Fonte il Mattino di Padova
di V. Voi
4 giugno 2013
PADOVA. «La Regione sta mettendo in atto uno smantellamento dei
sistemi di controllo in tema di rifiuti. In questo modo il Veneto
rischia di trasformarsi in una grande discarica». Non usa mezzi termini
il deputato padovano di Sinistra Ecologia e Libertà Alessandro Zan che
ha deciso di dare battaglia all'assessore regionale all'Ambiente
Maurizio Conte sui controlli agli impianti di trattamento e smaltimento
dei rifiuti.
Lo fa con un atto formale: un'interrogazione a
risposta scritta indirizzata al ministro dell'Ambiente Andrea Orlando in
cui mette nero su bianco i dubbi e i timori di tutta la componente
padovana del partito. Il nocciolo della questione sono i controlli sugli
impianti da parte di organismi terzi, cioè controllori qualificati ed
indipendenti che si relazionano direttamente con Regione e Arpav. «Con
la delibera di giunta 863/2012 i controlli delle società terze nei
confronti delle discariche vengono di fatto annullati» denuncia Zan, «e
l'Arpav da sola non ha strumenti per poterlo fare. La delibera è stata
adottata pur se in presenza di una mozione del consiglio, votata da
entrambi gli schieramenti eccetto la Lega, che chiede di non adottarla»
.
Nella sua interrogazione il deputato, già assessore all'Ambiente nel
Comune di Padova, fa riferimento al «permanere di uno stato di crisi
economica dell'Arpav» e al fatto che «ad oggi non sono stati confermati i
contratti di 200 collaboratori e si va verso la riduzione da sette a
uno dei laboratori di ricerca, rendendo impossibile lo svolgimento di un
accurato e sereno lavoro». Insomma, ribadisce Zan, «le discariche e gli
impianti di depurazione, anche quelli che scaricano in laguna, sono
senza controllo. Fino ad ora gli impianti sono stati gestiti bene ma in
caso di male intenzionati ci sarebbe un aumento del rischio per il
nostro ambiente. Vorrei sapere dal ministro se intende intervenire visto
che i cittadini continuano a pagare le tariffe».
Da parte sua
l'assessore regionale Maurizio Conte difende la delibera votata lo
scorso anno: «Noi non abbiamo tolto di per sé il controllo ma l'obbligo
da parte del gestore di usufruire di un tecnico privato come elemento di
controllo» spiega, «prima il gestore pagava la prestazione del tecnico
esterno, ora la pagherà all'Arpav, tutto qua». L'assessore regionale non
ha dubbi sulla capacità dell'ente di gestire la mole di lavoro. «Stiamo
definendo con Arpav una sezione tecnica specifica che sarà
autosufficiente dal punto di vista della gestione. Inoltre presenteremo
la prossima settimana un piano per la riorganizzazione dell'agenzia che
interessa la parte amministrativa e i laboratori, che verranno
concentrati. Non vengono sicuramente meno il ruolo e l'azione che Arpav
porta avanti».
venerdì 14 giugno 2013
Sono 35 le società venete che si occupano di acqua
Fonte il Mattino di Padova
del 12/06/2013
L’europarlamentare padovano del Pd Franco Frigo ha presentato un’ interrogazione alla Commissione europea in merito ad un dazio austriaco ritenuto ingiusto sull’acquisto di autovetture dall’estero. Frigo afferma che la Mormverbrauchsabgabe (NoVa) è un nuovo dazio che l’Austria ha deciso di applicare come tassa ecologica all’acquisto di autovetture all’estero. Può raggiungere il 16% del valore dell’automezzo ed è applicata anche ai cittadini dell’Ue che hanno una seconda casa in Austria a meno che non dimostrino che l’autovettura non sia prevalentemente utilizzata nel territorio austriaco. Secondo Frigo ciò si configura come violazione della libera concorrenza all’interno dell’Ue coni seri alle concessionarie italiane che operano nelle regioni confinanti con l’Austria, a cominciare da quelle venete. di Filippo Tosatto wVENEZIA Sono 71 le «auto blu» a disposizione delle società partecipate della Regione Veneto. Il lessico non inganni: più che di vetture lussuose - simbolo di status e sinomino dei privilegi della Casta - si tratta di veicoli di servizio. Utilitarie, furgoni, autocarri, qualche media cilindrata e svariati carrelli elevatori in dotazione agli enti collegati a Palazzo Balbi. L’istantanea emerge dalla relazione presentata nel pomeriggio alla commissione Affari istituzionali e Bilancio del Consiglio regionale, convocata per discutere del piano di riordino societario e delle nuove regole in materia di utilizzo degli automezzi. A sollecitare notizie precise sull’entità e la distribuzione del parco-auto