La Giunta provinciale ha approvato le linee strategiche che guideranno
la redazione finale del Piano provinciale dei rifiuti urbani nel periodo
2010-2019. Lo scenario futuro e la relativa pianificazione per i
prossimi anni sono stati presentati dalla presidente della Provincia
Barbara Degani, dal vice presidente Roberto Marcato, dall’assessore
provinciale all’Ambiente Mauro Fecchio e dall’assessore Leandro
Comacchio.
Ad aprile 2009 il Consiglio provinciale aveva adottato il
Documento preliminare del Piano di gestione dei rifiuti urbani per il
periodo 2010-2019. Sulla base degli indirizzi individuati, delle
osservazioni recepite, degli incontri preliminari effettuati con le
autorità di Bacino e degli sviluppi successivi, sono state delineate le
linee strategiche per la predisposizione della versione finale del
Piano. “Il nostro obiettivo – ha chiarito la presidente Degani – è
quello di chiudere alcune ferite aperte del nostro territorio. Per
questo nel Piano è prevista la chiusura delle discariche di Campodarsego
e Ponte San Nicolò. Altro proposito è quello di arrivare ad una tariffa
unica, in tutta la provincia, per la gestione dei rifiuti, abbassando
le zone in cui era troppo elevata, come ad esempio, la città”.
Tra
gli obiettivi c’è anche quello di assicurare l’autosufficienza nello
smaltimento mediante il termovalorizzatore di Padova quale impianto
primario per la gestione dei rifiuti urbani provinciali e attraverso un
sistema integrato basato su impianti di recupero e smaltimento dei
rifiuti. “Di fatto – ha spiegato il vicepresidente Marcato – grazie a
questo piano strategico siamo autosufficienti e andremo via via a
ridurre la presenza di discariche fino ad eliminarle. In più la tariffa
non avrà oscillazioni: perciò cambiare sistema di gestione, essere
autosufficienti e mantenere costi bassi era una sfida complessa, ma
l’abbiamo vinta”.
La previsione strategica parte dallo scenario
registrato durante il 2010 che ha visto l’incremento della produzione
rispetto agli anni precedenti in linea con il trend del passato. Per
questo ci si attende che da qui al 2019 l’andamento proseguirà di pari
passo con l’aumento della popolazione e della produzione pro-capite.
Entro il 31 dicembre 2012 dovrebbe inoltre essere raggiunta una
percentuale media provinciale di raccolta differenziata pari al 65% e lo
smaltimento dei rifiuti non riciclabile si prevede venga assicurato in
via prioritaria dall’impianto di termovalorizzazione di Padova, con una
riduzione dello smaltimento in discarica. “Il Piano che abbiamo
presentato – ha sottolineato l’assessore Fecchio – è molto articolato e,
a favore dei cittadini prevede l’armonizzazione delle tariffe, in
particolare quelle del Bacino Padova2, senza aumentarle negli altri.
Prevede, poi, un aumento della raccolta differenziata sia in provincia,
che in città ed un utilizzo strategico del termovalorizzatore di San
Lazzaro”.
Sulla base dello scenario delineato, è stata confermata la suddivisione in tre fasi già inserita nel Piano preliminare:
-La
prima riprende quanto avvenuto nel 2010 con un raccolta differenziata
del 60% a livello provinciale e l’avvio della terza linea del
termovalorizzatore di Padova.
- La seconda fase è relativa agli
anni 2011-2014 e prevede che dal 64% di raccolta differenziata a livello
provinciale, si arrivi al 65% entro il 31 dicembre del 2012. In questo
arco di tempo ci sarà la chiusura della discarica di Campodarsego e
l’ampliamento di quella di Este, sebbene la volumetria sarà ridotta
rispetto ai 430mila metri cubi previsti dalla Provincia.
- Nella
terza fase (2015-2019) si punta a superare il 66% nella raccolta
differenziata provinciale. In questi anni si va verso l’esaurimento
della discarica di Sant’Urbano e il mantenimento solo di quella di Este.
Per quanto riguarda gli impianti, il termovalorizzatore di Padova
resterà quello prioritario, ma sono confermati strategici per il
recupero e lo smaltimento dei rifiuti anche:
- Camposampiero, Este e Vigonza (biotrattamento);
- Campodarsego, Este e San Giorgio delle Pertiche (frazione secca);
- Limena per il recupero rifiuti da spazzamento stradale;
-
le discariche di Este e Sant’Urbano oltre che di Camposarsego, fino ad
esaurimento delle volumetrie autorizzate (entro l’estate 2012).
Rispetto alla situazione impiantistica prevista dal Documento preliminare del piano sono state aggiunte le seguenti modifiche:
- viene escluso l’impianto di selezione di Monselice poiché ci sarà la razionalizzazione di quello di Este;
-
è esclusa la discarica di Ponte San Nicolò per un volume di 300mila
metri cubi perché non è più ritenuta strategica nella gestione dei
rifiuti urbani;
- viene limitata la volumetria della discarica di
Este rispetto ai 430mila metri cubi indicati dal Consiglio Provinciale
con il Documento preliminare del piano. La nuova volumetria è fissata a
350mila metri cubi corrispondente a circa 280mila tonnellate che
rappresentano la quantità sufficiente per garantire lo smaltimento dei
rifiuti del Bacino Padova 3 secondo la produzione di piano e comunque
mantenendo inalterata la quantità smaltita;
- è prevista la
realizzazione di un impianto di biotrattamento a Padova, nell’area di
Ca’ Nordio, della potenzialità di 37.500 tonnellate l’anno a servizio
dell’area centrale di Padova;
- si punterà a valorizzare la
discarica di Sant’Urbano quale impianto strategico nelle situazioni di
emergenza. Tutto ciò anche in considerazione di tempi ipotizzabili per
l’ampliamento della discarica di Este nonché per lo smaltimento dei
rifiuti non conferibili al termovalorizzatore (ad esempio rifiuti
ingombranti o quelli da spazzamento stradale non recuperabili), nonché
come supporto allo smaltimento dei rifiuti del Bacino Padova 3 per
limitare la movimentazione degli scarti da smaltire nella discarica di
Este.
