lunedì 27 dicembre 2010

Colf e badanti, permessi truffa

Fonte Il Mattino di Padova

PADOVA. Su circa 180 controlli effettuati, solo 34 pratiche di emersione per colf e badanti presentata e Padova e provincia sono risultate regolari, ovvero il 19 per cento. Per questo motivo 61 fra datori di lavoro (il 40 per cento sono padovani) ed extracomunitari sono stati denunciati per aver presentato domande fasulle o artefatte.  Questi i risultati di un'inchiesta choc condotta dal Comando provinciale dei carabinieri retto dal colonnello Renato Chicoli a cui si è rivolto il responsabile della Direzione provinciale del lavoro per effettuare uno screening sulla regolarizzazione richiesta dalla legge. Ne è venuto fuori uno spaccato desolante, la fotografia di una società, dove la truffa, il raggiro, il «nero» sono diventati regola anche nel ricco Nordest, paradigma di un benessere raggiunto anche fregando il prossimo, meglio se più debole e con l'acqua alla gola.  E stavolta i colpevoli (ancora presunti fino al terzo grado di giudizio) non sono i soliti vituperati imprenditori magari con conti correnti off-shore, o evasori fiscali con auto e yacht di lusso, oppure organizzazioni criminali ramificate e potenti. Ma solo gente comune: piccoli artigiani, cittadini al di sopra di ogni sospetto, stranieri (in cerca di un permesso) sempre pronti a mettere una firma falsa su un modulo o a presentare una domanda in più in cambio di qualche migliaio di euro in barba alla legge. C'era chi - ha raccontato ai carabinieri - di alverlo fatto per fare un favore all'immigrato. Chi per necessità, bypassando una legge sbilenca che prevede l'emersione di badanti e colf, dimenticandosi delle esigenze di chi non trova più manodopera a buon mercato. Solo scuse: per l'Arma sono tutti colpevoli del reato di falso «prodromico per poter ipotizzare un vero e proprio favoreggiamento all'immigrazione clandestina». Stando alle statistiche non c'è un'area della provincia meno colpita dal fenomeno. Il malcostume che diventa malaffare è presente un po' dappertutto, da Piazzola a Borgoricco, da Trebaseleghe a Tombolo, da San Giorgio in Bosco a Curtarolo, da Cervarese a Montagnana, da Solesino a Monselice, da Correzzola a Conselve, da Teolo a Lozzo Atestino, con Padova a far la parte del leone solo ed esclusivamente per una questione di numero di abitanti.  Come Stefano, 43 anni, residenza in centro storico e domiciliato nella Bassa che aveva chiesto la regolarizzazione di tre cinesi, scrivendo che lavoravano come badanti dalla madre. Contattata dai carabinieri l'anziana ha candidamente detto di non aver mai visto alcun cinese girare per casa. Il figlio, ricontattato e all'oscuro che i militari avessero sentito la madre, ha finanche dichiarato di essere disponibile a chiarire la faccenda. Lo farà in tribunale. Ma c'è anche un imprenditore di Piove di Sacco che aveva dichiarato due residenze diverse per poter presentare più domande. O l'operaio di Piazzola che aveva regolarizzato due nigeriani utilizzati per la sua attività. Oppure Antonio, 51 anni, della Bassa padovana che aveva regolarizzato il suo giardiniere che pagava «regolarmente» 10 euro all'ora. Così come un marocchino inquadrato da un tal Alessandro, 33 anni di Monselice come badante, ma in realtà manovale. «La legge consente ad ogni singolo di far emergere una colf e due badanti - ha spiegato Barbara Impastato della Direzione provinciale del lavoro (con lei lavorano i carabinieri del Nil) - Abbiamo riscontrato che alcuni hanno presentato anche sette domande». «Abbiamo trovato situazioni imbarazzanti - ha concluso il colonnello Renato Chicoli - di persone a cui erano intestate le domande ma che non ne sapevano nulla. E purtroppo questa pratica ha favorito l'immigrazione clandestina. Tutti gli stranieri in attesa di regolarizzazione anche falsa, possono girare per il nostro Paese con un cedolino che è una garanzia. Finché, appunto, non viene appurato che si tratta di una truffa».
22 dicembre 2010
 

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