lunedì 27 dicembre 2010

Permessi di soggiorno, nuova sanatoria per più di mille

 Fonte Il Mattino di Padova

PADOVA. Dopo due anni consecutivi di stop, il Governo ha dato di nuovo il via libera al «Decreto Flussi» per il 2011, decreto che sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni. Gli extracomunitari che potranno entrare in Italia con regolare permesso di soggiorno saranno circa 90.000 in tutta la Penisola. Più di mille gli arrivi previsti fra Padova e provincia.

Il Governo non ha ancora effettuato la spartizione su base regionale e provinciale, ma, in relazione ai dati del 2007 (13.346 nell’intero Veneto e 2.400 a Padova) e del 2008, i sindacati e le associazioni umanitarie calcolano che nella nostra regione avranno la possibilità di mettersi in regola 8.000 stranieri, dei quali circa 1.100-1.200 nella nostra provincia.

Ancora una volta la domanda dovrà essere presentata via Internet e «vinceranno la lotteria Italia» soltanto quelli, che, in genere aiutati dalle associazioni a cui si rivolgeranno, che, probabilmente a partire da febbraio, faranno «click» prima degli altri per inviare la domanda telematica al Ministero dell’Interno. Intanto i sindacati e le altre parti sociali, che hanno partecipato nella settimana scorsa al Consiglio Territoriale per l’I mmigrazione, coordinato dal vice prefetto, Antonello Roccoberton, si sono dimostrati critici nel commentare l’indagine giudiziaria, condotta dai carabinieri, sulle domande con il trucco presentate, sino a pochi mesi fa, per regolarizzare colf e badanti.

Ad esempio la Cgil (il cui segretario provinciale è Andrea Castagna) non ha avuto nessuna difficoltà a rendere pubblici i dati definitivi, di cui dispone, relativi alla presentazione delle domande passate, poi, al setaccio anche dai carabinieri. Tramite l’u fficio immigrazione della Camera del Lavoro sono state presentate 705 domande (in tutto sono state 5.700). Di queste 604 sono subito accettate dallo Sportello Unico per l’Immigrazione perché gli stranieri erano in regola con i requisiti richiesti dalla normativa, 50 sono state sospese, mentre le rinunce successive sono risultate 51. «Carabinieri e magistratura hanno fatto non bene, ma benissimo ad effettuare l’indagine per individuare e colpire truffatori e truffati - sottolinea Alessandra Stivali, della segreteria generale della Cgil -. Noi del sindacato, però, non possiamo non dire che, se si sono potute verificare così tante illegalità, la responsabilità più grande va attribuita proprio alla normativa voluta dal Ministro Maroni, che ha riservato la possibilità di ottenere la regolarizzazione solo colf e badanti e non l’ha estesa alle altre categorie di lavoro».

24 dicembre 2010
 

«Sono vittime, regolarizzate questi immigrati»

Fonte Il Mattino di Padova

PADOVA. Doppiamente truffati dalla sanatoria 2009: perché riservata alle badanti e perché raggirati da un sedicente commercialista, Claudio Tinello (55 anni, di Este, non iscritto all'albo dei professionisti, arrestato nel dicembre dello scorso anno con l'accusa di aver truffato immigrati che speravano di essere regolarizzati) che gli ha portato via tra i mille e i 3 mila euro a testa.  E' questa la disgraziata vicenda di una cinquantina di extracomunitari nigeriani, senegalesi e dell'Africa del Nord. Per anni hanno lavorato in nero nelle campagne padovane, in fabbrica, nei ristoranti, nei cantieri con il miraggio del permesso di soggirno.  Quando l'anno scorso si è parlato di sanatoria hanno sperato nella regolarizzazione. Non sapevano fosse riservata alle colleghe colf. Così si sono affidati a Tinello e a mediatori e faccendieri del finto commercialista. Alcuni affaristi erano connazionali e truffare questi lavoratori clandestini è stato un gioco da ragazzi. Prima dovevano sborsare 500 euro per l'F24 (versamento unico per le imposte) con la promessa di un lavoro grazie ai tanti clienti del finto commercialista. Ovviamente non gratis: il presunto datore di lavoro, disponibile ad assumere personale, costava da mille a 3 mila euro. In media questi immigrati hanno perso 2 mila euro, con tanto di ricevute. Tinello sta scontando le sue pene in carcere. Il tribunale di Este lo ha condannato a più riprese per truffa, appropriazione indebita ed esercizio abusivo della professione. Ma i 50 lavoratori restano nel sommerso. La vicenda è seguita pro-bono dagli avvocati dell'associazione Razzismo stop. I casi presunti sono più di 500, per quelli noti i legali stanno cercando di ottenere il permesso di soggiorno attraverso l'articolo 18. Per chiunque volesse partecipare alle spese legali è aperto un fondo alla Banca Etica. (e.sci.)