Infine, dal 1 gennaio 2012 i rifiuti non recuperabili del
Bacino Padova 4 saranno conferiti al termovalorizzatore di Padova.
Analogamente, già dalla stessa data, parte dei rifiuti del Bacino Padova
1 inizieranno ad essere trasferiti al medesimo termovalorizzatore, in
attesa della chiusura della discarica di Campodarsego prevista per
l’estate 2012. Quando ciò avverrà, tutti i rifiuti non recuperabili del
Bacino Padova 1 verranno inviati al termovalorizzatore di Padova. Nel
2012 viene di conseguenza avviata una fase di omogeneizzazione delle
tariffe di conferimento al termovalorizzatore.
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domenica 8 gennaio 2012
domenica 17 luglio 2011
Pillon: «Una lobby "governa" i rifiuti» - ACEGAS/APS L’ad sull’inceneritore: «Investiti 100 milioni e non ci arriva materiale da bruciare»
Fonte Il Gazzettino
di Marco Giacon
12 luglio 2011
Ora non è più solo la parola di un tecnico, ora c’è anche quella dell’amministratore delegato nonché vicepresidente di AcegasAps, Cesare Pillon che ieri ha espresso tutta la sua preoccupazione e la sua rabbia per una situazione a dir poco "incresciosa". «Abbiamo investito 100 milioni di euro, soldi pubblici dei cittadini dei comuni di Padova e Trieste per fare nascere un termovalorizzatore che desse l’autosufficienza allo smaltimento nel territorio di Padova. Ebbene non ci arrivano i rifiuti che dovremmo avere perchè le discariche sono ancora aperte, anzi, alcune aumentano la capienza. Ho dei sospetti che la lobby delle discariche si stia muovendo contrariamente agli indirizzi di legge che obbligano alla loro chiusura. Noi siamo nati proprio su questo dettato, contenuto nel piano provinciale dei rifiuti del 29 novembre 2004 e nella delibera regionale 59 del novembre dello stesso anno. Di più: siamo stati autorizzati dalla Regione il 21 dicembre del 2009 ad aprire l’impianto. E un inceneritore non si apre se non c’è pianificazione. Si apre solo se quell’inceneritore avrà i rifiuti. Ora sono proprio curioso di vedere che cosa conterrà il nuovo piamo provinciale dei rifiuti in elaborazione. Perché se le discariche non chiudono ma si ampliano c’è da andare in tribunale».
Piccolo riassunto. L’inceneritore ha una capacità giornalierà di 600 tonnellate, esattamente quelle che produce l’intera provincia. Invece ne brucia 350 e le altre deve "trovarle" in giro per la Regione. Questo perché i rifiuti dell’Alta padovana, Bacino 1, non gli sono mai arrivati, anche se doveva riceverli. E non gli arriveranno visto che la discarica di Campodarsego non chiuderà.
«Posso dire che l’azienda farà tutto ciò che le è possibile per il conferimento corretto dei rifiuti» dichiara Pillon. «Comunque è un problema molto ampio. Basti pensare che il bacino Treviso 1 vorrebbe portarci i propri rifiuti, fatto che diminuirebbe per loro di molto la tariffa a cui oggi li smaltiscono, levando un problema a noi, ma le due Province non si mettono d’accordo».
di Marco Giacon
12 luglio 2011
Ora non è più solo la parola di un tecnico, ora c’è anche quella dell’amministratore delegato nonché vicepresidente di AcegasAps, Cesare Pillon che ieri ha espresso tutta la sua preoccupazione e la sua rabbia per una situazione a dir poco "incresciosa". «Abbiamo investito 100 milioni di euro, soldi pubblici dei cittadini dei comuni di Padova e Trieste per fare nascere un termovalorizzatore che desse l’autosufficienza allo smaltimento nel territorio di Padova. Ebbene non ci arrivano i rifiuti che dovremmo avere perchè le discariche sono ancora aperte, anzi, alcune aumentano la capienza. Ho dei sospetti che la lobby delle discariche si stia muovendo contrariamente agli indirizzi di legge che obbligano alla loro chiusura. Noi siamo nati proprio su questo dettato, contenuto nel piano provinciale dei rifiuti del 29 novembre 2004 e nella delibera regionale 59 del novembre dello stesso anno. Di più: siamo stati autorizzati dalla Regione il 21 dicembre del 2009 ad aprire l’impianto. E un inceneritore non si apre se non c’è pianificazione. Si apre solo se quell’inceneritore avrà i rifiuti. Ora sono proprio curioso di vedere che cosa conterrà il nuovo piamo provinciale dei rifiuti in elaborazione. Perché se le discariche non chiudono ma si ampliano c’è da andare in tribunale».
Piccolo riassunto. L’inceneritore ha una capacità giornalierà di 600 tonnellate, esattamente quelle che produce l’intera provincia. Invece ne brucia 350 e le altre deve "trovarle" in giro per la Regione. Questo perché i rifiuti dell’Alta padovana, Bacino 1, non gli sono mai arrivati, anche se doveva riceverli. E non gli arriveranno visto che la discarica di Campodarsego non chiuderà.
«Posso dire che l’azienda farà tutto ciò che le è possibile per il conferimento corretto dei rifiuti» dichiara Pillon. «Comunque è un problema molto ampio. Basti pensare che il bacino Treviso 1 vorrebbe portarci i propri rifiuti, fatto che diminuirebbe per loro di molto la tariffa a cui oggi li smaltiscono, levando un problema a noi, ma le due Province non si mettono d’accordo».
martedì 12 luglio 2011
«Decidiamo se l’inceneritore è business»
Fonte il Gazzettino
10 luglio 2011
LEGA AL CONTRATTACCO Marcato: «La sinistra e il Comune devono chiarire»
«Ma insomma, dev’essere sempre tutto colpa della Provincia?» Il vicepresidente Roberto Marcato, Lega Nord, che già ne ha di suo visto che domani ci sarà un summit tra Pdl e Lega per decidere sul futuro dell’amministrazione, stavolta sul tema dei rifiuti se la prende con il Comune. «A sinistra ragionano come se loro non c’entrassero mai in niente. Ma non siamo mica noi i proprietari dell’inceneritore del S. Lazzaro, semmai lo è il Comune. Allora l’assessore Silvia Clai dell’IOdv che per cinque anni quando era all’opposizione in Provincia ha chiesto che venisse chiusa la prima linea, faccia lo stesso con il sindaco. E la stessa cosa faccia anche l’assessore all’Ambiente, Alessandro Zan di Sinistra Ecologià Libertà. Si prende il coraggio di dire allo stesso tempo che bisogna chiudere le discariche e ridimensionare l’inceneritore. Ma allora i rifiuti dove li mettiamo?».
