Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro
13 luglio 2013
ESTE. Arriva l’estate, il caldo si fa più stringente e l’umido in casa
disturba più del solito. Quest’anno, però, a differenza dell’anno
scorso, il sabato mattina nessun operatore passa a raccogliere l’umido.
Già a inizio del 2013, infatti, le raccolte settimanali della frazione
umida ad Este sono scese da tre a due: si mette fuori l’umido il lunedì e
il giovedì e non più anche il sabato. La scelta, concordata da Comune e
Bacino Padova Tre, comincia a suscitare i primi malumori, visto che con
l’arrivo dell’estate aumenta anche il disagio nell’avere i rifiuti di
questo tipo in casa. La problematica è stata segnalata anche nell’ultimo
Consiglio comunale da Sergio Gobbo (Pdl). Il sindaco Giancarlo Piva ha
spiegato il perché di questa piccola rivoluzione: «È stato necessario
intervenire sulla spesa relativa al servizio di asporto rifiuti. Come
amministratori abbiamo l’obbligo di rendere il servizio economicamente
efficiente. Raccogliere l’umido il sabato era una spesa inutile: il
terzo giorno di raccolta, il sabato appunto, ha statisticamente visto
raccogliere ogni volta solo il 30% di quanto raccolto in uno qualsiasi
degli altri due giorni». Tempo, personale e risorse sprecate, dunque.
Chiude Piva: «Eravamo peraltro l’unico Comune a garantire tre raccolte
settimanali. Ci siamo semplicemente adeguati alle abitudini, pur
soddisfacenti, dei territori limitrofi». (n.c.)
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domenica 21 luglio 2013
lunedì 25 marzo 2013
Este, argine sul Frassine trasformato in una discarica abusiva
Fonte il Mattino di Padova
di N. Cesaro
25 Marzo 2013
ESTE. Copertoni, flaconi di detersivo, rovinacci e polistirolo, ma anche un frigorifero e resti di una bicicletta. L’argine del Frassine diventa una discarica abusiva a cielo aperto. A segnalarla è stato un residente lungo via Argine Destro Brancaglia, la strada che costeggia il Frassine e collega la Sr 10 a Rivadolmo. Un percorso che segue il fiume e lungo il quale capita spesso e volentieri di notare spazzatura abbandonata.
Lungo la scarpata opposta all’argine, dove scorre un altro piccolo canaletto, sono stati scaricati sacchi di materiale inerte (polistirolo, plastiche, pietre e muratura), contenitori di plastica, cartoni e imballaggi, copertoni, cassette di plastica, fascine di rami secchi, pure una ruota di bicicletta e un frigorifero. A ripulire l’area sono arrivati gli operatori del bacino Padova Tre, che hanno lavorato dalle 6.30 fino alle 11. In qualche modo si cercherà di risalire a chi ha gettato i rifiuti.
Il fenomeno dei rifiuti abbandonati, «negli ultimi anni, è stato quasi annullato» confermano dal bacino. «Merito del senso di responsabilità dei cittadini, anche se è vero che abbiamo messo in campo iniziative di sensibilizzazione e di supporto operativo alla tutela dell'ambiente». Come il progetto “Città Pulita 2.0”, il servizio che permette di segnalare i rifiuti abbandonati attraverso il web: «Il progetto ha avuto un successo quasi inaspettato perché ci ha permesso di ridurre il tempo in cui i rifiuti restano a terra. Attualmente le segnalazioni sono quasi 250, su una decina stanno intervenendo oggi i nostri operatori. Il Comune più “segnalato” è Monselice. Nei casi di rifiuti non ingombranti, riusciamo a bonificare nel giro di 1-2 giorni dal momento in cui arriva la segnalazione web».
di N. Cesaro
25 Marzo 2013
ESTE. Copertoni, flaconi di detersivo, rovinacci e polistirolo, ma anche un frigorifero e resti di una bicicletta. L’argine del Frassine diventa una discarica abusiva a cielo aperto. A segnalarla è stato un residente lungo via Argine Destro Brancaglia, la strada che costeggia il Frassine e collega la Sr 10 a Rivadolmo. Un percorso che segue il fiume e lungo il quale capita spesso e volentieri di notare spazzatura abbandonata.