PADOVA. La legge per l'emersione del lavoro irregolare per colf e badanti è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 4 agosto del 2009. Prevede che i datori di lavoro (italiani, cittadini europei o extracomunitari in possesso di carta di soggiorno) possano regolarizzare al massimo una colf e due badanti a testa per l'attività di assistenza nella residenza del datore di lavoro di un componente della famiglia con handicap o patologie, oppure per lavoro domestico. La dichiarazione di emersione richiedeva il pagamento di un contributo forfetario di 500 euro per ciascun lavoratore regolarizzato. Il contributo non è deducibile ai fini dell'imposta sul reddito.
22 dicembre 2010

Colf e badanti, permessi truffa

Fonte Il Mattino di Padova

PADOVA. Su circa 180 controlli effettuati, solo 34 pratiche di emersione per colf e badanti presentata e Padova e provincia sono risultate regolari, ovvero il 19 per cento. Per questo motivo 61 fra datori di lavoro (il 40 per cento sono padovani) ed extracomunitari sono stati denunciati per aver presentato domande fasulle o artefatte.  Questi i risultati di un'inchiesta choc condotta dal Comando provinciale dei carabinieri retto dal colonnello Renato Chicoli a cui si è rivolto il responsabile della Direzione provinciale del lavoro per effettuare uno screening sulla regolarizzazione richiesta dalla legge. Ne è venuto fuori uno spaccato desolante, la fotografia di una società, dove la truffa, il raggiro, il «nero» sono diventati regola anche nel ricco Nordest, paradigma di un benessere raggiunto anche fregando il prossimo, meglio se più debole e con l'acqua alla gola.  E stavolta i colpevoli (ancora presunti fino al terzo grado di giudizio) non sono i soliti vituperati imprenditori magari con conti correnti off-shore, o evasori fiscali con auto e yacht di lusso, oppure organizzazioni criminali ramificate e potenti. Ma solo gente comune: piccoli artigiani, cittadini al di sopra di ogni sospetto, stranieri (in cerca di un permesso) sempre pronti a mettere una firma falsa su un modulo o a presentare una domanda in più in cambio di qualche migliaio di euro in barba alla legge. C'era chi - ha raccontato ai carabinieri - di alverlo fatto per fare un favore all'immigrato. Chi per necessità, bypassando una legge sbilenca che prevede l'emersione di badanti e colf, dimenticandosi delle esigenze di chi non trova più manodopera a buon mercato. Solo scuse: per l'Arma sono tutti colpevoli del reato di falso «prodromico per poter ipotizzare un vero e proprio favoreggiamento all'immigrazione clandestina». Stando alle statistiche non c'è un'area della provincia meno colpita dal fenomeno. Il malcostume che diventa malaffare è presente un po' dappertutto, da Piazzola a Borgoricco, da Trebaseleghe a Tombolo, da San Giorgio in Bosco a Curtarolo, da Cervarese a Montagnana, da Solesino a Monselice, da Correzzola a Conselve, da Teolo a Lozzo Atestino, con Padova a far la parte del leone solo ed esclusivamente per una questione di numero di abitanti.  Come Stefano, 43 anni, residenza in centro storico e domiciliato nella Bassa che aveva chiesto la regolarizzazione di tre cinesi, scrivendo che lavoravano come badanti dalla madre. Contattata dai carabinieri l'anziana ha candidamente detto di non aver mai visto alcun cinese girare per casa. Il figlio, ricontattato e all'oscuro che i militari avessero sentito la madre, ha finanche dichiarato di essere disponibile a chiarire la faccenda. Lo farà in tribunale. Ma c'è anche un imprenditore di Piove di Sacco che aveva dichiarato due residenze diverse per poter presentare più domande. O l'operaio di Piazzola che aveva regolarizzato due nigeriani utilizzati per la sua attività. Oppure Antonio, 51 anni, della Bassa padovana che aveva regolarizzato il suo giardiniere che pagava «regolarmente» 10 euro all'ora. Così come un marocchino inquadrato da un tal Alessandro, 33 anni di Monselice come badante, ma in realtà manovale. «La legge consente ad ogni singolo di far emergere una colf e due badanti - ha spiegato Barbara Impastato della Direzione provinciale del lavoro (con lei lavorano i carabinieri del Nil) - Abbiamo riscontrato che alcuni hanno presentato anche sette domande». «Abbiamo trovato situazioni imbarazzanti - ha concluso il colonnello Renato Chicoli - di persone a cui erano intestate le domande ma che non ne sapevano nulla. E purtroppo questa pratica ha favorito l'immigrazione clandestina. Tutti gli stranieri in attesa di regolarizzazione anche falsa, possono girare per il nostro Paese con un cedolino che è una garanzia. Finché, appunto, non viene appurato che si tratta di una truffa».
22 dicembre 2010
 

