Fonte il Gazzettino
di Mauro Giacon
10 luglio 2011
Sembra facile. Chiudere le discariche e portare tutto nell’inceneritore. Ma c’è un piccolo particolare. Scaricare tutto in un buco sottoterra costa meno che portare il rifiuto a bruciare. «Dunque capisco AcegasAps quando dice che l’investimento va remunerato, ma bisogna che lo spieghi anche a Etra, che gestisce la discarica di Campodarsego. Dunque se AcegasAps vuole quei rifiuti dev’essere disposta ad andare incontro a Etra che altrimenti dovrebbe, per portarglieli, aumentare le sue tariffe». È Mauro Fecchio che parla, l’assessore provinciale incaricato di redarre il Piano provinciale dei rifiuti. «Guardi le discariche in provincia sono tre. Quella regionale di S. Urbano che serve per le emergenze. Ma è destinata ad esaurirsi verso il 2017-18. Quella di Campodarsego nella quale Etra vuole conferire altri 100mila metri cubi di spazzature prima di chiuderla, quindi entro qualche anno, e quella della Sesa di este che invece ha chiesto al vecchio consiglio provinciale un ampliamento di 400mila metri cubi». Quest’ultimo sembra francamente una enormità. «Ma mpiuttosto che far partire un camion da Castelbado per farlo scaricare nell’inceneritore meglio così» dice Fecchio con il suo solito spirito pratico. «Per quanto riguarda il Bacino Padova 4 quello della bassa padovana è ipotizzabile portare con poca spesa tutto nel forno. Dunque la situazione va verso un progressivo spostamento dell’equilibrio verso l’inceneritore, ma qualche discarica aperta serve, se non altro per metterci dentro gli scarti prodotti dal forno». Ma il vero problema è un altro. Ci dovrebbe essere un Ato unico che unisca i quattro bacini sotto l’ègida della Provincia. Siccome ancora i poteri non ce li abbiamo ho chiesto ai quattro bacini di ritrovarsi e di mettere a punto una politica armonizzata delle tariffe, perchè è questo il vero nodo che frena il conferimento dei rifiuti nell’inceneritore. Solo così potremmo dare un senso alla nostra autosufficienza nel campo dello smaltimento».
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martedì 12 luglio 2011
«Linea diretta con i sindaci»
Fonte Il Mattino di Padova
di Renzo Mazzaro
9 luglio 2011
VENEZIA. Il gruppo consiliare del Pdl ha avuto un'idea: mettere a disposizione dei sindaci una linea dedicata per comunicazioni con la Regione. Vogliono fare da interlocutori diretti. Uno dice: bello, ma potevano anche pensarci prima. No. I vertici del partito, gelosi dell'iniziativa, hanno messo i bastoni tra le ruote. Vedono un'invasione di campo, una sostituzione di ruolo. I vertici del Pdl Veneto sono Alberto Giorgetti coordinatore e Marino Zorzato vice. Il gruppo in Regione è presieduto da Dario Bond e da Piergiorgio Cortelazzo, vice. Inutile cercare conferme: sembra che tutti siano andati a Mirabello, in quel di Ferrara, non a ballare il tango della gelosia ma ad ascoltare Angelino Alfano che debutta come segretario del Pdl. Alle 18,54 le agenzie informano che l'erede di Berlusconi «è accolto da un'ovazione». Il telefono può suonare, chi lo sente? Meglio confermare che l'incontro con i sindaci si tiene stamattina a Limena, ore 10, nella sala Falcone Borsellino del municipio (via Roma 44). L'invito firmato da Bond e Cortelazzo annuncia anche la presenza di Giorgetti che Zorzato. Nel Pdl vanno due a due. Seguirà pranzo al ristorante «Tirovino», luogo ideale per far pagare il conto al coordinatore di casa, il più affannato a rincorrere i promotori dell'incontro. Tra questi ultimi c'è Leonardo Padrin, primo firmatario di un progetto di legge statale d'iniziativa regionale, per cambiare la legge