giovedì 27 ottobre 2011

Contro le trivellazioni il Polesine fa quadrato

Fonte RovigoOggi
di Nicola Cappello
15.09.2011

Un fronte comune per fermare le trivellazioni e la ricerca di idrocarburi nelle province di Rovigo, Padova e Venezia. La proposta di legge, presentata dal consigliere regionale Graziano Azzalin, porta anche la firma dell'assessore regionale Marialuisa Coppola e del consigliere Mauro Mainardi. Si punta a bloccare le richieste di ricerca idrocarburi della ditta texana Aleanna Resource. Azzalin, dopo il sì alla modifica della legge dell'Ente parco Delta che permetterà la conversione della centrale Enel di Polesine camerini a carbone, cerca di recuperare credito tra gli ambientalisti


Un secco no, da parte di tutti i rappresentanti politici regionali e locali, alle estrazioni di metano in Polesine. Un segnale chiaro e forte sin da subito. Ad avvallare questa linea comune, la proposta di legge presentata dal consigliere regionale Graziano Azzalin, alla presidenza del consiglio giovedì 15 settembre, per vietare la ricerca e le estrazioni di idrocarburi nei territori di Rovigo, Padova e Venezia.
Al fianco del consigliere regionale del Pd, la firma dell'assessore regionale all'economia Marialuisa Coppola, oltre il sostegno del consigliere regionale polesano Mauro Mainardi, assieme al capogruppo del Pd regionale Laura Puppato e dei consiglieri Tiozzo, Bortoli, Fracasso, Pigozzo, Ruzzante e Sinigaglia.

La proposta di legge, che è stata annunciata nella serata di mercoledì 14 a Taglio di Po durante la conferenza “Polesine e… metano. Ritorna l’incubo estrazioni” dallo stesso consigliere Azzalin, mira a tutelare le province di padova, Rovigo e Venezia, con una modifica all'articolo 6 del decreto legislativo del 3 aprile 2006, numero 152, ovvero le norme in materia ambientale, nel capitolo dove vengono disciplinate le procedure di Via, Vas, valutazione di incidenza e l'autorizzazione integrata ambientale.
L'articolo di legge, attualmente in vigore, si divide in 17 commi e la proposta andrebbe ad aggiungersi dopo l'ultimo (che mira a tutelare l'ambiente e l'ecosistema nelle aree marine e costiere, protette per scopi di tutela ambientale, vietando ricerca ed estrazioni), con un 17bis: “Al fine di prevenire il fenomeno della subsidenza – si legge nella proposta -, le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, sono altresì vietate nel territorio delle province di Padova, Rovigo e Venezia. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del presente comma”.

Si punta, quindi, a bloccare il prima possibile le richieste avanzate da Aleanna Resource, società con bandiera statunitense, per ottenere le autorizzazioni necessarie per una prima fase di ricerche e individuare giacimenti di idrocarburi, in Polesine.
La legge, inoltre, va ad affiancare quella regionale già in vigore, la 36/97 (normativa che ha sancito la nascita del Parco del Delta del Po Veneto), nel famoso articolo 30 tanto discusso in questo periodo per via della riconversione a carbone della centrale Enel di Polesine Camerini. Nel comma “b”, infatti, viene fatto divieto di estrazione di idrocarburi all'interno del territorio del Parco.

Le motivazioni del no appaiono chiare, visto che per riassettare il territorio deltino, ci sono voluti dal '61 ad oggi 4miliardi di euro per ricostruire idrovore e ponti, sistemare 480 chilometri di argini fluviali e 80 di difese a mare, senza calcolare i danni dovuti dalle alluvioni e all'agricoltura, dato che durante le estrazioni, l'acqua salmastra veniva gettata nei fossi della bonifica.
Tuttavia la modifica all'articolo 30, con l'aggiunta del comma “a bis”, come approvato a maggioranza nel consiglio regionale di fine luglio con il sì dello stesso Azzalin controcorrente rispetto all'astensione del suo Pd, che permette la riconversione della centrale di Polesine Camerini a carbone, si è aperto un precedente, in quanto darebbe il diritto ad altre aziende di avanzare le stesse pretese.
Il rischio è quello che vengano utilizzati due pesi e due misure, nel valutare cosa sia impattante per il territorio o meno. I danni della subsidenza il Polesine li sta ancora pagando, questa è una buona motivazione per dire “no”, ma dall'altro lato ci sono state delle condanne da parte della corte di cassazione per emissioni moleste, danneggiamento all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico, verso i vertici dell'azienda energetica.
Non si vorrebbe che nella lotta alle estrazioni, si perdesse di vista che sul territorio vi sono altre grandi opere, già realizzate o in fase di avvio, che avranno un impatto ambientale importante in un ecosistema molto fragile.

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