sabato 19 maggio 2012

Il Tar accoglie il ricorso dei Comuni

Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro
12 maggio 2012

MONSELICE. «Una sentenza che demolisce i procedimenti di autorizzazione del revamping». Usano queste parole Giancarlo Piva e Francesco Corso, sindaci di Este e di Baone, nell’annunciare il pronunciamento del Tar Veneto sul ricorso dei due Comuni contro il progetto di revamping di Italcementi. Ieri il tribunale amministrativo veneto ha infatti pubblicato la sentenza 651/2012 che accoglie il ricorso del Comune di Baone (la 652, quella che dovrebbe accogliere anche il ricorso di Este, non è stata ancora pubblicata ma dovrebbe avere lo stesso esito) e che annulla clamorosamente due documenti fondamentali per la realizzazione del revamping. Il cui iter, di fatto, subisce un nuovo pesante stop.
La sentenza. La sentenza del Tar annulla l'autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco Colli il 13 dicembre 2010 e la delibera 316 della giunta della Provincia di Padova, approvata il 29 dicembre 2010 e che dava giudizio di compatibilità ambientale per il progetto. Contestualmente, il tribunale ha condannato il Parco Colli al pagamento delle spese processuali (per un totale di 4 mila euro) a favore dei ricorrenti. Non solo. Il Tar chiede la trasmissione della sentenza alla Procura di Padova, «ai fini di della verifica se l’illegittimo rilascio dell’autorizzazione paesaggistica impugnata abbia comportato la commissione di reati, in specie di abuso d’ufficio».
Le motivazioni. Il Tar sottolinea innanzi tutto che la sentenza del Consiglio di Stato numero 1185/2012 (quella che aveva rigettato il ricorso proposto da cittadini e comitati contro gli atti che hanno autorizzato il revamping) non influenza il giudizio di cui si sta trattando, visto che i ricorsi sono proposti da parti distinte (comitati prima e Comuni adesso). Venendo al tema vero e proprio, «il collegio osserva che il progetto autorizzato si pone in contrasto con le norme di tutela del Piano Ambientale» si legge nel dispositivo del Tar, che ricorda come «il primo comma dell’articolo 19 del Piano stabilisce che le cementerie non possono essere ubicate all’interno del perimetro del Parco».
Il tribunale sottolinea inoltre come interventi del genere non possano essere avviati solo «sulla base dell’avvenuta stipula delle convenzioni». Viene poi evidenziato un paradosso: «Con l’autorizzazione paesaggistica si afferma che l’intervento autorizzato è incompatibile con la tutela del paesaggio, ma diventa compatibile se la durata del ciclo produttivo conseguente all’intervento viene limitata a 28 anni». Che tradotto e semplificato vuol dire: perché un intervento diventa incompatibile tra 28 anni e non da subito?
Il Parco. Il tribunale va giù pesante sul Parco Colli. Secondo il Tar, il presidente dell’ente Chiara Matteazzi (ora non più in carica, ndr) nel rilasciare l’autorizzazione ha «adottato una determinazione in contrasto col parere della Commissione Tecnica. Doveva, prima della firma dell’atto, riproporre la questione alla commissione per fare conoscere le motivazioni da lei adottate», come previsto dal regolamento dell’ente. Il Tar va oltre e condanna anche un altro aspetto: il milione di euro promesso da Italcementi per far approvare il revamping: «La convenzione prevede che Italcementi versi all’ente Parco, per interventi di interesse pubblico volti al miglioramento di aree compromesse nonché alla messa in sicurezza di fronti collinari, la somma di un milione di euro. Si tratta di una cifra cospicua, non imposta da disposizioni di legge» e ancora «Si pone conseguentemente il dubbio che la somma costituisca un motivo di persuasione, affinché il presidente del Parco procedesse al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica anche a costo di rilasciare un’autorizzazione illegittima». Da qui il vizio di eccesso di potere e la trasmissione degli atti alla Procura. Il Tar bacchetta anche la Soprintendenza, rea di non aver espresso alcun parere concreto sul revamping. «Ora ci aspettiamo che il Parco Colli ritorni al di sopra delle parti e che giochi questa partita senza indossare la maglia dell’Italcementi», è l’auspicio di Piva e Corso.

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