elettorale, sostenuto da 31 consiglieri di tutti i partiti, esclusi solo i leghisti. Nel Pdl hanno firmato tutti meno, guarda caso, Mauro Mainardi eletto nel listino bloccato e Marino Zorzato, piovuto nel listino addirittura dal parlamento. Tant'è che ancora adesso non rinuncia al titolo di «on.» Padrin, da dove nasce questo progetto di legge? «Dalla volontà di riportare la sovranità nelle mani dell'elettore. Vogliamo che si torni alle preferenze e le persone siano elette indipendentemente dalla posizione in lista. La proposta è sostenuta da uno schieramento trasversale mai registrato prima. Chiunque può prenderne visione in internet cliccando www.scegliamolinoi.com e c'è anche un gruppo in facebook «basta nominati scegliamoli noi». Ridiamo la sovranità al popolo e togliamola alle segreterie dei partiti». Peccato che la proposta di legge vada in mano ad un parlamento di nominati. Difficile sperare che si suicidino. «Noi chiederemo ai sindaci di far approvare dai consigli comunali delle delibere di sostegno. La manderemo a tutti i consiglieri regionali d'Italia. Per quanto ci riguarda l'abbiamo firmata quasi tutti nel Pdl. Senza contare che una convergenza così estesa e trasversale nel Veneto è stupefacente, se si pensa che tre anni fa a sostenere l'abolizione del listino bloccato eravamo solo Bond e io». Bravi, siete stati dei precursori. «I precursori di solito prendono una medaglia alla memoria, noi invece siamo ancora qua. Chiediamo alle altre Regioni di approvare un testo analogo, intendiamo dare vita ad una mobilitazione bipartisan per sconfiggere le caste che si sono impadronite dei partiti e da lì governano il paese. La stessa proposta di abolire il listino bloccato nella legge regionale, è oggi condivisa da tutti». Purtroppo ha a che fare con l'approvazione del nuovo statuto: a che punto siamo dopo 11 anni? «Novità non ce ne sono ma direi che siamo vicini alla chiusura. E' un fatto rivoluzionario che questo cambiamento venga avviato dal partito che governa la Regione, che proprio da noi parta la rivolta contro un sistema di nominati. Il fatto è che sta crescendo nel Paese sta un'onda più grande di quello che pensano a Roma. Le primarie erano sufficenti un anno fa, oggi non bastano più».
di Renzo Mazzaro
9 luglio 2011
VENEZIA. Il gruppo consiliare del Pdl ha avuto un'idea: mettere a disposizione dei sindaci una linea dedicata per comunicazioni con la Regione. Vogliono fare da interlocutori diretti. Uno dice: bello, ma potevano anche pensarci prima. No. I vertici del partito, gelosi dell'iniziativa, hanno messo i bastoni tra le ruote. Vedono un'invasione di campo, una sostituzione di ruolo. I vertici del Pdl Veneto sono Alberto Giorgetti coordinatore e Marino Zorzato vice. Il gruppo in Regione è presieduto da Dario Bond e da Piergiorgio Cortelazzo, vice. Inutile cercare conferme: sembra che tutti siano andati a Mirabello, in quel di Ferrara, non a ballare il tango della gelosia ma ad ascoltare Angelino Alfano che debutta come segretario del Pdl. Alle 18,54 le agenzie informano che l'erede di Berlusconi «è accolto da un'ovazione». Il telefono può suonare, chi lo sente? Meglio confermare che l'incontro con i sindaci si tiene stamattina a Limena, ore 10, nella sala Falcone Borsellino del municipio (via Roma 44). L'invito firmato da Bond e Cortelazzo annuncia anche la presenza di Giorgetti che Zorzato. Nel Pdl vanno due a due. Seguirà pranzo al ristorante «Tirovino», luogo ideale per far pagare il conto al coordinatore di casa, il più affannato a rincorrere i promotori dell'incontro. Tra questi ultimi c'è Leonardo Padrin, primo firmatario di un