seduta e consultato il comitato esecutivo, ha risposto che all'unanimità respinge la proposta di discussione in consiglio» riferiscono Duilio Bolognini, Antonella Buson, Giancarlo Piva, Federica Grava e Gianni Sandon. «A quel punto ci siamo alzati e abbiamo abbandonato l'aula, per la prima volta in quattro anni, per la chiusura dimostrata alla discussione su di un tema così strategico per il territorio. Il fatto politico nuovo, è che Massimo Barbiero, che è presente nel comitato esecutivo per la Lega nord, ha votato con il resto della maggioranza. Per cui da oggi abbiamo chiaro che la Lega è a favore del revamping, checché ne dicano Santino Bozza o Paola Goisis».  Il passaggio in Consiglio comunale della convenzione non basta di per sé a chiudere la partita revamping, ma assume un pesante significato politico di indirizzo. In sospeso rimangono ancora il parere della Soprintendenza, che dovrebbe essere ormai imminente, e quindi la chiusura della procedura di Valutazione di impatto ambientale, da parte della commissione provinciale. E' questo il «sì» o il «no» decisivo per l'attuazione del piano. Dopo il rinvio al mittente del progetto, nei mesi scorsi, con la richiesta di una serie di integrazioni, l'azienda ha ridotto l'altezza della torre: non più 110, ma 89 metri. Ora tutti gli indicatori sembrano puntare a favore del revamping. Resta però l'incognita che può arrivare dalle aule giudiziarie. La scorsa settimana il comitato «E Noi?» ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica su tutta la vicenda. A giorni dovrebbe invece arrivare il ricorso al Tar, promosso da Este e Baone, contro la convenzione siglata dal Parco con il solo Comune di Monselice e non con tutti gli interessati all'opera, ovvero anche con Este e Baone (contrari all'ammodernamento dell'Italcementi) e Arquà Petrarca che dall'iniziale ostilità è passato all'appoggio del progetto. (f.se.)
30 novembre 2010

Lega: «No al revamping anche in Provincia»

Fonte Il Mattino di Padova
Autore: Francesca Segato
MONSELICE. La Lega Nord voterà contro il revamping Italcementi, anche in Provincia. Ad annunciarlo è l'onorevole Paola Goisis. «Prima di Natale la commissione provinciale per la valutazione ambientale si pronuncerà, ed è quasi scontato il voto favorevole sul nulla osta al progetto. I rappresentanti politici della Lega - dichiara il deputato leghista - si esprimeranno con un voto contrario al progetto. L'ho concordato con il commissario della sezione provinciale del partito. Nella trincea del fronte del no siamo in compagnia solo degli ambientalisti. Continueremo ad opporci al progetto di revamping perché si tratta di una battaglia per la tutela della salute di 100 mila persone, i nostri concittadini. All'Italcementi chiediamo la rigida applicazione degli accordi sottoscritti nella convenzione stipulata con il Parco e il comune di Monselice, a cominciare dal piano di bonifica dell'area». La Goisis chiede la verifica con tecnici esterni della riduzione del 50% delle emissioni in atmosfera dall'impianto, oltre a verifiche a campione del materiale usato nei forni della cementeria. Ma anche l'avvio della riconversione dello stabilimento ai principi della green economy. La parlamentare si rivolge anche all'Usl 17: «Presenterò all'azienda sanitaria un progetto per l'avvio di un'indagine epidemiologica sugli effetti prodotti dalle emissioni delle cementerie sulla salute della popolazione». Secondo la Goisis, il finanziamento dell'indagine dovrà essere garantito da Italcementi. «I rappresentanti dell'azienda hanno sempre sostenuto che devono riversare sul territorio parte dei loro lauti guadagni - conclude - ora è il momento di tradurre le parole in fatti».
6 dicembre 2010
 

Pd contro la Lega sui rifiuti «Mozione fallimento in Provincia»

