domenica 8 gennaio 2012

Rifiuti Urbani - Piano Provinciale 2010-2019

La Giunta provinciale ha approvato le linee strategiche che guideranno la redazione finale del Piano provinciale dei rifiuti urbani nel periodo 2010-2019. Lo scenario futuro e la relativa pianificazione per i prossimi anni sono stati presentati dalla presidente della Provincia Barbara Degani, dal vice presidente Roberto Marcato, dall’assessore provinciale all’Ambiente Mauro Fecchio e dall’assessore Leandro Comacchio.
Ad aprile 2009 il Consiglio provinciale aveva adottato il Documento preliminare del Piano di gestione dei rifiuti urbani per il periodo 2010-2019. Sulla base degli indirizzi individuati, delle osservazioni recepite, degli incontri preliminari effettuati con le autorità di Bacino e degli sviluppi successivi, sono state delineate le linee strategiche per la predisposizione della versione finale del Piano. “Il nostro obiettivo – ha chiarito la presidente Degani – è quello di chiudere alcune ferite aperte del nostro territorio. Per questo nel Piano è prevista la chiusura delle discariche di Campodarsego e Ponte San Nicolò. Altro proposito è quello di arrivare ad una tariffa unica, in tutta la provincia, per la gestione dei rifiuti, abbassando le zone in cui era troppo elevata, come ad esempio, la città”.
Tra gli obiettivi c’è anche quello di assicurare l’autosufficienza nello smaltimento mediante il termovalorizzatore di Padova quale impianto primario per la gestione dei rifiuti urbani provinciali e attraverso un sistema integrato basato su impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti.Di fatto – ha spiegato il vicepresidente Marcato – grazie a questo piano strategico siamo autosufficienti e andremo via via a ridurre la presenza di discariche fino ad eliminarle. In più la tariffa non avrà oscillazioni: perciò cambiare sistema di gestione, essere autosufficienti e mantenere costi bassi era una sfida complessa, ma l’abbiamo vinta”.
La previsione strategica parte dallo scenario registrato durante il 2010 che ha visto l’incremento della produzione rispetto agli anni precedenti in linea con il trend del passato. Per questo ci si attende che da qui al 2019 l’andamento proseguirà di pari passo con l’aumento della popolazione e della produzione pro-capite. Entro il 31 dicembre 2012 dovrebbe inoltre essere raggiunta una percentuale media provinciale di raccolta differenziata pari al 65% e lo smaltimento dei rifiuti non riciclabile si prevede venga assicurato in via prioritaria dall’impianto di termovalorizzazione di Padova, con una riduzione dello smaltimento in discarica. “Il Piano che abbiamo presentato – ha sottolineato l’assessore Fecchio – è molto articolato e, a favore dei cittadini prevede l’armonizzazione delle tariffe, in particolare quelle del Bacino Padova2, senza aumentarle negli altri. Prevede, poi, un aumento della raccolta differenziata sia in provincia, che in città ed un utilizzo strategico del termovalorizzatore di San Lazzaro”.
Sulla base dello scenario delineato, è stata confermata la suddivisione in tre fasi già inserita nel Piano preliminare:
-La prima riprende quanto avvenuto nel 2010 con un raccolta differenziata del 60% a livello provinciale e l’avvio della terza linea del termovalorizzatore di Padova.
-    La seconda fase è relativa agli anni 2011-2014 e prevede che dal 64% di raccolta differenziata a livello provinciale, si arrivi al 65% entro il 31 dicembre del 2012. In questo arco di tempo ci sarà la chiusura della discarica di Campodarsego e l’ampliamento di quella di Este, sebbene la volumetria sarà ridotta rispetto ai 430mila metri cubi previsti dalla Provincia.
-    Nella terza fase (2015-2019) si punta a superare il 66% nella raccolta differenziata provinciale. In questi anni si va verso l’esaurimento della discarica di Sant’Urbano e il mantenimento solo di quella di Este.

Per quanto riguarda gli impianti, il termovalorizzatore di Padova resterà quello prioritario, ma sono confermati strategici per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti anche:
-    Camposampiero, Este e Vigonza (biotrattamento);
-    Campodarsego, Este e San Giorgio delle Pertiche (frazione secca);
-    Limena per il recupero rifiuti da spazzamento stradale;
-    le discariche di Este e Sant’Urbano oltre che di Camposarsego, fino ad esaurimento delle volumetrie autorizzate (entro l’estate 2012).

