Fonte Il Mattino di Padova
del 28 agosto 2011
VENEZIA. Non metteremo le mani nelle tasche degli
italiani, è il ritornello che arriva da Roma. Ineccepibile. Perché
allo sgradevole compito lo Stato ha delegato i Comuni: il decreto
sulla manovra toglierà loro poco meno di 7 miliardi e mezzo in meno
di tre anni, spiega l'Anci, l'associazione dei municipi italiani.
Il cui segretario, Antonio Rughetti, illustra con grande chiarezza
le conseguenze per il cittadino: «Le alternative per i sindaci
saranno due. O ridurranno i servizi abbassando la spesa per gli
investimenti, o metteranno mano alla leva fiscale». Tradotto in
chiaro, vuol dire aumentare le tasse, alzare le tariffe, rincarare
il costo del trasporto pubblico e dei servizi a domanda
individuale. C'è chi riuscirà a sfuggire a questa morsa
usufruendo della possibilità di aumentare dall'anno prossimo fino
allo 0,8% l'addizionale Irpef; ma secondo i calcoli dell'Anci
saranno meno di quattro Comuni su dieci. Sarà dura per i sindaci,
comunque costretti a imporre un aggravio ai loro cittadini, già
colpiti dalla manovra sotto altri versanti, vedi la sanità. Ifel,
la fondazione dell'Anci che si occupa di finanza ed economia
locale, calcola un aggravio medio di 100 euro a persona. E "Il
Sole 24 Ore" aggiunge una stima ancor più choccante: prendendo in
considerazione, oltre alle addizionali Irpef (che dal 2014 potranno
aumentare fino al 2 per cento e l'anno dopo al 3), anche l'Imu (la
nuova imposta unica sugli immobili, che potrebbe essere anticipata
all'anno prossimo), tra il 2011 e il 2015 il rincaro potrebbe
arrivare a 1.000 euro a famiglia. Tutto questo, naturalmente, se la
manovra dovesse rimanere quella che è uscita dal consiglio dei
ministri. Uno scenario contro il quale si stanno mobilitando Comuni
di tutte le taglie e di tutti i colori politici, incluso il
verde-Lega, dove sono in molti (il ministro degli Interni Maroni in
testa) a premere per delle sostanziali modifiche. Su questi temi
sarà incentrata la manifestazione indetta per domani, lunedì, a
Milano dall'Anci. Chiarissimo, al riguardo, il messaggio inviato ai
sindaci nella lettera di convocazione dal presidente facente
funzione dell'associazione, Osvaldo Napoli (Pdl): «Siamo vicini al
momento in cui i Comuni dovranno chiudere non perchè troppo
piccoli, ma perché impossibilitati ad assolvere le loro funzioni, a
garantire servizi essenziali e quindi diritti, coesione sociale,
possibilità di crescita e sviluppo ai loro cittadini, alle
famiglie, alle imprese». Aggiungendo, con amara ironia: «Una grande
riforma di semplificazione: il deserto delle politiche sociali e di
sviluppo per la nostra gente». D'altra parte, è da ben prima della
manovra d'agosto che gli enti locali si trovano di fatto costretti
a riversare sui cittadini la stretta economica imposta da uno Stato
che giunge al paradosso, in ossequio al patto di stabilità, di
impedire ai Comuni di spendere soldi che avrebbero in cassa grazie
a una gestione virtuosa. In Veneto, i municipi che comunque non ce
la fanno a stare dentro i vincoli del Patto sono passati dai 3 del
2010 ai 22 del 2011. E nei primi mesi di quest'anno, molti Comuni
italiani hanno comunque rincarato le tariffe di servizi come
l'acqua, i rifiuti e il trasporto, di fatto introducendo una vera e
propria tassa occulta; oltretutto con aumenti superiori a quello
dell'inflazione, in qualche caso addirittura a due cifre, come
dimostra uno studio della Cgia di Mestre. Oggi sugli italiani grava
a livello locale un macigno di ben 45 versamenti fra tasse,
tributi, canoni, addizionali, compartecipazioni; e la pressione
fiscale complessiva è giunta al 43,5 per cento, terzo posto nella
graduatoria del Paesi aderenti all'Ocse. Le cifre, del resto, sono
quelle che sono. Secondo le simulazioni operate dal già ricordato
Ifel, alla fine del quadriennio 2011-2014 i Comuni italiani
potranno contare su quasi metà delle risorse ottenute dallo Stato
nel 2010. Dovranno procurarsi comunque le risorse per tirare
avanti, e in questo senso la manovra introduce alcune soluzioni.
Che comunque graveranno sulla credibilità dei Comuni, ultimo
baluardo nella sempre più scarsa fiducia dei cittadini nelle
istituzioni. Segnala a questo riguardo Graziano Delrio, Pd, vice
presidente dell'Anci: «Tra imposta di soggiorno, addizionali Irpef
e Imu, rischiamo di diventare i gabellieri dello Stato e quindi il
paravento delle sue inefficienze». Intanto, per riuscire a
sfangarla, c'è chi ricorre alla fantasia più spinta: alcuni Comuni
hanno perfino rispolverato una vecchia quanto ridicola imposta del
1972, la cosiddetta "tassa sull'ombra", intesa non come bicchiere
di vino ma come misura fiscale che colpisce "la proiezione sul
suolo pubblico di balconi, tende e pensiline". E ci sono stati
perfino tre sindaci (uno del Pd, uno della Lega e uno del Movimento
per le autonomie) che sono ricorsi perfino al Superenalotto,
autotassando se stessi e gli assessori, nella speranza di attingere
al jackpot. Peraltro, malinconicamente, senza riuscirvi. (f.j.)
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