Un fatto è certo. «Padova con l’inceneritore ha raggiunto l’autosufficienza nello smaltimento. Ora la politica, noi tutti, dobbiamo interrogarci. Questo impianto serve solo per noi oppure può diventare un business servendo anche altre zone della regione? Perchè se decidiamo questo allora possono andare bene sia le tre linee che le discariche. Ma conferire nell’inceneritore costa di più. Come fare per mantenere inalterata la qualità del servizio nel Bacino Padova 1, quello di Campodarsego, se la discarica dovesse chiudere? Sono domande che dobbiamo porci. La Provincia risponderà con il suo piano e la Regione con il proprio, ma chiedo che anche l’amministrazione di Padova ce lo dica una buona volta. Anche il Comune deve esporsi su questa vicenda. Perché è vero che l’impianto ha una autorizzazione regionale per tre linee ma la scelta se usarle o meno spetta ai proprietari».
10 luglio 2011
LEGA AL CONTRATTACCO Marcato: «La sinistra e il Comune devono chiarire»
«Ma insomma, dev’essere sempre tutto colpa della Provincia?» Il vicepresidente Roberto Marcato, Lega Nord, che già ne ha di suo visto che domani ci sarà un summit tra Pdl e Lega per decidere sul futuro dell’amministrazione, stavolta sul tema dei rifiuti se la prende con il Comune. «A sinistra ragionano come se loro non c’entrassero mai in niente. Ma non siamo mica noi i proprietari dell’inceneritore del S. Lazzaro, semmai lo è il Comune. Allora l’assessore Silvia Clai dell’IOdv che per cinque anni quando era all’opposizione in Provincia ha chiesto che venisse chiusa la prima linea, faccia lo stesso con il sindaco. E la stessa cosa faccia anche l’assessore all’Ambiente, Alessandro Zan di Sinistra Ecologià Libertà. Si prende il coraggio di dire allo stesso tempo che bisogna chiudere le discariche e ridimensionare l’inceneritore. Ma allora i rifiuti dove li mettiamo?».
Un fatto è certo. «Padova con l’inceneritore ha raggiunto l’autosufficienza nello smaltimento. Ora la politica, noi tutti, dobbiamo interrogarci. Questo impianto serve solo per noi oppure può diventare un business servendo anche altre zone della regione? Perchè se decidiamo questo allora possono andare bene sia le tre linee che le discariche. Ma conferire nell’inceneritore costa di più. Come fare per mantenere inalterata la qualità del servizio nel Bacino Padova 1, quello di Campodarsego, se la discarica dovesse chiudere? Sono domande che dobbiamo porci. La Provincia risponderà con il suo piano e la Regione con il proprio, ma chiedo che anche l’amministrazione di Padova ce lo dica una buona volta. Anche il Comune deve esporsi su questa vicenda. Perché è vero che l’impianto ha una autorizzazione regionale per tre linee ma la scelta se usarle o meno spetta ai proprietari».
Per bruciare i rifiuti
Fonte il Gazzettino
di Mauro Giacon
10 luglio 2011
Sembra facile. Chiudere le discariche e portare tutto nell’inceneritore. Ma c’è un piccolo particolare. Scaricare tutto in un buco sottoterra costa meno che portare il rifiuto a bruciare. «Dunque capisco AcegasAps quando dice che l’investimento va remunerato, ma bisogna che lo spieghi anche a Etra, che gestisce la discarica di Campodarsego. Dunque se AcegasAps vuole quei rifiuti dev’essere disposta ad andare incontro a Etra che altrimenti dovrebbe, per portarglieli, aumentare le sue tariffe». È Mauro Fecchio che parla, l’assessore provinciale incaricato di redarre il Piano provinciale dei rifiuti. «Guardi le discariche in provincia sono tre. Quella regionale di S. Urbano che serve per le emergenze. Ma è destinata ad esaurirsi verso il 2017-18. Quella di Campodarsego nella quale Etra vuole conferire altri 100mila metri cubi di spazzature prima di chiuderla, quindi entro qualche anno, e quella della Sesa di este che invece ha chiesto al vecchio consiglio provinciale un ampliamento di 400mila metri cubi». Quest’ultimo sembra francamente una enormità. «Ma mpiuttosto che far partire un camion da Castelbado per farlo scaricare nell’inceneritore meglio così» dice Fecchio con il suo solito spirito pratico. «Per quanto riguarda il Bacino Padova 4 quello della bassa padovana è ipotizzabile portare con poca spesa tutto nel forno. Dunque la situazione va verso un progressivo spostamento dell’equilibrio verso l’inceneritore, ma qualche discarica aperta serve, se non altro per metterci dentro gli scarti prodotti dal forno». Ma il vero problema è un altro. Ci dovrebbe essere un Ato unico che unisca i quattro bacini sotto l’ègida della Provincia. Siccome ancora i poteri non ce li abbiamo ho chiesto ai quattro bacini di ritrovarsi e di mettere a punto una politica armonizzata delle tariffe, perchè è questo il vero nodo che frena il conferimento dei rifiuti nell’inceneritore. Solo così potremmo dare un senso alla nostra autosufficienza nel campo dello smaltimento».
