giovedì 27 ottobre 2011

Trivellazioni nella Bassa, stop dal consiglio regionale

 Fonte Il Mattino di Padova

Approvata in commissione la proposta di legge del Pd, che era stata poi sottoscritta anche dall’assessore Pdl Maria Luisa Coppola. Un freno al rischio subsistenza

PADOVA. Stop alle trivellazioni nella Bassa Padovana:passa in commissione ambiente della Regione il progetto di legge statale contro il rischio subsidenza. Un sì bipartisan, visto che il progetto di legge era stato presentato il il 15 settembre scorso dai consiglieri del Partito Democratico, con primo firmatario Graziano Azzalin, ma poi si era aggiunta anche l’assessore Marialuisa Coppola del Pdl. Il disegno di legge ha un unico articolo e prevede di prevenire e tutelare i territori delle province di Padova, Rovigo e Venezia da quel particolare fenomeno geologico chiamato subsidenza, consistente in un progressivo e inesorabile abbassamento del terreno con pesanti ricadute sull’assetto idraulico, geologico e di tutela del territorio, il cui rischio – è assodato – aumenta esponenzialmente in caso di trivellazioni ed estrazioni di fluidi dal sottosuolo.
Insomma un limite all’estrazione degli idrocarburi dal sottosuolo, anteponendo prima di tutto la sicurezza e la tutela di un territorio fragile, già pesantemente sfruttato e compromesso e che come ha dimostrato l’alluvione dello scorso anno ha degli evidenti problemi dal punto di vista idrogeologico che poi finiscono col ricadere sulla vita, il lavoro e le abitazioni dei cittadini. “Questo perché, nonostante sia dimostrato che la subsidenza antropica ha delle conseguenze devastanti sul nostro territorio, negli ultimi anni, per necessità energetiche, sono stati progettati e avviati interventi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi da parte di compagnie private” spiega il consigliere del Pd Piero Ruzzante.
Per quanto riguarda la provincia di Padova, l’area interessata è quella della Bassa, con le trivellazioni portate avanti in particolare dalla società americana, la AleAnna Resources, LLC, con sede operativa nello stato del Texas e con una sede secondaria a Matera, che ha ottenuto dal ministero tre permessi di ricerca di cui due riguardano le aree dei comuni padovani. Nell’area “Le Saline” sono compresi i comuni di Casale di Scodosia, Castelbaldo, Granze, Masi, Megliadino San Vitale, Merlara, Piacenza d’Adige, Ponso, Sant’Elena, Santa Margherita d’Adige, Sant’Urbano. A questi comuni si aggiungano quelli compresi nell’area del secondo permesso di ricerca, denominata “Treponti”: si tratta di Agna, Anguillara Veneta, Bagnoli di Sopra, Boara Pisani, Granze, Pozzonovo, Solesino, Stanghella, Tribano, Vescovana.
“La commissione ambiente del consiglio regionale ha approvato all'unanimità la proposta di legge - spiega Ruzzante - Ora ci auguriamo venga rapidamente approvata in consiglio, è comunque un'ottima notizia per i cittadini della bassa padovana ed è la dimostrazione che la posizione intransigente assunta dal Pd è stata condivisa anche dalle forze di maggioranza".

