Fonte RovigoOggi
di Nicola Cappello
Rovigo - “La lettera di Aleanna indubbiamente rinforza le nostre
posizioni e, la prossima settimana, faremo delle iniziative pubbliche
che saranno la migliore risposta a quanto hanno scritto”. Il consigliere regionale Graziano Azzalin promette battaglia alla società texana dopo la lettera inviata alla Regione Veneto.
I texani hanno “tentato” la Regione, spiegando come le estrazioni
possono essere una fonte di ricchezza per il territorio, rammentando
come il titolare di ogni concessione di coltivazione degli idrocarburi è
tenuto a corrispondere annualmente allo Stato, alle Regioni e ai comuni
interessati, un'aliquota pari al 10 per cento della quantità estratta,
oltre al quel 3 per cento destinato a un fondo per la riduzione del
prezzo alla pompa dei carburanti per i residenti.
Questo portando anche l'esempio della Basilicata con i suoi 200 milioni
di euro incassati solo nel biennio 2008-2009 dalle royalties, anche se
va ricordato che le falde acquifere una volta destinate all'uso umano,
sono inquinate (ciò dovuto anche all'estrazione di petrolio).
Se gli olandesi convivono con la subsidenza, dato che sono interessati
dallo stesso fenomeno, l'azienda assicura che la stessa cosa può
avvenire anche per il territorio polesano.
“Nel tentativo di rassicurare che le estrazioni di metano non creano
alcun problema – spiega Azzalin –, la presidente di Aleanna commette un
duplice grave errore. Il primo è di prendere l’ordinanza di
archiviazione del Gip del tribunale di Ravenna dell’indagine sui
presunti danni derivanti dalla subsidenza legata all’estrazione di
idrocarburi dall’alto Adriatico tramite i pozzi Eni, indagine avviata
proprio dalla Procura di Rovigo nel 2001. Il giudice, infatti, non ha
detto che l’estrazione non provoca subsidenza, tutt’altro. Ovvero, che
“la subsidenza, concretizzandosi in una mera modifica permanente del
territorio, non ha di per sé alcun rilievo penale nel nostro
ordinamento”.
In pratica, quanto spiegato dal giudice, è lo specchio di quanto è
accaduto dopo le precedenti estrazioni di acque metanifere in territorio
deltino: chi estrae guadagna, il territorio cala di livello e la cittadinanza paga il riassetto,
costato in cinquant'anni, solo nel Delta del Po, circa 4 miliardi di
euro. Chiaro che quanto guadagnerebbe la Regione, in caso di nuove
estrazioni, dovrebbe poi essere destinato alla bonifica del territorio,
magari per ricostruire idrovore e ponti.
Per Azzalin la lettera di Aleanna è un boomerang, visto che non creerà
altro effetto che serrare i ranghi del mondo politico di centrodestra e
centrosinistra del Veneto, in difesa del territorio. Come ha già
dimostrato la proposta di legge presentata dal consigliere regionale del Pd e che ha trovato anche la firma dell'assessore Isi Coppola (Pdl) e dai consiglieri Corazzari (Lega Nord) e Mainardi (Pdl) (leggi articolo).
“Sono da rispedire al mittente anche le paginate di cifre e di numeri –
continua Azzalin – con le quali si cerca di blandire il consenso
sventolando il miraggio delle royalties. Perché l’esperienza dimostra
come le alterazioni del territorio gravano pesantemente sui bilanci
futuri e quindi le compensazioni per questo tipo di operazioni sarebbero
talmente alte da rendere antieconomica l’estrazione del metano”
Visualizzazione post con etichetta trivellazioni aleanna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta trivellazioni aleanna. Mostra tutti i post
giovedì 27 ottobre 2011
Contro le trivellazioni il Polesine fa quadrato
Fonte RovigoOggi
di Nicola Cappello
15.09.2011
Un fronte comune per fermare le trivellazioni e la ricerca di idrocarburi nelle province di Rovigo, Padova e Venezia. La proposta di legge, presentata dal consigliere regionale Graziano Azzalin, porta anche la firma dell'assessore regionale Marialuisa Coppola e del consigliere Mauro Mainardi. Si punta a bloccare le richieste di ricerca idrocarburi della ditta texana Aleanna Resource. Azzalin, dopo il sì alla modifica della legge dell'Ente parco Delta che permetterà la conversione della centrale Enel di Polesine camerini a carbone, cerca di recuperare credito tra gli ambientalisti
Un secco no, da parte di tutti i rappresentanti politici regionali e locali, alle estrazioni di metano in Polesine. Un segnale chiaro e forte sin da subito. Ad avvallare questa linea comune, la proposta di legge presentata dal consigliere regionale Graziano Azzalin, alla presidenza del consiglio giovedì 15 settembre, per vietare la ricerca e le estrazioni di idrocarburi nei territori di Rovigo, Padova e Venezia.