Lungo la scarpata opposta all’argine, dove scorre un altro piccolo canaletto, sono stati scaricati sacchi di materiale inerte (polistirolo, plastiche, pietre e muratura), contenitori di plastica, cartoni e imballaggi, copertoni, cassette di plastica, fascine di rami secchi, pure una ruota di bicicletta e un frigorifero. A ripulire l’area sono arrivati gli operatori del bacino Padova Tre, che hanno lavorato dalle 6.30 fino alle 11. In qualche modo si cercherà di risalire a chi ha gettato i rifiuti.
Il fenomeno dei rifiuti abbandonati, «negli ultimi anni, è stato quasi annullato» confermano dal bacino. «Merito del senso di responsabilità dei cittadini, anche se è vero che abbiamo messo in campo iniziative di sensibilizzazione e di supporto operativo alla tutela dell'ambiente». Come il progetto “Città Pulita 2.0”, il servizio che permette di segnalare i rifiuti abbandonati attraverso il web: «Il progetto ha avuto un successo quasi inaspettato perché ci ha permesso di ridurre il tempo in cui i rifiuti restano a terra. Attualmente le segnalazioni sono quasi 250, su una decina stanno intervenendo oggi i nostri operatori. Il Comune più “segnalato” è Monselice. Nei casi di rifiuti non ingombranti, riusciamo a bonificare nel giro di 1-2 giorni dal momento in cui arriva la segnalazione web».
lunedì 27 dicembre 2010
«L'inceneritore svaluterà l'agricoltura»
Fonte Il Mattino di Padova
ESTE. L'inceneritore di pollina rischia di far perdere ai prodotti dei Colli Euganei i marchi d'eccellenza. A sostenerlo è il comitato No Fly Zone dell'Estense, pronto a fornire nuovi argomenti per la bocciatura dell'impianto di Motta. «Con il decreto legislativo 228 del 18 maggio 2001 il legislatore ha inteso tutelare i prodotti alimentari tipici e pregiati dagli effetti ambientali perversi causati dagli impianti di smaltimento dei rifiuti - spiega il portavoce Francesco Montecchio - Considerato che nel territorio del Parco si coltivano prodotti che godono delle denominazioni come la Doc e la Dop, e visto che l'impianto di Motta verrà realizzato nelle immediate vicinanze del confine meridionale del Parco, tali prodotti potranno ancora godere di queste etichette pregiate? I prodotti agricoli che verranno prodotti nelle aree limitrofe all'inceneritore saranno ancora salubri? Potranno essere commercializzati?». Non solo. «L'idea di bruciare la pollina in un territorio che necessita di dotazione organica, di letame in primis, favorisce il fenomeno della desertificazione dei suoli - continua Montecchio - Problema tutt'altro che trascurabile in queste aree geografiche, come testimoniato dall'Arpav. La stessa Regione attraverso la Dgr 877 dell'aprile 2009 si propone, finanziandone gli interventi, "l'incremento della dotazione organica dei terreni attraverso l'apporto di letame o di materiale palabile assimilato"». Seguendo quanto espresso dalla Politica agraria comunitaria approvata nel 2003, Montecchio propone di «gestire le deiezioni animali in maniera diversa dall'incenerimento, mettendo in sintonia gli allevamenti senza terra con le aziende agricole prive di allevamenti, creando cioè la "banca del letame", così come avviene in altri Paesi europei». (n.c.