Fonte Il Mattino di Padova

La Lega Nord ha recentemente depositato una mozione in consiglio provinciale dove denuncia i gravi problemi della gestione della spazzatura a Napoli ed in Campania e dove chiede al presidente della regione Veneto di negare qualsiasi aiuto al Governo Italiano nella gestione dell'emergenza rifiuti. «I politici della Lega Nord hanno davvero la memoria corta, anzi cortissima - commenta Paolo Giacon, consigliere provinciale del Partito Democratico - I leghisti si sono scordati delle promesse del Governo Berlusconi, sostenuto dalla Lega che aveva promesso la soluzione immediata del problema rifiuti. Ma Berlusconi, Bossi e la loro maggioranza hanno fallito, a Napoli, in Campania e in tutto il Paese». «La mozione presentata dalla Lega in consiglio provinciale rappresenta dunque il certificato del fallimento delle politiche di gestione dei rifiuti di Bossi, Berlusconi e soprattutto del ministro dell'Interno Maroni il quale non è stato in grado di opporsi con efficacia ai clan camorristici che hanno interessi nei rifiuti. Questa la vera chiave di lettura con cui interpretare l'iniziativa della Lega nel consiglio provinciale», dice Giacon
9 dicembre 2010
 

Silurato il presidente del Parco Colli

Fonte Il Mattino di Padova
Autore: Cesaro Nicola

ESTE. Chiara Matteazzi viene silurata ma rientra dalla finestra. La Regione Veneto, con un giochetto politico poco velato, non ha infatti rinnovato la nomina del presidente del Parco Colli. Che però ha subito trovato l'escamotage per non lasciare la poltrona. Una situazione che però la rende, con macabra ma efficace definizione della minoranza, un «morto che cammina».  La nomina. Il presidente del consiglio veneto, Clodovaldo Ruffato, ha comunicato i nomi dei nuovi rappresentanti della Regione nel consiglio del Parco Colli. Per l'ente euganeo sono stati designati Stefano Lovisetto (Pdl), Eliana Maschio (Lega nord) e Paolo Trentin (Udc). E' stata ignorata la candidatura di Chiara Matteazzi, attuale presidente del Parco, il cui mandato scadrà in aprile. Ma per statuto il presidente dell'ente deve essere anche membro del consiglio del Parco. «E' stata una mossa inaspettata, arrivata peraltro in un momento poco opportuno - commenta il presidente - Mettere in discussione l'autorità dei vertici del Parco indebolisce l'ente». Alla Matteazzi, chiaramente vicina alla corrente pidiellina di Giancarlo Galan, è stato preferito Stefano Lovisetto, vicino invece al consigliere regionale Leonardo Padrin.  L'escamotage. La Matteazzi è rientrata in consiglio grazie all'appoggio della maggioranza del consiglio del Parco. I sindaci di centrodestra hanno indirizzato un documento a Ruffato nel quale si chiede che la Matteazzi «sia posta nelle condizioni di poter esercitare il proprio mandato». L'appello è stato sottoscritto dal gruppo di maggioranza ad esclusione di Abano (il Comune è commissariato) e Vo': il sindaco Giuliano Martini ha evitato di firmare vista la presenza nell'organo esecutivo dell'ente di Stefano Lovisetto, rappresentante di Vo' «sgradito» alla maggioranza comunale. Il sindaco di Rovolon, Francesco Baldan, ha quindi ceduto il proprio posto (è previsto che il Consiglio sia composto da tutti i sindaci dei comuni che ricadono nel Parco colli o da loro delegati) proprio alla Matteazzi.   La minoranza. «La "fiducia" dei sindaci di centrodestra è solo il prolungamento dell'agonia per un moribondo»: stiamo assistendo insomma a una sorta di accanimento terapeutico secondo i consiglieri di minoranza del Parco, il cui portavoce è Antonella Buson. «La mancata nomina della Matteazzi è il riconoscimento da parte della Regione, e dello stesso Pdl, di una gestione fallimentare del Parco dei Colli Euganei - continua - Questa dirigenza ha fatto toccare il periodo più buio della storia dell'ente, culminato con la posizione contraddittoria della stessa Matteazzi sulla questione del revamping Italcementi». La minoranza taccia il governo del Parco di «immobilismo su tutti i fronti: piano ambientale, piano antenne, dissesto idrogeologico, ascensore della Rocca, anello ciclabile, ma anche per quanto riguarda la stessa promozione dei Colli Euganei. Ben venga allora il rinnovo immediato dei vertici».