era stato il gruppo del partito democratico: l’assenza (giustificata) dell’assessore Roberto Ciambetti ha determinato un rinvio della discussione ma il profilo della questione appare sufficientemente delineato. La disponibilità dei veicoli è, comprensibilmente, concentrata nelle tre società - Cav (35), Sistemi territoriali (17) e Veneto Strade (7)- che si occupano di mobilità, autostradale e ordinarie. Veneto Acque dispone di 5 auto; Sis (parcheggi, parchi, giardini) ne conta 3; una ciascuno per Veneto Nanotech, Veneto Sviluppo, Insula (engineering), e Immobiliare Marco Polo. Nessuna dotazione per Svec, Terme di Recoaro, Veneto Innovazione, Rocca di Monselice, Rovigo Expo e Ferrovie Venete mentre non sono pervenuti i dati riguardanti Autovie Venete e College Valmarana Morosini. Da un primo colpo d’occhio non emergono situazioni anomale né le risorse messe a disposizione appaiono sproporzionate al fabbisogno. Un’opinione condivisa dal consigliere democratico Piero Ruzzante, componente della commissione, che però alza il tiro: «Abbiamo chiesto una relazione per fare chiarezza su questo capitolo di spesa, perché il numero dei veicoli di servizio ed il relativo costo di esercizio sono strettamente connessi al riordino e alla razionalizzazione delle società partecipate da capitale regionale, che la maggioranza promette da tre anni ma non ha mai realizzato». Di che si tratta? «Di porre fine a questa giungla di enti che finiscono con il sovrapporsi creando sprechi e confusioni. Comprendo le difficoltà di tagliare ma non è accettabile che in Veneto ci siano ancora 29 aziende che si occupano di trasporto pubblico, 35 che gestiscono le risorse idriche, altrettante che gestiscono la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. È questo il problema di fondo: sfoltire questa pletora di sigle equivarrebbe a ridurne i costi e a cascata ciò si tradurrebbe anche in un uso ottimale degli automezzi». Su questo fronte da tempo l’assessore Ciambetti è impegnato in un’opera di accorpamento e di razionalizzazione, ma gli ostacoli da superare ( leggi resistenze corporative ed equilibri politici-territoriali allergici alla spending) non mancano. Chi propende per una soluzione drastica del problema è Diego Bottacin di Verso Nord che propone l’immediata cessione di Veneto Sviluppo: «L'indebita ingerenza della politica nella gestione dei servizi produce inevitabilmente sprechi e distorsioni. Nella migliore delle ipotesi, parliamo di soldi buttati via, nella peggiore di spazi e fondi sottratti al libero mercato».
del 12/06/2013
L’europarlamentare padovano del Pd Franco Frigo ha presentato un’ interrogazione alla Commissione europea in merito ad un dazio austriaco ritenuto ingiusto sull’acquisto di autovetture dall’estero. Frigo afferma che la Mormverbrauchsabgabe (NoVa) è un nuovo dazio che l’Austria ha deciso di applicare come tassa ecologica all’acquisto di autovetture all’estero. Può raggiungere il 16% del valore dell’automezzo ed è applicata anche ai cittadini dell’Ue che hanno una seconda casa in Austria a meno che non dimostrino che l’autovettura non sia prevalentemente utilizzata nel territorio austriaco. Secondo Frigo ciò si configura come violazione della libera concorrenza all’interno dell’Ue coni seri alle concessionarie italiane che operano nelle regioni confinanti con l’Austria, a cominciare da quelle venete. di Filippo Tosatto wVENEZIA Sono 71 le «auto blu» a disposizione delle società partecipate della Regione Veneto. Il lessico non inganni: più che di vetture lussuose - simbolo di status e sinomino dei privilegi della Casta - si tratta di veicoli di servizio. Utilitarie, furgoni, autocarri, qualche media cilindrata e svariati carrelli elevatori in dotazione agli enti collegati a Palazzo Balbi. L’istantanea emerge dalla relazione presentata nel pomeriggio alla commissione Affari istituzionali e Bilancio del Consiglio regionale, convocata per discutere del piano di riordino societario e delle nuove regole in materia di utilizzo degli automezzi. A sollecitare notizie precise sull’entità e la distribuzione del parco-auto era stato il gruppo del partito democratico: l’assenza (giustificata) dell’assessore Roberto Ciambetti ha determinato un rinvio della discussione ma il profilo della questione appare sufficientemente delineato. La disponibilità dei veicoli è, comprensibilmente, concentrata nelle tre società - Cav (35), Sistemi territoriali (17) e