ESTE. L'inceneritore di pollina rischia di far perdere ai prodotti dei Colli Euganei i marchi d'eccellenza. A sostenerlo è il comitato No Fly Zone dell'Estense, pronto a fornire nuovi argomenti per la bocciatura dell'impianto di Motta. «Con il decreto legislativo 228 del 18 maggio 2001 il legislatore ha inteso tutelare i prodotti alimentari tipici e pregiati dagli effetti ambientali perversi causati dagli impianti di smaltimento dei rifiuti - spiega il portavoce Francesco Montecchio - Considerato che nel territorio del Parco si coltivano prodotti che godono delle denominazioni come la Doc e la Dop, e visto che l'impianto di Motta verrà realizzato nelle immediate vicinanze del confine meridionale del Parco, tali prodotti potranno ancora godere di queste etichette pregiate? I prodotti agricoli che verranno prodotti nelle aree limitrofe all'inceneritore saranno ancora salubri? Potranno essere commercializzati?». Non solo. «L'idea di bruciare la pollina in un territorio che necessita di dotazione organica, di letame in primis, favorisce il fenomeno della desertificazione dei suoli - continua Montecchio - Problema tutt'altro che trascurabile in queste aree geografiche, come testimoniato dall'Arpav. La stessa Regione attraverso la Dgr 877 dell'aprile 2009 si propone, finanziandone gli interventi, "l'incremento della dotazione organica dei terreni attraverso l'apporto di letame o di materiale palabile assimilato"». Seguendo quanto espresso dalla Politica agraria comunitaria approvata nel 2003, Montecchio propone di «gestire le deiezioni animali in maniera diversa dall'incenerimento, mettendo in sintonia gli allevamenti senza terra con le aziende agricole prive di allevamenti, creando cioè la "banca del letame", così come avviene in altri Paesi europei». (n.c.
Legambiente boccia il progetto Menesello «Il trasporto della pollina è inquinante»
Fonte Il Mattino di Padova
ESTE. A qualche giorno dall'incontro tra amministrazione, comitati e presidenza della Regione, continua la polemica legata al futuro inceneritore di pollina di Motta. Ad animare il dibattito è il circolo «Dai Colli all'Adige» di Legambiente che rimarca ancora una volta l'insostenibilità del progetto delle Fattorie Menesello. «Sarebbe importante dare più rilievo al fatto che l'impianto viene realizzato a notevole distanza dall'allevamento - spiega Flores Baccini -. Le 400.000 galline produttrici della materia prima, la pollina appunto, si trovano a Lozzo, in via Canaletto. E per raggiungere Motta il tragitto obbligato per i camion in uscita dalle fattorie è il seguente: arrivare al ponte di Marchetti, percorrere la Sr 247 fino alla rotonda di Noventa, girare per Caselle, quindi attraversare i centri di Santa Croce e di Ospedaletto; al Ponte della Torre girare per via Peagnola per andare a prendere la nuova Sr 10, quindi uscire a Motta in via Cortona: circa 30 chilometri!». La sostenibilità ambientale scricchiola: «Si afferma di bruciare pollina per produrre energia con minori emissioni di Co2 e poi si emettono chissà che quantità di questo e altri veleni con il trasporto - continua la Baccini -. Per non parlare del rischio sanitario costituito dalla movimentazione e dal passaggio tra le case di materiale potenzialmente infetto: ci siamo dimenticati dell'influenza aviaria? Infine la collocazione contraddice le norme che prevedono l'integrazione di tali impianti con l'azienda, norme in questo caso interpretate stranamente in modo molto elastico». Intanto il Comune di Este è stato invitato a redarre un nuovo documento da sottoporre alla giunta del governatore Luca Zaia. (n.c.)