Federalismo, Robin Hood alla rovescia

Fonte Il Mattino di Padova
Autore: Filippo Tosatto

VENEZIA. Il federalismo fiscale municipale - che la Lega e (con enfasi minore) il Pdl, esaltano come una conquista salvifica per il Nord - comporterà un radicale cambiamento nei meccanismi che regolano le entrate dei Comuni. Con effetti tutt'altro che lineari e scontati.  Il decreto legislativo 292, in discussione alla Commissione bicamerale, prevede la devoluzione, a favore delle amministrazioni comunali, della fiscalità immobiliare e del gettito derivante della nuova cedolare secca sugli affitti. In altri termini: dal 2011 i tradizionali trasferimenti ai Comuni non arriveranno più dai capitoli di spesa che il ministero dell'Interno riserva agli enti locali, ma da un nuovo fondo alimentato dalle imposte di registro, di bollo, dell'imposta ipotecaria e catastale, dei tributi catastali speciali, dell'Irpef relativa i redditi fondiari e della cedolare secca sugli affitti.  L'erogazione diventerà effettiva a partire dal 2014 e avrà un ammontare complessivo stimato in 15 miliardi di euro, cifra simile a quello che lo Stato destina tuttora. Ma l'autentica autonomia finanziaria, che dovrebbe garantire agli enti locali risorse più adeguate ai bisogni, si chiama Imu, è l'imposta comunale unica che raggrupperà le attuali tasse comunali (Ici, addizionale Irpef, etc); ad essa si sommerà l'imposta municipale secondaria (facoltativa) che sostituirà le preesistenti Tosap, Cosap, Pubblicità e via di seguito.  Ma quale è la morale della favola? Cosa cambierà davvero per le casse, spesso esangui, dei municipi? Il senatore veneziano Marco Stradiotto, tra i rappresentanti del Pd nella Bicamerale, ha effettuato una proiezione statistica, veneta e nazionale, calcolando le differenze tra il presunto gettito e l'attuale trasferimento, l'incidenza per abitante e l'entità ipotizzata dei tributi. Ne emerge un quadro per molti aspetti sorprendente: se nel 2010 i 580 Comuni veneti hanno beneficiato di trasferimenti pari a 1,06 miliardi di euro, con la devoluzione il gettito lieviterebbe a 1,32; attenzione, però: l'incremento di entrata premierebbe solo 270 municipi, gli altri 310 subirebbero una flessione di risorse, tanto da dover ricorrere al fondo perequativo nazionale per tamponare l'emorragia. Più soldi per sei delle sette province (penalizzata Rovigo, già fanalino) ma in modo disomogeneo: sorridono le città capoluogo, le località turistiche e i centri fortemente industrializzati; insomma, i ricchi. Stringono, ulteriormente, la cinghia, i poveracci, privi di risorse significative e già alle prese con bilanci in rosso.  Insomma, un federalismo fiscale municipale che agisce da Robin Hood alla rovescia: rimpingua il salvadanaio di Cortina (+353%) e svuota quello di Portobuffolè (-90%). «Propongo questo studio come un contributo costruttivo alla riflessione, aldilà della logica di schieramento», commenta Marco Stradiotto «è evidente che una riforma federalista che necessita di ingenti fondi perequativi, per evitare tracolli nei bilanci, richiede un correttivo di partenza. Perché il rischio concreto è quello di non riuscire a rompere la storica sedimentazione di privilegi creatisi con la spesa e i trasferimenti storici».  Soluzioni possibili? «Un'ipotesi, per evitare scompensi e danni ai cittadini, è quella di prevedere la compartecipazione dei Comuni alle entrate di Iva e Irpef, su base regionale però. Mi auguro che la Commissione ne discuta con spirito pragmatico, anteponendo all'ideologia astratta l'interesse del Paese».  

La giunta regionale vara il bilancio 2011 Zaia ammette: "Lacrime e sangue"

Fonte Il Mattino di Padova

VENEZIA. La scure dei tagli si è abbattuta sugli assessorati regionali, con punte fino all'80%, ma con criteri di maggior salvaguardia - garantisce la giunta di Palazzo Balbi - per quelli legati ai bisogni primari dei cittadini. A sancirlo è la proposta di bilancio preventivo per il 2011 approvata dalla giunta veneta e a far capire lo stato delle cose, di fronte al crollo delle entrate - sia per la pesante riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato, sia per il minor gettito fiscale rispetto agli anni scorsi - sono le parole del presidente Luca Zaia: ''I tagli imposti sono dolorosissimi, ai limiti della dignità di un amministratore''. Nel corso della presentazione neanche una parola riguardo all'addizionale Irpef tolta nel 2009 dalla giunta guidata dall'alleato-avversario Giancarlo Galan.

Da parte sua l'opposizione si dice preoccupatissima. ''E' arrivata la conferma che il Veneto si trova sull'orlo di un collasso, destinato ad aggravare ulteriormente la crisi economica del nostro territorio'' è il giudizio della capogruppo del Pd, Laura Puppato, e del vicepresidente della commissione Bilancio, Piero Ruzzante, anche lui del Pd.

