Fonte Il Mattino di Padova
Il Consiglio di Stato accende il semaforo verde al revamping
Italcementi. Con la sentenza depositata ieri, i giudici romani hanno
dato ragione al cementificio e capovolto la sentenza del Tar del Veneto,
che aveva congelato il progetto. Incompatibile, secondo il Tribunale
amministrativo veneto, con le norme del Parco regionale dei Colli
Euganei. Un’interpretazione non condivisa dal Consiglio di Stato,
secondo cui invece l’intervento è pienamente legittimo. Strada spianata,
dunque, per il maxi progetto di ristrutturazione del cementificio, che
prevede un investimento di 160 milioni di euro per realizzare un nuovo
forno, una torre a cicloni alta 89 metri. Il tutto con un forte
abbattimento delle emissioni e la permanenza del cementificio per altri
28 anni.
Un verdetto accolto naturalmente con soddisfazione da parte
dell’azienda. «Siamo sempre stati convinti delle nostre buone ragioni –
commenta a caldo Eric Goulignac, direttore della cementeria – e la
sentenza del massimo organo della giustizia amministrativa conferma,
anche nel merito e in modo inequivocabile, la correttezza della
posizione di Italcementi, non solo sotto il profilo della piena
conformità al diritto dell'iter fin qui seguito, ma riconoscendo altresì
la coerenza del progetto industriale con le normative di ogni livello».
Con la sentenza depositata ieri, i giudici della Quinta sezione
del Consiglio di Stato hanno, in pratica, sconfessato la lettura delle
norme del Parco Colli data dal Tar. Il tribunale amministrativo veneto,
il 9 maggio 2011, aveva annullato l’autorizzazione paesaggistica
rilasciata dal Parco Regionale dei Colli Euganei e la delibera della
Giunta provinciale che attestava la compatibilità ambientale del
revamping. Atti che, per il Tar, si riferivano a «un impianto nuovo che
apre un diverso ciclo produttivo destinato a durare 28 anni, sostituendo
un impianto in via di chiusura».
Non è così, invece, secondo il Consiglio di Stato, che ha
accolto l’impostazione dell’azienda: si tratta solo di «un generale
rinnovamento degli impianti con conseguenti miglioramenti dell’impatto
ambientale e delle emissioni». In sostanza, il Tar avrebbe preso troppo
alla lettera le dichiarazioni di Italcementi sul fatto che, senza il
revamping, il cementificio sarebbe stato destinato alla chiusura. Anche
quanto alla procedura seguita, per il Consiglio di Stato si è trattato
di un iter corretto. «Nel caso di specie è stato applicato l’art. 19
comma 3 del piano ambientale – scrivono i giudici – che prevede una
convenzione con l’azienda interessata per giungere ad una soluzione di
adeguamento-ristrutturazione degli impianti, definendo le modalità e i
tempi di prosecuzione dell’attività, i tempi di dismissione e i
programmi di investimento, coordinando le azioni di contenimento
dell’impatto ambientale e paesistico». Insomma la convenzione, firmata
tra Italcementi, Parco e Comune di Monselice era del tutto legittima.
«Probabilmente la via più semplice per mitigare le condizioni esistenti –
argomenta ancora la sentenza – soprattutto in presenza di una grave
situazione economica come quella attuale, sia per le attività d’impresa
sia per i bilanci pubblici». Insomma, «non vi è la creazione di un nuovo
impianto – concludono i giudici – ma la sostituzione di rilevanti
strutture che comporterà un impatto globale notevolmente migliorativo
dell’esistente, aggiungendo anche un termine per la fine dell’attività
industriale e la rinaturalizzazione successiva del sito, il tutto nel
rispetto delle norme vigenti».
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