ESTE. A qualche giorno dall'incontro tra amministrazione, comitati e presidenza della Regione, continua la polemica legata al futuro inceneritore di pollina di Motta. Ad animare il dibattito è il circolo «Dai Colli all'Adige» di Legambiente che rimarca ancora una volta l'insostenibilità del progetto delle Fattorie Menesello. «Sarebbe importante dare più rilievo al fatto che l'impianto viene realizzato a notevole distanza dall'allevamento - spiega Flores Baccini -. Le 400.000 galline produttrici della materia prima, la pollina appunto, si trovano a Lozzo, in via Canaletto. E per raggiungere Motta il tragitto obbligato per i camion in uscita dalle fattorie è il seguente: arrivare al ponte di Marchetti, percorrere la Sr 247 fino alla rotonda di Noventa, girare per Caselle, quindi attraversare i centri di Santa Croce e di Ospedaletto; al Ponte della Torre girare per via Peagnola per andare a prendere la nuova Sr 10, quindi uscire a Motta in via Cortona: circa 30 chilometri!». La sostenibilità ambientale scricchiola: «Si afferma di bruciare pollina per produrre energia con minori emissioni di Co2 e poi si emettono chissà che quantità di questo e altri veleni con il trasporto - continua la Baccini -. Per non parlare del rischio sanitario costituito dalla movimentazione e dal passaggio tra le case di materiale potenzialmente infetto: ci siamo dimenticati dell'influenza aviaria? Infine la collocazione contraddice le norme che prevedono l'integrazione di tali impianti con l'azienda, norme in questo caso interpretate stranamente in modo molto elastico». Intanto il Comune di Este è stato invitato a redarre un nuovo documento da sottoporre alla giunta del governatore Luca Zaia. (n.c.)
7 dicembre 2010
Pollina, non è detta l'ultima parola
Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro
4 dicembre 2010
ESTE. E' stata una pacifica invasione quella del comitato No Fly Zone a Palazzo Balbi. Una quarantina di persone si sono presentate ieri mattina davanti alla sede della Regione, per protestare contro la realizzazione dell'inceneritore di pollina a Motta d'Este. Il gruppo, incurante della pioggia e soprattutto dell'acqua alta, era partito da Monselice alle 7.14, sbarcando in laguna dopo un'ora di viaggio in compagnia del sindaco Giancarlo Piva. Alle 10 lo stesso Piva e una delegazione del comitato erano attesi dalla presidenza regionale: ad accogliere la rappresentanza non c'era tuttavia il governatore Luca Zaia, bensì il suo braccio destro Fabio Gazzabin, capo della Segreteria. Piva è stato accompagnato da Gianni Menesello, Ermes Travaglia e Gabriele Campiglio. I quattro hanno consegnato ai vertici regionali le 2.700 cartoline di protesta firmate ad Este. Altre 300 sono state spedite singolarmente, attraverso il servizio postale. Alla riunione ha partecipato anche il consigliere regionale Santino Bozza, che ha portato con sé la delibera del Comune di Monselice che dà sostegno alla protesta di Este. «L'incontro è stato certamente positivo - commenta il primo cittadino - visto che la presidenza ha dimostrato sensibilità e attenzione verso le nostre posizioni». Ci sono dunque spiragli affinché la Regione fermi l'iter per la realizzazione dell'inceneritore? «Diciamo che il "sì" della giunta veneta, ultimo scoglio per dare il via ai lavori, non è così scontato - continua Piva - Ci è stato chiesto di elaborare un documento da inviare direttamente alla giunta, nel quale segnalare tutti gli elementi che, a nostro parere, l'istruttoria regionale non ha valutato attentamente. E' su questi elementi che si baserà la nostra battaglia all'impianto». Piva ha inoltre sottolineato l'esigenza di provvedere a realizzare un Piano energetico regionale, tesi condivisa dalla stessa presidenza: «Senza quel piano, ho auspicato che tutti i procedimenti, anche quello per l'impianto di Motta, vengano bloccati», chiude il sindaco. Mentre i quattro erano in udienza da Gazzabin, i quaranta sostenitori hanno atteso fuori da palazzo Balbi con slogan e striscioni di protesta.