Al fianco del consigliere regionale del Pd, la firma dell'assessore regionale all'economia Marialuisa Coppola, oltre il sostegno del consigliere regionale polesano Mauro Mainardi, assieme al capogruppo del Pd regionale Laura Puppato e dei consiglieri Tiozzo, Bortoli, Fracasso, Pigozzo, Ruzzante e Sinigaglia.
La proposta di legge, che è stata annunciata nella serata di mercoledì 14 a Taglio di Po durante la conferenza “Polesine e… metano. Ritorna l’incubo estrazioni” dallo stesso consigliere Azzalin, mira a tutelare le province di padova, Rovigo e Venezia, con una modifica all'articolo 6 del decreto legislativo del 3 aprile 2006, numero 152, ovvero le norme in materia ambientale, nel capitolo dove vengono disciplinate le procedure di Via, Vas, valutazione di incidenza e l'autorizzazione integrata ambientale.
L'articolo di legge, attualmente in vigore, si divide in 17 commi e la proposta andrebbe ad aggiungersi dopo l'ultimo (che mira a tutelare l'ambiente e l'ecosistema nelle aree marine e costiere, protette per scopi di tutela ambientale, vietando ricerca ed estrazioni), con un 17bis: “Al fine di prevenire il fenomeno della subsidenza – si legge nella proposta -, le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, sono altresì vietate nel territorio delle province di Padova, Rovigo e Venezia. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del presente comma”.
Si punta, quindi, a bloccare il prima possibile le richieste avanzate da Aleanna Resource, società con bandiera statunitense, per ottenere le autorizzazioni necessarie per una prima fase di ricerche e individuare giacimenti di idrocarburi, in Polesine.
La legge, inoltre, va ad affiancare quella regionale già in vigore, la 36/97 (normativa che ha sancito la nascita del Parco del Delta del Po Veneto), nel famoso articolo 30 tanto discusso in questo periodo per via della riconversione a carbone della centrale Enel di Polesine Camerini. Nel comma “b”, infatti, viene fatto divieto di estrazione di idrocarburi all'interno del territorio del Parco.
Le motivazioni del no appaiono chiare, visto che per riassettare il territorio deltino, ci sono voluti dal '61 ad oggi 4miliardi di euro per ricostruire idrovore e ponti, sistemare 480 chilometri di argini fluviali e 80 di difese a mare, senza calcolare i danni dovuti dalle alluvioni e all'agricoltura, dato che durante le estrazioni, l'acqua salmastra veniva gettata nei fossi della bonifica.
Tuttavia la modifica all'articolo 30, con l'aggiunta del comma “a bis”, come approvato a maggioranza nel consiglio regionale di fine luglio con il sì dello stesso Azzalin controcorrente rispetto all'astensione del suo Pd, che permette la riconversione della centrale di Polesine Camerini a carbone, si è aperto un precedente, in quanto darebbe il diritto ad altre aziende di avanzare le stesse pretese.
Il rischio è quello che vengano utilizzati due pesi e due misure, nel valutare cosa sia impattante per il territorio o meno. I danni della subsidenza il Polesine li sta ancora pagando, questa è una buona motivazione per dire “no”, ma dall'altro lato ci sono state delle condanne da parte della corte di cassazione per emissioni moleste, danneggiamento all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico, verso i vertici dell'azienda energetica.
