sabato 3 marzo 2012

Il Consiglio di Stato ha deciso I lavori possono partire

Fonte Il Mattino di Padova

Il Consiglio di Stato accende il semaforo verde al revamping Italcementi. Con la sentenza depositata ieri, i giudici romani hanno dato ragione al cementificio e capovolto la sentenza del Tar del Veneto, che aveva congelato il progetto. Incompatibile, secondo il Tribunale amministrativo veneto, con le norme del Parco regionale dei Colli Euganei. Un’interpretazione non condivisa dal Consiglio di Stato, secondo cui invece l’intervento è pienamente legittimo. Strada spianata, dunque, per il maxi progetto di ristrutturazione del cementificio, che prevede un investimento di 160 milioni di euro per realizzare un nuovo forno, una torre a cicloni alta 89 metri. Il tutto con un forte abbattimento delle emissioni e la permanenza del cementificio per altri 28 anni.
Un verdetto accolto naturalmente con soddisfazione da parte dell’azienda. «Siamo sempre stati convinti delle nostre buone ragioni – commenta a caldo Eric Goulignac, direttore della cementeria – e la sentenza del massimo organo della giustizia amministrativa conferma, anche nel merito e in modo inequivocabile, la correttezza della posizione di Italcementi, non solo sotto il profilo della piena conformità al diritto dell'iter fin qui seguito, ma riconoscendo altresì la coerenza del progetto industriale con le normative di ogni livello».
Con la sentenza depositata ieri, i giudici della Quinta sezione del Consiglio di Stato hanno, in pratica, sconfessato la lettura delle norme del Parco Colli data dal Tar. Il tribunale amministrativo veneto, il 9 maggio 2011, aveva annullato l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco Regionale dei Colli Euganei e la delibera della Giunta provinciale che attestava la compatibilità ambientale del revamping. Atti che, per il Tar, si riferivano a «un impianto nuovo che apre un diverso ciclo produttivo destinato a durare 28 anni, sostituendo un impianto in via di chiusura».
Non è così, invece, secondo il Consiglio di Stato, che ha accolto l’impostazione dell’azienda: si tratta solo di «un generale rinnovamento degli impianti con conseguenti miglioramenti dell’impatto ambientale e delle emissioni». In sostanza, il Tar avrebbe preso troppo alla lettera le dichiarazioni di Italcementi sul fatto che, senza il revamping, il cementificio sarebbe stato destinato alla chiusura. Anche quanto alla procedura seguita, per il Consiglio di Stato si è trattato di un iter corretto. «Nel caso di specie è stato applicato l’art. 19 comma 3 del piano ambientale – scrivono i giudici – che prevede una convenzione con l’azienda interessata per giungere ad una soluzione di adeguamento-ristrutturazione degli impianti, definendo le modalità e i tempi di prosecuzione dell’attività, i tempi di dismissione e i programmi di investimento, coordinando le azioni di contenimento dell’impatto ambientale e paesistico». Insomma la convenzione, firmata tra Italcementi, Parco e Comune di Monselice era del tutto legittima. «Probabilmente la via più semplice per mitigare le condizioni esistenti – argomenta ancora la sentenza – soprattutto in presenza di una grave situazione economica come quella attuale, sia per le attività d’impresa sia per i bilanci pubblici». Insomma, «non vi è la creazione di un nuovo impianto – concludono i giudici – ma la sostituzione di rilevanti strutture che comporterà un impatto globale notevolmente migliorativo dell’esistente, aggiungendo anche un termine per la fine dell’attività industriale e la rinaturalizzazione successiva del sito, il tutto nel rispetto delle norme vigenti».

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