di Nicola Cesaro
4 dicembre 2010
ESTE. E' stata una pacifica invasione quella del comitato No Fly Zone a Palazzo Balbi. Una quarantina di persone si sono presentate ieri mattina davanti alla sede della Regione, per protestare contro la realizzazione dell'inceneritore di pollina a Motta d'Este. Il gruppo, incurante della pioggia e soprattutto dell'acqua alta, era partito da Monselice alle 7.14, sbarcando in laguna dopo un'ora di viaggio in compagnia del sindaco Giancarlo Piva. Alle 10 lo stesso Piva e una delegazione del comitato erano attesi dalla presidenza regionale: ad accogliere la rappresentanza non c'era tuttavia il governatore Luca Zaia, bensì il suo braccio destro Fabio Gazzabin, capo della Segreteria. Piva è stato accompagnato da Gianni Menesello, Ermes Travaglia e Gabriele Campiglio. I quattro hanno consegnato ai vertici regionali le 2.700 cartoline di protesta firmate ad Este. Altre 300 sono state spedite singolarmente, attraverso il servizio postale. Alla riunione ha partecipato anche il consigliere regionale Santino Bozza, che ha portato con sé la delibera del Comune di Monselice che dà sostegno alla protesta di Este. «L'incontro è stato certamente positivo - commenta il primo cittadino - visto che la presidenza ha dimostrato sensibilità e attenzione verso le nostre posizioni». Ci sono dunque spiragli affinché la Regione fermi l'iter per la realizzazione dell'inceneritore? «Diciamo che il "sì" della giunta veneta, ultimo scoglio per dare il via ai lavori, non è così scontato - continua Piva - Ci è stato chiesto di elaborare un documento da inviare direttamente alla giunta, nel quale segnalare tutti gli elementi che, a nostro parere, l'istruttoria regionale non ha valutato attentamente. E' su questi elementi che si baserà la nostra battaglia all'impianto». Piva ha inoltre sottolineato l'esigenza di provvedere a realizzare un Piano energetico regionale, tesi condivisa dalla stessa presidenza: «Senza quel piano, ho auspicato che tutti i procedimenti, anche quello per l'impianto di Motta, vengano bloccati», chiude il sindaco. Mentre i quattro erano in udienza da Gazzabin, i quaranta sostenitori hanno atteso fuori da palazzo Balbi con slogan e striscioni di protesta.
Bozza, ultimatum a Lunghi sull'impianto della pollina
Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro
ESTE. Il consigliere regionale Santino Bozza si appella al sindaco (e medico) Francesco Lunghi. Il leghista chiama in causa il primo cittadino affinchè anche Monselice confermi il proprio «no» all'inceneritore di pollina di Motta d'Este: «La Lega Nord presenterà una mozione in consiglio comunale che impegni l'amministrazione a dichiararsi contraria alla realizzazione dell'impianto nel sito prescelto. Sito che disterebbe 1.700 dal nuovo ospedale unico. La richiesta sarà presentata al sindaco Francesco Lunghi, peraltro primario di Otorinolaringoiatria e una delle menti del nostro nuovo ospedale unico». Secondo Bozza, dunque, prima che da amministratore il sindaco dovrebbe sentirsi chiamato in causa come medico. Il leghista ha partecipato negli scorsi giorni alla II Commissione consiliare regionale, durante la quale si è discussa la più opportuna collocazione degli impianti a biomasse ad opera di privati. Il consigliere ha portato alla luce la questione di Motta d'Este: «L'impresa Menesello, promotrice dell'inceritore, è a 12 chilometri di distanza, a Lozzo Atestino. In questo modo i camion con il materiale organico da bruciare passerebbero attraverso i centri abitati, ma soprattutto l'inceneritore si troverebbe a neanche due chilometri dal nuovo ospedale unico. Facile immaginare l'inquinamento ma anche l'odore che sarebbero costretti a tollerare i residenti della zona. Invito i Menesello a spostare l'impianto a Lozzo Atestino».