«L'inceneritore svaluterà l'agricoltura»

 Fonte Il Mattino di Padova

ESTE. L'inceneritore di pollina rischia di far perdere ai prodotti dei Colli Euganei i marchi d'eccellenza. A sostenerlo è il comitato No Fly Zone dell'Estense, pronto a fornire nuovi argomenti per la bocciatura dell'impianto di Motta. «Con il decreto legislativo 228 del 18 maggio 2001 il legislatore ha inteso tutelare i prodotti alimentari tipici e pregiati dagli effetti ambientali perversi causati dagli impianti di smaltimento dei rifiuti - spiega il portavoce Francesco Montecchio - Considerato che nel territorio del Parco si coltivano prodotti che godono delle denominazioni come la Doc e la Dop, e visto che l'impianto di Motta verrà realizzato nelle immediate vicinanze del confine meridionale del Parco, tali prodotti potranno ancora godere di queste etichette pregiate? I prodotti agricoli che verranno prodotti nelle aree limitrofe all'inceneritore saranno ancora salubri? Potranno essere commercializzati?». Non solo. «L'idea di bruciare la pollina in un territorio che necessita di dotazione organica, di letame in primis, favorisce il fenomeno della desertificazione dei suoli - continua Montecchio - Problema tutt'altro che trascurabile in queste aree geografiche, come testimoniato dall'Arpav. La stessa Regione attraverso la Dgr 877 dell'aprile 2009 si propone, finanziandone gli interventi, "l'incremento della dotazione organica dei terreni attraverso l'apporto di letame o di materiale palabile assimilato"». Seguendo quanto espresso dalla Politica agraria comunitaria approvata nel 2003, Montecchio propone di «gestire le deiezioni animali in maniera diversa dall'incenerimento, mettendo in sintonia gli allevamenti senza terra con le aziende agricole prive di allevamenti, creando cioè la "banca del letame", così come avviene in altri Paesi europei». (n.c.

Legambiente boccia il progetto Menesello «Il trasporto della pollina è inquinante»

Fonte Il Mattino di Padova

ESTE. A qualche giorno dall'incontro tra amministrazione, comitati e presidenza della Regione, continua la polemica legata al futuro inceneritore di pollina di Motta. Ad animare il dibattito è il circolo «Dai Colli all'Adige» di Legambiente che rimarca ancora una volta l'insostenibilità del progetto delle Fattorie Menesello. «Sarebbe importante dare più rilievo al fatto che l'impianto viene realizzato a notevole distanza dall'allevamento - spiega Flores Baccini -. Le 400.000 galline produttrici della materia prima, la pollina appunto, si trovano a Lozzo, in via Canaletto. E per raggiungere Motta il tragitto obbligato per i camion in uscita dalle fattorie è il seguente: arrivare al ponte di Marchetti, percorrere la Sr 247 fino alla rotonda di Noventa, girare per Caselle, quindi attraversare i centri di Santa Croce e di Ospedaletto; al Ponte della Torre girare per via Peagnola per andare a prendere la nuova Sr 10, quindi uscire a Motta in via Cortona: circa 30 chilometri!». La sostenibilità ambientale scricchiola: «Si afferma di bruciare pollina per produrre energia con minori emissioni di Co2 e poi si emettono chissà che quantità di questo e altri veleni con il trasporto - continua la Baccini -. Per non parlare del rischio sanitario costituito dalla movimentazione e dal passaggio tra le case di materiale potenzialmente infetto: ci siamo dimenticati dell'influenza aviaria? Infine la collocazione contraddice le norme che prevedono l'integrazione di tali impianti con l'azienda, norme in questo caso interpretate stranamente in modo molto elastico». Intanto il Comune di Este è stato invitato a redarre un nuovo documento da sottoporre alla giunta del governatore Luca Zaia. (n.c.)
7 dicembre 2010