Rispetto alla situazione impiantistica prevista dal Documento preliminare del piano sono state aggiunte le seguenti modifiche:
-    viene escluso l’impianto di selezione di Monselice poiché ci sarà la razionalizzazione di quello di Este;
-    è esclusa la discarica di Ponte San Nicolò per un volume di 300mila metri cubi perché non è più ritenuta strategica nella gestione dei rifiuti urbani;
-    viene limitata la volumetria della discarica di Este rispetto ai 430mila metri cubi indicati dal Consiglio Provinciale con il Documento preliminare del piano. La nuova volumetria è fissata a 350mila metri cubi corrispondente a circa 280mila tonnellate che rappresentano la quantità sufficiente per garantire lo smaltimento dei rifiuti del Bacino Padova 3 secondo la produzione di piano e comunque mantenendo inalterata la quantità smaltita;
-    è prevista la realizzazione di un impianto di biotrattamento a Padova, nell’area di Ca’ Nordio, della potenzialità di 37.500 tonnellate l’anno a servizio dell’area centrale di Padova;
-    si punterà a valorizzare la discarica di Sant’Urbano quale impianto strategico nelle situazioni di emergenza. Tutto ciò anche in considerazione di tempi ipotizzabili per l’ampliamento della discarica di Este nonché per lo smaltimento dei rifiuti non conferibili al termovalorizzatore (ad esempio rifiuti ingombranti o quelli da spazzamento stradale non recuperabili), nonché come supporto allo smaltimento dei rifiuti del Bacino Padova 3 per limitare la movimentazione degli scarti da smaltire nella discarica di Este.

Infine, dal 1 gennaio 2012 i rifiuti non recuperabili del Bacino Padova 4 saranno conferiti al termovalorizzatore di Padova. Analogamente, già dalla stessa data, parte dei rifiuti del Bacino Padova 1 inizieranno ad essere trasferiti al medesimo termovalorizzatore, in attesa della chiusura della discarica di Campodarsego prevista per l’estate 2012. Quando ciò avverrà, tutti i rifiuti non recuperabili del Bacino Padova 1 verranno inviati al termovalorizzatore di Padova. Nel 2012 viene di conseguenza avviata una fase di omogeneizzazione delle tariffe di conferimento al termovalorizzatore.

Controlli sui trasgressori della raccolta differenziata

Fonte Il Mattino di Padova
di Cristina Salvato
5 gennaio 2012

CADONEGHE
Se la differenziazione dell’umido non migliorerà in qualità, non è escluso che Cadoneghe passi per questo servizio al sistema di raccolta porta a porta. In questo modo sarà facile controllare i sacchetti con il materiale e punire i trasgressori. Questa la proposta che l’assessore all’Ambiente, Michele Schiavo, sta valutando insieme ad Etra, visto che dentro ai bidoncini dell’umido ci finisce davvero di tutto e non si riesce ad individuare i colpevoli.
«Rispetto al 2010, quando il 13 per cento dell’umido era inutilizzabile perché conteneva scarti diversi, adesso siamo scesi all’8 per cento – spiega l’assessore Schiavo –. Ma è ancora una percentuale troppo alta, che vanifica la raccolta differenziata e la produzione di compost, ma che a lungo andare Etra ci farà pagare aumentando la tariffa per tutto il lavoro di ripulitura della frazione umida che deve venire fatto».
I residenti di Cadoneghe, quindi, sono avvertiti: se entro giugno non diventeranno più disciplinati e dentro ai bidoncini verdi non impareranno a gettare solo scarti da cucina, si potrebbe passare al porta a porta per l’umido, senza costi aggiuntivi e con la possibilità di controllare chi trasgredisce.
Cadoneghe ha un sistema a isole ecologiche, per cui i cittadini devono portare i rifiuti nei punti di raccolta. L’umido va conferito invece in bidoncini verdi che sono sparsi nel territorio. Con questo sistema, però, diventa difficile controllare cosa viene gettato dentro ai bidoni e se la differenzazione è corretta. E succede così che dentro all’umido finisce di tutto, dalle bottiglie ai cartoni, dalle lattine al secco indifferenziato.
Ma arriveranno i controlli anche per quei cinquecento e passa cittadini che in questi anni non hanno mai usato la tessera magnetica che apre il press container dove gettare il secco.
«Stiamo controllando tutte le tessere che risultano ferme – annuncia Schiavo – e dalle prime 800 famiglie che sembrava non avessero mai usato il press container, siamo scesi a 560. Alcune tessere si è visto che erano rotte, alcuni cittadini non risiedevano più ma i dati non erano aggiornati, qualcuno era stato ricoverato in ospedale per mesi e così via. Ma ci sono comunque alcune centinaia di persone che il secco non lo hanno mai gettato via. Verificheremo caso per caso e, per i trasgressori, scatteranno le sanzioni».