Veneto Strade (7)- che si occupano di mobilità, autostradale e ordinarie. Veneto Acque dispone di 5 auto; Sis (parcheggi, parchi, giardini) ne conta 3; una ciascuno per Veneto Nanotech, Veneto Sviluppo, Insula (engineering), e Immobiliare Marco Polo. Nessuna dotazione per Svec, Terme di Recoaro, Veneto Innovazione, Rocca di Monselice, Rovigo Expo e Ferrovie Venete mentre non sono pervenuti i dati riguardanti Autovie Venete e College Valmarana Morosini. Da un primo colpo d’occhio non emergono situazioni anomale né le risorse messe a disposizione appaiono sproporzionate al fabbisogno. Un’opinione condivisa dal consigliere democratico Piero Ruzzante, componente della commissione, che però alza il tiro: «Abbiamo chiesto una relazione per fare chiarezza su questo capitolo di spesa, perché il numero dei veicoli di servizio ed il relativo costo di esercizio sono strettamente connessi al riordino e alla razionalizzazione delle società partecipate da capitale regionale, che la maggioranza promette da tre anni ma non ha mai realizzato». Di che si tratta? «Di porre fine a questa giungla di enti che finiscono con il sovrapporsi creando sprechi e confusioni. Comprendo le difficoltà di tagliare ma non è accettabile che in Veneto ci siano ancora 29 aziende che si occupano di trasporto pubblico, 35 che gestiscono le risorse idriche, altrettante che gestiscono la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. È questo il problema di fondo: sfoltire questa pletora di sigle equivarrebbe a ridurne i costi e a cascata ciò si tradurrebbe anche in un uso ottimale degli automezzi». Su questo fronte da tempo l’assessore Ciambetti è impegnato in un’opera di accorpamento e di razionalizzazione, ma gli ostacoli da superare ( leggi resistenze corporative ed equilibri politici-territoriali allergici alla spending) non mancano. Chi propende per una soluzione drastica del problema è Diego Bottacin di Verso Nord che propone l’immediata cessione di Veneto Sviluppo: «L'indebita ingerenza della politica nella gestione dei servizi produce inevitabilmente sprechi e distorsioni. Nella migliore delle ipotesi, parliamo di soldi buttati via, nella peggiore di spazi e fondi sottratti al libero mercato».
Video inchioda un’anziana che getta rifiuti
Fonte Il Mattino di Padova
del 13/06/2013
di F. Segato
MONSELICE. L’occhio elettronico delle telecamere mobili incastra un’anziana che stava abbandonando un sacchetto di rifiuti. Primo risultato sul campo per le due telecamere mobili, acquistate circa un anno fa su progetto del consigliere delegato alla sicurezza, Emanuele Rosina. Giorni fa, una delle due telecamere, collocata nei pressi del centro commerciale “Il vivaio”, in via Ca’ Oddo, ha ripreso un’anziana che abbandonava immomdizie. Grazie alle immagini ad alta definizione, che permettono di risalire alle targhe dei veicoli ma anche ai volti delle persone riprese, per la polizia locale è stato possibile identificare l’anziana in questione. Che dovrà ora pagare una multa salata. «Le telecamere sono state utilizzate per video sorvegliare angoli sensibili della città» spiegano Rosina e il sindaco Lunghi «scoraggiando i malintenzionati che avevano preso di mira lampioni, monumenti e muri delle case che venivano sistematicamente imbrattati da scritte». Da un po’ di tempo vengono usate anche nei punti dove si abbandonano i rifiuti.
del 13/06/2013
di F. Segato
MONSELICE. L’occhio elettronico delle telecamere mobili incastra un’anziana che stava abbandonando un sacchetto di rifiuti. Primo risultato sul campo per le due telecamere mobili, acquistate circa un anno fa su progetto del consigliere delegato alla sicurezza, Emanuele Rosina. Giorni fa, una delle due telecamere, collocata nei pressi del centro commerciale “Il vivaio”, in via Ca’ Oddo, ha ripreso un’anziana che abbandonava immomdizie. Grazie alle immagini ad alta definizione, che permettono di risalire alle targhe dei veicoli ma anche ai volti delle persone riprese, per la polizia locale è stato possibile identificare l’anziana in questione. Che dovrà ora pagare una multa salata. «Le telecamere sono state utilizzate per video sorvegliare angoli sensibili della città» spiegano Rosina e il sindaco Lunghi «scoraggiando i malintenzionati che avevano preso di mira lampioni, monumenti e muri delle case che venivano sistematicamente imbrattati da scritte». Da un po’ di tempo vengono usate anche nei punti dove si abbandonano i rifiuti.