progetto di legge statale d'iniziativa regionale, per cambiare la legge elettorale, sostenuto da 31 consiglieri di tutti i partiti, esclusi solo i leghisti. Nel Pdl hanno firmato tutti meno, guarda caso, Mauro Mainardi eletto nel listino bloccato e Marino Zorzato, piovuto nel listino addirittura dal parlamento. Tant'è che ancora adesso non rinuncia al titolo di «on.» Padrin, da dove nasce questo progetto di legge? «Dalla volontà di riportare la sovranità nelle mani dell'elettore. Vogliamo che si torni alle preferenze e le persone siano elette indipendentemente dalla posizione in lista. La proposta è sostenuta da uno schieramento trasversale mai registrato prima. Chiunque può prenderne visione in internet cliccando www.scegliamolinoi.com e c'è anche un gruppo in facebook «basta nominati scegliamoli noi». Ridiamo la sovranità al popolo e togliamola alle segreterie dei partiti». Peccato che la proposta di legge vada in mano ad un parlamento di nominati. Difficile sperare che si suicidino. «Noi chiederemo ai sindaci di far approvare dai consigli comunali delle delibere di sostegno. La manderemo a tutti i consiglieri regionali d'Italia. Per quanto ci riguarda l'abbiamo firmata quasi tutti nel Pdl. Senza contare che una convergenza così estesa e trasversale nel Veneto è stupefacente, se si pensa che tre anni fa a sostenere l'abolizione del listino bloccato eravamo solo Bond e io». Bravi, siete stati dei precursori. «I precursori di solito prendono una medaglia alla memoria, noi invece siamo ancora qua. Chiediamo alle altre Regioni di approvare un testo analogo, intendiamo dare vita ad una mobilitazione bipartisan per sconfiggere le caste che si sono impadronite dei partiti e da lì governano il paese. La stessa proposta di abolire il listino bloccato nella legge regionale, è oggi condivisa da tutti». Purtroppo ha a che fare con l'approvazione del nuovo statuto: a che punto siamo dopo 11 anni? «Novità non ce ne sono ma direi che siamo vicini alla chiusura. E' un fatto rivoluzionario che questo cambiamento venga avviato dal partito che governa la Regione, che proprio da noi parta la rivolta contro un sistema di nominati. Il fatto è che sta crescendo nel Paese sta un'onda più grande di quello che pensano a Roma. Le primarie erano sufficenti un anno fa, oggi non bastano più».
sabato 8 gennaio 2011
Il centrodestra di Solesino critica pure il calendario dei rifiuti
Fonte Il Mattino di Padova
Francesca Segato
SOLESINO. Sono polemiche, le opposizioni consiliari di Solesino, sul polverone suscitato dalla presa di posizione dell'amministrazione comunale contro il calendario distribuito dalla Provincia. Calendario che non riporta la festa della Liberazione del 25 aprile e quella dei Lavoratori il 1º maggio. Secondo i consiglieri della Lega Nord, Sandro Bardozzo, Lavinia Rocca e Renzo Cibin, e del Pdl, Giovanni Trevisan e Umberto Gazzola, si tratta di una polemica «montata ad arte contro un ente governato dal centrodestra, addirittura evocando un "revisionismo storico in atto". A citarlo in consiglio comunale, anche a nome dell'Anpi di cui è iscritto, l'assessore comunista Marco Garavello, che per primo ha sollevato la protesta». Per le opposizioni, l'amministrazione «dimentica in modo contraddittorio che proprio un loro componente, Garavello appunto, alle scorse elezioni si presentava ai con un manifesto recante la dicitura «ho avuto buoni maestri» riferito alle foto di Che Guevara e Berlinguer». Infine per Lega e Pdl andrebbe restituito anche il calendario della raccolta rifiuti: pure qui il 25 aprile è solo Pasquetta e il 1 maggio solo San Giuseppe Lavoratore. (f.se.)