di Mauro Giacon
10 luglio 2011
Sembra facile. Chiudere le discariche e portare tutto nell’inceneritore. Ma c’è un piccolo particolare. Scaricare tutto in un buco sottoterra costa meno che portare il rifiuto a bruciare. «Dunque capisco AcegasAps quando dice che l’investimento va remunerato, ma bisogna che lo spieghi anche a Etra, che gestisce la discarica di Campodarsego. Dunque se AcegasAps vuole quei rifiuti dev’essere disposta ad andare incontro a Etra che altrimenti dovrebbe, per portarglieli, aumentare le sue tariffe». È Mauro Fecchio che parla, l’assessore provinciale incaricato di redarre il Piano provinciale dei rifiuti. «Guardi le discariche in provincia sono tre. Quella regionale di S. Urbano che serve per le emergenze. Ma è destinata ad esaurirsi verso il 2017-18. Quella di Campodarsego nella quale Etra vuole conferire altri 100mila metri cubi di spazzature prima di chiuderla, quindi entro qualche anno, e quella della Sesa di este che invece ha chiesto al vecchio consiglio provinciale un ampliamento di 400mila metri cubi». Quest’ultimo sembra francamente una enormità. «Ma mpiuttosto che far partire un camion da Castelbado per farlo scaricare nell’inceneritore meglio così» dice Fecchio con il suo solito spirito pratico. «Per quanto riguarda il Bacino Padova 4 quello della bassa padovana è ipotizzabile portare con poca spesa tutto nel forno. Dunque la situazione va verso un progressivo spostamento dell’equilibrio verso l’inceneritore, ma qualche discarica aperta serve, se non altro per metterci dentro gli scarti prodotti dal forno». Ma il vero problema è un altro. Ci dovrebbe essere un Ato unico che unisca i quattro bacini sotto l’ègida della Provincia. Siccome ancora i poteri non ce li abbiamo ho chiesto ai quattro bacini di ritrovarsi e di mettere a punto una politica armonizzata delle tariffe, perchè è questo il vero nodo che frena il conferimento dei rifiuti nell’inceneritore. Solo così potremmo dare un senso alla nostra autosufficienza nel campo dello smaltimento».
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sabato 8 gennaio 2011
Il Pd scandalizzato: "Va ritirato subito". Ma la Lega non molla
Fonte Il Mattino di Padova
PADOVA. Prima il sindaco di Solesino, poi tutto lo stato maggiore del Pd. Da Paolo Giacon, consigliere provinciale, a Davide Zoggia (responsabile enti locali). Tutti contro il «Calendario della Befana» senza 25 aprile e 1 maggio, stampato dalla Provincia e spedito ai municipi. Un'iniziativa dell'Assessorato all'identità veneta del leghista Leandro Comacchio.
«La vicenda è sconcertante. L'ennesima azione leghista grave e irrispettosa nei confronti dell'intero Paese. Offende la memoria di quanti sono morti per liberarci dai nazifascisti e quanti lavorano o sono morti per il lavoro». Così Zoggia che rincara: «Un ignobile spreco di denaro pubblico: dopo le balle sulle bandiere, i soli di Adro e le mille altre buffonate, un altro capolavoro».
Per Giacon, un calendario da ritirare: «Ha fatto bene il sindaco di Solesino a rispedire al mittente questo tentativo maldestro di riscrivere la storia e di distorcere le feste e le tradizioni. La Provincia interrompa subito la distribuzione. Invitiamo tutti i sindaci, le associazioni e le parrocchie a sommergere la sede della Provincia con i pacchi di restituzione. Ovviamente con il costo di spedizione a carico del destinatario».
Replica l'assessore Comacchio: «Ci mancava solo l'accusa di incostituzionalità alla Befana. Le feste mancanti si possono segnare in penna». E spiega: «E' un prodotto pensato per far conoscere ai più piccoli le tradizioni locali. La Provincia ha voluto mettere in risalto le date legate al mondo dell'infanzia e far conoscere quelle più sentite nel territorio. Soltanto un occhio annebbiato da pregiudizi e voglia di creare una polemica sterile riesce a vedere nel calendario della Befana un attacco ai principi fondanti della nostra Costituzione». Conclusione di Comacchio: «E' un calendario interattivo e personalizzabile: nulla vieta agli insegnanti di affrontare in classe l'argomento delle festività nazionali, arricchendo il calendario di nuovi contenuti».
L'assessore regionale Maurizio Conte (Lega) non ha dubbi: «La festa di San Marco, all'interno di un calendario promosso dall'Assessorato all'Identità veneta, ha priorità sulla Liberazione», mentre per il primo maggio «dovrebbe esserci un almanacco che riporta la festa del lavoratore tutti i santi giorni». Conte rilancia la polemica politica: «Non si sono fatti aspettare gli strali politici strumentalizzanti come quello del sindaco di Solesino. E' offensivo e miope questo attacco in pieno allineamento con lo stile politico di Bersani».
PADOVA. Prima il sindaco di Solesino, poi tutto lo stato maggiore del Pd. Da Paolo Giacon, consigliere provinciale, a Davide Zoggia (responsabile enti locali). Tutti contro il «Calendario della Befana» senza 25 aprile e 1 maggio, stampato dalla Provincia e spedito ai municipi. Un'iniziativa dell'Assessorato all'identità veneta del leghista Leandro Comacchio.
«La vicenda è sconcertante. L'ennesima azione leghista grave e irrispettosa nei confronti dell'intero Paese. Offende la memoria di quanti sono morti per liberarci dai nazifascisti e quanti lavorano o sono morti per il lavoro». Così Zoggia che rincara: «Un ignobile spreco di denaro pubblico: dopo le balle sulle bandiere, i soli di Adro e le mille altre buffonate, un altro capolavoro».
Per Giacon, un calendario da ritirare: «Ha fatto bene il sindaco di Solesino a rispedire al mittente questo tentativo maldestro di riscrivere la storia e di distorcere le feste e le tradizioni. La Provincia interrompa subito la distribuzione. Invitiamo tutti i sindaci, le associazioni e le parrocchie a sommergere la sede della Provincia con i pacchi di restituzione. Ovviamente con il costo di spedizione a carico del destinatario».