di Nicola Cesaro
ESTE. Il consigliere regionale Santino Bozza si appella al sindaco (e medico) Francesco Lunghi. Il leghista chiama in causa il primo cittadino affinchè anche Monselice confermi il proprio «no» all'inceneritore di pollina di Motta d'Este: «La Lega Nord presenterà una mozione in consiglio comunale che impegni l'amministrazione a dichiararsi contraria alla realizzazione dell'impianto nel sito prescelto. Sito che disterebbe 1.700 dal nuovo ospedale unico. La richiesta sarà presentata al sindaco Francesco Lunghi, peraltro primario di Otorinolaringoiatria e una delle menti del nostro nuovo ospedale unico». Secondo Bozza, dunque, prima che da amministratore il sindaco dovrebbe sentirsi chiamato in causa come medico. Il leghista ha partecipato negli scorsi giorni alla II Commissione consiliare regionale, durante la quale si è discussa la più opportuna collocazione degli impianti a biomasse ad opera di privati. Il consigliere ha portato alla luce la questione di Motta d'Este: «L'impresa Menesello, promotrice dell'inceritore, è a 12 chilometri di distanza, a Lozzo Atestino. In questo modo i camion con il materiale organico da bruciare passerebbero attraverso i centri abitati, ma soprattutto l'inceneritore si troverebbe a neanche due chilometri dal nuovo ospedale unico. Facile immaginare l'inquinamento ma anche l'odore che sarebbero costretti a tollerare i residenti della zona. Invito i Menesello a spostare l'impianto a Lozzo Atestino».
18 novembre 2010
«Impianto troppo vicino all'ospedale»
Fonte Il Mattino di Padova
ESTE. Un numero che potrebbe giocare un ruolo determinante nella battaglia per bloccare la realizzazione dell'inceneritore di pollina di Motta d'Este. 1.719 sono i metri che separano il progettato impianto di via Gazzo al futuro ospedale unico di Schiavonia. Poco più di un chilometro e mezzo che secondo i più non garantirebbe le giuste garanzie per la nascente struttura ospedaliera. A sottolineare l'esigua distanza tra impianto e ospedale sono stati il sindaco Giancarlo Piva e la parlamentare Paola Goisis. La leghista aveva già espresso questa preoccupazione nell'affollato dibattito pubblico che si era tenuto il 5 novembre in sala Fumanelli. Piva l'ha ribadita nell'ultimo consiglio comunale. Durante l'assise consigliare il sindaco ha risposto ad una domanda di attualità del consigliere Pd Rosa Rizzato, preoccupata per l'assenso arrivato dalla conferenza dei servizi regionali al progetto di Motta. «La Regione non può trascuare l'esigua distanza che verrà a crearsi tra inceneritore e ospedale. Questa valutazione è stata inserita nella relazione di parte che abbiamo presentato alla Regione: crediamo sia tra i fattori determinanti per fermare il progetto», ha sottolineato il sindaco. Piva ha poi smentito le voci che lo riguardano: «Si vocifera che io avrei organizzato, a inizio mandato, delle visite per studiare impianti di combustione da esportare poi a Este: nulla di più falso. Sono stato invitato a partecipare a dei sopralluoghi ad un impianto di combustione del legno a San Candido (Bolzano), di pirolisi a Lodi e di produzione del biogas dal mais in Germania. Essendo, quattro anni fa, una materia ancora poco nota, ho ritenuto opportuno aderire all'invito per approfondire l'argomento. Ma un conto è visionare, un conto è voler copiare». Ad uno degli incontri, oltre al sindaco Piva e all'attuale presidente del consiglio comunale Natalino Furlan, aveva partecipato anche Simone Menesello, promotore dell'inceneritore di Motta: «Anche in questo caso c'è chi specula sulla presenza mia e di Menesello - chiude Piva - Quest'ultimo era presente come rappresentante del Consorzio Produttori Biomasse. Ribadisco la mia piena contrarietà all'iniziativa dei Menesello». Nicola Cesaro