Francesca Segato
SOLESINO. Sono polemiche, le opposizioni consiliari di Solesino, sul polverone suscitato dalla presa di posizione dell'amministrazione comunale contro il calendario distribuito dalla Provincia. Calendario che non riporta la festa della Liberazione del 25 aprile e quella dei Lavoratori il 1º maggio. Secondo i consiglieri della Lega Nord, Sandro Bardozzo, Lavinia Rocca e Renzo Cibin, e del Pdl, Giovanni Trevisan e Umberto Gazzola, si tratta di una polemica «montata ad arte contro un ente governato dal centrodestra, addirittura evocando un "revisionismo storico in atto". A citarlo in consiglio comunale, anche a nome dell'Anpi di cui è iscritto, l'assessore comunista Marco Garavello, che per primo ha sollevato la protesta». Per le opposizioni, l'amministrazione «dimentica in modo contraddittorio che proprio un loro componente, Garavello appunto, alle scorse elezioni si presentava ai con un manifesto recante la dicitura «ho avuto buoni maestri» riferito alle foto di Che Guevara e Berlinguer». Infine per Lega e Pdl andrebbe restituito anche il calendario della raccolta rifiuti: pure qui il 25 aprile è solo Pasquetta e il 1 maggio solo San Giuseppe Lavoratore. (f.se.)
7 gennaio 2011
domenica 19 dicembre 2010
Federalismo, Robin Hood alla rovescia
Fonte Il Mattino di Padova
Autore: Filippo Tosatto
VENEZIA. Il federalismo fiscale municipale - che la Lega e (con enfasi minore) il Pdl, esaltano come una conquista salvifica per il Nord - comporterà un radicale cambiamento nei meccanismi che regolano le entrate dei Comuni. Con effetti tutt'altro che lineari e scontati. Il decreto legislativo 292, in discussione alla Commissione bicamerale, prevede la devoluzione, a favore delle amministrazioni comunali, della fiscalità immobiliare e del gettito derivante della nuova cedolare secca sugli affitti. In altri termini: dal 2011 i tradizionali trasferimenti ai Comuni non arriveranno più dai capitoli di spesa che il ministero dell'Interno riserva agli enti locali, ma da un nuovo fondo alimentato dalle imposte di registro, di bollo, dell'imposta ipotecaria e catastale, dei tributi catastali speciali, dell'Irpef relativa i redditi fondiari e della cedolare secca sugli affitti. L'erogazione diventerà effettiva a partire dal 2014 e avrà un ammontare complessivo stimato in 15 miliardi di euro, cifra simile a quello che lo Stato destina tuttora. Ma l'autentica autonomia finanziaria, che dovrebbe garantire agli enti locali risorse più adeguate ai bisogni, si chiama Imu, è l'imposta comunale unica che raggrupperà le attuali tasse comunali (Ici, addizionale Irpef, etc); ad essa si sommerà l'imposta municipale secondaria (facoltativa) che sostituirà le preesistenti Tosap, Cosap, Pubblicità e via di seguito. Ma quale è la morale della favola? Cosa cambierà davvero per le casse, spesso esangui, dei municipi? Il senatore veneziano Marco Stradiotto, tra i rappresentanti del Pd nella Bicamerale, ha effettuato una proiezione statistica, veneta e nazionale, calcolando le differenze tra il presunto gettito e l'attuale trasferimento, l'incidenza per abitante e l'entità ipotizzata dei tributi. Ne emerge un quadro per molti aspetti sorprendente: se nel 2010 i 580 Comuni veneti hanno beneficiato di trasferimenti pari a 1,06 miliardi di euro, con la devoluzione il gettito lieviterebbe a 1,32; attenzione, però: l'incremento di entrata premierebbe solo 270 municipi, gli altri 310 subirebbero una flessione di risorse, tanto da dover ricorrere al fondo perequativo nazionale per tamponare l'emorragia. Più soldi per sei delle sette province (penalizzata Rovigo, già fanalino) ma in modo disomogeneo: sorridono le città capoluogo, le località turistiche e i centri fortemente industrializzati; insomma, i ricchi. Stringono, ulteriormente, la cinghia, i poveracci, privi di risorse significative e già alle prese con bilanci in rosso. Insomma, un federalismo fiscale municipale che agisce da Robin Hood alla rovescia: rimpingua il salvadanaio di Cortina (+353%) e svuota quello di Portobuffolè (-90%). «Propongo questo studio come un contributo costruttivo alla riflessione, aldilà della logica di schieramento», commenta Marco Stradiotto «è evidente che una riforma federalista che necessita di ingenti fondi perequativi, per evitare tracolli nei bilanci, richiede un correttivo di partenza. Perché il rischio concreto è quello di non riuscire a rompere la storica sedimentazione di privilegi creatisi con la spesa e i trasferimenti storici». Soluzioni possibili? «Un'ipotesi, per evitare scompensi e danni ai cittadini, è quella di prevedere la compartecipazione dei Comuni alle entrate di Iva e Irpef, su base regionale però. Mi auguro che la Commissione ne discuta con spirito pragmatico, anteponendo all'ideologia astratta l'interesse del Paese».