Rifiuti tossici sotto la Valdastico: chiarezza immediata e verifica su tutte le opere realizzate e in fase di realizzazione

Fonte Laura Puppato
8 gennaio 2012

La gravità dei fatti riportati dall’”Espresso” sui rifiuti tossici e sugli scarti fonderia utilizzati nella costruzione dell’Autostrada Valdastico – qualora confermati – merita non solo una riflessione ma un’iniziativa forte da parte delle istituzioni regionali. Su questo tema che riguarda il territorio veneto e la salute di tutti i cittadini veneti una cosa voglio dirla con chiarezza: su questo lato oscuro del Veneto che disprezza e assalta la terra mettendo a rischio la salute dei cittadini e danneggiando la catena alimentare è bene guardarci dentro e immergere le mani nei “veleni” individuando responsabilità precise, contiguità politiche e omissioni amministrative. Ora basta, il gruppo del PD regionale attiverà tutti gli strumenti consentiti per il controllo dei lavori finora eseguiti e per la prevenzione di episodi simili nella costruzione delle prossime grandi opere. Bisogna tagliare il cordone ombelicale che lega il Veneto alle ecomafie e isolare quelle poche imprese senza scrupoli che avvelenano il Veneto e che ne minano l’immagine a livello nazionale e internazionale.
Vanno verificate le dimensioni dell’inquinamento (se i rifiuti tossici sono stati spalmati su tutta la tratta o solo in alcuni punti), le procedure delle eventuali opere di bonifica e i costi delle stesse. Chiederemo conto di questi grandi interventi autostradali realizzate con il project financing e che possono nascondere  sorprese come la sepoltura di inquinanti come e peggio che nelle campagne governate dalla Camorra. Come nel caso della prima tratta della metropolitana di superficie, oggetto di fermo dei lavori e poi bonificata.
Il Vicentino e il Veneto vengono colpiti ancora da un episodio gravissimo di inquinamento ambientale. Non dimentichiamo i casi delle concerie della Valle del Chiampo; che per trent’anni i lavoratori della Tricom-PM Galvanica di Tezze sul Brenta hanno inalato i vapori cancerogeni della loro fabbrica, mentre il cromo esavalente penetrava nel terreno inquinando le falde in maniera irreparabile; che a San Pietro di Rosà, a pochi chilometri da Bassano del Grappa, qualche anno fa è sorto un comitato per fermare la costruzione della più grande zincheria d’Europa su un’area verde e su un sito archeologico paleoveneto convertiti in zona industriale. Un caso unico di malapolitica e di malaffare con annesso un traffico di rifiuti tossici interrati durante lo scavo delle fondamenta. Credo che abbia ragione da vendere il senatore Felice Casson quando dice che ci sono pezzi di Marghera in metà delle strade e delle opere del Veneto. Ma, ripeto, o abbiamo il coraggio di affondare le mani in questi “veleni” oppure si sceglie di chiudere gli occhi avvelenando uomini e ambiente consapevolmente.