Pollina, non è detta l'ultima parola

Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro
4 dicembre 2010
ESTE. E' stata una pacifica invasione quella del comitato No Fly Zone a Palazzo Balbi. Una quarantina di persone si sono presentate ieri mattina davanti alla sede della Regione, per protestare contro la realizzazione dell'inceneritore di pollina a Motta d'Este. Il gruppo, incurante della pioggia e soprattutto dell'acqua alta, era partito da Monselice alle 7.14, sbarcando in laguna dopo un'ora di viaggio in compagnia del sindaco Giancarlo Piva.  Alle 10 lo stesso Piva e una delegazione del comitato erano attesi dalla presidenza regionale: ad accogliere la rappresentanza non c'era tuttavia il governatore Luca Zaia, bensì il suo braccio destro Fabio Gazzabin, capo della Segreteria. Piva è stato accompagnato da Gianni Menesello, Ermes Travaglia e Gabriele Campiglio. I quattro hanno consegnato ai vertici regionali le 2.700 cartoline di protesta firmate ad Este. Altre 300 sono state spedite singolarmente, attraverso il servizio postale. Alla riunione ha partecipato anche il consigliere regionale Santino Bozza, che ha portato con sé la delibera del Comune di Monselice che dà sostegno alla protesta di Este. «L'incontro è stato certamente positivo - commenta il primo cittadino - visto che la presidenza ha dimostrato sensibilità e attenzione verso le nostre posizioni». Ci sono dunque spiragli affinché la Regione fermi l'iter per la realizzazione dell'inceneritore? «Diciamo che il "sì" della giunta veneta, ultimo scoglio per dare il via ai lavori, non è così scontato - continua Piva - Ci è stato chiesto di elaborare un documento da inviare direttamente alla giunta, nel quale segnalare tutti gli elementi che, a nostro parere, l'istruttoria regionale non ha valutato attentamente. E' su questi elementi che si baserà la nostra battaglia all'impianto». Piva ha inoltre sottolineato l'esigenza di provvedere a realizzare un Piano energetico regionale, tesi condivisa dalla stessa presidenza: «Senza quel piano, ho auspicato che tutti i procedimenti, anche quello per l'impianto di Motta, vengano bloccati», chiude il sindaco. Mentre i quattro erano in udienza da Gazzabin, i quaranta sostenitori hanno atteso fuori da palazzo Balbi con slogan e striscioni di protesta.

Bozza, ultimatum a Lunghi sull'impianto della pollina

Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro

ESTE. Il consigliere regionale Santino Bozza si appella al sindaco (e medico) Francesco Lunghi.  Il leghista chiama in causa il primo cittadino affinchè anche Monselice confermi il proprio «no» all'inceneritore di pollina di Motta d'Este: «La Lega Nord presenterà una mozione in consiglio comunale che impegni l'amministrazione a dichiararsi contraria alla realizzazione dell'impianto nel sito prescelto. Sito che disterebbe 1.700 dal nuovo ospedale unico.  La richiesta sarà presentata al sindaco Francesco Lunghi, peraltro primario di Otorinolaringoiatria e una delle menti del nostro nuovo ospedale unico». Secondo Bozza, dunque, prima che da amministratore il sindaco dovrebbe sentirsi chiamato in causa come medico.  Il leghista ha partecipato negli scorsi giorni alla II Commissione consiliare regionale, durante la quale si è discussa la più opportuna collocazione degli impianti a biomasse ad opera di privati. Il consigliere ha portato alla luce la questione di Motta d'Este: «L'impresa Menesello, promotrice dell'inceritore, è a 12 chilometri di distanza, a Lozzo Atestino. In questo modo i camion con il materiale organico da bruciare passerebbero attraverso i centri abitati, ma soprattutto l'inceneritore si troverebbe a neanche due chilometri dal nuovo ospedale unico. Facile immaginare l'inquinamento ma anche l'odore che sarebbero costretti a tollerare i residenti della zona. Invito i Menesello a spostare l'impianto a Lozzo Atestino».
18 novembre 2010