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sabato 19 maggio 2012

Atti trasmessi in Procura, Parco nei guai

Fonte Il Mattino di Padova
di Cristina Genesin
11 maggio 2012

MONSELICE. C’è già un’inchiesta aperta sul progetto di revamping, l’ammodernamento dell’impianto Italcementi di Monselice che prevede l’abbattimento di tre forni e la costruzione di un unico altoforno di 89 metri. È sul tavolo del pubblico ministero padovano Federica Baccaglini (al momento il fascicolo è senza indagati): ne consegue che a lei, probabilmente, finiranno gli atti trasmessi in procura dal Tar del Veneto con la sentenza dell’altro ieri che ha stoppato l’iter del progetto, bocciando i due fondamentali provvedimenti autorizzativi del revamping, l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco Colli il 13 dicembre 2010 e la delibera 316 della giunta della Provincia di Padova del 29 dicembre 2010.
A far decollare l’inchiesta era stato un esposto presentato il 26 dicembre 2011 dal comitato “E noi?”, assistito dall’avvocato Maria Pia Rizzo che, a questo punto, già preannuncia di depositare a giorni una memoria «per portare a conoscenza del pm Baccaglini questi ultimi provvedimenti giudiziari».
«La sentenza del Tar che ha accolto il ricorso del Comune di Baone ci dà pienamente ragione e fa i nostri stessi rilievi» sottolinea l’avvocato Rizzo, «Non solo sostiene che il revamping è in contrasto con le norme di tutela del Piano ambientale e di quello Paesaggistico. Ma aggiunge che il progetto di revamping è stato adottato in violazione delle norme di tutela ambientale del Parco Colli, è stato disposto in mancanza di un progetto unitario fra i Comuni coinvolti come previsto dalla legge regionale e, in più, con il parere negativo della Commissione tecnica del Parco».
Il legale rileva che il Comitato aveva denunciato «una serie di violazioni procedimentali attraverso le quali si è arrivati all’adozione del revamping. Quindi prendo atto con soddisfazione della pronuncia del Tar che ha rimesso gli atti alla procura per valutare eventuali reati, in particolare l’abuso d’ufficio. È quanto era stato richiesto anche dal comitato “E noi?”» commenta, «Con l’esposto abbiamo sollecitato la verifica della correttezza e della liceità di tutto l’iter procedimentale destinato a dare il via al revamping che non è una modernizzazione dell’esistente, ma un vero e proprio nuovo progetto». Un progetto simile è stato fatto dall’Italcementi negli Stati Uniti a Martinsburg in West Virginia.

Il Tar accoglie il ricorso dei Comuni

Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro
12 maggio 2012

MONSELICE. «Una sentenza che demolisce i procedimenti di autorizzazione del revamping». Usano queste parole Giancarlo Piva e Francesco Corso, sindaci di Este e di Baone, nell’annunciare il pronunciamento del Tar Veneto sul ricorso dei due Comuni contro il progetto di revamping di Italcementi. Ieri il tribunale amministrativo veneto ha infatti pubblicato la sentenza 651/2012 che accoglie il ricorso del Comune di Baone (la 652, quella che dovrebbe accogliere anche il ricorso di Este, non è stata ancora pubblicata ma dovrebbe avere lo stesso esito) e che annulla clamorosamente due documenti fondamentali per la realizzazione del revamping. Il cui iter, di fatto, subisce un nuovo pesante stop.
La sentenza. La sentenza del Tar annulla l'autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco Colli il 13 dicembre 2010 e la delibera 316 della giunta della Provincia di Padova, approvata il 29 dicembre 2010 e che dava giudizio di compatibilità ambientale per il progetto. Contestualmente, il tribunale ha condannato il Parco Colli al pagamento delle spese processuali (per un totale di 4 mila euro) a favore dei ricorrenti. Non solo. Il Tar chiede la trasmissione della sentenza alla Procura di Padova, «ai fini di della verifica se l’illegittimo rilascio dell’autorizzazione paesaggistica impugnata abbia comportato la commissione di reati, in specie di abuso d’ufficio».
Le motivazioni. Il Tar sottolinea innanzi tutto che la sentenza del Consiglio di Stato numero 1185/2012 (quella che aveva rigettato il ricorso proposto da cittadini e comitati contro gli atti che hanno autorizzato il revamping) non influenza il giudizio di cui si sta trattando, visto che i ricorsi sono proposti da parti distinte (comitati prima e Comuni adesso). Venendo al tema vero e proprio, «il collegio osserva che il progetto autorizzato si pone in contrasto con le norme di tutela del Piano Ambientale» si legge nel dispositivo del Tar, che ricorda come «il primo comma dell’articolo 19 del Piano stabilisce che le cementerie non possono essere ubicate all’interno del perimetro del Parco».
Il tribunale sottolinea inoltre come interventi del genere non possano essere avviati solo «sulla base dell’avvenuta stipula delle convenzioni». Viene poi evidenziato un paradosso: «Con l’autorizzazione paesaggistica si afferma che l’intervento autorizzato è incompatibile con la tutela del paesaggio, ma diventa compatibile se la durata del ciclo produttivo conseguente all’intervento viene limitata a 28 anni». Che tradotto e semplificato vuol dire: perché un intervento diventa incompatibile tra 28 anni e non da subito?
Il Parco. Il tribunale va giù pesante sul Parco Colli. Secondo il Tar, il presidente dell’ente Chiara Matteazzi (ora non più in carica, ndr) nel rilasciare l’autorizzazione ha «adottato una determinazione in contrasto col parere della Commissione Tecnica. Doveva, prima della firma dell’atto, riproporre la questione alla commissione per fare conoscere le motivazioni da lei adottate», come previsto dal regolamento dell’ente. Il Tar va oltre e condanna anche un altro aspetto: il milione di euro promesso da Italcementi per far approvare il revamping: «La convenzione prevede che Italcementi versi all’ente Parco, per interventi di interesse pubblico volti al miglioramento di aree compromesse nonché alla messa in sicurezza di fronti collinari, la somma di un milione di euro. Si tratta di una cifra cospicua, non imposta da disposizioni di legge» e ancora «Si pone conseguentemente il dubbio che la somma costituisca un motivo di persuasione, affinché il presidente del Parco procedesse al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica anche a costo di rilasciare un’autorizzazione illegittima». Da qui il vizio di eccesso di potere e la trasmissione degli atti alla Procura. Il Tar bacchetta anche la Soprintendenza, rea di non aver espresso alcun parere concreto sul revamping. «Ora ci aspettiamo che il Parco Colli ritorni al di sopra delle parti e che giochi questa partita senza indossare la maglia dell’Italcementi», è l’auspicio di Piva e Corso.

lunedì 16 aprile 2012

I cementifici bruceranno rifiuti, Clini prepara il decreto.