Zaia presenta i conti varati dalla giunta nel corso del tradizionale appuntamento del martedì con la stampa e carica le parole, quasi a dare segno tangibile del quadro generale: ''E' un bilancio di lacrime e sangue''. Il Veneto, di fronte a una crisi economica generale, non è il solo a pagarne il peso: ''Sono - spiega il governatore - le lacrime e sangue che versano tutte le Regioni d'Italia per le ragioni che in Europa si conoscono e il mondo intero conosce''.

''Abbiamo cercato - aggiunge l'esponente della Lega Nord - di trovare un equilibrio nella distribuzione delle risorse tra i vari settori consentento a tutti gli assessori di continuare, pur con delle limitazioni sul piano finanziario, a svolgere la propria attività di governo. La scure si è abbattuta principalmente per quelle voci di spesa che non riguardano bisogni essenziali della nostra popolazione. Con senso di responsabilità, da tutti condivisa, abbiamo deciso di salvaguardare innanzi tutto gli interventi in materia sanitaria, sociale, occupazionale e del trasporto pubblico''.

All'assessore al Bilancio, Roberto Ciambetti, il compito di entrare nel dettaglio: ''Dal miliardo 586 milioni di entrate a libera destinazione del 2010 passiamo a una previsione per il prossimo anno di un miliardo 241 milioni. Di questi, 726 milioni sono costi insopprimibili per il personale, le utenze, i mutui e altro, compresa la somma di 40 milioni per il bollo auto introitata dalla Regione per conto dello Stato e che allo stesso deve essere rigirata''.

Poi numeri e percentuali per i tagli: ''72 milioni - dice Ciambetti - andranno agli enti dipendenti, con un taglio del 15%; la parte rimanente, 442 milioni, è stata ripartita tra i diversi assessorati, avendo un occhio di riguardo, come ha spiegato il presidente Zaia, per il trasporto pubblico locale, il sociale, la formazione professionale. Ma stiamo parlando ugualmente di grandi sacrifici: per questi settori il taglio va dal 25 al 50%, per tutti gli altri, la diminuzione oscilla addirittura tra il 60 e l'80%''.

Altro elemento di preoccupazione è quello riguardante gli investimenti. ''Per il prossimo anno- annuncia l'assessore al Bilancio - in quanto la capacità di indebitamento del nostro ente è esaurita''. Qualche speranza è legata all'esito della verifica su quali e quanti degli interventi previsti in passato sono stati concretamente realizzati: ''Non è escluso che da questa operazione si possano ricavare margini di manovra per nuovi impegni''.

''Attendiamo di vedere nel dettaglio ogni singola voce - dicono Puppato e Ruzzante - però appare chiaro che la giunta intende procedere con tagli indifferenziati e indiscriminati. E l'ulteriore segno del fallimento del centrodestra sta nel fatto che per la prima volta nella storia del Veneto la discussione sull'esercizio del bilancio viene rinviata a gennaio''. I due esponenti del Pd evidenziano come ''lo zero assoluto di risorse previste per gli investimenti impediranno ogni iniziativa di rilancio dalla crisi. Contemporaneamente, i tagli annunciati andranno a gravare in modo pesantissimo sulle famiglie, sul settore socio-sanitario, sui disabili, sulle associazioni di volontariato che forniscono servizi. In una terra - concludono - dove si è già raddoppiata in un anno la disoccupazione giovanile e dov'è esploso il numero di ore di cassa integrazione, le scelte di questo governo regionale che ha accettato supinamente i tagli di Roma, sono come benzina sul fuoco''.
14 dicembre 2010

