venerdì 8 luglio 2011

AITEC La produzione è in calo e i prezzi dei combustibili fossili hanno subìto fortissimi incrementi

I cementieri in crisi puntano sui rifiuti

IL GAZZETTINO Giovedì 23 Giugno 2011,

ROMA - «Il settore delle costruzioni ha perso 25 miliardi in 3 anni, corrispondenti ad un taglio di oltre il 18% dei volumi di attività. Un’ulteriore flessione è prevista nel 2011 (-0,5%)». A sottolinearlo è il presidente di Aitec (Associazione italiana tecnico economica cemento di Confindustria), Alvise Zillo Monte Xillo, aprendo i lavori dell’Assemblea annuale. «Complessivamente, l’industria del cemento risente della stagnazione preoccupante delle costruzioni e non coglie il faticoso recupero dell’economia che è trainato essenzialmente dall’export», ha spiegato il presidente Aitec, precisando che «nel 2010 la produzione di cemento in Italia ha di poco superato le 34 milioni di tonnellate. La distanza dal picco storico dei volumi produttivi del 2006 (quasi 48 milioni di tonnellate) rimane pertanto ancora rilevante, pari a circa il 30%. Anche i consumi di cemento hanno registrato un’analoga contrazione, con un pesante lascito in termini di sovracapacità produttiva. Da circa tre anni - ha sottolineato Zillo - scontiamo la fine del ciclo espansivo delle costruzioni».

«Ad aggravare la situazione anche il fortissimo incremento del costo dei combustibili fossili», osserva Zillo: «Il prezzo del pet-coke è quasi raddoppiato. Inoltre, il prezzo dell’elettricità sta influendo pesantemente sui costi di produzione delle aziende cementiere. I dati evidenziano un incremento della bolletta energetica superiore al 15% rispetto ad inizio 2010».

Le cementerie italiane, spiega l’Aitec, scontano un ulteriore gap competitivo. Infatti esse possono raggiungere solo l’8% di sostituzione calorica dei combustibili fossili con quelli alternativi, come i rifiuti, contro il 61% della Germania, il 38% dell’Austria e il 27% della Francia. «Siamo di fronte ad un doppio paradosso - ha affermato Zillo - il settore cementiero deve subire l’aumento dei combustibili fossili causato dalla ripresa internazionale, della quale non beneficia. In aggiunta sopporta maggiormente l’onere per lo sviluppo delle energie alternative, ma gli viene impedito di sfruttare un’importante fonte alternativa quale il combustibile da rifiuti. Questa doppia penalizzazione si traduce in una forte perdita di competitività rispetto alla concorrenza europea. Che senso ha per un paese come l’Italia, dove molti Comuni sono letteralmente sommersi dai rifiuti - si chiede il presidente - impedire che si sviluppi la tecnologia più semplice di recupero, che l’utilizzo dei rifiuti nelle cementerie e nelle centrali elettriche sparse lungo la Penisola?».

L’industria di settore chiede perciò, come ribadito anche dal vicepresidente Aitec, Carlo Colaiacovo «una chiara politica di sviluppo industriale e infrastrutturale, serietà e certezza dei processi autorizzativi e un maggior senso di responsabilità».

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