lunedì 25 marzo 2013
Este, argine sul Frassine trasformato in una discarica abusiva
Fonte il Mattino di Padova
di N. Cesaro
25 Marzo 2013
ESTE. Copertoni, flaconi di detersivo, rovinacci e polistirolo, ma anche un frigorifero e resti di una bicicletta. L’argine del Frassine diventa una discarica abusiva a cielo aperto. A segnalarla è stato un residente lungo via Argine Destro Brancaglia, la strada che costeggia il Frassine e collega la Sr 10 a Rivadolmo. Un percorso che segue il fiume e lungo il quale capita spesso e volentieri di notare spazzatura abbandonata.
Lungo la scarpata opposta all’argine, dove scorre un altro piccolo canaletto, sono stati scaricati sacchi di materiale inerte (polistirolo, plastiche, pietre e muratura), contenitori di plastica, cartoni e imballaggi, copertoni, cassette di plastica, fascine di rami secchi, pure una ruota di bicicletta e un frigorifero. A ripulire l’area sono arrivati gli operatori del bacino Padova Tre, che hanno lavorato dalle 6.30 fino alle 11. In qualche modo si cercherà di risalire a chi ha gettato i rifiuti.
Il fenomeno dei rifiuti abbandonati, «negli ultimi anni, è stato quasi annullato» confermano dal bacino. «Merito del senso di responsabilità dei cittadini, anche se è vero che abbiamo messo in campo iniziative di sensibilizzazione e di supporto operativo alla tutela dell'ambiente». Come il progetto “Città Pulita 2.0”, il servizio che permette di segnalare i rifiuti abbandonati attraverso il web: «Il progetto ha avuto un successo quasi inaspettato perché ci ha permesso di ridurre il tempo in cui i rifiuti restano a terra. Attualmente le segnalazioni sono quasi 250, su una decina stanno intervenendo oggi i nostri operatori. Il Comune più “segnalato” è Monselice. Nei casi di rifiuti non ingombranti, riusciamo a bonificare nel giro di 1-2 giorni dal momento in cui arriva la segnalazione web».
di N. Cesaro
25 Marzo 2013
ESTE. Copertoni, flaconi di detersivo, rovinacci e polistirolo, ma anche un frigorifero e resti di una bicicletta. L’argine del Frassine diventa una discarica abusiva a cielo aperto. A segnalarla è stato un residente lungo via Argine Destro Brancaglia, la strada che costeggia il Frassine e collega la Sr 10 a Rivadolmo. Un percorso che segue il fiume e lungo il quale capita spesso e volentieri di notare spazzatura abbandonata.
Lungo la scarpata opposta all’argine, dove scorre un altro piccolo canaletto, sono stati scaricati sacchi di materiale inerte (polistirolo, plastiche, pietre e muratura), contenitori di plastica, cartoni e imballaggi, copertoni, cassette di plastica, fascine di rami secchi, pure una ruota di bicicletta e un frigorifero. A ripulire l’area sono arrivati gli operatori del bacino Padova Tre, che hanno lavorato dalle 6.30 fino alle 11. In qualche modo si cercherà di risalire a chi ha gettato i rifiuti.
Il fenomeno dei rifiuti abbandonati, «negli ultimi anni, è stato quasi annullato» confermano dal bacino. «Merito del senso di responsabilità dei cittadini, anche se è vero che abbiamo messo in campo iniziative di sensibilizzazione e di supporto operativo alla tutela dell'ambiente». Come il progetto “Città Pulita 2.0”, il servizio che permette di segnalare i rifiuti abbandonati attraverso il web: «Il progetto ha avuto un successo quasi inaspettato perché ci ha permesso di ridurre il tempo in cui i rifiuti restano a terra. Attualmente le segnalazioni sono quasi 250, su una decina stanno intervenendo oggi i nostri operatori. Il Comune più “segnalato” è Monselice. Nei casi di rifiuti non ingombranti, riusciamo a bonificare nel giro di 1-2 giorni dal momento in cui arriva la segnalazione web».
giovedì 14 marzo 2013
Per mille contribuenti il verde diventa un lusso
Fonte Il Mattino di Padova
di G. Andreoli
13 marzo 2013
VIGONZA. Batosta sul servizio di raccolta a domicilio del rifiuto verde e delle ramaglie. Dal 15 marzo il costo annuo del bidone da 240 litri raddoppia passando da circa 34 euro a 70,52, imposte incluse, con addebito in bolletta.