Lega Nord, è saltato il direttivo

Fonte Il Mattino di Padova
Autore: Ernesto Milanesi

«Decapitato» il vertice cittadino della Lega Nord. Le dimissioni del direttivo hanno esautorato il segretario (e assessore provinciale) Leandro Comacchio.  Il Carroccio padovano, da settimane, è senza più una guida. E' così riesplosa la «guerra di successione» a Maurizio Conte, che ha lasciato il partito (ma non le poltrone nei CdA...) per diventare assessore regionale nella giunta Zaia. In città, vecchi militanti e nuovi amministratori sono in fibrillazione. Da Cittadella a Este, invece, si aggiornano strategia e tattica della stagione congressuale. Arianna Lazzarini, "terminale" di fiducia di Gobbo, ha il cellulare «bollente»; Federico Bricolo, senatore veronese e commissario provinciale, fatica a non intuire le faide; Massimo Bitonci, sindaco-deputato, è sempre più attivo ad ogni livello.  BLITZ. Dimissioni «pilotate» in particolare da Fabrizio Boron, presidente del CdQ 6. Il direttivo cittadino della Lega si è, di fatto, auto-azzerato: era composto da Pierpaolo Schiavolin (consigliere CdQ 3), Guido Marchioro (CdQ 5), Giorgio Bordin (CdQ 3), Gianbattista Baldan e Giuseppe Valmasoni. Di conseguenza, è «saltato» anche il segretario cittadino Comacchio attualmente senza più nessun potere a norma di statuto. Occorre rifare di sana pianta l'organigramma.  DUBBI. Ma in questo momento all'interno della Lega padovana nessuno sembra in grado nemmeno di certificare il numero degli iscritti. E soprattutto nessuno sa dire quando si andrà, finalmente, a congresso: passaggio indispensabile per «verificare» il vero peso politico delle diverse anime nel Carroccio.  RIFERIMENTI. Inossidabile è Mariella Mazzetto, capogruppo a palazzo Moroni. Alla luce dei fatti, la primadonna della Lega in Comune diventa «la più alta in grado» nel partito terremotato dalle divisioni personali prima ancora che «di linea». In alternativa, c'è il vice presidente della Provincia Roberto Marcato che ricopre il ruolo di responsabile degli enti locali: da tempo, si interessa di Padova...  DIETRO LE QUINTE. Agli analisti del potere non è sfuggito il gesto di Flavio Rodeghiero che ha lasciato in anticipo l'Esu. Nè la «lievitazione federalista» del professor Luca Antonini, costituzionalista del Bo e vice presidente della Fondazione della Sussidiarietà. Torna in primo piano anche l'avvocato Alberto Cartia. Senza dimenticare i «movimenti» nella sanità, gli ammiccamenti delle categorie economiche e il riposizionamento della Cisl.  «GUERRA». Nonostante il clima natalizio, nel «partito di lotta e di governo» tutti si preparano alla resa dei conti. Nel 2011, comunque vanno rinnovate tutte le segreterie della Lega. Dal più piccolo Comune fino a Padova, rimasta decapitata con il vincolo all'assoluto silenzio. Soltanto una volta completato il puzzle, il commissario Bricolo potrà farsi da parte per la nomina del nuovo segretario provinciale del Carroccio.  A meno che non si vada a votare per le Politiche: la guerra allora sarà sui parlamentari «nominati». E proprio la lista dei candidati per palazzo Moroni avrebbe innescato la miccia della «rivolta» nel direttivo cittadino.  