Non si vorrebbe che nella lotta alle estrazioni, si perdesse di vista che sul territorio vi sono altre grandi opere, già realizzate o in fase di avvio, che avranno un impatto ambientale importante in un ecosistema molto fragile.
di Nicola Cappello
15.09.2011
Un fronte comune per fermare le trivellazioni e la ricerca di idrocarburi nelle province di Rovigo, Padova e Venezia. La proposta di legge, presentata dal consigliere regionale Graziano Azzalin, porta anche la firma dell'assessore regionale Marialuisa Coppola e del consigliere Mauro Mainardi. Si punta a bloccare le richieste di ricerca idrocarburi della ditta texana Aleanna Resource. Azzalin, dopo il sì alla modifica della legge dell'Ente parco Delta che permetterà la conversione della centrale Enel di Polesine camerini a carbone, cerca di recuperare credito tra gli ambientalisti
Un secco no, da parte di tutti i rappresentanti politici regionali e locali, alle estrazioni di metano in Polesine. Un segnale chiaro e forte sin da subito. Ad avvallare questa linea comune, la proposta di legge presentata dal consigliere regionale Graziano Azzalin, alla presidenza del consiglio giovedì 15 settembre, per vietare la ricerca e le estrazioni di idrocarburi nei territori di Rovigo, Padova e Venezia.
Al fianco del consigliere regionale del Pd, la firma dell'assessore regionale all'economia Marialuisa Coppola, oltre il sostegno del consigliere regionale polesano Mauro Mainardi, assieme al capogruppo del Pd regionale Laura Puppato e dei consiglieri Tiozzo, Bortoli, Fracasso, Pigozzo, Ruzzante e Sinigaglia.
La proposta di legge, che è stata annunciata nella serata di mercoledì 14 a Taglio di Po durante la conferenza “Polesine e… metano. Ritorna l’incubo estrazioni” dallo stesso consigliere Azzalin, mira a tutelare le province di padova, Rovigo e Venezia, con una modifica all'articolo 6 del decreto legislativo del 3 aprile 2006, numero 152, ovvero le norme in materia ambientale, nel capitolo dove vengono disciplinate le procedure di Via, Vas, valutazione di incidenza e l'autorizzazione integrata ambientale.
L'articolo di legge, attualmente in vigore, si divide in 17 commi e la proposta andrebbe ad aggiungersi dopo l'ultimo (che mira a tutelare l'ambiente e l'ecosistema nelle aree marine e costiere, protette per scopi di tutela ambientale, vietando ricerca ed estrazioni), con un 17bis: “Al fine di prevenire il fenomeno della subsidenza – si legge nella proposta -, le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, sono altresì vietate nel territorio delle province di Padova, Rovigo e Venezia. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del presente comma”.
Si punta, quindi, a bloccare il prima possibile le richieste avanzate da Aleanna Resource, società con bandiera statunitense, per ottenere le autorizzazioni necessarie per una prima fase di ricerche e individuare giacimenti di idrocarburi, in Polesine.
La legge, inoltre, va ad affiancare quella regionale già in vigore, la 36/97 (normativa che ha sancito la nascita del Parco del Delta del Po Veneto), nel famoso articolo 30 tanto discusso in questo periodo per via della riconversione a carbone della centrale Enel di Polesine Camerini. Nel comma “b”, infatti, viene fatto divieto di estrazione di idrocarburi all'interno del territorio del Parco.
Le motivazioni del no appaiono chiare, visto che per riassettare il territorio deltino, ci sono voluti dal '61 ad oggi 4miliardi di euro per ricostruire idrovore e ponti, sistemare 480 chilometri di argini fluviali e 80 di difese a mare, senza calcolare i danni dovuti dalle alluvioni e all'agricoltura, dato che durante le estrazioni, l'acqua salmastra veniva gettata nei fossi della bonifica.