Fonte Peppe Croce
16 aprile 2012

Che il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, sia favorevole all’incenerimento dei rifiuti per superare l’emergenza immondizia in varie regioni italiane, ormai è un fatto noto.
Così come è noto che tra i favorevoli ci sia anche il collega del Mise Corrado Passera. Oggi è arrivata la conferma definitiva.
Con una nota stampa, infatti, il Ministero dell’Ambiente annuncia che entro fine mese arriverà un decreto che permetterà di bruciare più rifiuti negli inceneritori e di farlo anche nei cementifici e nelle altre industrie dotate di altoforno. Afferma lo stesso Clini:
«Vareremo entro fine mese un decreto che prevede l’impiego di combustibili solidi secondari nei processi industriali, in particolare nel settore del cemento, che aiuterà anche molte regioni ad uscire dallo stato di emergenza».
I combustibili solidi secondari (CSS) altro non sono che il vecchio combustibile da rifiuti (CDR, ma anche la versione ad “alta qualità”, neanche fosse latte fresco, denominata CDR-Q) che seguono la nuova standardizzazione europea UNI EN/TS 15359. Una specifica tecnica che in Italia ha inglobato quella del CDR e del CDE-Q grazie a un decreto del Governo Berlusconi, il 205/2010.
Cosa cambia tra il CDR, che a sua volta è l’evoluzione delle vecchie “ecoballe”, e il nuovo CCS? Molto poco. Nella presentazione di questo combustibile da rifiuti fatta a Rimini a Ecomondo 2011 da un dirigente di Ricerca Sistema Energetico (cioè del GSE), si afferma che il CSS non è altro che:
«Un vettore energetico solido ottenuto da rifiuti non pericolosi, utilizzato per il recupero di energia in impianti di incenerimento o co-incenerimento, rispondente alle specifiche e alla classificazione fornite dalla CEN/TS 15359»
Ma cosa c’è esattamente dentro? Quali sono gli ingredienti di un CSS a norma di legge? È difficilissimo saperlo, sia per questioni tecniche che per questioni mediatiche: dire che si brucia CSS è una cosa, dire che si bruciano rifiuti urbani è un’altra. Bisogna andare a cercare una ditta che ha tra i suoi servizi la produzione di CSS per capire cosa ci finisce dentro. Fra queste, la Dalena Ecologia S.r.l. di Taranto, che in una presentazione elenca cosa può essere trasformato in CSS:
  • Plastiche;
  • Pneumatici fuori uso;
  • Scarti in gomma;
  • Tessili e scarti del calzaturiero;
  • Frazioni secche combustibili.
Il passaggio dal CDR al CCS, però, ha causato fino ad oggi alcuni problemi burocratici a causa della poca chiarezza delle norme. Con il prossimo decreto di Clini, quindi, si potrà cuocere il cemento bruciando un combustibile derivato da plastica e copertoni senza incappare in cavilli sgradevoli. Ma non solo perché il CSS, come già il CDR e il CDR-Q, è considerato una fonte rinnovabile e quindi, se è usato negli inceneritori per produrre energia elettrica, da il diritto a ricevere gli incentivi statali.
Gli stessi incentivi che Clini e Passera hanno appena stroncato per fotovoltaico ed eolico, perciò vengono al contrario favoriti per gli inceneritori e persino per i cementifici, qualora avessero un impianto di cogenerazione calore-elettricità.
http://minambiente.it/home_it/showitem.html?item=/documenti/comunicati/comunicato_0354.html&lang=it


sabato 3 marzo 2012

Este e Baone continuano la battaglia

Fonte Il Mattino di Padova
2 marzo 2012

Il Consiglio di Stato ha deciso: il revamping è pienamente legittimo. Mercoledì l'alto organo giurisdizionale ha ribaltato la sentenza del Tar Veneto che aveva definito incompatibile il progetto di ristrutturazione del cementificio Italcementi. Secondo il Consiglio di Stato, il revamping altro non è che «un generale rinnovamento degli impianti con conseguenti miglioramenti dell'impatto ambientale e delle emissioni». Sempre a detta del supremo organo giudiziario amministrativo, la convenzione tra Italcementi, Parco e Comune di Monselice (quella che di fatto sanciva la via della ristrutturazione dell'impianto) era pienamente legittima.
La partita è dunque chiusa? Sotto il profilo giudiziario, restano in piedi in realtà altri due ricorsi, entrambi portati avanti dai Comuni di Este e Baone. Sono gli ultimi “baluardi” legali alla battaglia contro la ristrutturazione di Italcementi. Il primo è stato presentato al Tar contro la delibera della Provincia di Padova che ha autorizzato il revamping, il secondo al Consiglio di Stato (dopo che il Tar lo ha respinto) per contestare l'esclusione di Este e Baone dalla convenzione a tre tra cementificio, Parco e Monselice. «Ed è su quest'ultimo punto che noi facciamo ancora affidamento – conferma Francesco Corso, sindaco di Baone – La risposta del Consiglio di Stato non ha alcun riflesso su questo ricorso. Crediamo di poter vincere e di poter essere ammessi tra gli attori della convenzione. Ricordo che il cementificio è a 450 metri dai confini di Baone. E' insensato non chiedere il nostro parere». C'è però un rischio, a rigor di logica e di sensibilità: che, anche se ammessi, il Comune di Este e Baone restino una minoranza rispetto agli altri tre enti. «La convenzione poggia su un presupposto – risponde il sindaco di Este, Giancarlo Piva – e cioè che tutti gli attori hanno pari dignità e pari dignità hanno le istanze che ciascuno porta». «E la conferma arriva dall'atteggiamento del Comune di Monselice – continua Corso – che non si è minimamente opposto al nostro ricorso. Sarebbe cosa buona che anche Italcementi riconoscesse la dignità delle nostre due municipalità. Deve essere chiara una cosa: non ci sentiamo marginali». Diversa la situazione per il ricorso al Tar sulla delibera provinciale, che inevitabilmente verrà condizionata dall'epilogo giudiziario degli ultimi giorni: «Abbiamo dato mandato ai nostri legali di studiare quanto espresso dal Consiglio di Stato e di valutare se tecnicamente questo potrà avere effetti negativi sul Tar – confermano i due sindaci – In ogni caso non ritireremo il nostro ricorso, vada come vada». In generale, tuttavia, Piva e Corso incassano il colpo “sportivamente”: «Siamo sempre stati garantisti e non possiamo che rispettare una sentenza del genere. E' evidente che una parte, non la nostra, ha ottenuto la ragione. Detto questo, siamo estremamente amareggiati dall'esito della consultazione. E' evidente che il progetto revamping ha creato una frattura nella società, e che questa parte si è vista “espropriare” una parte di territorio e di futuro».

La sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito che il progetto del Revamping dello stabilimento Italcementi rispetta pienamente la normativa regionale del Parco Colli, è stata accolta con grande soddisfazione da parte dei lavoratori. «Dopo due anni di incertezze, finalmente, è arrivata la conferma che il progetto di investimento dell’Italcementi sostenuto dalle nostre organizzazioni sindacali unitamente alla Rsu, può proseguire gli iter per le autorizzazioni e contiamo, al più presto, anche la sua realizzazione – scrivono in una nota Fillea Cgil e Filca Cisl – Abbiamo sempre sostenuto che questo progetto di importante rinnovamento tecnologico coniuga in modo positivo le prospettive di continuità del lavoro con un netto miglioramento dell’impatto ambientale. A nostro avviso si tratta di un importante intervento di “green economy” progettato per il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni di CO2 stabiliti da accordi internazionali, nonché in linea con le indicazioni dei maggiori organismi internazionali per la promozione dello sviluppo sostenibile. La nostra scelta, fin dall’inizio, è stata quella di affrontare il confronto tecnico con l’Italcementi e di contrattare, oltre agli impegni a tutela dei livelli occupazionali, anche le regole per programmare, in modo trasparente e partecipato con la comunità locale, il controllo e la promozione del continuo miglioramento dell’abbattimento delle emissioni di questo processo industriale. Per questo siamo convinti che la prospettiva del rinnovamento di questo impianto, sia un patrimonio da difendere e da sostenere da parte di tutta la comunità locale. Anche l’ente Parco Colli esce rafforzato in quanto dimostra di coniugare la tutela dell’ambiente e del paesaggio con l’attività industriale programmata».

Fonte Il Mattino di Padova
2 marzo 2012

La sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito che il progetto del Revamping dello stabilimento Italcementi rispetta pienamente la normativa regionale del Parco Colli, è stata accolta con grande soddisfazione da parte dei lavoratori.
«Dopo due anni di incertezze, finalmente, è arrivata la conferma che il progetto di investimento dell’Italcementi sostenuto dalle nostre organizzazioni sindacali unitamente alla Rsu, può proseguire gli iter per le autorizzazioni e contiamo, al più presto, anche la sua realizzazione – scrivono in una nota Fillea Cgil e Filca Cisl –
Abbiamo sempre sostenuto che questo progetto di importante rinnovamento tecnologico coniuga in modo positivo le prospettive di continuità del lavoro con un netto miglioramento dell’impatto ambientale. A nostro avviso si tratta di un importante intervento di “green economy” progettato per il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni di CO2 stabiliti da accordi internazionali, nonché in linea con le indicazioni dei maggiori organismi internazionali per la promozione dello sviluppo sostenibile.
La nostra scelta, fin dall’inizio, è stata quella di affrontare il confronto tecnico con l’Italcementi e di contrattare, oltre agli impegni a tutela dei livelli occupazionali, anche le regole per programmare, in modo trasparente e partecipato con la comunità locale, il controllo e la promozione del continuo miglioramento dell’abbattimento delle emissioni di questo processo industriale. Per questo siamo convinti che la prospettiva del rinnovamento di questo impianto, sia un patrimonio da difendere e da sostenere da parte di tutta la comunità locale. Anche l’ente Parco Colli esce rafforzato in quanto dimostra di coniugare la tutela dell’ambiente e del paesaggio con l’attività industriale programmata».