La tariffa del servizio rifiuti dipenderà dal numero di svuotamenti dei bidoni

 Fonte Il Mattino di Padova

ESTE. La tecnologia wi-fi per calcolare una tassa sui rifiuti più equa. E' questa la rivoluzione messa in atto dai Bacini Padova Tre e Quattro: già in questi giorni la raccolta dell'immondizia della Bassa Padovana subirà un sostanziale cambiamento. L'obiettivo è che ogni cittadino si trovi a pagare quello che ha effettivamente prodotto. Il servizio è stato presentato ieri nella sede del Padova 3 di Este.  All'incontro erano presenti gli assessori all'Ambiente di Regione e Provincia, Maurizio Conte e Mauro Fecchio.  Il sistema. Si chiama Sirv (sistema integrato per la rilevazione degli svuotamenti). Ogni famiglia avrà a disposizione tre «tag», ossia tre tessere che rappresenteranno il rifiuto secco, umido e verde. Questi tag dovranno essere applicati ai rispettivi bidoni dell'immondizia, che gli operatori provvederanno a svuotare come sempre. L'operatore sarà dotato di una sorta di palmare, che grazie al sistema wi-fi rileverà lo svuotamento del bidone con l'immediato conteggio in fattura. Di fatto, le incombenze per utente e operatore saranno rispettivamente di ricordarsi di installare il tag al bidone e di aspettare il «bip» al momento dello svuotamento.  Il tag. La tessera è già arrivata ai cittadini. Pesa 11 grammi, è a tenuta stagna, e resiste fino a -25 e +57 gradi. Il tag viene riconosciuto dal palmare dell'operatore anche a un metro e mezzo di distanza. In caso di malfunzionamenti, l'operatore può sostituire il tesserino. La lettura non è ripetibile in nessun modo, evitando che si verifichino più letture di svuotamento dello stesso bidone. Per i primi tempi i rifiuti verranno raccolti anche qualora non fosse presente il tag, ma la tolleranza scemerà sempre di più.  La tariffa. La tariffa rifiuti prevede un «prepagato», quindi un numero minimo di prestazioni obbligatoriamente offerte dal gestore del servizio. Superata questa soglia minima, si pagherà 1,40 euro per ogni svuotamento di rifiuto secco, 35 centesimi per l'umido e 4,70 euro per il verde. «Tutti gli altri rifiuti recuperabili come plastica, vetro, carta e latta - spiega Simone Borile, presidente del Padova Tre - continuano ad essere gratuiti per gli utenti». I Comuni. La rivoluzione dei Bacini Padova 3 e 4 interesserà già da questa settimana i cittadini di 22 Comuni: Agna, Arre, Arzergrande, Bagnoli di Sopra, Battaglia, Brugine, Candiana, Carceri, Casale di Scodosia, Codevigo, Conselve, Correzzola, Granze, Megliadino San Vitale, Montagnana, Piove di Sacco, Polverara, Ponso, Sant'Angelo di Piove di Sacco, Solesino, Stanghella e Terrassa. Si parla di 115.778 abitanti coinvolti. Il Comune di Este dovrebbe aderire entro la fine del 2011. L'obiettivo è coprire con lo stesso servizio tutti i 43 Comuni e con essi i loro 220 mila abitanti.

26 ottobre 2010
 

«Trivellazioni pericolose» I petrolieri Usa in Regione. Il centrosinistra ribadisce il suo no

Fonte Il Mattino di Padova

 STANGHELLA. Approda in Regione il progetto per i sondaggi alla ricerca di idrocarburi nella Bassa. Nei giorni scorsi in VII commissione consiliare audizione con i tecnici della multinazionale statunitense AleAnna Resources, con sede legale in Italia a Matera, insieme all'assessore regionale all'Ambiente Maurizio Conte, in merito al progetto di ricerca di idrocarburi denominato «Tre Ponti».  Progetto che interessa la Bassa Padovana e il Polesine. L'incontro è stato richiesto dai consiglieri del Pd Graziano Azzalin e Stefano Fracasso. «Siamo fortemente preoccupati - commenta Azzalin - perché ovviamente l'attività di ricerca non è fine a se stessa, ma il primo passo per una successiva richiesta di estrazione. E' ben noto che infatti sotto la Pianura padana si trovano giacimenti di idrocarburi, ma questi non possono e non devono essere toccati: il Veneto, e il Polesine in particolare, pagano ancora le conseguenze per le estrazioni del metano avvenute dal 1938 al 1964. Nessuno può accettare che avvenga nulla di simile e le giustificazioni economiche non possono certo essere accettate da parte di un territorio che sta già pesantemente pagando in termini ambientali per le scelte energetiche nazionali. Quello che è accaduto in questi giorni deve servire da monito su quanta cura si debba avere dell'equilibrio idrogeologico ed evidenzia la fragilità del territorio quando è lasciato all'incuria e alla speculazione».  Azzalin, insieme al consigliere Cristiano Corazzari e al capogruppo del Pd in consiglio regionale Laura Puppato, si è poi detto pronto ad attivarsi «per la salvaguardia del territorio dagli interessi speculativi, cercando di fare squadra con le amministrazioni locali, Provincia in testa.  Dopo il parere tecnico della commissione Via regionale, l'iter sarà in capo al Ministero dello Sviluppo economico ed è qui che la mobilitazione del territorio dovrà farsi sentire. Già i cittadini si sono mossi e sono state organizzate raccolte di firme, quello che occorre fare è tenere alta la guardia e rimarcare che non possono prevalere istanze di tipo economico sulla sicurezza del territorio». «Devo positivamente notare - conclude Azzalin - che l'assessore Conte ha fatto proprie le nostre preoccupazioni».  L'istanza «Tre Ponti» interessa i territori di 10 comuni padovani: Agna, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra, Boara Pisani, Granze, Pozzonovo, Solesino, Stanghella, Tribano, Vescovana.
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14 novembre 2010