Tuttavia la modifica all'articolo 30, con l'aggiunta del comma “a bis”, come approvato a maggioranza nel consiglio regionale di fine luglio con il sì dello stesso Azzalin controcorrente rispetto all'astensione del suo Pd, che permette la riconversione della centrale di Polesine Camerini a carbone, si è aperto un precedente, in quanto darebbe il diritto ad altre aziende di avanzare le stesse pretese.
Il rischio è quello che vengano utilizzati due pesi e due misure, nel valutare cosa sia impattante per il territorio o meno. I danni della subsidenza il Polesine li sta ancora pagando, questa è una buona motivazione per dire “no”, ma dall'altro lato ci sono state delle condanne da parte della corte di cassazione per emissioni moleste, danneggiamento all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico, verso i vertici dell'azienda energetica.
Non si vorrebbe che nella lotta alle estrazioni, si perdesse di vista che sul territorio vi sono altre grandi opere, già realizzate o in fase di avvio, che avranno un impatto ambientale importante in un ecosistema molto fragile.
Trivellazioni nella Bassa, stop dal consiglio regionale
Fonte Il Mattino di Padova
Approvata in commissione la proposta di legge del Pd, che era stata poi sottoscritta anche dall’assessore Pdl Maria Luisa Coppola. Un freno al rischio subsistenza
PADOVA. Stop alle trivellazioni nella Bassa Padovana:passa in commissione ambiente della Regione il progetto di legge statale contro il rischio subsidenza. Un sì bipartisan, visto che il progetto di legge era stato presentato il il 15 settembre scorso dai consiglieri del Partito Democratico, con primo firmatario Graziano Azzalin, ma poi si era aggiunta anche l’assessore Marialuisa Coppola del Pdl. Il disegno di legge ha un unico articolo e prevede di prevenire e tutelare i territori delle province di Padova, Rovigo e Venezia da quel particolare fenomeno geologico chiamato subsidenza, consistente in un progressivo e inesorabile abbassamento del terreno con pesanti ricadute sull’assetto idraulico, geologico e di tutela del territorio, il cui rischio – è assodato – aumenta esponenzialmente in caso di trivellazioni ed estrazioni di fluidi dal sottosuolo.
Insomma un limite all’estrazione degli idrocarburi dal sottosuolo, anteponendo prima di tutto la sicurezza e la tutela di un territorio fragile, già pesantemente sfruttato e compromesso e che come ha dimostrato l’alluvione dello scorso anno ha degli evidenti problemi dal punto di vista idrogeologico che poi finiscono col ricadere sulla vita, il lavoro e le abitazioni dei cittadini. “Questo perché, nonostante sia dimostrato che la subsidenza antropica ha delle conseguenze devastanti sul nostro territorio, negli ultimi anni, per necessità energetiche, sono stati progettati e avviati interventi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi da parte di compagnie private” spiega il consigliere del Pd Piero Ruzzante.
Per quanto riguarda la provincia di Padova, l’area interessata è quella della Bassa, con le trivellazioni portate avanti in particolare dalla società americana, la AleAnna Resources, LLC, con sede operativa nello stato del Texas e con una sede secondaria a Matera, che ha ottenuto dal ministero tre permessi di ricerca di cui due riguardano le aree dei comuni padovani. Nell’area “Le Saline” sono compresi i comuni di Casale di Scodosia, Castelbaldo, Granze, Masi, Megliadino San Vitale, Merlara, Piacenza d’Adige, Ponso, Sant’Elena, Santa Margherita d’Adige, Sant’Urbano. A questi comuni si aggiungano quelli compresi nell’area del secondo permesso di ricerca, denominata “Treponti”: si tratta di Agna, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra, Boara Pisani, Granze, Pozzonovo, Solesino, Stanghella, Tribano, Vescovana.
“La commissione ambiente del consiglio regionale ha approvato all'unanimità la proposta di legge - spiega Ruzzante - Ora ci auguriamo venga rapidamente approvata in consiglio, è comunque un'ottima notizia per i cittadini della bassa padovana ed è la dimostrazione che la posizione intransigente assunta dal Pd è stata condivisa anche dalle forze di maggioranza".