Il Consiglio di Stato ha deciso I lavori possono partire

Fonte Il Mattino di Padova

Il Consiglio di Stato accende il semaforo verde al revamping Italcementi. Con la sentenza depositata ieri, i giudici romani hanno dato ragione al cementificio e capovolto la sentenza del Tar del Veneto, che aveva congelato il progetto. Incompatibile, secondo il Tribunale amministrativo veneto, con le norme del Parco regionale dei Colli Euganei. Un’interpretazione non condivisa dal Consiglio di Stato, secondo cui invece l’intervento è pienamente legittimo. Strada spianata, dunque, per il maxi progetto di ristrutturazione del cementificio, che prevede un investimento di 160 milioni di euro per realizzare un nuovo forno, una torre a cicloni alta 89 metri. Il tutto con un forte abbattimento delle emissioni e la permanenza del cementificio per altri 28 anni.
Un verdetto accolto naturalmente con soddisfazione da parte dell’azienda. «Siamo sempre stati convinti delle nostre buone ragioni – commenta a caldo Eric Goulignac, direttore della cementeria – e la sentenza del massimo organo della giustizia amministrativa conferma, anche nel merito e in modo inequivocabile, la correttezza della posizione di Italcementi, non solo sotto il profilo della piena conformità al diritto dell'iter fin qui seguito, ma riconoscendo altresì la coerenza del progetto industriale con le normative di ogni livello».
Con la sentenza depositata ieri, i giudici della Quinta sezione del Consiglio di Stato hanno, in pratica, sconfessato la lettura delle norme del Parco Colli data dal Tar. Il tribunale amministrativo veneto, il 9 maggio 2011, aveva annullato l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco Regionale dei Colli Euganei e la delibera della Giunta provinciale che attestava la compatibilità ambientale del revamping. Atti che, per il Tar, si riferivano a «un impianto nuovo che apre un diverso ciclo produttivo destinato a durare 28 anni, sostituendo un impianto in via di chiusura».
Non è così, invece, secondo il Consiglio di Stato, che ha accolto l’impostazione dell’azienda: si tratta solo di «un generale rinnovamento degli impianti con conseguenti miglioramenti dell’impatto ambientale e delle emissioni». In sostanza, il Tar avrebbe preso troppo alla lettera le dichiarazioni di Italcementi sul fatto che, senza il revamping, il cementificio sarebbe stato destinato alla chiusura. Anche quanto alla procedura seguita, per il Consiglio di Stato si è trattato di un iter corretto. «Nel caso di specie è stato applicato l’art. 19 comma 3 del piano ambientale – scrivono i giudici – che prevede una convenzione con l’azienda interessata per giungere ad una soluzione di adeguamento-ristrutturazione degli impianti, definendo le modalità e i tempi di prosecuzione dell’attività, i tempi di dismissione e i programmi di investimento, coordinando le azioni di contenimento dell’impatto ambientale e paesistico». Insomma la convenzione, firmata tra Italcementi, Parco e Comune di Monselice era del tutto legittima. «Probabilmente la via più semplice per mitigare le condizioni esistenti – argomenta ancora la sentenza – soprattutto in presenza di una grave situazione economica come quella attuale, sia per le attività d’impresa sia per i bilanci pubblici». Insomma, «non vi è la creazione di un nuovo impianto – concludono i giudici – ma la sostituzione di rilevanti strutture che comporterà un impatto globale notevolmente migliorativo dell’esistente, aggiungendo anche un termine per la fine dell’attività industriale e la rinaturalizzazione successiva del sito, il tutto nel rispetto delle norme vigenti».

Revamping di Italcementi: ok del Consiglio di Stato, esultano i dipendenti

Fonte il Mattino di Padova
29 febbraio 2012

MONSELICE. Il Consiglio di Stato accende il semaforo verde per il progetto di revamping degli impianti Italcementi. Con la sentenza depositata ieri, i giudici romani danno ragione al cementificio e ribaltano la sentenza del Tar del Veneto, che aveva congelato il piano. Un progetto incompatibile, secondo il Tribunale amministrativo, con le norme del Parco regionale dei Colli Euganei.
Questa interpretazione non è condivisa dal Consiglio di Stato, secondo cui l’intervento è pienamente legittimo. Strada spianata, dunque, per il maxi-progetto di ristrutturazione del cementificio, che prevede un investimento di 160 milioni di euro per realizzare un nuovo forno, una torre a cicloni alta 89 metri (in un primo tempo era stata prevista di 130 metri). Il tutto con un forte abbattimento delle emissioni e la permanenza dello stabilimento in zona per altri 28 anni.
Oltre che dai dirigenti di Italcemneti, soddisfazione per la decisione è manifestata dai dipendenti e dal sindaco Francesco Lunghi. Gli ambientalisti accusano il colpo, ma non demordono. E con Francesco Miazzi fanno sapere di non considerare chiusa la partita.


1 marzo 2012
Il Tar aveva dato ragione ai comitati

La sentenza del Consiglio di Stato riporta a galla il progetto affossato, dieci mesi fa, dal Tar del Veneto. Un progetto da 160 milioni di euro, per la ristrutturazione radicale del cementificio di Monselice, tramite la sostituzione degli attuali tre forni, ormai obsoleti, con uno di nuova concezione. Impianto simile a uno già realizzato da Italcementi negli Stati Uniti.
Si comincia a parlare di revamping all'inizio del 2010. Inizialmente il progetto presentato dall’azienda di Pesenti prevede una torre alta 110 metri, torre che poi verrà "abbassata" a 89.
Ma non è solo della torre, che si discute: si parla di lavoro, ambiente, rispetto delle leggi del Parco naturale regionale dei Colli Euganei.
La questione apre un vasto dibattito, tra scioperi, manifestazioni e divisioni trasversali anche ai partiti. Spacca anche la maggioranza, che in Consiglio comunale in parte vota contro il sindaco Francesco Lunghi, sostenitore della prima ora del progetto. Questo mentre altri 27 Comuni si esprimono contro.
Poi il vento cambia direzione: Italcementi, Parco Colli Euganei e Comune di Monselice siglano la convenzione, che dopo un rimpasto di giunta anche il nuovo Consiglio comunale ratifica. Arrivano il via libera dal Parco Colli e quello dalla Provincia di Padova. La strada pare in discesa, ma fioccano anche i ricorsi: il 9 maggio dello scorso anno, il Tar del Veneto accoglie quello dei comitati. Italcementi ricorre in appello. E salva il revamping. (f.se.)



Miazzi non getta la spugna «La partita resta aperta»
E’ indubbio che la sentenza del Consiglio di Stato accolga pienamente le tesi di Italcementi e dei suoi sostenitori, ma per noi rimane incredibile che il revamping possa essere paragonato al cambio di una semplice caldaia o che una torre di 89 metri in piena area Parco possa essere considerata un manufatto di “qualità architettonica apprezzabile, in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea”».