ESTE. Un numero che potrebbe giocare un ruolo determinante nella battaglia per bloccare la realizzazione dell'inceneritore di pollina di Motta d'Este. 1.719 sono i metri che separano il progettato impianto di via Gazzo al futuro ospedale unico di Schiavonia. Poco più di un chilometro e mezzo che secondo i più non garantirebbe le giuste garanzie per la nascente struttura ospedaliera. A sottolineare l'esigua distanza tra impianto e ospedale sono stati il sindaco Giancarlo Piva e la parlamentare Paola Goisis. La leghista aveva già espresso questa preoccupazione nell'affollato dibattito pubblico che si era tenuto il 5 novembre in sala Fumanelli. Piva l'ha ribadita nell'ultimo consiglio comunale. Durante l'assise consigliare il sindaco ha risposto ad una domanda di attualità del consigliere Pd Rosa Rizzato, preoccupata per l'assenso arrivato dalla conferenza dei servizi regionali al progetto di Motta. «La Regione non può trascuare l'esigua distanza che verrà a crearsi tra inceneritore e ospedale. Questa valutazione è stata inserita nella relazione di parte che abbiamo presentato alla Regione: crediamo sia tra i fattori determinanti per fermare il progetto», ha sottolineato il sindaco. Piva ha poi smentito le voci che lo riguardano: «Si vocifera che io avrei organizzato, a inizio mandato, delle visite per studiare impianti di combustione da esportare poi a Este: nulla di più falso. Sono stato invitato a partecipare a dei sopralluoghi ad un impianto di combustione del legno a San Candido (Bolzano), di pirolisi a Lodi e di produzione del biogas dal mais in Germania. Essendo, quattro anni fa, una materia ancora poco nota, ho ritenuto opportuno aderire all'invito per approfondire l'argomento. Ma un conto è visionare, un conto è voler copiare». Ad uno degli incontri, oltre al sindaco Piva e all'attuale presidente del consiglio comunale Natalino Furlan, aveva partecipato anche Simone Menesello, promotore dell'inceneritore di Motta: «Anche in questo caso c'è chi specula sulla presenza mia e di Menesello - chiude Piva - Quest'ultimo era presente come rappresentante del Consorzio Produttori Biomasse. Ribadisco la mia piena contrarietà all'iniziativa dei Menesello». Nicola Cesaro
17 novembre 2010
Inceneritore di pollina a Cavarzere Lo prospetta l'assessore regionale
ESTE. All'indomani del «sì» arrivato dalla Conferenza dei servizi regionale, per spianare definitivamente la strada all'impianto di smaltimento della pollina di Motta d'Este manca solo l'assenso della giunta veneta guidata da Luca Zaia. Un passaggio che pare scontato, anche se è l'assessore regionale all'Ambiente Maurizio Conte a lasciar intravedere qualche spiraglio: «In realtà la scelta non è ancora stata fatta - commenta l'amministratore leghista -. Stiamo aspettando che le amministrazioni interessate dal progetto dialoghino con le associazioni degli allevatori del territorio e che ci rendano conto». Conte chiarisce quello che potrebbe diventare l'ennesimo colpo di scena nella questione: «Pare che l'Ava, l'associazione veneta degli avicoltori, abbia individuato un nuovo sito per ospitare l'impianto di smaltimento della pollina. Si parla di Cavarzere, quindi ben distante da qui». L'assessore lascia quindi intendere che, qualora amministratori e allevatori convenissero su una nuova location per l'inceneritore, la giunta regionale potrebbe fare un passo indietro bocciando il sito di Motta d'Este. L'ipotesi di «delocalizzare» l'impianto era stata peraltro già avanzata dall'onorevole Paola Goisis, attaccata nelle ultime ore dall'assessore all'Ambiente di Este, Beatrice Andreose: «La Goisis continua a scendere in piazza per raccogliere firme, ma dovrebbe essere più trasparente con i cittadini: da parlamentare, ad aprile ha votato la legge che etichetta la pollina non più come rifiuto ma come biomassa. Un passaggio, questo, che ha dato il via al proliferare di progetti di inceneritori anche nel nostro territorio. Lei ha poteri legislativi, e allora intervenga in quest'ambito». (n.c.)
26 ottobre 2010
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