Ben pochi degli oltre mille utenti ne sono a conoscenza, perché la lettera del Comune con la notizia dell’aumento è arrivata solo in poche case. Fra coloro che l’hanno ricevuta c’è la famiglia Maniero di Peraga.
«Mi ha irritato il fatto che la lettera sia stata inserita in una busta che riporta la semplice dicitura “Informazioni importanti sul servizio di raccolta rifiuti” senza nessun altro avviso», dichiara la signora Maniero, «e pure il fatto che l’aumento, davvero spropositato, sia annunciato con soli 3 giorni di anticipo. Se si vuole disdire il servizio, come farlo con tempi così stretti? Darò il via a una raccolta di firme di protesta».
Ieri mattina, la donna è andata in Comune a chiedere la delibera dell’aumento. «Mi hanno detto che non c’è nessuna delibera», assicura.
«La decisione è dell’amministrazione comunale di Vigonza, che ha preferito applicare l’aumento sui servizi individuali», spiega il presidente di Etra Stefano Svegliado.
«Nessun aumento sulla bolletta dei rifiuti, l’unica modifica riguarda il costo per la raccolta porta a porta del verde, erogato a pagamento solo a chi ha aderito. Raccolta che viene effettuata ogni 15 giorni da dicembre a febbraio e una volta alla settimana da marzo a novembre. Una decisione che abbiamo preso per riportare a equità il costo del bidone del verde, che era piuttosto basso», precisa l’assessore all’Ambiente Alberto Rizzo. «Grazie anche a questo adeguamento non ci sarà l’aumento Istat sulle bollette dei rifiuti». Incasso previsto: circa 40 mila euro.
È possibile rinunciare al bidone riconsegnandolo allo sportello Etra. «Ma stiamo attenti», dichiara il capogruppo di opposizione Giuseppe Zanon, «a disincentivare si corre il rischio di tornare alla brutta abitudine di bruciare le ramaglie. Meglio sarebbe munirsi di un proprio trituratore». Chi non ha il bidone ha però delle alternative: il rifiuto verde può essere conferito al centro di raccolta su presentazione della tessera personale, il conferimento è gratuito fino a 10 mc all’anno; oltre questa quantità il costo è di 17,25 euro al mc. addebitati in bolletta.
Per conferimenti occasionali (non oltre 3 volte l’anno) è invece garantito un servizio su chiamata al numero verde di Etra (800247842) 48 ore prima del giorno di raccolta. Per un sacco alla volta il servizio è gratuito, da 2 a 10 sacchi vengono addebitati 5,75 euro a chiamata, oltre 10 sacchi bisogna chiedere un preventivo. A questo punto ognuno può fare le proprie valutazioni.
di G. Andreoli
13 marzo 2013
VIGONZA. Batosta sul servizio di raccolta a domicilio del rifiuto verde e delle ramaglie. Dal 15 marzo il costo annuo del bidone da 240 litri raddoppia passando da circa 34 euro a 70,52, imposte incluse, con addebito in bolletta.
Ben pochi degli oltre mille utenti ne sono a conoscenza, perché la lettera del Comune con la notizia dell’aumento è arrivata solo in poche case. Fra coloro che l’hanno ricevuta c’è la famiglia Maniero di Peraga.
«Mi ha irritato il fatto che la lettera sia stata inserita in una busta che riporta la semplice dicitura “Informazioni importanti sul servizio di raccolta rifiuti” senza nessun altro avviso», dichiara la signora Maniero, «e pure il fatto che l’aumento, davvero spropositato, sia annunciato con soli 3 giorni di anticipo. Se si vuole disdire il servizio, come farlo con tempi così stretti? Darò il via a una raccolta di firme di protesta».
Ieri mattina, la donna è andata in Comune a chiedere la delibera dell’aumento. «Mi hanno detto che non c’è nessuna delibera», assicura.
«La decisione è dell’amministrazione comunale di Vigonza, che ha preferito applicare l’aumento sui servizi individuali», spiega il presidente di Etra Stefano Svegliado.
«Nessun aumento sulla bolletta dei rifiuti, l’unica modifica riguarda il costo per la raccolta porta a porta del verde, erogato a pagamento solo a chi ha aderito. Raccolta che viene effettuata ogni 15 giorni da dicembre a febbraio e una volta alla settimana da marzo a novembre. Una decisione che abbiamo preso per riportare a equità il costo del bidone del verde, che era piuttosto basso», precisa l’assessore all’Ambiente Alberto Rizzo. «Grazie anche a questo adeguamento non ci sarà l’aumento Istat sulle bollette dei rifiuti». Incasso previsto: circa 40 mila euro.