Autore: Filippo Tosatto
VENEZIA. Il federalismo fiscale municipale - che la Lega e (con enfasi minore) il Pdl, esaltano come una conquista salvifica per il Nord - comporterà un radicale cambiamento nei meccanismi che regolano le entrate dei Comuni. Con effetti tutt'altro che lineari e scontati. Il decreto legislativo 292, in discussione alla Commissione bicamerale, prevede la devoluzione, a favore delle amministrazioni comunali, della fiscalità immobiliare e del gettito derivante della nuova cedolare secca sugli affitti. In altri termini: dal 2011 i tradizionali trasferimenti ai Comuni non arriveranno più dai capitoli di spesa che il ministero dell'Interno riserva agli enti locali, ma da un nuovo fondo alimentato dalle imposte di registro, di bollo, dell'imposta ipotecaria e catastale, dei tributi catastali speciali, dell'Irpef relativa i redditi fondiari e della cedolare secca sugli affitti. L'erogazione diventerà effettiva a partire dal 2014 e avrà un ammontare complessivo stimato in 15 miliardi di euro, cifra simile a quello che lo Stato destina tuttora. Ma l'autentica autonomia finanziaria, che dovrebbe garantire agli enti locali risorse più adeguate ai bisogni, si chiama Imu, è l'imposta comunale unica che raggrupperà le attuali tasse comunali (Ici, addizionale Irpef, etc); ad essa si sommerà l'imposta municipale secondaria (facoltativa) che sostituirà le preesistenti Tosap, Cosap, Pubblicità e via di seguito. Ma quale è la morale della favola? Cosa cambierà davvero per le casse, spesso esangui, dei municipi? Il senatore veneziano Marco Stradiotto, tra i rappresentanti del Pd nella Bicamerale, ha effettuato una proiezione statistica, veneta e nazionale, calcolando le differenze tra il presunto gettito e l'attuale trasferimento, l'incidenza per abitante e l'entità ipotizzata dei tributi. Ne emerge un quadro per molti aspetti sorprendente: se nel 2010 i 580 Comuni veneti hanno beneficiato di trasferimenti pari a 1,06 miliardi di euro, con la devoluzione il gettito lieviterebbe a 1,32; attenzione, però: l'incremento di entrata premierebbe solo 270 municipi, gli altri 310 subirebbero una flessione di risorse, tanto da dover ricorrere al fondo perequativo nazionale per tamponare l'emorragia. Più soldi per sei delle sette province (penalizzata Rovigo, già fanalino) ma in modo disomogeneo: sorridono le città capoluogo, le località turistiche e i centri fortemente industrializzati; insomma, i ricchi. Stringono, ulteriormente, la cinghia, i poveracci, privi di risorse significative e già alle prese con bilanci in rosso. Insomma, un federalismo fiscale municipale che agisce da Robin Hood alla rovescia: rimpingua il salvadanaio di Cortina (+353%) e svuota quello di Portobuffolè (-90%). «Propongo questo studio come un contributo costruttivo alla riflessione, aldilà della logica di schieramento», commenta Marco Stradiotto «è evidente che una riforma federalista che necessita di ingenti fondi perequativi, per evitare tracolli nei bilanci, richiede un correttivo di partenza. Perché il rischio concreto è quello di non riuscire a rompere la storica sedimentazione di privilegi creatisi con la spesa e i trasferimenti storici». Soluzioni possibili? «Un'ipotesi, per evitare scompensi e danni ai cittadini, è quella di prevedere la compartecipazione dei Comuni alle entrate di Iva e Irpef, su base regionale però. Mi auguro che la Commissione ne discuta con spirito pragmatico, anteponendo all'ideologia astratta l'interesse del Paese».
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