ESTE. A qualche giorno dall'incontro tra amministrazione, comitati e presidenza della Regione, continua la polemica legata al futuro inceneritore di pollina di Motta. Ad animare il dibattito è il circolo «Dai Colli all'Adige» di Legambiente che rimarca ancora una volta l'insostenibilità del progetto delle Fattorie Menesello. «Sarebbe importante dare più rilievo al fatto che l'impianto viene realizzato a notevole distanza dall'allevamento - spiega Flores Baccini -. Le 400.000 galline produttrici della materia prima, la pollina appunto, si trovano a Lozzo, in via Canaletto. E per raggiungere Motta il tragitto obbligato per i camion in uscita dalle fattorie è il seguente: arrivare al ponte di Marchetti, percorrere la Sr 247 fino alla rotonda di Noventa, girare per Caselle, quindi attraversare i centri di Santa Croce e di Ospedaletto; al Ponte della Torre girare per via Peagnola per andare a prendere la nuova Sr 10, quindi uscire a Motta in via Cortona: circa 30 chilometri!». La sostenibilità ambientale scricchiola: «Si afferma di bruciare pollina per produrre energia con minori emissioni di Co2 e poi si emettono chissà che quantità di questo e altri veleni con il trasporto - continua la Baccini -. Per non parlare del rischio sanitario costituito dalla movimentazione e dal passaggio tra le case di materiale potenzialmente infetto: ci siamo dimenticati dell'influenza aviaria? Infine la collocazione contraddice le norme che prevedono l'integrazione di tali impianti con l'azienda, norme in questo caso interpretate stranamente in modo molto elastico». Intanto il Comune di Este è stato invitato a redarre un nuovo documento da sottoporre alla giunta del governatore Luca Zaia. (n.c.)
7 dicembre 2010
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