Approvata in commissione la proposta di legge del Pd, che era stata poi sottoscritta anche dall’assessore Pdl Maria Luisa Coppola. Un freno al rischio subsistenza
PADOVA. Stop alle trivellazioni nella Bassa Padovana:passa in commissione ambiente della Regione il progetto di legge statale contro il rischio subsidenza. Un sì bipartisan, visto che il progetto di legge era stato presentato il il 15 settembre scorso dai consiglieri del Partito Democratico, con primo firmatario Graziano Azzalin, ma poi si era aggiunta anche l’assessore Marialuisa Coppola del Pdl. Il disegno di legge ha un unico articolo e prevede di prevenire e tutelare i territori delle province di Padova, Rovigo e Venezia da quel particolare fenomeno geologico chiamato subsidenza, consistente in un progressivo e inesorabile abbassamento del terreno con pesanti ricadute sull’assetto idraulico, geologico e di tutela del territorio, il cui rischio – è assodato – aumenta esponenzialmente in caso di trivellazioni ed estrazioni di fluidi dal sottosuolo.
Insomma un limite all’estrazione degli idrocarburi dal sottosuolo, anteponendo prima di tutto la sicurezza e la tutela di un territorio fragile, già pesantemente sfruttato e compromesso e che come ha dimostrato l’alluvione dello scorso anno ha degli evidenti problemi dal punto di vista idrogeologico che poi finiscono col ricadere sulla vita, il lavoro e le abitazioni dei cittadini. “Questo perché, nonostante sia dimostrato che la subsidenza antropica ha delle conseguenze devastanti sul nostro territorio, negli ultimi anni, per necessità energetiche, sono stati progettati e avviati interventi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi da parte di compagnie private” spiega il consigliere del Pd Piero Ruzzante.
Per quanto riguarda la provincia di Padova, l’area interessata è quella della Bassa, con le trivellazioni portate avanti in particolare dalla società americana, la AleAnna Resources, LLC, con sede operativa nello stato del Texas e con una sede secondaria a Matera, che ha ottenuto dal ministero tre permessi di ricerca di cui due riguardano le aree dei comuni padovani. Nell’area “Le Saline” sono compresi i comuni di Casale di Scodosia, Castelbaldo, Granze, Masi, Megliadino San Vitale, Merlara, Piacenza d’Adige, Ponso, Sant’Elena, Santa Margherita d’Adige, Sant’Urbano. A questi comuni si aggiungano quelli compresi nell’area del secondo permesso di ricerca, denominata “Treponti”: si tratta di Agna, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra, Boara Pisani, Granze, Pozzonovo, Solesino, Stanghella, Tribano, Vescovana.
“La commissione ambiente del consiglio regionale ha approvato all'unanimità la proposta di legge - spiega Ruzzante - Ora ci auguriamo venga rapidamente approvata in consiglio, è comunque un'ottima notizia per i cittadini della bassa padovana ed è la dimostrazione che la posizione intransigente assunta dal Pd è stata condivisa anche dalle forze di maggioranza".