È questa la prima riflessione, a caldo, di Francesco Miazzi, consigliere comunale e fondatore del comitato “Lasciateci Respirare”, protagonista, insieme al comitato “E Noi?”, dei ricorsi contro il revamping.
Sotto il profilo giudiziario, la vicenda, in realtà, non è ancora chiusa. Restano pendenti, infatti, i ricorsi al Consiglio di Stato e l’altro ricorso al Tar del Veneto, proposti dai Comuni di Este e Baone. Per i comitati, dunque, non è ancora detta l’ultima parola. «Su come si sia sviluppato questo progetto, su come si sia giunti alle nuove autorizzazioni di cava, sulle pressioni politiche che in questi anni sono state esercitate a tutti i livelli, abbiamo un nostro pensiero che al momento teniamo per noi – commenta Miazzi – Non intendiamo rassegnarci a vedere questi cementifici trasformarsi in inceneritori di rifiuti – attacca il consigliere – per sopperire all’evidente crisi del mercato del cemento, una crisi irreversibile che colpirà quegli stessi lavoratori ora utilizzati come ariete per rompere l’opposizione sociale a questo progetto. La cassa integrazione che sta interessando anche gli stabilimenti dove il revamping è cosa fatta, l’inevitabile riduzione di personale che questi “nuovi cementifici” comportano – argomenta Miazzi – dovevano e devono far riflettere soprattutto quel sindacato che in modo acritico ha sposato tutte le tesi aziendali. La nostra speranza è che ci sia una presa di posizione forte, finora sottotono, di tutte le componenti sociali, di tutte quelle realtà economiche inevitabilmente danneggiate da questo progetto. Continuiamo a coltivare il sogno di uno sviluppo alternativo che dia sì risposte occupazionali, ma in modo rispettoso della nuova vocazione di questo territorio. Chi pensa che la faccenda sia chiusa e archiviata, potrebbe fare un calcolo sbagliato, perché non lasceremo nulla d’intentato, nel tentativo di riportare alla ragione i nostri amministratori e tutti i sostenitori di questo progetto».
Lunedì alle 21 i Comitati propongono un incontro aperto per una valutazione sulla sentenza e per discutere eventuali nuove proposte di mobilitazione, in Villa Mantua Benavides a Valle San Giorgio. (f.se.)









venerdì 8 luglio 2011

AITEC La produzione è in calo e i prezzi dei combustibili fossili hanno subìto fortissimi incrementi

I cementieri in crisi puntano sui rifiuti

IL GAZZETTINO Giovedì 23 Giugno 2011,

ROMA - «Il settore delle costruzioni ha perso 25 miliardi in 3 anni, corrispondenti ad un taglio di oltre il 18% dei volumi di attività. Un’ulteriore flessione è prevista nel 2011 (-0,5%)». A sottolinearlo è il presidente di Aitec (Associazione italiana tecnico economica cemento di Confindustria), Alvise Zillo Monte Xillo, aprendo i lavori dell’Assemblea annuale. «Complessivamente, l’industria del cemento risente della stagnazione preoccupante delle costruzioni e non coglie il faticoso recupero dell’economia che è trainato essenzialmente dall’export», ha spiegato il presidente Aitec, precisando che «nel 2010 la produzione di cemento in Italia ha di poco superato le 34 milioni di tonnellate. La distanza dal picco storico dei volumi produttivi del 2006 (quasi 48 milioni di tonnellate) rimane pertanto ancora rilevante, pari a circa il 30%. Anche i consumi di cemento hanno registrato un’analoga contrazione, con un pesante lascito in termini di sovracapacità produttiva. Da circa tre anni - ha sottolineato Zillo - scontiamo la fine del ciclo espansivo delle costruzioni».

«Ad aggravare la situazione anche il fortissimo incremento del costo dei combustibili fossili», osserva Zillo: «Il prezzo del pet-coke è quasi raddoppiato. Inoltre, il prezzo dell’elettricità sta influendo pesantemente sui costi di produzione delle aziende cementiere. I dati evidenziano un incremento della bolletta energetica superiore al 15% rispetto ad inizio 2010».

Le cementerie italiane, spiega l’Aitec, scontano un ulteriore gap competitivo. Infatti esse possono raggiungere solo l’8% di sostituzione calorica dei combustibili fossili con quelli alternativi, come i rifiuti, contro il 61% della Germania, il 38% dell’Austria e il 27% della Francia. «Siamo di fronte ad un doppio paradosso - ha affermato Zillo - il settore cementiero deve subire l’aumento dei combustibili fossili causato dalla ripresa internazionale, della quale non beneficia. In aggiunta sopporta maggiormente l’onere per lo sviluppo delle energie alternative, ma gli viene impedito di sfruttare un’importante fonte alternativa quale il combustibile da rifiuti. Questa doppia penalizzazione si traduce in una forte perdita di competitività rispetto alla concorrenza europea. Che senso ha per un paese come l’Italia, dove molti Comuni sono letteralmente sommersi dai rifiuti - si chiede il presidente - impedire che si sviluppi la tecnologia più semplice di recupero, che l’utilizzo dei rifiuti nelle cementerie e nelle centrali elettriche sparse lungo la Penisola?».

L’industria di settore chiede perciò, come ribadito anche dal vicepresidente Aitec, Carlo Colaiacovo «una chiara politica di sviluppo industriale e infrastrutturale, serietà e certezza dei processi autorizzativi e un maggior senso di responsabilità».

lunedì 27 dicembre 2010

Anche la commissione Via accende il semaforo verde al revamping Italcementi

Fonte Il Mattino di Padova
di ?