Replica l'assessore Comacchio: «Ci mancava solo l'accusa di incostituzionalità alla Befana. Le feste mancanti si possono segnare in penna». E spiega: «E' un prodotto pensato per far conoscere ai più piccoli le tradizioni locali. La Provincia ha voluto mettere in risalto le date legate al mondo dell'infanzia e far conoscere quelle più sentite nel territorio. Soltanto un occhio annebbiato da pregiudizi e voglia di creare una polemica sterile riesce a vedere nel calendario della Befana un attacco ai principi fondanti della nostra Costituzione». Conclusione di Comacchio: «E' un calendario interattivo e personalizzabile: nulla vieta agli insegnanti di affrontare in classe l'argomento delle festività nazionali, arricchendo il calendario di nuovi contenuti».
L'assessore regionale Maurizio Conte (Lega) non ha dubbi: «La festa di San Marco, all'interno di un calendario promosso dall'Assessorato all'Identità veneta, ha priorità sulla Liberazione», mentre per il primo maggio «dovrebbe esserci un almanacco che riporta la festa del lavoratore tutti i santi giorni». Conte rilancia la polemica politica: «Non si sono fatti aspettare gli strali politici strumentalizzanti come quello del sindaco di Solesino. E' offensivo e miope questo attacco in pieno allineamento con lo stile politico di Bersani».
5 gennaio 2011
Padova, calendario della Provincia troppo leghista e i comuni lo restituiscono
Fonte Il Mattino di Padova
Francesca Segato
SOLESINO. Una Befana un po'... smemorata. E' secondo il Comune di Solesino la protagonista del calendario 2011, stampato a cura della Provincia di Padova in 50.000 copie, da distribuire ai bambini di tutto il territorio padovano. Simpatico e colorato, ma con alcune «stranezze» che balzano all'occhio. Sono citati la Festa del papà, della mamma e dei nonni, il Martedì grasso, l'inizio della primavera, la Festa del popolo veneto (25 marzo). Mancano però due ricorrenze non proprio irrilevanti: 25 aprile e 1 maggio (ma c'è il 2 giugno). E il Comune di Solesino si indigna.
«Abbiamo voluto attingere dalla lingua veneta parole e modi di dire» sostengono l'assessore alla Cultura e Identità veneta, Leandro Comacchio e il presidente della Provincia di Padova, Barbara Degani, nella presentazione dell'iniziativa «per non dimenticare le nostre origini e per trasmettere a voi più piccoli le tradizioni antiche che ci caratterizzano da anni».
«Peccato che tra le varie ricorrenze - fa notare l'amministrazione comunale di Solesino - si evidenzi anche la 3ª edizione della Festa del popolo veneto, che non ci sembra trovar spazio fra quelle tradizioni venete antiche di cui si diceva nell'introduzione. Ma proseguendo ci accorgiamo che il 25 Aprile Festa della liberazione per noi italiani, viene citato come Pasquetta e San Marco, mentre il 1º Maggio, Festa nazionale del lavoro, è indicato come una semplice domenica non degna di particolari citazioni».
«Errori di stampa, come ci auguriamo, o il segnale di un "revisionismo storico" sicuramente poco adeguato per essere divulgato ai nostri giovani? Certo è che la Festa del popolo veneto non può assolutamente essere prevalente rispetto alle Feste nazionali sulle quali è basata la Costituzione della nostra Repubblica - continua l'amministrazione di Solesino - Proprio perché riteniamo che i nostri giovani abbiano il diritto di saperlo e di continuare a ricordarlo, siamo contrari alla divulgazione di un calendario che in questo caso sarebbe poco educativo. Invitiamo tutte le amministrazioni a rispedire il calendario alla Provincia, come farà questo Comune».
Francesca Segato
SOLESINO. Una Befana un po'... smemorata. E' secondo il Comune di Solesino la protagonista del calendario 2011, stampato a cura della Provincia di Padova in 50.000 copie, da distribuire ai bambini di tutto il territorio padovano. Simpatico e colorato, ma con alcune «stranezze» che balzano all'occhio. Sono citati la Festa del papà, della mamma e dei nonni, il Martedì grasso, l'inizio della primavera, la Festa del popolo veneto (25 marzo). Mancano però due ricorrenze non proprio irrilevanti: 25 aprile e 1 maggio (ma c'è il 2 giugno). E il Comune di Solesino si indigna.
«Abbiamo voluto attingere dalla lingua veneta parole e modi di dire» sostengono l'assessore alla Cultura e Identità veneta, Leandro Comacchio e il presidente della Provincia di Padova, Barbara Degani, nella presentazione dell'iniziativa «per non dimenticare le nostre origini e per trasmettere a voi più piccoli le tradizioni antiche che ci caratterizzano da anni».
«Peccato che tra le varie ricorrenze - fa notare l'amministrazione comunale di Solesino - si evidenzi anche la 3ª edizione della Festa del popolo veneto, che non ci sembra trovar spazio fra quelle tradizioni venete antiche di cui si diceva nell'introduzione. Ma proseguendo ci accorgiamo che il 25 Aprile Festa della liberazione per noi italiani, viene citato come Pasquetta e San Marco, mentre il 1º Maggio, Festa nazionale del lavoro, è indicato come una semplice domenica non degna di particolari citazioni».
«Errori di stampa, come ci auguriamo, o il segnale di un "revisionismo storico" sicuramente poco adeguato per essere divulgato ai nostri giovani? Certo è che la Festa del popolo veneto non può assolutamente essere prevalente rispetto alle Feste nazionali sulle quali è basata la Costituzione della nostra Repubblica - continua l'amministrazione di Solesino - Proprio perché riteniamo che i nostri giovani abbiano il diritto di saperlo e di continuare a ricordarlo, siamo contrari alla divulgazione di un calendario che in questo caso sarebbe poco educativo. Invitiamo tutte le amministrazioni a rispedire il calendario alla Provincia, come farà questo Comune».
5 gennaio 2011
lunedì 27 dicembre 2010
Anche la commissione Via accende il semaforo verde al revamping Italcementi
Fonte Il Mattino di Padova
di ?
