lunedì 27 febbraio 2012

Il primo cittadino si difende «I conti sono in ordine»

Fonte Il Mattino di Padova
di F. Segato

19 febbraio 2012

«È tutta una montatura, messa in piedi da un gruppo di dissidenti. Si dice tranquillo il sindaco di Solesino, Walter Barin, il cui nome spunta tra quelli degli ex vertici della Bcc di Lusia, indagati dalla Guardia di finanza. La vicenda ha avuto ampio risalto sulla stampa rodigina. Ma per il momento non sarebbe ancora partito alcun avviso di garanzia. «Io sono uscito di scena con l’assemblea del 23 ottobre scorso – spiega Barin – quando è stato nominato il nuovo Cda, perché per il nuovo statuto della banca la carica di sindaco non era compatibile con la presenza nel Cda».
In verità, l’assemblea di ottobre fu piuttosto turbolenta: nei mesi precedenti c’era stata l’ispezione della Banca d’Italia, che aveva redatto un rapporto con l'esito dell'ispezione, segnalando tutto quello che non andava. «Rapporto che abbiamo ricevuto solo il 2 agosto – ricorda Barin – per cui non avremmo potuto presentarlo alla precedente assemblea».
All'assemblea di ottobre arriva quindi la relazione sulle conclusioni della Banca d'Italia e la nomina del nuovo Cda. C'è chi fa pesare il "doppio ruolo" di Barin, sindaco e presidente della banca, e a quel punto lui si fa da parte. Ai vertici della Bcc restano comunque 7 esponenti della precedente gestione: nel Cda il presidente Schiro e il vice Marassi, Gastaldello, Cestari e Mazzuccato, nel nuovo collegio sindacale Andriotto e Tognolo. Ma come sarebbe maturato questo “buco” da 11 milioni? “Non c’è niente di vero – assicura Barin – Le sofferenze oggi ci sono in tutte le banche. Se una ditta che è stata solida per 30 anni si trova in difficoltà, e si tenta di sorreggerla, è un reato? Io dico che è un dovere morale». Circola pure la voce che tra le beneficiarie dei finanziamenti vi fosse l’Immobiliare Barin di Solesino, vicina al sindaco. «I miei conti con la banca sono tutti in ordine – controbatte Barin – non ci sono sofferenze mie o di persone a me vicine: sfido chiunque a dimostrare il contrario. È una campagna denigratoria di cui qualcuno dovrà rispondere». (f.se.)

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