Fonte il Mattino di Padova
di Cristina Salvato
12.08.2012
LIMENA. Il Comune ha cambiato l’appalto per la fornitura elettrica e
risparmierà oltre 200 mila euro in nove anni. Ha aderito alla Consip,
la società per azioni del ministero dell’Economia e delle Finanze, che
lavora solo per le pubbliche amministrazioni e consente risparmi nei
servizi. «Con il nuovo appalto», spiega l’assessore ai lavori pubblici
Marco Selmin, «abbiamo dato in concessione alla Consip per nove anni la
fornitura e la manutenzione dell’illuminazione stradale e dei semafori,
per una cifra pari a due milioni di euro complessivi. Il risparmio che
ne avremo sarà di circa 25 o 30 mila euro l’anno. In più otterremo
diversi lavori che altrimenti avremmo dovuto pagare a parte». La Consip
pagherà le bollette dell’illuminazione stradale (che si aggirano intorno
ai 170 mila euro l’anno per il Comune di Limena), eseguirà la
manutenzione ordinaria dei lampioni e dei semafori (altri 20 mila euro
circa) e la sistemazione della messa a terra di tutti i 2.500 lampioni
stradali (3 mila euro di lavori).
«Sarà sempre in carico alla Consip la tinteggiatura dei pali
della luce», prosegue Selmin, «e la sostituzione entro il primo anno di
500 lampadine con quelle a basso consumo, che consentiranno di
risparmiare energia». Entro il terzo anno di attivazione dell’appalto,
saranno eseguite opere di manutenzione straordinarie, specie la messa in
sicurezza dei quadri elettrici, per ulteriori 20 mila euro. «La novità
sarà poi la posa di quattro impianti fotovoltaici», conclude
l’assessore, «sulla palestra, sul tetto della scuola media, al nido
Andersen e nella casetta del quartiere Del Medico. Gli ultimi tre
renderanno le strutture autosufficienti dal punto di vista energetico».
Infine, per poter segnalare guasti alla rete di illuminazione pubblica e
al semaforo, è stato attivato il numero verde gratuito 800689444.
La
gravità dei fatti riportati dall’”Espresso” sui rifiuti tossici e sugli
scarti fonderia utilizzati nella costruzione dell’Autostrada Valdastico –
qualora confermati – merita non solo una riflessione ma un’iniziativa
forte da parte delle istituzioni regionali. Su questo tema che riguarda
il territorio veneto e la salute di tutti i cittadini veneti una cosa
voglio dirla con chiarezza: su questo lato oscuro del Veneto che
disprezza e assalta la terra mettendo a rischio la salute dei cittadini e
danneggiando la catena alimentare è bene guardarci dentro e immergere
le mani nei “veleni” individuando responsabilità precise, contiguità
politiche e omissioni amministrative. Ora basta, il gruppo del PD
regionale attiverà tutti gli strumenti consentiti per il controllo dei
lavori finora eseguiti e per la prevenzione di episodi simili nella
costruzione delle prossime grandi opere. Bisogna tagliare il cordone
ombelicale che lega il Veneto alle ecomafie e isolare quelle poche
imprese senza scrupoli che avvelenano il Veneto e che ne minano
l’immagine a livello nazionale e internazionale.
Vanno verificate le dimensioni
dell’inquinamento (se i rifiuti tossici sono stati spalmati su tutta la
tratta o solo in alcuni punti), le procedure delle eventuali opere di
bonifica e i costi delle stesse. Chiederemo conto di questi grandi
interventi autostradali realizzate con il project financing e che
possono nascondere sorprese come la sepoltura di inquinanti come e
peggio che nelle campagne governate dalla Camorra. Come nel caso della
prima tratta della metropolitana di superficie, oggetto di fermo dei
lavori e poi bonificata.
Il Vicentino e il Veneto vengono colpiti
ancora da un episodio gravissimo di inquinamento ambientale. Non
dimentichiamo i casi delle concerie della Valle del Chiampo; che per
trent’anni i lavoratori della Tricom-PM Galvanica di Tezze sul Brenta
hanno inalato i vapori cancerogeni della loro fabbrica, mentre il cromo
esavalente penetrava nel terreno inquinando le falde in maniera
irreparabile; che a San Pietro di Rosà, a pochi chilometri da Bassano
del Grappa, qualche anno fa è sorto un comitato per fermare la
costruzione della più grande zincheria d’Europa su un’area verde e su un
sito archeologico paleoveneto convertiti in zona industriale. Un caso
unico di malapolitica e di malaffare con annesso un traffico di rifiuti
tossici interrati durante lo scavo delle fondamenta. Credo che abbia
ragione da vendere il senatore Felice Casson quando dice che ci sono
pezzi di Marghera in metà delle strade e delle opere del Veneto. Ma,
ripeto, o abbiamo il coraggio di affondare le mani in questi “veleni”
oppure si sceglie di chiudere gli occhi avvelenando uomini e ambiente
consapevolmente.