MONSELICE. Via libera al revamping Italcementi dalla commissione provinciale per la Valutazione di impatto ambientale (Via). Alla sequenza di pareri positivi già ottenuti, non senza polemiche, dal mega progetto per il rifacimento del cementificio monselicense, ieri si è aggiunto quello determinante della commissione Via. Che ha espresso il proprio parere positivo.  Sono state anche ascoltate le istanze dei primi cittadini dei quattro Comuni coinvolti: Monselice, Este, Baone e Arquà Petrarca.  Ora che ha incassato l'assenso della commissione Via, il revamping dovrà approdare sui tavoli della giunta provinciale per l'ultimo passaggio. E l'iter dovrebbe concludersi entro l'anno.  Ieri mattina la commissione, riunita al completo, ha esposto appunto i risultati dell'istruttoria, contenuti in un documento di 36 pagine. Un'analisi tecnica del progetto, che si è conclusa con il parere positivo. Tra le prescrizioni introdotte c'è anche una novità riguardo ai materiali potranno venire bruciati nel forno del cementificio: solo pet-coke e gasolio. Per qualsiasi altro combustibile dovrà essere riattivata la procedura di Via.  Al termine della lettura, i commissari hanno ascoltato il parere dei sindaci. Favorevoli Luca Callegaro (Arquà Petrarca) e Francesco Lunghi (Monselice). «L'opzione di una chiusura dell'Italcementi, senza sapere quando, non era percorribile - ha dichiarato Lunghi - mentre il revamping garantisce l'occupazione, la riduzione dell'inquinamento e la dismissione con bonifica del sito dopo 28 anni di attività».  Il sindaco di Este, Giancarlo Piva, insieme al collega di Baone, Francesco Corso, ha invece illustrato le ragioni del no: «Il parere della direzione regionale per i beni culturali si basa sul presupposto della convenzione tra Parco, comune di Monselice e Italcementi. Convenzione per noi illegittima, in quanto non ha coinvolto anche Este, Baone e Arquà. Quel presupposto illegittimo ha consentito a Soragni di scavalcare un parere negativo della soprintendenza ai beni architettonici». Il secondo ostacolo, secondo Piva, è la mancanza di un accordo di programma complessivo sul comparto cementifero, come previsto dalle norme del Parco. «E se proprio si vuole fare questo danno al territorio - ha aggiunto Piva - chiediamo di fare almeno il danno minore: massimo 15 anni e imporre i limiti emissione degli inceneritori più restrittivi. Come sindaco di Este sottolineo anche il tema dei trasporti, in quanto non è stato adeguatamente valutato l'impatto su Este, Ospedaletto e Saletto per il trasporto di tutte le materie prime dal Vicentino. Con danni alla salute dei cittadini, rischi per incidenti e danni ai manufatti stradali».
15 dicembre 2010

Slitta il parere sul progetto Italcementi

Fonte Il Mattino di Padova
di Francesca Segato

MONSELICE. Slitta a dopo Natale la decisione della Giunta provinciale sul revamping Italcementi. L'esecutivo provinciale ieri ha iniziato a esaminare la relazione istruttoria della commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale. Ma il pronunciamento, atteso per ieri mattina, non è ancora arrivato. Se ne riparlerà nella prossima giunta, che dovrebbe essere convocata mercoledì o giovedì della settimana prossima. «La discussione è iniziata - spiega l'assessore provinciale all'ambiente, Mauro Fecchio - l'argomento è articolato, il parere della commissione Via è piuttosto lungo per cui è giusto avere il tempo per approfondire. Ovvio che il parere della Commissione Via è comunque un parere favorevole, con una serie di prescrizioni e di raccomandazioni che poi devono essere recepite in sede di istruttoria e di rilascio dell'Aia». Sembra scontato che la Giunta confermerà l'esito positivo già contenuto nella relazione della Commissione Via. Anche se pesano i malumori in casa della Lega Nord. A ricordarlo è un comunicato a firma dei parlamentari e consiglieri regionali del Carroccio. «Siamo da sempre contrari all'iniziativa revamping a Monselice e invitiamo la Giunta Provinciale a bocciare la proposta» scandiscono gli onorevoli Paola Goisis e Massimo Bitonci, insieme ai consiglieri regionali Santino Bozza e Arianna Lazzarini. «La documentazione prodotta dal Parco Colli e dal Comune di Monselice - evidenziano - ha fatto emergere una serie di violazioni di legge e di procedure illegittime, che consigliano di sospendere ogni parere di merito, in attesa che vengano chiarite le motivazioni che hanno indotto i succitati Enti a operare in maniera così anomala e inconsueta. Bisogna anche sottolineare che la responsabile territoriale della Soprintendenza, l'architetto Rita Berton, aveva espresso un dettagliato e motivato parere negativo che è stato eluso dal Sopraintendente Soragni». «Poniamo seri dubbi anche sulla legittimità della convenzione stipulata con Italcementi» aggiungono gli esponenti leghisti. E rivolgendosi alla Giunta provinciale concludono: «Auspichiamo che vengano tenuti in considerazione i problemi amministrativi e procedurali evidenziati anche dalla Commissione Via». Va ricordato che la leghista Manuela Dal Lago, ex presidente della Provincia di Vicenza si era espressa favorevolmente al progetto revamping per i risvolti occupazionali.
24 dicembre 2010

Revamping, oggi decide la giunta

Fonte Il Mattino di Padova
Francesca Segato

MONSELICE. Attesa per questa mattina la decisione della giunta provinciale sul revamping Italcementi. Un passaggio di decisiva importanza nell'iter del mega progetto da 160 milioni di euro per il rinnovamento del cementificio, che appare ormai scontato dopo il parere positivo espresso dalla commissione Via. Parere che è arrivato dopo il sì del Direttore regionale per i Beni culturali e dopo la convenzione siglata tra Parco Colli, Comune di Monselice e Italcementi, determinante nell'imprimere un'accelerazione al progetto. Una volta incassata la Via, per Italcementi sarà necessario ancora ottenere l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), rilasciata sempre dalla Provincia. E nel frattempo il progetto vero e proprio dovrebbe arrivare negli uffici tecnici di Monselice. E sulle conclusioni raggiunte con l'istruttoria della commissione Via è molto critico il consigliere comunale Francesco Miazzi: «Appare evidente la scarsa considerazione delle osservazioni presentate da Enti, cittadini e associazioni - afferma - Emerge che i vari pareri contrari espressi dalla Commissione tecnica del Parco Colli come dalla Soprintendenza sono stati palesemente ignorati. L'obiettivo era quello di esprimere parere favorevole, e così è stato». Sono tre i punti su cui si concentra la critica. Il primo, che le integrazioni prodotte da Italcementi non sono state presentate al pubblico, e non c'è stata la possibilità di produrre osservazioni. Il secondo sono le emissioni di micro-inquinanti. «I rifiuti speciali saranno ancora utilizzati come sostitutivo alle materie prime - ricorda infine Miazzi - si prevedono 267.000 tonnellate all'anno di gessi chimici, ceneri pesanti provenienti da combustione di rifiuti solidi urbani e Cdr, fanghi e polvere di segagione marmi, sabbie esauste di fonderia, scorie di acciaieria. Di fronte a questo scenario le prescrizioni sono deboli sulla parte emissioni». Sul fronte politico, invece, è naufragata la possibilità di un pronunciamento del consiglio provinciale prima della giunta. Sabrina Di Napoli, consigliere Idv, aveva presentato un ordine del giorno di indirizzo, per far sì che il progetto revamping fosse ancorato all'accordo di programma previsto dalle norme del Piano ambientale del Parco. Ma il consiglio non ha votato l'inserimento.

