29 febbraio 2012
MONSELICE. Il Consiglio di Stato accende il semaforo verde per il progetto di revamping degli impianti Italcementi. Con la sentenza depositata ieri, i giudici romani danno ragione al cementificio e ribaltano la sentenza del Tar del Veneto, che aveva congelato il piano. Un progetto incompatibile, secondo il Tribunale amministrativo, con le norme del Parco regionale dei Colli Euganei.
Questa interpretazione non è condivisa dal Consiglio di Stato, secondo cui l’intervento è pienamente legittimo. Strada spianata, dunque, per il maxi-progetto di ristrutturazione del cementificio, che prevede un investimento di 160 milioni di euro per realizzare un nuovo forno, una torre a cicloni alta 89 metri (in un primo tempo era stata prevista di 130 metri). Il tutto con un forte abbattimento delle emissioni e la permanenza dello stabilimento in zona per altri 28 anni.
Oltre che dai dirigenti di Italcemneti, soddisfazione per la decisione è manifestata dai dipendenti e dal sindaco Francesco Lunghi. Gli ambientalisti accusano il colpo, ma non demordono. E con Francesco Miazzi fanno sapere di non considerare chiusa la partita.
1 marzo 2012
Il Tar aveva dato ragione ai comitati
La sentenza del Consiglio di Stato riporta a galla il progetto affossato, dieci mesi fa, dal Tar del Veneto. Un progetto da 160 milioni di euro, per la ristrutturazione radicale del cementificio di Monselice, tramite la sostituzione degli attuali tre forni, ormai obsoleti, con uno di nuova concezione. Impianto simile a uno già realizzato da Italcementi negli Stati Uniti.
Si comincia a parlare di revamping all'inizio del 2010. Inizialmente il progetto presentato dall’azienda di Pesenti prevede una torre alta 110 metri, torre che poi verrà "abbassata" a 89.
Ma non è solo della torre, che si discute: si parla di lavoro, ambiente, rispetto delle leggi del Parco naturale regionale dei Colli Euganei.
La questione apre un vasto dibattito, tra scioperi, manifestazioni e divisioni trasversali anche ai partiti. Spacca anche la maggioranza, che in Consiglio comunale in parte vota contro il sindaco Francesco Lunghi, sostenitore della prima ora del progetto. Questo mentre altri 27 Comuni si esprimono contro.
Poi il vento cambia direzione: Italcementi, Parco Colli Euganei e Comune di Monselice siglano la convenzione, che dopo un rimpasto di giunta anche il nuovo Consiglio comunale ratifica. Arrivano il via libera dal Parco Colli e quello dalla Provincia di Padova. La strada pare in discesa, ma fioccano anche i ricorsi: il 9 maggio dello scorso anno, il Tar del Veneto accoglie quello dei comitati. Italcementi ricorre in appello. E salva il revamping. (f.se.)
Miazzi non getta la spugna «La partita resta aperta»
E’ indubbio che la sentenza del Consiglio di Stato accolga pienamente
le tesi di Italcementi e dei suoi sostenitori, ma per noi rimane
incredibile che il revamping possa essere paragonato al cambio di una
semplice caldaia o che una torre di 89 metri in piena area Parco possa
essere considerata un manufatto di “qualità architettonica apprezzabile,
in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea”».
È questa la prima riflessione, a caldo, di Francesco Miazzi,
consigliere comunale e fondatore del comitato “Lasciateci Respirare”,
protagonista, insieme al comitato “E Noi?”, dei ricorsi contro il
revamping.Sotto il profilo giudiziario, la vicenda, in realtà, non è ancora chiusa. Restano pendenti, infatti, i ricorsi al Consiglio di Stato e l’altro ricorso al Tar del Veneto, proposti dai Comuni di Este e Baone. Per i comitati, dunque, non è ancora detta l’ultima parola. «Su come si sia sviluppato questo progetto, su come si sia giunti alle nuove autorizzazioni di cava, sulle pressioni politiche che in questi anni sono state esercitate a tutti i livelli, abbiamo un nostro pensiero che al momento teniamo per noi – commenta Miazzi – Non intendiamo rassegnarci a vedere questi cementifici trasformarsi in inceneritori di rifiuti – attacca il consigliere – per sopperire all’evidente crisi del mercato del cemento, una crisi irreversibile che colpirà quegli stessi lavoratori ora utilizzati come ariete per rompere l’opposizione sociale a questo progetto. La cassa integrazione che sta interessando anche gli stabilimenti dove il revamping è cosa fatta, l’inevitabile riduzione di personale che questi “nuovi cementifici” comportano – argomenta Miazzi – dovevano e devono far riflettere soprattutto quel sindacato che in modo acritico ha sposato tutte le tesi aziendali. La nostra speranza è che ci sia una presa di posizione forte, finora sottotono, di tutte le componenti sociali, di tutte quelle realtà economiche inevitabilmente danneggiate da questo progetto. Continuiamo a coltivare il sogno di uno sviluppo alternativo che dia sì risposte occupazionali, ma in modo rispettoso della nuova vocazione di questo territorio. Chi pensa che la faccenda sia chiusa e archiviata, potrebbe fare un calcolo sbagliato, perché non lasceremo nulla d’intentato, nel tentativo di riportare alla ragione i nostri amministratori e tutti i sostenitori di questo progetto».
Lunedì alle 21 i Comitati propongono un incontro aperto per una valutazione sulla sentenza e per discutere eventuali nuove proposte di mobilitazione, in Villa Mantua Benavides a Valle San Giorgio. (f.se.)
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