giovedì 8 dicembre 2011

Ecocentro chiuso dopo l’ispezione della Forestale

Fonte Il Mattino di Padova
di Francesca Segato
27 novembre 2011

Ecocentro chiuso per il rischio di inquinamento della falda. Ha avuto un esito clamoroso la segnalazione avanzata dalla Cgil con un esposto alla Guardia Forestale, sul pericolo di inquinamento nel piazzale della De Vizia, in viale Lombardia 22. Che l’isola ecologica fosse chiusa, se ne sono accorti ieri mattina i tantissimi utenti che, alle prese con i lavori del fine settimana, hanno provato a portare i rifiuti ingombranti all’ecocentro. Giri a vuoto, perché si sono trovati i cancelli chiusi. L’unica indicazione, un laconico cartello ad informare che l’attività dell’isola ecologica è sospesa. Nessuna informazione sulla data prevista per la riapertura. Davanti ai cancelli si è presto formata una fila di macchine. Un disservizio che ha fatto infuriare le decine di persone costrette a ritornarsene a casa con i loro rifiuti ingombranti. Cos’è successo? L’area dell’ecocentro, gestita dal Bacino Padova 3 per il tramite della De Vizia, è finita nel mirino della Cgil: «Abbiamo ragione di ritenere che il deflusso delle acque piovane, all’interno dell’eco piazzola, possa finire direttamente nella falda sottostante» scriveva il sindacato nel suo esposto. Una denuncia che ha fatto scattare i controlli della Guardia Forestale, il 16 e 17 novembre scorsi. Durante queste ispezioni, sarebbe emerso che in effetti qualche problema c’era: sul piazzale si formavano dei ristagni d’acqua. Pare che serviranno dei lavori per regimare le acque meteoriche in modo corretto, dato che, con il tempo, alcune tubature si sarebbero occluse. Dopo questo primo blitz, martedì scorso, nel corso di un incontro tra Comune, De Vizia e Bacino, è arrivata la decisione di chiudere l’ecocentro. Questo per consentire alla Forestale di effettuare tutte le ispezioni e le verifiche del caso: rilievi che comportano anche la necessità di spostare cassoni e movimentare mezzi, ponendo quindi problemi di sicurezza se il centro fosse rimasto aperto. «Per ora non è stato autorizzato alcun lavoro – spiega il sindaco Francesco Lunghi – Il centro è chiuso per ispezione e vedremo quale sarà la situazione e se serviranno degli interventi». L’ecocentro è fermo già da quattro giorni e al momento non c’è una data fissata per la riapertura. Per ridurre il disagio degli utenti di Monselice, il Bacino Padova 3 mette a disposizione un servizio di ritiro degli ingombranti settimanale, anziché mensile. Basterà telefonare al numero verde 800238389. Il Bacino peraltro ha già in programma la costruzione di un nuovo ecocentro a Monselice, in zona industriale. Realizzazione prevista entro un anno.

giovedì 27 ottobre 2011

I soldi non salveranno il Polesine

Fonte RovigoOggi
di Nicola Cappello

Rovigo - “La lettera di Aleanna indubbiamente rinforza le nostre posizioni e, la prossima settimana, faremo delle iniziative pubbliche che saranno la migliore risposta a quanto hanno scritto”. Il consigliere regionale Graziano Azzalin promette battaglia alla società texana dopo la lettera inviata alla Regione Veneto.
I texani hanno “tentato” la Regione, spiegando come le estrazioni possono essere una fonte di ricchezza per il territorio, rammentando come il titolare di ogni concessione di coltivazione degli idrocarburi è tenuto a corrispondere annualmente allo Stato, alle Regioni e ai comuni interessati, un'aliquota pari al 10 per cento della quantità estratta, oltre al quel 3 per cento destinato a un fondo per la riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti per i residenti.
Questo portando anche l'esempio della Basilicata con i suoi 200 milioni di euro incassati solo nel biennio 2008-2009 dalle royalties, anche se va ricordato che le falde acquifere una volta destinate all'uso umano, sono inquinate (ciò dovuto anche all'estrazione di petrolio).
Se gli olandesi convivono con la subsidenza, dato che sono interessati dallo stesso fenomeno, l'azienda assicura che la stessa cosa può avvenire anche per il territorio polesano.

“Nel tentativo di rassicurare che le estrazioni di metano non creano alcun problema – spiega Azzalin –, la presidente di Aleanna commette un duplice grave errore. Il primo è di prendere l’ordinanza di archiviazione del Gip del tribunale di Ravenna dell’indagine sui presunti danni derivanti dalla subsidenza legata all’estrazione di idrocarburi dall’alto Adriatico tramite i pozzi Eni, indagine avviata proprio dalla Procura di Rovigo nel 2001. Il giudice, infatti, non ha detto che l’estrazione non provoca subsidenza, tutt’altro. Ovvero, che “la subsidenza, concretizzandosi in una mera modifica permanente del territorio, non ha di per sé alcun rilievo penale nel nostro ordinamento”.
In pratica, quanto spiegato dal giudice, è lo specchio di quanto è accaduto dopo le precedenti estrazioni di acque metanifere in territorio deltino: chi estrae guadagna, il territorio cala di livello e la cittadinanza paga il riassetto, costato in cinquant'anni, solo nel Delta del Po, circa 4 miliardi di euro. Chiaro che quanto guadagnerebbe la Regione, in caso di nuove estrazioni, dovrebbe poi essere destinato alla bonifica del territorio, magari per ricostruire idrovore e ponti.