MONSELICE. Via libera al revamping Italcementi dalla commissione provinciale per la Valutazione di impatto ambientale (Via). Alla sequenza di pareri positivi già ottenuti, non senza polemiche, dal mega progetto per il rifacimento del cementificio monselicense, ieri si è aggiunto quello determinante della commissione Via. Che ha espresso il proprio parere positivo. Sono state anche ascoltate le istanze dei primi cittadini dei quattro Comuni coinvolti: Monselice, Este, Baone e Arquà Petrarca. Ora che ha incassato l'assenso della commissione Via, il revamping dovrà approdare sui tavoli della giunta provinciale per l'ultimo passaggio. E l'iter dovrebbe concludersi entro l'anno. Ieri mattina la commissione, riunita al completo, ha esposto appunto i risultati dell'istruttoria, contenuti in un documento di 36 pagine. Un'analisi tecnica del progetto, che si è conclusa con il parere positivo. Tra le prescrizioni introdotte c'è anche una novità riguardo ai materiali potranno venire bruciati nel forno del cementificio: solo pet-coke e gasolio. Per qualsiasi altro combustibile dovrà essere riattivata la procedura di Via. Al termine della lettura, i commissari hanno ascoltato il parere dei sindaci. Favorevoli Luca Callegaro (Arquà Petrarca) e Francesco Lunghi (Monselice). «L'opzione di una chiusura dell'Italcementi, senza sapere quando, non era percorribile - ha dichiarato Lunghi - mentre il revamping garantisce l'occupazione, la riduzione dell'inquinamento e la dismissione con bonifica del sito dopo 28 anni di attività». Il sindaco di Este, Giancarlo Piva, insieme al collega di Baone, Francesco Corso, ha invece illustrato le ragioni del no: «Il parere della direzione regionale per i beni culturali si basa sul presupposto della convenzione tra Parco, comune di Monselice e Italcementi. Convenzione per noi illegittima, in quanto non ha coinvolto anche Este, Baone e Arquà. Quel presupposto illegittimo ha consentito a Soragni di scavalcare un parere negativo della soprintendenza ai beni architettonici». Il secondo ostacolo, secondo Piva, è la mancanza di un accordo di programma complessivo sul comparto cementifero, come previsto dalle norme del Parco. «E se proprio si vuole fare questo danno al territorio - ha aggiunto Piva - chiediamo di fare almeno il danno minore: massimo 15 anni e imporre i limiti emissione degli inceneritori più restrittivi. Come sindaco di Este sottolineo anche il tema dei trasporti, in quanto non è stato adeguatamente valutato l'impatto su Este, Ospedaletto e Saletto per il trasporto di tutte le materie prime dal Vicentino. Con danni alla salute dei cittadini, rischi per incidenti e danni ai manufatti stradali».
15 dicembre 2010
di ?
MONSELICE. Via libera al revamping Italcementi dalla commissione provinciale per la Valutazione di impatto ambientale (Via). Alla sequenza di pareri positivi già ottenuti, non senza polemiche, dal mega progetto per il rifacimento del cementificio monselicense, ieri si è aggiunto quello determinante della commissione Via. Che ha espresso il proprio parere positivo. Sono state anche ascoltate le istanze dei primi cittadini dei quattro Comuni coinvolti: Monselice, Este, Baone e Arquà Petrarca. Ora che ha incassato l'assenso della commissione Via, il revamping dovrà approdare sui tavoli della giunta provinciale per l'ultimo passaggio. E l'iter dovrebbe concludersi entro l'anno. Ieri mattina la commissione, riunita al completo, ha esposto appunto i risultati dell'istruttoria, contenuti in un documento di 36 pagine. Un'analisi tecnica del progetto, che si è conclusa con il parere positivo. Tra le prescrizioni introdotte c'è anche una novità riguardo ai materiali potranno venire bruciati nel forno del cementificio: solo pet-coke e gasolio. Per qualsiasi altro combustibile dovrà essere riattivata la procedura di Via. Al termine della lettura, i commissari hanno ascoltato il parere dei sindaci. Favorevoli Luca Callegaro (Arquà Petrarca) e Francesco Lunghi (Monselice). «L'opzione di una chiusura dell'Italcementi, senza sapere quando, non era percorribile - ha dichiarato Lunghi - mentre il revamping garantisce l'occupazione, la riduzione dell'inquinamento e la dismissione con bonifica del sito dopo 28 anni di attività». Il sindaco di Este, Giancarlo Piva, insieme al collega di Baone, Francesco Corso, ha invece illustrato le ragioni del no: «Il parere della direzione regionale per i beni culturali si basa sul presupposto della convenzione tra Parco, comune di Monselice e Italcementi. Convenzione per noi illegittima, in quanto non ha coinvolto anche Este, Baone e Arquà. Quel presupposto illegittimo ha consentito a Soragni di scavalcare un parere negativo della soprintendenza ai beni architettonici». Il secondo ostacolo, secondo Piva, è la mancanza di un accordo di programma complessivo sul comparto cementifero, come previsto dalle norme del Parco. «E se proprio si vuole fare questo danno al territorio - ha aggiunto Piva - chiediamo di fare almeno il danno minore: massimo 15 anni e imporre i limiti emissione degli inceneritori più restrittivi. Come sindaco di Este sottolineo anche il tema dei trasporti, in quanto non è stato adeguatamente valutato l'impatto su Este, Ospedaletto e Saletto per il trasporto di tutte le materie prime dal Vicentino. Con danni alla salute dei cittadini, rischi per incidenti e danni ai manufatti stradali».
