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giovedì 1 settembre 2011

L’abolizione del sistema Sistri è un regalo alla criminalità organizzata

di Naccarato Alessandro
28 Agosto 2011

 Milioni di euro pubblici gettati al vento. E un enorme regalo alla criminalità organizzata. Sono questi i risultati dell’abolizione del Sistri, stabilita dal governo con la manovra finanziaria varata ad agosto. Dopo tre rinvii e il clamoroso fallimento del test di prova nel corso del “click day”, è l’articolo 6 del decreto, nei commi c e d, a ratificare la fine del sistema di tracciabilità digitale dei rifiuti speciali che avrebbe consentito di controllare la movimentazione degli scarti pericolosi e di prevenire gli smaltimenti illeciti.
Si tratta di un fatto doppiamente grave: è un errore dal punto di vista economico - visto che dal 2009 a oggi per il Sistri sono stati spesi, solo in Veneto, circa 17 milioni di euro - e uno sbaglio sul fronte del contrasto alle ecomafie, a cui risulterà indubbiamente più facile sversare illecitamente i rifiuti tossici. Si torna così al vecchio regime cartaceo, basato su una documentazione facilmente falsabile: lo stesso che ha permesso negli ultimi anni di eludere lo smaltimento di enormi quantità di rifiuti, come dimostrano le decine di milioni di tonnellate di scarti nocivi di cui si perdono annualmente le tracce. A questo punto risulta evidente il paradosso che investe il governo: a parole annuncia di voler combattere la criminalità organizzata (che dallo smaltimento illecito guadagna oltre 20 miliardi di euro all’anno), nei fatti cancella l’unico sistema che avrebbe consentito - secondo la Direzione nazionale antimafia - di riportare alla piena legalità l’ambito dello smaltimento di scarti pericolosi.
Dal punto di vista quantitativo l’abrogazione del Sistri si traduce nella mancata possibilità di controllo delle 20.789 aziende specializzate nel trattamento di rifiuti speciali. Vuol dire allentare le verifiche su 1.700 officine autorizzate e su 600 discariche dove sono state installate apposite telecamere. Il risultato è che non sarà possibile monitorare in tempo reale gli spostamenti di oltre 80 mila camion dotati di sistemi di controllo satellitare, come invece avviene nel resto degli Stati dell’Unione europea.
Per queste ragioni il Partito democratico si batterà in Parlamento per impedire l’abolizione del Sistri.


mercoledì 31 agosto 2011

Rifuiti, Cgil: cancellazione Sistri regalo alle ecomafie

Fonte: Il Tempo

Roma, 29 ago. (Adnkronos) - ''Una manovra contro il lavoro e l'ambiente. Con la manovra di ferragosto (articolo 6 del decreto legge 13 agosto n.138) il governo ha sancito infatti la soppressione del Sistri (il Sistema di controllo sulla tracciabilità dei rifiuti) e l'abrogazione di tutte le norme con le quali, dal 2006, si è disciplinato il sistema. Con la manovra le norme che istituivano il Sistri e ne prevedevano l'avvio sono state quindi abrogate e di conseguenza, sono stati vanificati gli atti, le attività e gli interventi tesi a costruire e rendere efficace il sistema (implementazione del sistema di certificazione elettronica, iscrizione delle imprese, versamento del contributo dovuto, consulenze, interventi correttivi, ecc)''. E' scrive in una nota la Cgil. ''Una scelta imprevista, che interviene nel processo di realizzazione in corso d'opera e dimostra la volontà di rinuncia - da parte del governo - a contrastare con il massimo degli sforzi e dei sistemi oggi possibili, i traffici illeciti e le ecomafie (secondo Legambiente l'80% dei rifiuti sparisce nel nulla). In tempi di crisi, di difficoltà e di carenza di risorse finanziarie, è l'ennesimo sperpero di volontà, di impegno e di soldi; tutti quelli concretamente spesi in questi anni per la realizzazione del Sistri e ora per lo smantellamento di quanto fin qui realizzato. L'abrogazione assume così il carattere di una beffa, oltremodo dannosa, proprio per quegli operatori che hanno adottato comportamenti corretti, rigorosi e rispettosi delle norme e di quei soggetti che hanno lavorato alla realizzazione del sistema'', continua la Cgil. ''Davanti allo scempio di vaste aree del territorio usate e abusate per occultare i rifiuti, davanti all'inquinamento causato da gestioni irresponsabili e criminose, l'abrogazione del Sistri, è l'ennesima mortificazione di comportamenti virtuosi e rispettosi nei confronti dell'ambiente'', continua la Cgil. ''Per una corretta gestione integrata dei rifiuti nel rispetto di quanto previsto dalla Direttiva Quadro Europea sui Rifiuti (2008/98/Ce) il Sistri va confermato e fatto funzionare. Vanno adottati provvedimenti più incisivi per il rispetto e la salvaguardia dell'ambiente, a vantaggio del Paese e della salute dei suoi abitanti, affinchè, come in altri Paesi e nell'ottica della Strategia europea 20-20-20, si affermi, attraverso una economia più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale (green economy) una reale e possibile crescita di qualità'', continua la nota. ''L'efficacia delle disposizioni legislative, (nonchè delle sanzioni introdotte con il Decreto Ambiente 231), non dipendono esclusivamente dal fatto che sono state approvate (o dall'ammontare delle sanzioni previste), quanto dalla loro adeguatezza nel sostenere la volontà alla base della loro istituzione; una volontà che ancor prima di essere giuridica, è culturale, politica e istituzionale. A questo livello vanno addebitate le ambiguità e le contraddizioni presenti nella manovra (e nel Decreto Ambiente 231) per le quali, insieme ai danni ulteriori che ne possono derivare, il governo porta la massima responsabilità'', conclude la Cgil.