Per Azzalin la lettera di Aleanna è un boomerang, visto che non creerà altro effetto che serrare i ranghi del mondo politico di centrodestra e centrosinistra del Veneto, in difesa del territorio. Come ha già dimostrato la proposta di legge presentata dal consigliere regionale del Pd e che ha trovato anche la firma dell'assessore Isi Coppola (Pdl) e dai consiglieri Corazzari (Lega Nord) e Mainardi (Pdl) (leggi articolo).
“Sono da rispedire al mittente anche le paginate di cifre e di numeri – continua Azzalin – con le quali si cerca di blandire il consenso sventolando il miraggio delle royalties. Perché l’esperienza dimostra come le alterazioni del territorio gravano pesantemente sui bilanci futuri e quindi le compensazioni per questo tipo di operazioni sarebbero talmente alte da rendere antieconomica l’estrazione del metano”

Contro le trivellazioni il Polesine fa quadrato

Fonte RovigoOggi
di Nicola Cappello
15.09.2011

Un fronte comune per fermare le trivellazioni e la ricerca di idrocarburi nelle province di Rovigo, Padova e Venezia. La proposta di legge, presentata dal consigliere regionale Graziano Azzalin, porta anche la firma dell'assessore regionale Marialuisa Coppola e del consigliere Mauro Mainardi. Si punta a bloccare le richieste di ricerca idrocarburi della ditta texana Aleanna Resource. Azzalin, dopo il sì alla modifica della legge dell'Ente parco Delta che permetterà la conversione della centrale Enel di Polesine camerini a carbone, cerca di recuperare credito tra gli ambientalisti


Un secco no, da parte di tutti i rappresentanti politici regionali e locali, alle estrazioni di metano in Polesine. Un segnale chiaro e forte sin da subito. Ad avvallare questa linea comune, la proposta di legge presentata dal consigliere regionale Graziano Azzalin, alla presidenza del consiglio giovedì 15 settembre, per vietare la ricerca e le estrazioni di idrocarburi nei territori di Rovigo, Padova e Venezia.
Al fianco del consigliere regionale del Pd, la firma dell'assessore regionale all'economia Marialuisa Coppola, oltre il sostegno del consigliere regionale polesano Mauro Mainardi, assieme al capogruppo del Pd regionale Laura Puppato e dei consiglieri Tiozzo, Bortoli, Fracasso, Pigozzo, Ruzzante e Sinigaglia.

La proposta di legge, che è stata annunciata nella serata di mercoledì 14 a Taglio di Po durante la conferenza “Polesine e… metano. Ritorna l’incubo estrazioni” dallo stesso consigliere Azzalin, mira a tutelare le province di padova, Rovigo e Venezia, con una modifica all'articolo 6 del decreto legislativo del 3 aprile 2006, numero 152, ovvero le norme in materia ambientale, nel capitolo dove vengono disciplinate le procedure di Via, Vas, valutazione di incidenza e l'autorizzazione integrata ambientale.
L'articolo di legge, attualmente in vigore, si divide in 17 commi e la proposta andrebbe ad aggiungersi dopo l'ultimo (che mira a tutelare l'ambiente e l'ecosistema nelle aree marine e costiere, protette per scopi di tutela ambientale, vietando ricerca ed estrazioni), con un 17bis: “Al fine di prevenire il fenomeno della subsidenza – si legge nella proposta -, le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, sono altresì vietate nel territorio delle province di Padova, Rovigo e Venezia. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del presente comma”.

Si punta, quindi, a bloccare il prima possibile le richieste avanzate da Aleanna Resource, società con bandiera statunitense, per ottenere le autorizzazioni necessarie per una prima fase di ricerche e individuare giacimenti di idrocarburi, in Polesine.
La legge, inoltre, va ad affiancare quella regionale già in vigore, la 36/97 (normativa che ha sancito la nascita del Parco del Delta del Po Veneto), nel famoso articolo 30 tanto discusso in questo periodo per via della riconversione a carbone della centrale Enel di Polesine Camerini. Nel comma “b”, infatti, viene fatto divieto di estrazione di idrocarburi all'interno del territorio del Parco.