È possibile rinunciare al bidone riconsegnandolo allo sportello Etra. «Ma stiamo attenti», dichiara il capogruppo di opposizione Giuseppe Zanon, «a disincentivare si corre il rischio di tornare alla brutta abitudine di bruciare le ramaglie. Meglio sarebbe munirsi di un proprio trituratore». Chi non ha il bidone ha però delle alternative: il rifiuto verde può essere conferito al centro di raccolta su presentazione della tessera personale, il conferimento è gratuito fino a 10 mc all’anno; oltre questa quantità il costo è di 17,25 euro al mc. addebitati in bolletta.
Per conferimenti occasionali (non oltre 3 volte l’anno) è invece garantito un servizio su chiamata al numero verde di Etra (800247842) 48 ore prima del giorno di raccolta. Per un sacco alla volta il servizio è gratuito, da 2 a 10 sacchi vengono addebitati 5,75 euro a chiamata, oltre 10 sacchi bisogna chiedere un preventivo. A questo punto ognuno può fare le proprie valutazioni.
sabato 2 marzo 2013
Il primo candidato a sindaco di Solesino è un omosessuale
Fonte Il mattino di Padova
01 marzo 2013
di F. Segato
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/03/02/news/il-primo-candidato-a-sindaco-di-solesino-e-un-omosessuale-1.6624977
SOLESINO. Il suo è già un volto noto, a livello locale e non solo. Perché, quando scoppiò lo scandalo del video omofobo di Zanon e Pedrina, candidati di Fratelli d’Italia, Matteo Pegoraro, 27 anni, di Solesino, rispose insieme al compagno Nicolò Moscardi con un contro-video. Cliccatissimo (oltre 8500 visualizzazioni su Youtube), sferzante e tenero al tempo stesso, per ribadire la normalità dell’amore tra un ragazzo e un ragazzo. A poche settimane dal “coming out”, Matteo Pegoraro torna ora a far parlare di sé: è infatti il primo candidato per le elezioni comunali di Solesino. E anche il primo nella storia del paese a essere dichiaratamente omosessuale. A sostenerlo, come ha anticipato lui stesso su Facebook, la civica “Solesino in movimento”.
«Siamo un gruppo di ragazzi e ragazze uniti dal desiderio di dare un volto nuovo a Solesino, indipendenti da maggioranza e opposizione uscenti» racconta «Con la prematura scomparsa del sindaco Walter Barin, si è aperto l’interrogativo su chi potesse portare avanti il suo percorso e nel contempo dare nuova linfa al paese, dal punto di vista ambientale, culturale e dell’urbanistica, con un occhio di riguardo in particolare per i cittadini colpiti dalla crisi. Abbiamo valutato insieme alcune idee forti per il rilancio del paese e deciso di metterci in gioco». 27 anni ad aprile, originario di Solesino, per la precisione della Pisana, Matteo è al secondo anno della facoltà di Giurisprudenza, iscritto a Firenze. In precedenza ha lavorato a Firenze per i Servizi sociali ed è stato per un breve periodo assistente parlamentare di Donatella Poretti, radicale eletta nel Pd in Toscana. Ha girato l’Europa con l’associazione per i diritti umani "EveryOne" e poi ha rimesso radici a Solesino, dove ora collabora con l’associazione di difesa consumatori Tutor iuris. Sul suo personale credo politico, non si sbilancia: «Non mi sento rappresentato da un partito. A livello di valori, da omosessuale sono sempre stato per l’uguaglianza dei diritti, al di là delle etichette. Grillo? Molte idee sono condivisibili, a partire da ambiente e partecipazione, ma a Solesino volevamo una lista civica, indipendente anche dalla certificazione 5 stelle, per cercare di rappresentare tutti».
Dopo il suo video su Youtube, Matteo ha ricevuto centinaia di commenti di vicinanza, anche dal paese. Come pensa che reagirà, ora, Solesino, all’idea di un candidato sindaco gay? «L’impatto ci sarà, c’è nelle grosse città, figuriamoci in un paese di provincia» non si nasconde Matteo. «Mi auguro che la gente mi conosca per quello che sono, senza bisogno di esaltare nulla. Sono una persona omosessuale che ha un compagno, una famiglia e mi butto in politica come potrebbe farlo qualsiasi altra persona».