Tentata violenza, Kqiraj resta in carcere

Fonte Il Mattino di Padova

 
 Resta in carcere Zef Kqiraj (foto), 25 anni, montenegrino con residenza a Solesino, arrestato lunedì dopo aver aggredito una ventiquattrenne, moglie di un militare, poco dopo l'uscita dalla Basilica del Santo: aveva tentato di violentarla, scappando solo di fronte alla reazione della vittima che, con il cellulare, è stata pronta ad allertare il marito. E quest'ultimo ha sollecitato l'intervento dei carabinieri. La decisione è stata adottata dal gip Vincenzo Sgubbi che ha convalidato l'arresto per violenza sessuale, applicando una ordinanza di custodia cautelare in carcere per Kqiraj, pur privo di precedenti penali. Peraltro l'indagato (difeso dai legali Benvegnù e Salmaso) si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il gip non ha ritenuto il reato come di minore gravità, considerando compromessa la libertà sessuale della vittima che aveva già cercato di allontanare il molestatore, deciso a non desistere nemmeno in un luogo apparentemente sicuro (erano le 17 in pieno centro).
26 novembre 2010
 

Ecco la torre abbassata di 21 metri

Fonte Il Mattino di Padova

di Francesca Segato  MONSELICE. Arrivano le prime immagini della «nuova» torre del revamping Italcementi. Nuova perché ridotta in altezza: misura 89 metri, 11 in meno rispetto agli iniziali 110 metri (121 sul livello del mare) previsti nel primo progetto del revamping Italcementi. La tecnologia rimane la stessa, salvo l'introduzione di un ulteriore sistema per l'abbattimento degli ossidi di azoto, brevettato da Italcementi. Quello che cambia è lo «sconto» di 21 metri sull'altezza, «promesso» negli scorsi mesi dall'ingegner Pesenti e puntualmente servito sul tavolo della commissione provinciale Via. Il nuovo progetto prevede per la torre una schermatura totale, con un effetto sull'azzurro, che dovrebbe mimetizzarla meglio nel paesaggio e mitigare l'impatto. I rendering elaborati dall'azienda mostrano il profilo della nuova torre come si staglierà sullo sfondo dei Colli Euganei.  Tutto questo mentre si consumano gli ultimi, decisivi giorni nella marcia di avvicinamento al revamping. Mentre tutti attendono la decisione della Sovrintendenza, che pare arriverà la prossima settimana, a Monselice i comitati torneranno in piazza sabato. E ci si prepara al consiglio comunale di lunedì (convocato alle 19.30 al Kennedy). La novità è che la convenzione tra Parco, Comune e Italcementi dovrà probabilmente essere modificata. In che termini? Per semplificare, non è detto che al posto dell'attuale stabilimento ci sarà, allo scadere dei 30 anni, un grande prato verde. Il punto che rischia di non «quadrare» è quello che riguarda la previsione di un «credito edilizio», quando l'impianto sarà chiuso. Se l'area dovesse diventare verde pubblico (come previsto dalla convenzione già approvata dal Parco) viene da chiedersi dove sarebbe collocata la cubatura che verrebbe riconosciuta a Italcementi: date le dimensioni dello stabilimento, potrebbe portare a una nuova edificazione di notevoli proporzioni. Ecco quindi che la formulazione della convenzione dovrebbe cambiare. Il testo approvato dal Parco prevede l'impegno per la società a «cedere all'Amministrazione Comunale di Monselice l'area ripristinata, accettando la destinazione a verde pubblico». Mentre il Comune si impegna a riconoscere un «credito edilizio». Lunedì sera si voterà un emendamento, che non dà più per scontata la destinazione dell'area a verde pubblico con il suo passaggio al Comune di Monselice. Solo «qualora» ciò avvenisse, sarà riconosciuto a Italcementi un credito edilizio. Insomma, si lasciano tutte le porte aperte per quel che potrebbe accadere fra 30 anni, senza «ipotecare» già l'area con la previsione di un parco verde. Resta alta l'attesa anche per il parere che la Soprintendenza dovrebbe emettere a giorni, e che avrà un peso decisivo per le sorti del revamping. Dopo il primo parere tecnico di segno negativo, ma soltanto preliminare, e dopo il sopralluogo del Sovrintendente Ugo Soragni in azienda, l'altro ieri a incontrare il Sovrintendente sono stati gli esponenti dei comitati e alcuni dei sindaci contrari al revamping. Rappresentati i Comuni di Baone, Este, Torreglia, Ospedaletto, Solesino. Si fanno però sempre più insistenti le voci su un orientamento positivo del Sovrintendente, ora che la torre è «ridotta»