Le motivazioni del no appaiono chiare, visto che per riassettare il territorio deltino, ci sono voluti dal '61 ad oggi 4miliardi di euro per ricostruire idrovore e ponti, sistemare 480 chilometri di argini fluviali e 80 di difese a mare, senza calcolare i danni dovuti dalle alluvioni e all'agricoltura, dato che durante le estrazioni, l'acqua salmastra veniva gettata nei fossi della bonifica.
Tuttavia la modifica all'articolo 30, con l'aggiunta del comma “a bis”, come approvato a maggioranza nel consiglio regionale di fine luglio con il sì dello stesso Azzalin controcorrente rispetto all'astensione del suo Pd, che permette la riconversione della centrale di Polesine Camerini a carbone, si è aperto un precedente, in quanto darebbe il diritto ad altre aziende di avanzare le stesse pretese.
Il rischio è quello che vengano utilizzati due pesi e due misure, nel valutare cosa sia impattante per il territorio o meno. I danni della subsidenza il Polesine li sta ancora pagando, questa è una buona motivazione per dire “no”, ma dall'altro lato ci sono state delle condanne da parte della corte di cassazione per emissioni moleste, danneggiamento all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico, verso i vertici dell'azienda energetica.
Non si vorrebbe che nella lotta alle estrazioni, si perdesse di vista che sul territorio vi sono altre grandi opere, già realizzate o in fase di avvio, che avranno un impatto ambientale importante in un ecosistema molto fragile.

Trivellazioni nella Bassa, stop dal consiglio regionale

 Fonte Il Mattino di Padova

Approvata in commissione la proposta di legge del Pd, che era stata poi sottoscritta anche dall’assessore Pdl Maria Luisa Coppola. Un freno al rischio subsistenza

PADOVA. Stop alle trivellazioni nella Bassa Padovana:passa in commissione ambiente della Regione il progetto di legge statale contro il rischio subsidenza. Un sì bipartisan, visto che il progetto di legge era stato presentato il il 15 settembre scorso dai consiglieri del Partito Democratico, con primo firmatario Graziano Azzalin, ma poi si era aggiunta anche l’assessore Marialuisa Coppola del Pdl. Il disegno di legge ha un unico articolo e prevede di prevenire e tutelare i territori delle province di Padova, Rovigo e Venezia da quel particolare fenomeno geologico chiamato subsidenza, consistente in un progressivo e inesorabile abbassamento del terreno con pesanti ricadute sull’assetto idraulico, geologico e di tutela del territorio, il cui rischio – è assodato – aumenta esponenzialmente in caso di trivellazioni ed estrazioni di fluidi dal sottosuolo.
Insomma un limite all’estrazione degli idrocarburi dal sottosuolo, anteponendo prima di tutto la sicurezza e la tutela di un territorio fragile, già pesantemente sfruttato e compromesso e che come ha dimostrato l’alluvione dello scorso anno ha degli evidenti problemi dal punto di vista idrogeologico che poi finiscono col ricadere sulla vita, il lavoro e le abitazioni dei cittadini. “Questo perché, nonostante sia dimostrato che la subsidenza antropica ha delle conseguenze devastanti sul nostro territorio, negli ultimi anni, per necessità energetiche, sono stati progettati e avviati interventi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi da parte di compagnie private” spiega il consigliere del Pd Piero Ruzzante.
Per quanto riguarda la provincia di Padova, l’area interessata è quella della Bassa, con le trivellazioni portate avanti in particolare dalla società americana, la AleAnna Resources, LLC, con sede operativa nello stato del Texas e con una sede secondaria a Matera, che ha ottenuto dal ministero tre permessi di ricerca di cui due riguardano le aree dei comuni padovani. Nell’area “Le Saline” sono compresi i comuni di Casale di Scodosia, Castelbaldo, Granze, Masi, Megliadino San Vitale, Merlara, Piacenza d’Adige, Ponso, Sant’Elena, Santa Margherita d’Adige, Sant’Urbano. A questi comuni si aggiungano quelli compresi nell’area del secondo permesso di ricerca, denominata “Treponti”: si tratta di Agna, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra, Boara Pisani, Granze, Pozzonovo, Solesino, Stanghella, Tribano, Vescovana.
“La commissione ambiente del consiglio regionale ha approvato all'unanimità la proposta di legge - spiega Ruzzante - Ora ci auguriamo venga rapidamente approvata in consiglio, è comunque un'ottima notizia per i cittadini della bassa padovana ed è la dimostrazione che la posizione intransigente assunta dal Pd è stata condivisa anche dalle forze di maggioranza".