sabato 3 settembre 2011

I Comuni diventano gabellieri

Fonte Il Mattino di Padova
del 28 agosto 2011

 VENEZIA. Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani, è il ritornello che arriva da Roma. Ineccepibile. Perché allo sgradevole compito lo Stato ha delegato i Comuni: il decreto sulla manovra toglierà loro poco meno di 7 miliardi e mezzo in meno di tre anni, spiega l'Anci, l'associazione dei municipi italiani. Il cui segretario, Antonio Rughetti, illustra con grande chiarezza le conseguenze per il cittadino: «Le alternative per i sindaci saranno due. O ridurranno i servizi abbassando la spesa per gli investimenti, o metteranno mano alla leva fiscale». Tradotto in chiaro, vuol dire aumentare le tasse, alzare le tariffe, rincarare il costo del trasporto pubblico e dei servizi a domanda individuale.  C'è chi riuscirà a sfuggire a questa morsa usufruendo della possibilità di aumentare dall'anno prossimo fino allo 0,8% l'addizionale Irpef; ma secondo i calcoli dell'Anci saranno meno di quattro Comuni su dieci. Sarà dura per i sindaci, comunque costretti a imporre un aggravio ai loro cittadini, già colpiti dalla manovra sotto altri versanti, vedi la sanità. Ifel, la fondazione dell'Anci che si occupa di finanza ed economia locale, calcola un aggravio medio di 100 euro a persona.  E "Il Sole 24 Ore" aggiunge una stima ancor più choccante: prendendo in considerazione, oltre alle addizionali Irpef (che dal 2014 potranno aumentare fino al 2 per cento e l'anno dopo al 3), anche l'Imu (la nuova imposta unica sugli immobili, che potrebbe essere anticipata all'anno prossimo), tra il 2011 e il 2015 il rincaro potrebbe arrivare a 1.000 euro a famiglia. Tutto questo, naturalmente, se la manovra dovesse rimanere quella che è uscita dal consiglio dei ministri. Uno scenario contro il quale si stanno mobilitando Comuni di tutte le taglie e di tutti i colori politici, incluso il verde-Lega, dove sono in molti (il ministro degli Interni Maroni in testa) a premere per delle sostanziali modifiche. Su questi temi sarà incentrata la manifestazione indetta per domani, lunedì, a Milano dall'Anci. Chiarissimo, al riguardo, il messaggio inviato ai sindaci nella lettera di convocazione dal presidente facente funzione dell'associazione, Osvaldo Napoli (Pdl): «Siamo vicini al momento in cui i Comuni dovranno chiudere non perchè troppo piccoli, ma perché impossibilitati ad assolvere le loro funzioni, a garantire servizi essenziali e quindi diritti, coesione sociale, possibilità di crescita e sviluppo ai loro cittadini, alle famiglie, alle imprese». Aggiungendo, con amara ironia: «Una grande riforma di semplificazione: il deserto delle politiche sociali e di sviluppo per la nostra gente». D'altra parte, è da ben prima della manovra d'agosto che gli enti locali si trovano di fatto costretti a riversare sui cittadini la stretta economica imposta da uno Stato che giunge al paradosso, in ossequio al patto di stabilità, di impedire ai Comuni di spendere soldi che avrebbero in cassa grazie a una gestione virtuosa. In Veneto, i municipi che comunque non ce la fanno a stare dentro i vincoli del Patto sono passati dai 3 del 2010 ai 22 del 2011. E nei primi mesi di quest'anno, molti Comuni italiani hanno comunque rincarato le tariffe di servizi come l'acqua, i rifiuti e il trasporto, di fatto introducendo una vera e propria tassa occulta; oltretutto con aumenti superiori a quello dell'inflazione, in qualche caso addirittura a due cifre, come dimostra uno studio della Cgia di Mestre. Oggi sugli italiani grava a livello locale un macigno di ben 45 versamenti fra tasse, tributi, canoni, addizionali, compartecipazioni; e la pressione fiscale complessiva è giunta al 43,5 per cento, terzo posto nella graduatoria del Paesi aderenti all'Ocse. Le cifre, del resto, sono quelle che sono. Secondo le simulazioni operate dal già ricordato Ifel, alla fine del quadriennio 2011-2014 i Comuni italiani potranno contare su quasi metà delle risorse ottenute dallo Stato nel 2010. Dovranno procurarsi comunque le risorse per tirare avanti, e in questo senso la manovra introduce alcune soluzioni. Che comunque graveranno sulla credibilità dei Comuni, ultimo baluardo nella sempre più scarsa fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Segnala a questo riguardo Graziano Delrio, Pd, vice presidente dell'Anci: «Tra imposta di soggiorno, addizionali Irpef e Imu, rischiamo di diventare i gabellieri dello Stato e quindi il paravento delle sue inefficienze». Intanto, per riuscire a sfangarla, c'è chi ricorre alla fantasia più spinta: alcuni Comuni hanno perfino rispolverato una vecchia quanto ridicola imposta del 1972, la cosiddetta "tassa sull'ombra", intesa non come bicchiere di vino ma come misura fiscale che colpisce "la proiezione sul suolo pubblico di balconi, tende e pensiline". E ci sono stati perfino tre sindaci (uno del Pd, uno della Lega e uno del Movimento per le autonomie) che sono ricorsi perfino al Superenalotto, autotassando se stessi e gli assessori, nella speranza di attingere al jackpot. Peraltro, malinconicamente, senza riuscirvi. (f.j.)

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