martedì 4 ottobre 2011

Ultimatum di Marcolin sulla manutenzione fossi

Fonte Il Mattino di Padova
di Elena Livieri

PIOVE DI SACCO. Ultimatum del sindaco Sandro Marcolin a tutti coloro che trascurano la manutenzione del verde e dei fossi: c'è tempo fine a fine anno per dar corso a interventi di pulizia, sfalcio d'erba e potature varie. A gennaio scattano i controlli a tappeto dei vigili.  Per ogni situazione irregolare il Comune farà eseguire di sua iniziativa tutte le operazioni necessarie al ripristino del decoro e della sicurezza, addebitando poi il conto ai proprietari. Ai quali sarà pure affibbiata una sanzione di 300 euro. Tanto stabilisce la delibera emanata nei giorni scorsi dalla giunta comunale, pubblicizzata in città con un avviso pubblico rivolto a tutti i cittadini.  La decisione del sindaco Marcolin di adottare il pugno di ferro contro certi diffusi comportamenti scorretti nasce anche dalle conseguenze patite in varie parti del territorio con l'acquazzone di luglio. In quell'occasione è bastata mezz'ora di pioggia per allagare strade, garage e scantinati. E se fra le vittime della mini alluvione c'è chi aveva tutto il diritto di arrabbiarsi, c'era qualcun altro che meglio avrebbe fatto a starsene zitto.  «Con i sopralluoghi effettuati - ha ricordato il sindaco - è emerso che gli allagamenti sono stati dovuti alla pessima o inesistente manutenzione dei fossi privati, talvolta addirittura del tutto chiusi, così da impedire il regolare deflusso delle acque. Si tratta di comportamenti molto gravi che pregiudicano la sicurezza. Così come sono tali altre situazioni, come rami di alberi che sporgono dai giardini sulla strada o siepi non potate che invadono i marciapiedi».  E' arrivata l'ora di darsi da fare insomma. L'autunno, del resto, è la stagione giusta per imbracciare seghe e attrezzi da giardino. Ed è anche la stagione in cui la pioggia potrebbe farsi viva con una certa frequenza e intensità.  «Vista la gravità di certi comportamenti riscontrati - è l'ammonimento del primo cittadino - abbiamo ritenuto di intervenire in maniera più incisiva. Dove è stato fatto, nei mesi scorsi, come a Sampieri, la situazione è migliorata. Ciascuno deve fare la sua parte - esorta il sindaco - il Comune fa la sua e farà tutte le pressioni possibili sugli altri enti, come i consorzi di bonifica, per gli interventi di loro competenza».  

23 settembre 2011



Ordine ai residenti a Candiana «Tenete puliti verde e fossi»

Fonte il Mattino di Padova
CANDIANA. Lotta senza quartiere all'incuria lungo i fossi privati e le siepi che costeggiano le strade. Troppe le erbacce, troppi i casi di degrado di zone verdi abbandonate a se stesse: il sindaco Andrea De Marchi firma un'ordinanza.  Il provvedimento obbliga tutti i proprietari e affittuari a tenere puliti i corsi d'acqua, le siepi e gli alberi che sporgono su strade e marciapiedi. Chi non si adegua rischia non solo una multa da 50 a 500 euro, ma anche l'esecuzione «coatta» dei lavori di pulizia su incarico del Comune, che poi girerà il conto agli interessati. La linea dura è imposta non solo dalla necessità di tenere in ordine la fitta rete di canali privati, ma anche dal fatto che la mancata pulizia rallenta o addirittura impedisce il deflusso dell'acqua. «Basterebbe un po' di buonsenso - spiega il sindaco De Marchi - Per non dare adito a scusanti, stiamo inviando l'ordinanza alle associazioni agricole e ai proprietari interessati dalle situazioni più critiche».

domenica 11 settembre 2011

Sulle interrogazioni scena muta di sindaco e assessori

Fonte Il Mattino di Padova
di Cristina Salvato
8 settembre 2011

ALBIGNASEGO. Consiglio lampo l'altra sera ad Albignasego, anche perché l'ora dedicata alle interrogazioni si è ridotta a pochi minuti, vista la scena muta di sindaco e assessori, che non hanno risposto né accennato ad un «risponderò» o «le farò sapere». Nulla, tranne le facce sbigottite dei consiglieri d'opposizione presenti. «Dovremmo chiedere di cambiare il regolamento del Consiglio comunale - butta lì Mirco Cecchinato (Pd) - e inserire la norma secondo cui, come avviene negli altri Comuni, le interrogazioni vengono presentate in anticipo, così da dare a sindaco e assessori il tempo di informarsi e reperire i dati, se necessari, per rispondere durante il Consiglio».  E come non hanno ricevuto informazioni i consiglieri, così neanche le persone presenti in sala. «Tra l'altro erano interrogazioni già presentate in passato - continua Cecchinato -. Non ricevendo mai una risposta, siamo costretti a ripresentarle più volte. Nemmeno io ho ottenuto risposta scritta, nonostante siano passati oltre 30 giorni, all'interrogazione con cui chiedevo rendiconto delle riunioni della commissione sui gemellaggi». A mancare durante il Consiglio è stata infine anche la mozione presentata dallo stesso Cecchinato in merito alla possibilità di inserire la lingua veneta nelle riunioni ufficiali, Consiglio comunale compreso: la motivazione addotta dalla commissione dei capigruppo è che mancava una specifica proposta sui progetti che l'amministrazione dovrebbe attuare. Dettagli che Cecchinato è stato invitato a presentare.