01 marzo 2013
di F. Segato
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/03/02/news/il-primo-candidato-a-sindaco-di-solesino-e-un-omosessuale-1.6624977
SOLESINO. Il suo è già un volto noto, a livello locale e non solo. Perché, quando scoppiò lo scandalo del video omofobo di Zanon e Pedrina, candidati di Fratelli d’Italia, Matteo Pegoraro, 27 anni, di Solesino, rispose insieme al compagno Nicolò Moscardi con un contro-video. Cliccatissimo (oltre 8500 visualizzazioni su Youtube), sferzante e tenero al tempo stesso, per ribadire la normalità dell’amore tra un ragazzo e un ragazzo. A poche settimane dal “coming out”, Matteo Pegoraro torna ora a far parlare di sé: è infatti il primo candidato per le elezioni comunali di Solesino. E anche il primo nella storia del paese a essere dichiaratamente omosessuale. A sostenerlo, come ha anticipato lui stesso su Facebook, la civica “Solesino in movimento”.
«Siamo un gruppo di ragazzi e ragazze uniti dal desiderio di dare un volto nuovo a Solesino, indipendenti da maggioranza e opposizione uscenti» racconta «Con la prematura scomparsa del sindaco Walter Barin, si è aperto l’interrogativo su chi potesse portare avanti il suo percorso e nel contempo dare nuova linfa al paese, dal punto di vista ambientale, culturale e dell’urbanistica, con un occhio di riguardo in particolare per i cittadini colpiti dalla crisi. Abbiamo valutato insieme alcune idee forti per il rilancio del paese e deciso di metterci in gioco». 27 anni ad aprile, originario di Solesino, per la precisione della Pisana, Matteo è al secondo anno della facoltà di Giurisprudenza, iscritto a Firenze. In precedenza ha lavorato a Firenze per i Servizi sociali ed è stato per un breve periodo assistente parlamentare di Donatella Poretti, radicale eletta nel Pd in Toscana. Ha girato l’Europa con l’associazione per i diritti umani "EveryOne" e poi ha rimesso radici a Solesino, dove ora collabora con l’associazione di difesa consumatori Tutor iuris. Sul suo personale credo politico, non si sbilancia: «Non mi sento rappresentato da un partito. A livello di valori, da omosessuale sono sempre stato per l’uguaglianza dei diritti, al di là delle etichette. Grillo? Molte idee sono condivisibili, a partire da ambiente e partecipazione, ma a Solesino volevamo una lista civica, indipendente anche dalla certificazione 5 stelle, per cercare di rappresentare tutti».
Dopo il suo video su Youtube, Matteo ha ricevuto centinaia di commenti di vicinanza, anche dal paese. Come pensa che reagirà, ora, Solesino, all’idea di un candidato sindaco gay? «L’impatto ci sarà, c’è nelle grosse città, figuriamoci in un paese di provincia» non si nasconde Matteo. «Mi auguro che la gente mi conosca per quello che sono, senza bisogno di esaltare nulla. Sono una persona omosessuale che ha un compagno, una famiglia e mi butto in politica come potrebbe farlo qualsiasi altra persona».
domenica 3 febbraio 2013
Lutto cittadino per l’addio a Barin
Il Mattino di Padoca
di F. Segato
28 gennaio 2013
SOLESINO. Domani alle 15.30, nella chiesa parrocchiale di Solesino, il commiato dal sindaco Walter Barin. Prima della cerimonia funebre, un ultimo saluto gli verrà tributato davanti al Municipio, dove la salma sarà accolta da amministratori comunali e cittadini. Poi assessori e amici lo porteranno a spalla fino alla chiesa. Barin, 63 anni, lascia la moglie Rosanna, le figlie Marianna e Valentina, i genitori e i nipoti. Di professione era geometra, titolare di uno studio molto noto in paese. Eletto sindaco per la prima volta nel 2004 con “Solesino progresso”, era stato riconfermato a furor di popolo nelle elezioni di giugno 2009. Unico caso di riconferma per il secondo mandato consecutivo di un sindaco a Solesino. La notizia della sua morte, avvenuta l’altro ieri all’ospedale di Piove di Sacco dov’era ricoverato, si è diffusa ieri mattina tra i banchi del mercato domenicale, destando immensa commozione. Domani la giunta si riunirà per proclamare il lutto cittadino per la giornata di martedì. Tanti gli addii affettuosi e le attestazioni di stima per Barin.