29-AGO-11 15:03

domenica 17 luglio 2011

Pillon: «Una lobby "governa" i rifiuti» - ACEGAS/APS L’ad sull’inceneritore: «Investiti 100 milioni e non ci arriva materiale da bruciare»

Fonte Il Gazzettino
di Marco Giacon
12 luglio 2011

Ora non è più solo la parola di un tecnico, ora c’è anche quella dell’amministratore delegato nonché vicepresidente di AcegasAps, Cesare Pillon che ieri ha espresso tutta la sua preoccupazione e la sua rabbia per una situazione a dir poco "incresciosa". «Abbiamo investito 100 milioni di euro, soldi pubblici dei cittadini dei comuni di Padova e Trieste per fare nascere un termovalorizzatore che desse l’autosufficienza allo smaltimento nel territorio di Padova. Ebbene non ci arrivano i rifiuti che dovremmo avere perchè le discariche sono ancora aperte, anzi, alcune aumentano la capienza. Ho dei sospetti che la lobby delle discariche si stia muovendo contrariamente agli indirizzi di legge che obbligano alla loro chiusura. Noi siamo nati proprio su questo dettato, contenuto nel piano provinciale dei rifiuti del 29 novembre 2004 e nella delibera regionale 59 del novembre dello stesso anno. Di più: siamo stati autorizzati dalla Regione il 21 dicembre del 2009 ad aprire l’impianto. E un inceneritore non si apre se non c’è pianificazione. Si apre solo se quell’inceneritore avrà i rifiuti. Ora sono proprio curioso di vedere che cosa conterrà il nuovo piamo provinciale dei rifiuti in elaborazione. Perché se le discariche non chiudono ma si ampliano c’è da andare in tribunale».
Piccolo riassunto. L’inceneritore ha una capacità giornalierà di 600 tonnellate, esattamente quelle che produce l’intera provincia. Invece ne brucia 350 e le altre deve "trovarle" in giro per la Regione. Questo perché i rifiuti dell’Alta padovana, Bacino 1, non gli sono mai arrivati, anche se doveva riceverli. E non gli arriveranno visto che la discarica di Campodarsego non chiuderà.
«Posso dire che l’azienda farà tutto ciò che le è possibile per il conferimento corretto dei rifiuti» dichiara Pillon. «Comunque è un problema molto ampio. Basti pensare che il bacino Treviso 1 vorrebbe portarci i propri rifiuti, fatto che diminuirebbe per loro di molto la tariffa a cui oggi li smaltiscono, levando un problema a noi, ma le due Province non si mettono d’accordo».