15 dicembre 2010
Slitta il parere sul progetto Italcementi
Fonte Il Mattino di Padova
di Francesca Segato
MONSELICE. Slitta a dopo Natale la decisione della Giunta provinciale sul revamping Italcementi. L'esecutivo provinciale ieri ha iniziato a esaminare la relazione istruttoria della commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale. Ma il pronunciamento, atteso per ieri mattina, non è ancora arrivato. Se ne riparlerà nella prossima giunta, che dovrebbe essere convocata mercoledì o giovedì della settimana prossima. «La discussione è iniziata - spiega l'assessore provinciale all'ambiente, Mauro Fecchio - l'argomento è articolato, il parere della commissione Via è piuttosto lungo per cui è giusto avere il tempo per approfondire. Ovvio che il parere della Commissione Via è comunque un parere favorevole, con una serie di prescrizioni e di raccomandazioni che poi devono essere recepite in sede di istruttoria e di rilascio dell'Aia». Sembra scontato che la Giunta confermerà l'esito positivo già contenuto nella relazione della Commissione Via. Anche se pesano i malumori in casa della Lega Nord. A ricordarlo è un comunicato a firma dei parlamentari e consiglieri regionali del Carroccio. «Siamo da sempre contrari all'iniziativa revamping a Monselice e invitiamo la Giunta Provinciale a bocciare la proposta» scandiscono gli onorevoli Paola Goisis e Massimo Bitonci, insieme ai consiglieri regionali Santino Bozza e Arianna Lazzarini. «La documentazione prodotta dal Parco Colli e dal Comune di Monselice - evidenziano - ha fatto emergere una serie di violazioni di legge e di procedure illegittime, che consigliano di sospendere ogni parere di merito, in attesa che vengano chiarite le motivazioni che hanno indotto i succitati Enti a operare in maniera così anomala e inconsueta. Bisogna anche sottolineare che la responsabile territoriale della Soprintendenza, l'architetto Rita Berton, aveva espresso un dettagliato e motivato parere negativo che è stato eluso dal Sopraintendente Soragni». «Poniamo seri dubbi anche sulla legittimità della convenzione stipulata con Italcementi» aggiungono gli esponenti leghisti. E rivolgendosi alla Giunta provinciale concludono: «Auspichiamo che vengano tenuti in considerazione i problemi amministrativi e procedurali evidenziati anche dalla Commissione Via». Va ricordato che la leghista Manuela Dal Lago, ex presidente della Provincia di Vicenza si era espressa favorevolmente al progetto revamping per i risvolti occupazionali.
24 dicembre 2010
di Francesca Segato
MONSELICE. Slitta a dopo Natale la decisione della Giunta provinciale sul revamping Italcementi. L'esecutivo provinciale ieri ha iniziato a esaminare la relazione istruttoria della commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale. Ma il pronunciamento, atteso per ieri mattina, non è ancora arrivato. Se ne riparlerà nella prossima giunta, che dovrebbe essere convocata mercoledì o giovedì della settimana prossima. «La discussione è iniziata - spiega l'assessore provinciale all'ambiente, Mauro Fecchio - l'argomento è articolato, il parere della commissione Via è piuttosto lungo per cui è giusto avere il tempo per approfondire. Ovvio che il parere della Commissione Via è comunque un parere favorevole, con una serie di prescrizioni e di raccomandazioni che poi devono essere recepite in sede di istruttoria e di rilascio dell'Aia». Sembra scontato che la Giunta confermerà l'esito positivo già contenuto nella relazione della Commissione Via. Anche se pesano i malumori in casa della Lega Nord. A ricordarlo è un comunicato a firma dei parlamentari e consiglieri regionali del Carroccio. «Siamo da sempre contrari all'iniziativa revamping a Monselice e invitiamo la Giunta Provinciale a bocciare la proposta» scandiscono gli onorevoli Paola Goisis e Massimo Bitonci, insieme ai consiglieri regionali Santino Bozza e Arianna Lazzarini. «La documentazione prodotta dal Parco Colli e dal Comune di Monselice - evidenziano - ha fatto emergere una serie di violazioni di legge e di procedure illegittime, che consigliano di sospendere ogni parere di merito, in attesa che vengano chiarite le motivazioni che hanno indotto i succitati Enti a operare in maniera così anomala e inconsueta. Bisogna anche sottolineare che la responsabile territoriale della Soprintendenza, l'architetto Rita Berton, aveva espresso un dettagliato e motivato parere negativo che è stato eluso dal Sopraintendente Soragni». «Poniamo seri dubbi anche sulla legittimità della convenzione stipulata con Italcementi» aggiungono gli esponenti leghisti. E rivolgendosi alla Giunta provinciale concludono: «Auspichiamo che vengano tenuti in considerazione i problemi amministrativi e procedurali evidenziati anche dalla Commissione Via». Va ricordato che la leghista Manuela Dal Lago, ex presidente della Provincia di Vicenza si era espressa favorevolmente al progetto revamping per i risvolti occupazionali.
24 dicembre 2010
Revamping, oggi decide la giunta
Fonte Il Mattino di Padova
Francesca Segato
MONSELICE. Attesa per questa mattina la decisione della giunta provinciale sul revamping Italcementi. Un passaggio di decisiva importanza nell'iter del mega progetto da 160 milioni di euro per il rinnovamento del cementificio, che appare ormai scontato dopo il parere positivo espresso dalla commissione Via. Parere che è arrivato dopo il sì del Direttore regionale per i Beni culturali e dopo la convenzione siglata tra Parco Colli, Comune di Monselice e Italcementi, determinante nell'imprimere un'accelerazione al progetto. Una volta incassata la Via, per Italcementi sarà necessario ancora ottenere l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), rilasciata sempre dalla Provincia. E nel frattempo il progetto vero e proprio dovrebbe arrivare negli uffici tecnici di Monselice. E sulle conclusioni raggiunte con l'istruttoria della commissione Via è molto critico il consigliere comunale Francesco Miazzi: «Appare evidente la scarsa considerazione delle osservazioni presentate da Enti, cittadini e associazioni - afferma - Emerge che i vari pareri contrari espressi dalla Commissione tecnica del Parco Colli come dalla Soprintendenza sono stati palesemente ignorati. L'obiettivo era quello di esprimere parere favorevole, e così è stato». Sono tre i punti su cui si concentra la critica. Il primo, che le integrazioni prodotte da Italcementi non sono state presentate al pubblico, e non c'è stata la possibilità di produrre osservazioni. Il secondo sono le emissioni di micro-inquinanti. «I rifiuti speciali saranno ancora utilizzati come sostitutivo alle materie prime - ricorda infine Miazzi - si prevedono 267.000 tonnellate all'anno di gessi chimici, ceneri pesanti provenienti da combustione di rifiuti solidi urbani e Cdr, fanghi e polvere di segagione marmi, sabbie esauste di fonderia, scorie di acciaieria. Di fronte a questo scenario le prescrizioni sono deboli sulla parte emissioni». Sul fronte politico, invece, è naufragata la possibilità di un pronunciamento del consiglio provinciale prima della giunta. Sabrina Di Napoli, consigliere Idv, aveva presentato un ordine del giorno di indirizzo, per far sì che il progetto revamping fosse ancorato all'accordo di programma previsto dalle norme del Piano ambientale del Parco. Ma il consiglio non ha votato l'inserimento.
