venerdì 14 giugno 2013

Sono 35 le società venete che si occupano di acqua

 Fonte il Mattino di Padova
del 12/06/2013

L’europarlamentare padovano del Pd Franco Frigo ha presentato un’ interrogazione alla Commissione europea in merito ad un dazio austriaco ritenuto ingiusto sull’acquisto di autovetture dall’estero. Frigo afferma che la Mormverbrauchsabgabe (NoVa) è un nuovo dazio che l’Austria ha deciso di applicare come tassa ecologica all’acquisto di autovetture all’estero. Può raggiungere il 16% del valore dell’automezzo ed è applicata anche ai cittadini dell’Ue che hanno una seconda casa in Austria a meno che non dimostrino che l’autovettura non sia prevalentemente utilizzata nel territorio austriaco. Secondo Frigo ciò si configura come violazione della libera concorrenza all’interno dell’Ue coni seri alle concessionarie italiane che operano nelle regioni confinanti con l’Austria, a cominciare da quelle venete. di Filippo Tosatto wVENEZIA Sono 71 le «auto blu» a disposizione delle società partecipate della Regione Veneto. Il lessico non inganni: più che di vetture lussuose - simbolo di status e sinomino dei privilegi della Casta - si tratta di veicoli di servizio. Utilitarie, furgoni, autocarri, qualche media cilindrata e svariati carrelli elevatori in dotazione agli enti collegati a Palazzo Balbi. L’istantanea emerge dalla relazione presentata nel pomeriggio alla commissione Affari istituzionali e Bilancio del Consiglio regionale, convocata per discutere del piano di riordino societario e delle nuove regole in materia di utilizzo degli automezzi. A sollecitare notizie precise sull’entità e la distribuzione del parco-auto era stato il gruppo del partito democratico: l’assenza (giustificata) dell’assessore Roberto Ciambetti ha determinato un rinvio della discussione ma il profilo della questione appare sufficientemente delineato. La disponibilità dei veicoli è, comprensibilmente, concentrata nelle tre società - Cav (35), Sistemi territoriali (17) e Veneto Strade (7)- che si occupano di mobilità, autostradale e ordinarie. Veneto Acque dispone di 5 auto; Sis (parcheggi, parchi, giardini) ne conta 3; una ciascuno per Veneto Nanotech, Veneto Sviluppo, Insula (engineering), e Immobiliare Marco Polo. Nessuna dotazione per Svec, Terme di Recoaro, Veneto Innovazione, Rocca di Monselice, Rovigo Expo e Ferrovie Venete mentre non sono pervenuti i dati riguardanti Autovie Venete e College Valmarana Morosini. Da un primo colpo d’occhio non emergono situazioni anomale né le risorse messe a disposizione appaiono sproporzionate al fabbisogno. Un’opinione condivisa dal consigliere democratico Piero Ruzzante, componente della commissione, che però alza il tiro: «Abbiamo chiesto una relazione per fare chiarezza su questo capitolo di spesa, perché il numero dei veicoli di servizio ed il relativo costo di esercizio sono strettamente connessi al riordino e alla razionalizzazione delle società partecipate da capitale regionale, che la maggioranza promette da tre anni ma non ha mai realizzato». Di che si tratta? «Di porre fine a questa giungla di enti che finiscono con il sovrapporsi creando sprechi e confusioni. Comprendo le difficoltà di tagliare ma non è accettabile che in Veneto ci siano ancora 29 aziende che si occupano di trasporto pubblico, 35 che gestiscono le risorse idriche, altrettante che gestiscono la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. È questo il problema di fondo: sfoltire questa pletora di sigle equivarrebbe a ridurne i costi e a cascata ciò si tradurrebbe anche in un uso ottimale degli automezzi». Su questo fronte da tempo l’assessore Ciambetti è impegnato in un’opera di accorpamento e di razionalizzazione, ma gli ostacoli da superare ( leggi resistenze corporative ed equilibri politici-territoriali allergici alla spending) non mancano. Chi propende per una soluzione drastica del problema è Diego Bottacin di Verso Nord che propone l’immediata cessione di Veneto Sviluppo: «L'indebita ingerenza della politica nella gestione dei servizi produce inevitabilmente sprechi e distorsioni. Nella migliore delle ipotesi, parliamo di soldi buttati via, nella peggiore di spazi e fondi sottratti al libero mercato».

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