sabato 3 settembre 2011

I Comuni diventano gabellieri

Fonte Il Mattino di Padova
del 28 agosto 2011

 VENEZIA. Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani, è il ritornello che arriva da Roma. Ineccepibile. Perché allo sgradevole compito lo Stato ha delegato i Comuni: il decreto sulla manovra toglierà loro poco meno di 7 miliardi e mezzo in meno di tre anni, spiega l'Anci, l'associazione dei municipi italiani. Il cui segretario, Antonio Rughetti, illustra con grande chiarezza le conseguenze per il cittadino: «Le alternative per i sindaci saranno due. O ridurranno i servizi abbassando la spesa per gli investimenti, o metteranno mano alla leva fiscale». Tradotto in chiaro, vuol dire aumentare le tasse, alzare le tariffe, rincarare il costo del trasporto pubblico e dei servizi a domanda individuale.  C'è chi riuscirà a sfuggire a questa morsa usufruendo della possibilità di aumentare dall'anno prossimo fino allo 0,8% l'addizionale Irpef; ma secondo i calcoli dell'Anci saranno meno di quattro Comuni su dieci. Sarà dura per i sindaci, comunque costretti a imporre un aggravio ai loro cittadini, già colpiti dalla manovra sotto altri versanti, vedi la sanità. Ifel, la fondazione dell'Anci che si occupa di finanza ed economia locale, calcola un aggravio medio di 100 euro a persona.  E "Il Sole 24 Ore" aggiunge una stima ancor più choccante: prendendo in considerazione, oltre alle addizionali Irpef (che dal 2014 potranno aumentare fino al 2 per cento e l'anno dopo al 3), anche l'Imu (la nuova imposta unica sugli immobili, che potrebbe essere anticipata all'anno prossimo), tra il 2011 e il 2015 il rincaro potrebbe arrivare a 1.000 euro a famiglia. Tutto questo, naturalmente, se la manovra dovesse rimanere quella che è uscita dal consiglio dei ministri. Uno scenario contro il quale si stanno mobilitando Comuni di tutte le taglie e di tutti i colori politici, incluso il verde-Lega, dove sono in molti (il ministro degli Interni Maroni in testa) a premere per delle sostanziali modifiche. Su questi temi sarà incentrata la manifestazione indetta per domani, lunedì, a Milano dall'Anci. Chiarissimo, al riguardo, il messaggio inviato ai sindaci nella lettera di convocazione dal presidente facente funzione dell'associazione, Osvaldo Napoli (Pdl): «Siamo vicini al momento in cui i Comuni dovranno chiudere non perchè troppo piccoli, ma perché impossibilitati ad assolvere le loro funzioni, a garantire servizi essenziali e quindi diritti, coesione sociale, possibilità di crescita e sviluppo ai loro cittadini, alle famiglie, alle imprese». Aggiungendo, con amara ironia: «Una grande riforma di semplificazione: il deserto delle politiche sociali e di sviluppo per la nostra gente». D'altra parte, è da ben prima della manovra d'agosto che gli enti locali si trovano di fatto costretti a riversare sui cittadini la stretta economica imposta da uno Stato che giunge al paradosso, in ossequio al patto di stabilità, di impedire ai Comuni di spendere soldi che avrebbero in cassa grazie a una gestione virtuosa. In Veneto, i municipi che comunque non ce la fanno a stare dentro i vincoli del Patto sono passati dai 3 del 2010 ai 22 del 2011. E nei primi mesi di quest'anno, molti Comuni italiani hanno comunque rincarato le tariffe di servizi come l'acqua, i rifiuti e il trasporto, di fatto introducendo una vera e propria tassa occulta; oltretutto con aumenti superiori a quello dell'inflazione, in qualche caso addirittura a due cifre, come dimostra uno studio della Cgia di Mestre. Oggi sugli italiani grava a livello locale un macigno di ben 45 versamenti fra tasse, tributi, canoni, addizionali, compartecipazioni; e la pressione fiscale complessiva è giunta al 43,5 per cento, terzo posto nella graduatoria del Paesi aderenti all'Ocse. Le cifre, del resto, sono quelle che sono. Secondo le simulazioni operate dal già ricordato Ifel, alla fine del quadriennio 2011-2014 i Comuni italiani potranno contare su quasi metà delle risorse ottenute dallo Stato nel 2010. Dovranno procurarsi comunque le risorse per tirare avanti, e in questo senso la manovra introduce alcune soluzioni. Che comunque graveranno sulla credibilità dei Comuni, ultimo baluardo nella sempre più scarsa fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Segnala a questo riguardo Graziano Delrio, Pd, vice presidente dell'Anci: «Tra imposta di soggiorno, addizionali Irpef e Imu, rischiamo di diventare i gabellieri dello Stato e quindi il paravento delle sue inefficienze». Intanto, per riuscire a sfangarla, c'è chi ricorre alla fantasia più spinta: alcuni Comuni hanno perfino rispolverato una vecchia quanto ridicola imposta del 1972, la cosiddetta "tassa sull'ombra", intesa non come bicchiere di vino ma come misura fiscale che colpisce "la proiezione sul suolo pubblico di balconi, tende e pensiline". E ci sono stati perfino tre sindaci (uno del Pd, uno della Lega e uno del Movimento per le autonomie) che sono ricorsi perfino al Superenalotto, autotassando se stessi e gli assessori, nella speranza di attingere al jackpot. Peraltro, malinconicamente, senza riuscirvi. (f.j.)