23 dicembre 2010

domenica 19 dicembre 2010

Ora la partita si giocherà nelle aule di tribunale

MONSELICE. Il revamping non si discute al consiglio del Parco. Già oggi la presidente dell'ente di tutela, Chiara Matteazzi, vorrebbe firmare la convenzione tra Monselice, Italcementi e il Parco stesso. Ieri c'era consiglio dell'Ente Parco e la minoranza ha presentato una risoluzione, chiedendo di poterne invece discutere preventivamente. «La presidente, una volta sospesa la seduta e consultato il comitato esecutivo, ha risposto che all'unanimità respinge la proposta di discussione in consiglio» riferiscono Duilio Bolognini, Antonella Buson, Giancarlo Piva, Federica Grava e Gianni Sandon. «A quel punto ci siamo alzati e abbiamo abbandonato l'aula, per la prima volta in quattro anni, per la chiusura dimostrata alla discussione su di un tema così strategico per il territorio. Il fatto politico nuovo, è che Massimo Barbiero, che è presente nel comitato esecutivo per la Lega nord, ha votato con il resto della maggioranza. Per cui da oggi abbiamo chiaro che la Lega è a favore del revamping, checché ne dicano Santino Bozza o Paola Goisis».  Il passaggio in Consiglio comunale della convenzione non basta di per sé a chiudere la partita revamping, ma assume un pesante significato politico di indirizzo. In sospeso rimangono ancora il parere della Soprintendenza, che dovrebbe essere ormai imminente, e quindi la chiusura della procedura di Valutazione di impatto ambientale, da parte della commissione provinciale. E' questo il «sì» o il «no» decisivo per l'attuazione del piano. Dopo il rinvio al mittente del progetto, nei mesi scorsi, con la richiesta di una serie di integrazioni, l'azienda ha ridotto l'altezza della torre: non più 110, ma 89 metri. Ora tutti gli indicatori sembrano puntare a favore del revamping. Resta però l'incognita che può arrivare dalle aule giudiziarie. La scorsa settimana il comitato «E Noi?» ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica su tutta la vicenda. A giorni dovrebbe invece arrivare il ricorso al Tar, promosso da Este e Baone, contro la convenzione siglata dal Parco con il solo Comune di Monselice e non con tutti gli interessati all'opera, ovvero anche con Este e Baone (contrari all'ammodernamento dell'Italcementi) e Arquà Petrarca che dall'iniziale ostilità è passato all'appoggio del progetto. (f.se.)
30 novembre 2010

Lega: «No al revamping anche in Provincia»

Fonte Il Mattino di Padova
Autore: Francesca Segato
MONSELICE. La Lega Nord voterà contro il revamping Italcementi, anche in Provincia. Ad annunciarlo è l'onorevole Paola Goisis. «Prima di Natale la commissione provinciale per la valutazione ambientale si pronuncerà, ed è quasi scontato il voto favorevole sul nulla osta al progetto. I rappresentanti politici della Lega - dichiara il deputato leghista - si esprimeranno con un voto contrario al progetto. L'ho concordato con il commissario della sezione provinciale del partito. Nella trincea del fronte del no siamo in compagnia solo degli ambientalisti. Continueremo ad opporci al progetto di revamping perché si tratta di una battaglia per la tutela della salute di 100 mila persone, i nostri concittadini. All'Italcementi chiediamo la rigida applicazione degli accordi sottoscritti nella convenzione stipulata con il Parco e il comune di Monselice, a cominciare dal piano di bonifica dell'area». La Goisis chiede la verifica con tecnici esterni della riduzione del 50% delle emissioni in atmosfera dall'impianto, oltre a verifiche a campione del materiale usato nei forni della cementeria. Ma anche l'avvio della riconversione dello stabilimento ai principi della green economy. La parlamentare si rivolge anche all'Usl 17: «Presenterò all'azienda sanitaria un progetto per l'avvio di un'indagine epidemiologica sugli effetti prodotti dalle emissioni delle cementerie sulla salute della popolazione». Secondo la Goisis, il finanziamento dell'indagine dovrà essere garantito da Italcementi. «I rappresentanti dell'azienda hanno sempre sostenuto che devono riversare sul territorio parte dei loro lauti guadagni - conclude - ora è il momento di tradurre le parole in fatti».
6 dicembre 2010
 

