Fonte RovigoOggi
di Nicola Cappello
15.09.2011
Un fronte comune per fermare le trivellazioni
e la ricerca di idrocarburi nelle province di Rovigo, Padova e Venezia.
La proposta di legge, presentata dal consigliere regionale Graziano
Azzalin, porta anche la firma dell'assessore regionale Marialuisa
Coppola e del consigliere Mauro Mainardi. Si punta a bloccare le
richieste di ricerca idrocarburi della ditta texana Aleanna Resource.
Azzalin, dopo il sì alla modifica della legge dell'Ente parco Delta che
permetterà la conversione della centrale Enel di Polesine camerini a
carbone, cerca di recuperare credito tra gli ambientalisti
Un
secco no, da parte di tutti i rappresentanti politici regionali e
locali, alle estrazioni di metano in Polesine. Un segnale chiaro e forte
sin da subito. Ad avvallare questa linea comune, la proposta di legge presentata dal consigliere regionale Graziano Azzalin, alla presidenza del consiglio giovedì 15 settembre, per vietare la ricerca e le estrazioni di idrocarburi nei territori di Rovigo, Padova e Venezia.
Al fianco del consigliere regionale del Pd, la firma dell'assessore regionale all'economia Marialuisa Coppola, oltre il sostegno del consigliere regionale polesano Mauro Mainardi, assieme al capogruppo del Pd regionale Laura Puppato e dei consiglieri Tiozzo, Bortoli, Fracasso, Pigozzo, Ruzzante e Sinigaglia.
La proposta di legge,
che è stata annunciata nella serata di mercoledì 14 a Taglio di Po
durante la conferenza “Polesine e… metano. Ritorna l’incubo estrazioni”
dallo stesso consigliere Azzalin, mira a tutelare le province di padova, Rovigo e Venezia,
con una modifica all'articolo 6 del decreto legislativo del 3 aprile
2006, numero 152, ovvero le norme in materia ambientale, nel capitolo
dove vengono disciplinate le procedure di Via, Vas, valutazione di
incidenza e l'autorizzazione integrata ambientale.
L'articolo di legge, attualmente in vigore, si divide in 17 commi e la proposta
andrebbe ad aggiungersi dopo l'ultimo (che mira a tutelare l'ambiente e
l'ecosistema nelle aree marine e costiere, protette per scopi di tutela
ambientale, vietando ricerca ed estrazioni), con un 17bis: “Al fine di prevenire il fenomeno della subsidenza
– si legge nella proposta -, le attività di ricerca, di prospezione
nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, di cui agli
articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, sono altresì vietate
nel territorio delle province di Padova, Rovigo e Venezia. Le
disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti in
corso alla data di entrata in vigore del presente comma”.
Si punta, quindi, a bloccare il prima possibile le richieste avanzate da Aleanna Resource,
società con bandiera statunitense, per ottenere le autorizzazioni
necessarie per una prima fase di ricerche e individuare giacimenti di
idrocarburi, in Polesine.
La legge, inoltre, va ad affiancare quella
regionale già in vigore, la 36/97 (normativa che ha sancito la nascita
del Parco del Delta del Po Veneto), nel famoso articolo 30 tanto
discusso in questo periodo per via della riconversione a carbone della
centrale Enel di Polesine Camerini. Nel comma “b”, infatti, viene fatto
divieto di estrazione di idrocarburi all'interno del territorio del
Parco.
Le motivazioni del no appaiono chiare, visto che per riassettare il territorio deltino, ci sono voluti dal '61 ad oggi 4miliardi di euro
per ricostruire idrovore e ponti, sistemare 480 chilometri di argini
fluviali e 80 di difese a mare, senza calcolare i danni dovuti dalle
alluvioni e all'agricoltura, dato che durante le estrazioni, l'acqua
salmastra veniva gettata nei fossi della bonifica.
Tuttavia la modifica all'articolo 30, con l'aggiunta del comma “a bis”,
come approvato a maggioranza nel consiglio regionale di fine luglio con
il sì dello stesso Azzalin controcorrente rispetto all'astensione del
suo Pd, che permette la riconversione della centrale di Polesine
Camerini a carbone, si è aperto un precedente, in quanto darebbe il diritto ad altre aziende di avanzare le stesse pretese.
Il rischio è quello che vengano utilizzati due pesi e due misure, nel valutare cosa sia impattante per il territorio o meno. I danni della subsidenza
il Polesine li sta ancora pagando, questa è una buona motivazione per
dire “no”, ma dall'altro lato ci sono state delle condanne da parte
della corte di cassazione per emissioni moleste, danneggiamento all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico, verso i vertici dell'azienda energetica.
Non
si vorrebbe che nella lotta alle estrazioni, si perdesse di vista che
sul territorio vi sono altre grandi opere, già realizzate o in fase di
avvio, che avranno un impatto ambientale importante in un ecosistema molto fragile.
Nessun commento:
Posta un commento