«Un sindaco concreto», lo ricorda il direttore della Confesercenti, Maurizio Francescon, «sempre in grado di rispettare gli impegni presi nei vari incontri con i commercianti, spesso proprio nella sede dell'associazione, quella stesa sede che proprio lui, da neo sindaco, aveva inaugurato nel settembre del 2004. Con lui perdiamo un importante punto di riferimento per i problemi del commercio locale nonché uno dei sindaci, non solo a parole, schierati fino in fondo a difesa dei valori della propria città e della cultura sociale del nostro territorio. Una grande perdita per la Bassa Padovana». «Una persona davvero speciale: ha sempre lavorato con costanza e dedizione per il suo paese e per i comuni vicini»afferma il sindaco di Sant’Elena Emanuele Barbetta. «Ai suoi cari esprimo le mie più sentite condoglianze. Caro Walter, sentiremo molto la tua mancanza». «L’ho conosciuto 25 anni or sono come professionista e come uomo; niente a che fare allora con la politica. Ho apprezzato immediatamente la sua cordialità, il suo entusiasmo, la sua sincerità e la sua correttezza», è il ritratto che ne dà Antonio Battistella, sindaco di Ospedaletto Euganeo. «Ci lascia purtroppo una bella persona, una figura umana cui ero sinceramente affezionato, un amministratore capace di grande spessore politico». «Grazie per aver creduto in me. Sei sempre stato un modello di vita per tutti noi», il saluto dell’assessore all’ambiente Gianni Minazzo. Anche sulla pagina Facebook di Barin si susseguono i messaggi di cordoglio da semplici cittadini, amministratori e associazioni locali. Impegnato anche nel sociale, Barin è stato tra i fondatori della compagnia teatrale “La Gioiosa” e del gruppo sportivo Aesse Solesino.
di F. Segato
28 gennaio 2013
SOLESINO. Domani alle 15.30, nella chiesa parrocchiale di Solesino, il commiato dal sindaco Walter Barin. Prima della cerimonia funebre, un ultimo saluto gli verrà tributato davanti al Municipio, dove la salma sarà accolta da amministratori comunali e cittadini. Poi assessori e amici lo porteranno a spalla fino alla chiesa. Barin, 63 anni, lascia la moglie Rosanna, le figlie Marianna e Valentina, i genitori e i nipoti. Di professione era geometra, titolare di uno studio molto noto in paese. Eletto sindaco per la prima volta nel 2004 con “Solesino progresso”, era stato riconfermato a furor di popolo nelle elezioni di giugno 2009. Unico caso di riconferma per il secondo mandato consecutivo di un sindaco a Solesino. La notizia della sua morte, avvenuta l’altro ieri all’ospedale di Piove di Sacco dov’era ricoverato, si è diffusa ieri mattina tra i banchi del mercato domenicale, destando immensa commozione. Domani la giunta si riunirà per proclamare il lutto cittadino per la giornata di martedì. Tanti gli addii affettuosi e le attestazioni di stima per Barin.
«Un sindaco concreto», lo ricorda il direttore della Confesercenti, Maurizio Francescon, «sempre in grado di rispettare gli impegni presi nei vari incontri con i commercianti, spesso proprio nella sede dell'associazione, quella stesa sede che proprio lui, da neo sindaco, aveva inaugurato nel settembre del 2004. Con lui perdiamo un importante punto di riferimento per i problemi del commercio locale nonché uno dei sindaci, non solo a parole, schierati fino in fondo a difesa dei valori della propria città e della cultura sociale del nostro territorio. Una grande perdita per la Bassa Padovana». «Una persona davvero speciale: ha sempre lavorato con costanza e dedizione per il suo paese e per i comuni vicini»afferma il sindaco di Sant’Elena Emanuele Barbetta. «Ai suoi cari esprimo le mie più sentite condoglianze. Caro Walter, sentiremo molto la tua mancanza». «L’ho conosciuto 25 anni or sono come professionista e come uomo; niente a che fare allora con la politica. Ho apprezzato immediatamente la sua cordialità, il suo entusiasmo, la sua sincerità e la sua correttezza», è il ritratto che ne dà Antonio Battistella, sindaco di Ospedaletto Euganeo. «Ci lascia purtroppo una bella persona, una figura umana cui ero sinceramente affezionato, un amministratore capace di grande spessore politico». «Grazie per aver creduto in me. Sei sempre stato un modello di vita per tutti noi», il saluto dell’assessore all’ambiente Gianni Minazzo. Anche sulla pagina Facebook di Barin si susseguono i messaggi di cordoglio da semplici cittadini, amministratori e associazioni locali. Impegnato anche nel sociale, Barin è stato tra i fondatori della compagnia teatrale “La Gioiosa” e del gruppo sportivo Aesse Solesino.
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