domenica 19 dicembre 2010
«Trivellazioni pericolose» I petrolieri Usa in Regione. Il centrosinistra ribadisce il suo no
Fonte Il Mattino di Padova
STANGHELLA. Approda in Regione il progetto per i sondaggi alla ricerca di idrocarburi nella Bassa. Nei giorni scorsi in VII commissione consiliare audizione con i tecnici della multinazionale statunitense AleAnna Resources, con sede legale in Italia a Matera, insieme all'assessore regionale all'Ambiente Maurizio Conte, in merito al progetto di ricerca di idrocarburi denominato «Tre Ponti». Progetto che interessa la Bassa Padovana e il Polesine. L'incontro è stato richiesto dai consiglieri del Pd Graziano Azzalin e Stefano Fracasso. «Siamo fortemente preoccupati - commenta Azzalin - perché ovviamente l'attività di ricerca non è fine a se stessa, ma il primo passo per una successiva richiesta di estrazione. E' ben noto che infatti sotto la Pianura padana si trovano giacimenti di idrocarburi, ma questi non possono e non devono essere toccati: il Veneto, e il Polesine in particolare, pagano ancora le conseguenze per le estrazioni del metano avvenute dal 1938 al 1964. Nessuno può accettare che avvenga nulla di simile e le giustificazioni economiche non possono certo essere accettate da parte di un territorio che sta già pesantemente pagando in termini ambientali per le scelte energetiche nazionali. Quello che è accaduto in questi giorni deve servire da monito su quanta cura si debba avere dell'equilibrio idrogeologico ed evidenzia la fragilità del territorio quando è lasciato all'incuria e alla speculazione». Azzalin, insieme al consigliere Cristiano Corazzari e al capogruppo del Pd in consiglio regionale Laura Puppato, si è poi detto pronto ad attivarsi «per la salvaguardia del territorio dagli interessi speculativi, cercando di fare squadra con le amministrazioni locali, Provincia in testa. Dopo il parere tecnico della commissione Via regionale, l'iter sarà in capo al Ministero dello Sviluppo economico ed è qui che la mobilitazione del territorio dovrà farsi sentire. Già i cittadini si sono mossi e sono state organizzate raccolte di firme, quello che occorre fare è tenere alta la guardia e rimarcare che non possono prevalere istanze di tipo economico sulla sicurezza del territorio». «Devo positivamente notare - conclude Azzalin - che l'assessore Conte ha fatto proprie le nostre preoccupazioni». L'istanza «Tre Ponti» interessa i territori di 10 comuni padovani: Agna, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra, Boara Pisani, Granze, Pozzonovo, Solesino, Stanghella, Tribano, Vescovana.
STANGHELLA. Approda in Regione il progetto per i sondaggi alla ricerca di idrocarburi nella Bassa. Nei giorni scorsi in VII commissione consiliare audizione con i tecnici della multinazionale statunitense AleAnna Resources, con sede legale in Italia a Matera, insieme all'assessore regionale all'Ambiente Maurizio Conte, in merito al progetto di ricerca di idrocarburi denominato «Tre Ponti». Progetto che interessa la Bassa Padovana e il Polesine. L'incontro è stato richiesto dai consiglieri del Pd Graziano Azzalin e Stefano Fracasso. «Siamo fortemente preoccupati - commenta Azzalin - perché ovviamente l'attività di ricerca non è fine a se stessa, ma il primo passo per una successiva richiesta di estrazione. E' ben noto che infatti sotto la Pianura padana si trovano giacimenti di idrocarburi, ma questi non possono e non devono essere toccati: il Veneto, e il Polesine in particolare, pagano ancora le conseguenze per le estrazioni del metano avvenute dal 1938 al 1964. Nessuno può accettare che avvenga nulla di simile e le giustificazioni economiche non possono certo essere accettate da parte di un territorio che sta già pesantemente pagando in termini ambientali per le scelte energetiche nazionali. Quello che è accaduto in questi giorni deve servire da monito su quanta cura si debba avere dell'equilibrio idrogeologico ed evidenzia la fragilità del territorio quando è lasciato all'incuria e alla speculazione». Azzalin, insieme al consigliere Cristiano Corazzari e al capogruppo del Pd in consiglio regionale Laura Puppato, si è poi detto pronto ad attivarsi «per la salvaguardia del territorio dagli interessi speculativi, cercando di fare squadra con le amministrazioni locali, Provincia in testa. Dopo il parere tecnico della commissione Via regionale, l'iter sarà in capo al Ministero dello Sviluppo economico ed è qui che la mobilitazione del territorio dovrà farsi sentire. Già i cittadini si sono mossi e sono state organizzate raccolte di firme, quello che occorre fare è tenere alta la guardia e rimarcare che non possono prevalere istanze di tipo economico sulla sicurezza del territorio». «Devo positivamente notare - conclude Azzalin - che l'assessore Conte ha fatto proprie le nostre preoccupazioni». L'istanza «Tre Ponti» interessa i territori di 10 comuni padovani: Agna, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra, Boara Pisani, Granze, Pozzonovo, Solesino, Stanghella, Tribano, Vescovana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
14 novembre 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)