23 dicembre 2010
Francesca Segato
MONSELICE. Attesa per questa mattina la decisione della giunta provinciale sul revamping Italcementi. Un passaggio di decisiva importanza nell'iter del mega progetto da 160 milioni di euro per il rinnovamento del cementificio, che appare ormai scontato dopo il parere positivo espresso dalla commissione Via. Parere che è arrivato dopo il sì del Direttore regionale per i Beni culturali e dopo la convenzione siglata tra Parco Colli, Comune di Monselice e Italcementi, determinante nell'imprimere un'accelerazione al progetto. Una volta incassata la Via, per Italcementi sarà necessario ancora ottenere l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), rilasciata sempre dalla Provincia. E nel frattempo il progetto vero e proprio dovrebbe arrivare negli uffici tecnici di Monselice. E sulle conclusioni raggiunte con l'istruttoria della commissione Via è molto critico il consigliere comunale Francesco Miazzi: «Appare evidente la scarsa considerazione delle osservazioni presentate da Enti, cittadini e associazioni - afferma - Emerge che i vari pareri contrari espressi dalla Commissione tecnica del Parco Colli come dalla Soprintendenza sono stati palesemente ignorati. L'obiettivo era quello di esprimere parere favorevole, e così è stato». Sono tre i punti su cui si concentra la critica. Il primo, che le integrazioni prodotte da Italcementi non sono state presentate al pubblico, e non c'è stata la possibilità di produrre osservazioni. Il secondo sono le emissioni di micro-inquinanti. «I rifiuti speciali saranno ancora utilizzati come sostitutivo alle materie prime - ricorda infine Miazzi - si prevedono 267.000 tonnellate all'anno di gessi chimici, ceneri pesanti provenienti da combustione di rifiuti solidi urbani e Cdr, fanghi e polvere di segagione marmi, sabbie esauste di fonderia, scorie di acciaieria. Di fronte a questo scenario le prescrizioni sono deboli sulla parte emissioni». Sul fronte politico, invece, è naufragata la possibilità di un pronunciamento del consiglio provinciale prima della giunta. Sabrina Di Napoli, consigliere Idv, aveva presentato un ordine del giorno di indirizzo, per far sì che il progetto revamping fosse ancorato all'accordo di programma previsto dalle norme del Piano ambientale del Parco. Ma il consiglio non ha votato l'inserimento.
23 dicembre 2010
domenica 19 dicembre 2010
Lega: «No al revamping anche in Provincia»
Fonte Il Mattino di Padova
Autore: Francesca Segato
MONSELICE. La Lega Nord voterà contro il revamping Italcementi, anche in Provincia. Ad annunciarlo è l'onorevole Paola Goisis. «Prima di Natale la commissione provinciale per la valutazione ambientale si pronuncerà, ed è quasi scontato il voto favorevole sul nulla osta al progetto. I rappresentanti politici della Lega - dichiara il deputato leghista - si esprimeranno con un voto contrario al progetto. L'ho concordato con il commissario della sezione provinciale del partito. Nella trincea del fronte del no siamo in compagnia solo degli ambientalisti. Continueremo ad opporci al progetto di revamping perché si tratta di una battaglia per la tutela della salute di 100 mila persone, i nostri concittadini. All'Italcementi chiediamo la rigida applicazione degli accordi sottoscritti nella convenzione stipulata con il Parco e il comune di Monselice, a cominciare dal piano di bonifica dell'area». La Goisis chiede la verifica con tecnici esterni della riduzione del 50% delle emissioni in atmosfera dall'impianto, oltre a verifiche a campione del materiale usato nei forni della cementeria. Ma anche l'avvio della riconversione dello stabilimento ai principi della green economy. La parlamentare si rivolge anche all'Usl 17: «Presenterò all'azienda sanitaria un progetto per l'avvio di un'indagine epidemiologica sugli effetti prodotti dalle emissioni delle cementerie sulla salute della popolazione». Secondo la Goisis, il finanziamento dell'indagine dovrà essere garantito da Italcementi. «I rappresentanti dell'azienda hanno sempre sostenuto che devono riversare sul territorio parte dei loro lauti guadagni - conclude - ora è il momento di tradurre le parole in fatti».
Autore: Francesca Segato
MONSELICE. La Lega Nord voterà contro il revamping Italcementi, anche in Provincia. Ad annunciarlo è l'onorevole Paola Goisis. «Prima di Natale la commissione provinciale per la valutazione ambientale si pronuncerà, ed è quasi scontato il voto favorevole sul nulla osta al progetto. I rappresentanti politici della Lega - dichiara il deputato leghista - si esprimeranno con un voto contrario al progetto. L'ho concordato con il commissario della sezione provinciale del partito. Nella trincea del fronte del no siamo in compagnia solo degli ambientalisti. Continueremo ad opporci al progetto di revamping perché si tratta di una battaglia per la tutela della salute di 100 mila persone, i nostri concittadini. All'Italcementi chiediamo la rigida applicazione degli accordi sottoscritti nella convenzione stipulata con il Parco e il comune di Monselice, a cominciare dal piano di bonifica dell'area». La Goisis chiede la verifica con tecnici esterni della riduzione del 50% delle emissioni in atmosfera dall'impianto, oltre a verifiche a campione del materiale usato nei forni della cementeria. Ma anche l'avvio della riconversione dello stabilimento ai principi della green economy. La parlamentare si rivolge anche all'Usl 17: «Presenterò all'azienda sanitaria un progetto per l'avvio di un'indagine epidemiologica sugli effetti prodotti dalle emissioni delle cementerie sulla salute della popolazione». Secondo la Goisis, il finanziamento dell'indagine dovrà essere garantito da Italcementi. «I rappresentanti dell'azienda hanno sempre sostenuto che devono riversare sul territorio parte dei loro lauti guadagni - conclude - ora è il momento di tradurre le parole in fatti».
6 dicembre 2010
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