26 novembre 2010
 

Nella Bassa crescono i posti letto per anziani non autosufficienti

MONSELICE. La popolazione invecchia. Sindaci e Usl 17 corrono ai ripari. Entro il 2015 si assisterà ad un'impennata dei posti letto a disposizione degli anziani non autosufficienti. Nella Bassa si passerà dagli 811 posti attuali ai 1.306, con un incremento del 60%. Sarà pure raddoppiata la capacità di accoglienza dei centri diurni. E' quanto emerge dal Piano di Zona 2011-2015, approvato dalla Conferenza dei sindaci e presentato ieri.  I numeri. Oggi i posti letto nei centri residenziali per anziani non autosufficienti sono 522 nel distretto Este-Montagnana e 289 nel Monselice-Conselve. Le strutture si trovano a Montagnana, Casale, Merlara, Este, Sant'Urbano, Monselice e Conselve. Entro il 2015 si passerà a 751 posti per il primo distretto e 555 per il secondo, con l'aggregazione delle strutture di Lozzo, Solesino, Galzignano e Bovolenta. La capacità dei centri diurni passerà da 105 posti a 205, grazie all'avvio di nuovi centri a Castelbaldo, Lozzo, Ponso, Monselice, Galzignano, Tribano e Anguillara.  I costi. Un utente dei centri residenziali costa in media 2.400 euro al mese. Per il territorio dell'Usl 17 la Regione paga la quota sanitaria (più o meno 1.200 euro al mese) per 833 pazienti. Questo significa che 473 anziani devono pagarsi autonomamente l'intera quota o fare affidamento ai Comuni di residenza: il rischio è che mensilmente le municipalità debbano sborsare 470 mila euro. Perciò l'auspicio dei sindaci è che la Regione allarghi la quota dei posti accreditati.  I commenti. «Vogliamo limitare i ricoveri in strutture residenziali, garantendo pure un'assistenza di qualità, attraverso una rete di servizi più capillari e in grado di sollevare le famiglie dalle incombenze più difficili, con un costo inferiore rispetto al ricovero», spiega Matteo Borin, direttore dei Servizi Socio-Sanitari dell'Usl 17. «Con il nuovo Piano abbiamo raggiunto un risultato importante - aggiunge il direttore generale Giovanni Pavesi - merito anche dei comuni». Nicola Cesaro DOPO I DANNI ARRECATI DALL'ALLUVIONE Riapre il ponte di Palugana sulla Sp 91  OSPEDALETTO. Torna alla normalità la viabilità nella Bassa, dopo gli stravolgimenti causati dall'alluvione. Da oggi è riaperto nei due sensi di marcia il ponte sullo scaricatore Brancaglia che si trova sulla Sp 91 a Palugana. Fino a ieri il passaggio era impedito ai mezzi pesanti ed era regolato da un semaforo. Qui la Provincia era intervenuta poiché, durante l'emergenza, erano state rilevate infiltrazioni d'acqua nei muri laterali del ponte. «Manutenzione straordinaria e urgente - ha spiegato l'assessore provinciale Domenico Riolfatto - I lavori di sostituzione dei mattoni danneggiati, la ristuccatura di tutte le fughe e il trattamento della superficie hanno richiesto una settimana di lavoro e 25 mila euro». In queste ore, a Saletto, dovrebbe riaprire il tratto di via Garzara che porta al ponte delle Caselle. (n.c.)
27 novembre 2010

La polizia locale controllerà i prezzi

SOLESINO. Occhio ai prezzi pazzi. Da domani il distaccamento solesinese del distretto di polizia Euganeo-Estense comincerà un'attenta attività di controllo negli esercizi commerciali del Comune. «Partiremo da Solesino ma poi estenderemo il servizio a tutto il territorio del distaccamento - annuncia Maurizio Cavatton, responsabile del corpo di polizia locale - Andremo a monitorare la trasparenza dei prezzi nei vari negozi ed esercizi commerciali, in attesa dei saldi, quando il rischio di gabbare i clienti con prezzi alterati è più concreto». L'attività di controllo durerà almeno due mesi: «E' da anni che i clienti ci segnalano la necessità di un simile intervento anche da queste parti - continua Cavatton - ma purtroppo le risorse erano limitate. Ora, con il nuovo distretto, abbiamo uomini e professionalità che ci permettono di garantire anche questa tutela». (n.c.)
5 dicembre 2010