giovedì 27 ottobre 2011

I soldi non salveranno il Polesine

Fonte RovigoOggi
di Nicola Cappello

Rovigo - “La lettera di Aleanna indubbiamente rinforza le nostre posizioni e, la prossima settimana, faremo delle iniziative pubbliche che saranno la migliore risposta a quanto hanno scritto”. Il consigliere regionale Graziano Azzalin promette battaglia alla società texana dopo la lettera inviata alla Regione Veneto.
I texani hanno “tentato” la Regione, spiegando come le estrazioni possono essere una fonte di ricchezza per il territorio, rammentando come il titolare di ogni concessione di coltivazione degli idrocarburi è tenuto a corrispondere annualmente allo Stato, alle Regioni e ai comuni interessati, un'aliquota pari al 10 per cento della quantità estratta, oltre al quel 3 per cento destinato a un fondo per la riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti per i residenti.
Questo portando anche l'esempio della Basilicata con i suoi 200 milioni di euro incassati solo nel biennio 2008-2009 dalle royalties, anche se va ricordato che le falde acquifere una volta destinate all'uso umano, sono inquinate (ciò dovuto anche all'estrazione di petrolio).
Se gli olandesi convivono con la subsidenza, dato che sono interessati dallo stesso fenomeno, l'azienda assicura che la stessa cosa può avvenire anche per il territorio polesano.

“Nel tentativo di rassicurare che le estrazioni di metano non creano alcun problema – spiega Azzalin –, la presidente di Aleanna commette un duplice grave errore. Il primo è di prendere l’ordinanza di archiviazione del Gip del tribunale di Ravenna dell’indagine sui presunti danni derivanti dalla subsidenza legata all’estrazione di idrocarburi dall’alto Adriatico tramite i pozzi Eni, indagine avviata proprio dalla Procura di Rovigo nel 2001. Il giudice, infatti, non ha detto che l’estrazione non provoca subsidenza, tutt’altro. Ovvero, che “la subsidenza, concretizzandosi in una mera modifica permanente del territorio, non ha di per sé alcun rilievo penale nel nostro ordinamento”.
In pratica, quanto spiegato dal giudice, è lo specchio di quanto è accaduto dopo le precedenti estrazioni di acque metanifere in territorio deltino: chi estrae guadagna, il territorio cala di livello e la cittadinanza paga il riassetto, costato in cinquant'anni, solo nel Delta del Po, circa 4 miliardi di euro. Chiaro che quanto guadagnerebbe la Regione, in caso di nuove estrazioni, dovrebbe poi essere destinato alla bonifica del territorio, magari per ricostruire idrovore e ponti.

Per Azzalin la lettera di Aleanna è un boomerang, visto che non creerà altro effetto che serrare i ranghi del mondo politico di centrodestra e centrosinistra del Veneto, in difesa del territorio. Come ha già dimostrato la proposta di legge presentata dal consigliere regionale del Pd e che ha trovato anche la firma dell'assessore Isi Coppola (Pdl) e dai consiglieri Corazzari (Lega Nord) e Mainardi (Pdl) (leggi articolo).
“Sono da rispedire al mittente anche le paginate di cifre e di numeri – continua Azzalin – con le quali si cerca di blandire il consenso sventolando il miraggio delle royalties. Perché l’esperienza dimostra come le alterazioni del territorio gravano pesantemente sui bilanci futuri e quindi le compensazioni per questo tipo di operazioni sarebbero talmente alte da rendere antieconomica l’estrazione del metano”

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