Silurato il presidente del Parco Colli

Fonte Il Mattino di Padova
Autore: Cesaro Nicola

ESTE. Chiara Matteazzi viene silurata ma rientra dalla finestra. La Regione Veneto, con un giochetto politico poco velato, non ha infatti rinnovato la nomina del presidente del Parco Colli. Che però ha subito trovato l'escamotage per non lasciare la poltrona. Una situazione che però la rende, con macabra ma efficace definizione della minoranza, un «morto che cammina».  La nomina. Il presidente del consiglio veneto, Clodovaldo Ruffato, ha comunicato i nomi dei nuovi rappresentanti della Regione nel consiglio del Parco Colli. Per l'ente euganeo sono stati designati Stefano Lovisetto (Pdl), Eliana Maschio (Lega nord) e Paolo Trentin (Udc). E' stata ignorata la candidatura di Chiara Matteazzi, attuale presidente del Parco, il cui mandato scadrà in aprile. Ma per statuto il presidente dell'ente deve essere anche membro del consiglio del Parco. «E' stata una mossa inaspettata, arrivata peraltro in un momento poco opportuno - commenta il presidente - Mettere in discussione l'autorità dei vertici del Parco indebolisce l'ente». Alla Matteazzi, chiaramente vicina alla corrente pidiellina di Giancarlo Galan, è stato preferito Stefano Lovisetto, vicino invece al consigliere regionale Leonardo Padrin.  L'escamotage. La Matteazzi è rientrata in consiglio grazie all'appoggio della maggioranza del consiglio del Parco. I sindaci di centrodestra hanno indirizzato un documento a Ruffato nel quale si chiede che la Matteazzi «sia posta nelle condizioni di poter esercitare il proprio mandato». L'appello è stato sottoscritto dal gruppo di maggioranza ad esclusione di Abano (il Comune è commissariato) e Vo': il sindaco Giuliano Martini ha evitato di firmare vista la presenza nell'organo esecutivo dell'ente di Stefano Lovisetto, rappresentante di Vo' «sgradito» alla maggioranza comunale. Il sindaco di Rovolon, Francesco Baldan, ha quindi ceduto il proprio posto (è previsto che il Consiglio sia composto da tutti i sindaci dei comuni che ricadono nel Parco colli o da loro delegati) proprio alla Matteazzi.   La minoranza. «La "fiducia" dei sindaci di centrodestra è solo il prolungamento dell'agonia per un moribondo»: stiamo assistendo insomma a una sorta di accanimento terapeutico secondo i consiglieri di minoranza del Parco, il cui portavoce è Antonella Buson. «La mancata nomina della Matteazzi è il riconoscimento da parte della Regione, e dello stesso Pdl, di una gestione fallimentare del Parco dei Colli Euganei - continua - Questa dirigenza ha fatto toccare il periodo più buio della storia dell'ente, culminato con la posizione contraddittoria della stessa Matteazzi sulla questione del revamping Italcementi». La minoranza taccia il governo del Parco di «immobilismo su tutti i fronti: piano ambientale, piano antenne, dissesto idrogeologico, ascensore della Rocca, anello ciclabile, ma anche per quanto riguarda la stessa promozione dei Colli Euganei. Ben venga allora il rinnovo immediato dei vertici».

Ecco la torre abbassata di 21 metri

Fonte Il Mattino di Padova

di Francesca Segato  MONSELICE. Arrivano le prime immagini della «nuova» torre del revamping Italcementi. Nuova perché ridotta in altezza: misura 89 metri, 11 in meno rispetto agli iniziali 110 metri (121 sul livello del mare) previsti nel primo progetto del revamping Italcementi. La tecnologia rimane la stessa, salvo l'introduzione di un ulteriore sistema per l'abbattimento degli ossidi di azoto, brevettato da Italcementi. Quello che cambia è lo «sconto» di 21 metri sull'altezza, «promesso» negli scorsi mesi dall'ingegner Pesenti e puntualmente servito sul tavolo della commissione provinciale Via. Il nuovo progetto prevede per la torre una schermatura totale, con un effetto sull'azzurro, che dovrebbe mimetizzarla meglio nel paesaggio e mitigare l'impatto. I rendering elaborati dall'azienda mostrano il profilo della nuova torre come si staglierà sullo sfondo dei Colli Euganei.  Tutto questo mentre si consumano gli ultimi, decisivi giorni nella marcia di avvicinamento al revamping. Mentre tutti attendono la decisione della Sovrintendenza, che pare arriverà la prossima settimana, a Monselice i comitati torneranno in piazza sabato. E ci si prepara al consiglio comunale di lunedì (convocato alle 19.30 al Kennedy). La novità è che la convenzione tra Parco, Comune e Italcementi dovrà probabilmente essere modificata. In che termini? Per semplificare, non è detto che al posto dell'attuale stabilimento ci sarà, allo scadere dei 30 anni, un grande prato verde. Il punto che rischia di non «quadrare» è quello che riguarda la previsione di un «credito edilizio», quando l'impianto sarà chiuso. Se l'area dovesse diventare verde pubblico (come previsto dalla convenzione già approvata dal Parco) viene da chiedersi dove sarebbe collocata la cubatura che verrebbe riconosciuta a Italcementi: date le dimensioni dello stabilimento, potrebbe portare a una nuova edificazione di notevoli proporzioni. Ecco quindi che la formulazione della convenzione dovrebbe cambiare. Il testo approvato dal Parco prevede l'impegno per la società a «cedere all'Amministrazione Comunale di Monselice l'area ripristinata, accettando la destinazione a verde pubblico». Mentre il Comune si impegna a riconoscere un «credito edilizio». Lunedì sera si voterà un emendamento, che non dà più per scontata la destinazione dell'area a verde pubblico con il suo passaggio al Comune di Monselice. Solo «qualora» ciò avvenisse, sarà riconosciuto a Italcementi un credito edilizio. Insomma, si lasciano tutte le porte aperte per quel che potrebbe accadere fra 30 anni, senza «ipotecare» già l'area con la previsione di un parco verde. Resta alta l'attesa anche per il parere che la Soprintendenza dovrebbe emettere a giorni, e che avrà un peso decisivo per le sorti del revamping. Dopo il primo parere tecnico di segno negativo, ma soltanto preliminare, e dopo il sopralluogo del Sovrintendente Ugo Soragni in azienda, l'altro ieri a incontrare il Sovrintendente sono stati gli esponenti dei comitati e alcuni dei sindaci contrari al revamping. Rappresentati i Comuni di Baone, Este, Torreglia, Ospedaletto, Solesino. Si fanno però sempre più insistenti le voci su un orientamento positivo del Sovrintendente, ora che la torre è «ridotta»

26 novembre 2010