giovedì 1 settembre 2011

Erba alta e topi in un terreno privato

Fonte Il Mattino di Padova
SANT'ANGELO. Ratti, mosche e zanzare in una piccola fascia di vegetazione lasciata al degrado a pochi passi dalle abitazioni in un quartiere di via Garibaldi. I residenti si appellano al comune e chiedono un intervento di bonifica e riqualificazione dell'area verde privata. «E' una questione di decenza - denunciano - la vegetazione è lasciata in totale abbandono dal proprietario: piante ed erbacce crescono quasi sotto la porta di casa e sono diventate ricettacolo per topi e zanzare». Non solo una questione di decoro, dicono, ma anche di sicurezza. «Tra la rete che delimita il verde e il bordo del marciapiede - spiegano - c'è uno spazio di 10 centimetri, con il rischio che qualcuno camminando inciampi e si faccia male. Anche i paletti che sostengono la recinzione sono pericolosi per i passanti, perché bassi e appuntiti».  La questione si trascina da anni. «Saremo disposti a provvedere allo sfalcio dell'erba o all'asfaltatura del terreno, a nostre spese, pur di mettere fine a questa situazione vergognosa - dicono - Chiediamo l'intervento del comune perché solleciti il proprietario al risanamento dell'area». Sulla questione interviene l'assessore all'Ambiente Eugenio Righetti. «Il comune può intervenire in area privata solo nel caso in cui esista una situazione di pericolo pubblica - spiega - Stiamo studiando un regolamento che disciplini la materia, dalla manutenzione del verde alla cura dei fossati, proprio per risolvere queste situazioni». (ma.m.)
31 agosto 2011

L’abolizione del sistema Sistri è un regalo alla criminalità organizzata

di Naccarato Alessandro
28 Agosto 2011

 Milioni di euro pubblici gettati al vento. E un enorme regalo alla criminalità organizzata. Sono questi i risultati dell’abolizione del Sistri, stabilita dal governo con la manovra finanziaria varata ad agosto. Dopo tre rinvii e il clamoroso fallimento del test di prova nel corso del “click day”, è l’articolo 6 del decreto, nei commi c e d, a ratificare la fine del sistema di tracciabilità digitale dei rifiuti speciali che avrebbe consentito di controllare la movimentazione degli scarti pericolosi e di prevenire gli smaltimenti illeciti.
Si tratta di un fatto doppiamente grave: è un errore dal punto di vista economico - visto che dal 2009 a oggi per il Sistri sono stati spesi, solo in Veneto, circa 17 milioni di euro - e uno sbaglio sul fronte del contrasto alle ecomafie, a cui risulterà indubbiamente più facile sversare illecitamente i rifiuti tossici. Si torna così al vecchio regime cartaceo, basato su una documentazione facilmente falsabile: lo stesso che ha permesso negli ultimi anni di eludere lo smaltimento di enormi quantità di rifiuti, come dimostrano le decine di milioni di tonnellate di scarti nocivi di cui si perdono annualmente le tracce. A questo punto risulta evidente il paradosso che investe il governo: a parole annuncia di voler combattere la criminalità organizzata (che dallo smaltimento illecito guadagna oltre 20 miliardi di euro all’anno), nei fatti cancella l’unico sistema che avrebbe consentito - secondo la Direzione nazionale antimafia - di riportare alla piena legalità l’ambito dello smaltimento di scarti pericolosi.
Dal punto di vista quantitativo l’abrogazione del Sistri si traduce nella mancata possibilità di controllo delle 20.789 aziende specializzate nel trattamento di rifiuti speciali. Vuol dire allentare le verifiche su 1.700 officine autorizzate e su 600 discariche dove sono state installate apposite telecamere. Il risultato è che non sarà possibile monitorare in tempo reale gli spostamenti di oltre 80 mila camion dotati di sistemi di controllo satellitare, come invece avviene nel resto degli Stati dell’Unione europea.
Per queste ragioni il Partito democratico si batterà in Parlamento per impedire l’abolizione del Sistri.