martedì 12 luglio 2011

«Linea diretta con i sindaci»

Fonte Il Mattino di Padova
di Renzo Mazzaro
9 luglio 2011

VENEZIA. Il gruppo consiliare del Pdl ha avuto un'idea: mettere a disposizione dei sindaci una linea dedicata per comunicazioni con la Regione. Vogliono fare da interlocutori diretti. Uno dice: bello, ma potevano anche pensarci prima. No. I vertici del partito, gelosi dell'iniziativa, hanno messo i bastoni tra le ruote. Vedono un'invasione di campo, una sostituzione di ruolo. I vertici del Pdl Veneto sono Alberto Giorgetti coordinatore e Marino Zorzato vice. Il gruppo in Regione è presieduto da Dario Bond e da Piergiorgio Cortelazzo, vice. Inutile cercare conferme: sembra che tutti siano andati a Mirabello, in quel di Ferrara, non a ballare il tango della gelosia ma ad ascoltare Angelino Alfano che debutta come segretario del Pdl. Alle 18,54 le agenzie informano che l'erede di Berlusconi «è accolto da un'ovazione». Il telefono può suonare, chi lo sente? Meglio confermare che l'incontro con i sindaci si tiene stamattina a Limena, ore 10, nella sala Falcone Borsellino del municipio (via Roma 44). L'invito firmato da Bond e Cortelazzo annuncia anche la presenza di Giorgetti che Zorzato. Nel Pdl vanno due a due. Seguirà pranzo al ristorante «Tirovino», luogo ideale per far pagare il conto al coordinatore di casa, il più affannato a rincorrere i promotori dell'incontro. Tra questi ultimi c'è Leonardo Padrin, primo firmatario di un progetto di legge statale d'iniziativa regionale, per cambiare la legge elettorale, sostenuto da 31 consiglieri di tutti i partiti, esclusi solo i leghisti. Nel Pdl hanno firmato tutti meno, guarda caso, Mauro Mainardi eletto nel listino bloccato e Marino Zorzato, piovuto nel listino addirittura dal parlamento. Tant'è che ancora adesso non rinuncia al titolo di «on.» Padrin, da dove nasce questo progetto di legge? «Dalla volontà di riportare la sovranità nelle mani dell'elettore. Vogliamo che si torni alle preferenze e le persone siano elette indipendentemente dalla posizione in lista. La proposta è sostenuta da uno schieramento trasversale mai registrato prima. Chiunque può prenderne visione in internet cliccando www.scegliamolinoi.com e c'è anche un gruppo in facebook «basta nominati scegliamoli noi». Ridiamo la sovranità al popolo e togliamola alle segreterie dei partiti». Peccato che la proposta di legge vada in mano ad un parlamento di nominati. Difficile sperare che si suicidino. «Noi chiederemo ai sindaci di far approvare dai consigli comunali delle delibere di sostegno. La manderemo a tutti i consiglieri regionali d'Italia. Per quanto ci riguarda l'abbiamo firmata quasi tutti nel Pdl. Senza contare che una convergenza così estesa e trasversale nel Veneto è stupefacente, se si pensa che tre anni fa a sostenere l'abolizione del listino bloccato eravamo solo Bond e io». Bravi, siete stati dei precursori. «I precursori di solito prendono una medaglia alla memoria, noi invece siamo ancora qua. Chiediamo alle altre Regioni di approvare un testo analogo, intendiamo dare vita ad una mobilitazione bipartisan per sconfiggere le caste che si sono impadronite dei partiti e da lì governano il paese. La stessa proposta di abolire il listino bloccato nella legge regionale, è oggi condivisa da tutti». Purtroppo ha a che fare con l'approvazione del nuovo statuto: a che punto siamo dopo 11 anni? «Novità non ce ne sono ma direi che siamo vicini alla chiusura. E' un fatto rivoluzionario che questo cambiamento venga avviato dal partito che governa la Regione, che proprio da noi parta la rivolta contro un sistema di nominati. Il fatto è che sta crescendo nel Paese sta un'onda più grande di quello che pensano a Roma. Le primarie erano sufficenti un anno fa, oggi non bastano più».

venerdì 8 luglio 2011

AITEC La produzione è in calo e i prezzi dei combustibili fossili hanno subìto fortissimi incrementi

I cementieri in crisi puntano sui rifiuti

IL GAZZETTINO Giovedì 23 Giugno 2011,

ROMA - «Il settore delle costruzioni ha perso 25 miliardi in 3 anni, corrispondenti ad un taglio di oltre il 18% dei volumi di attività. Un’ulteriore flessione è prevista nel 2011 (-0,5%)». A sottolinearlo è il presidente di Aitec (Associazione italiana tecnico economica cemento di Confindustria), Alvise Zillo Monte Xillo, aprendo i lavori dell’Assemblea annuale. «Complessivamente, l’industria del cemento risente della stagnazione preoccupante delle costruzioni e non coglie il faticoso recupero dell’economia che è trainato essenzialmente dall’export», ha spiegato il presidente Aitec, precisando che «nel 2010 la produzione di cemento in Italia ha di poco superato le 34 milioni di tonnellate. La distanza dal picco storico dei volumi produttivi del 2006 (quasi 48 milioni di tonnellate) rimane pertanto ancora rilevante, pari a circa il 30%. Anche i consumi di cemento hanno registrato un’analoga contrazione, con un pesante lascito in termini di sovracapacità produttiva. Da circa tre anni - ha sottolineato Zillo - scontiamo la fine del ciclo espansivo delle costruzioni».

«Ad aggravare la situazione anche il fortissimo incremento del costo dei combustibili fossili», osserva Zillo: «Il prezzo del pet-coke è quasi raddoppiato. Inoltre, il prezzo dell’elettricità sta influendo pesantemente sui costi di produzione delle aziende cementiere. I dati evidenziano un incremento della bolletta energetica superiore al 15% rispetto ad inizio 2010».

Le cementerie italiane, spiega l’Aitec, scontano un ulteriore gap competitivo. Infatti esse possono raggiungere solo l’8% di sostituzione calorica dei combustibili fossili con quelli alternativi, come i rifiuti, contro il 61% della Germania, il 38% dell’Austria e il 27% della Francia. «Siamo di fronte ad un doppio paradosso - ha affermato Zillo - il settore cementiero deve subire l’aumento dei combustibili fossili causato dalla ripresa internazionale, della quale non beneficia. In aggiunta sopporta maggiormente l’onere per lo sviluppo delle energie alternative, ma gli viene impedito di sfruttare un’importante fonte alternativa quale il combustibile da rifiuti. Questa doppia penalizzazione si traduce in una forte perdita di competitività rispetto alla concorrenza europea. Che senso ha per un paese come l’Italia, dove molti Comuni sono letteralmente sommersi dai rifiuti - si chiede il presidente - impedire che si sviluppi la tecnologia più semplice di recupero, che l’utilizzo dei rifiuti nelle cementerie e nelle centrali elettriche sparse lungo la Penisola?».

L’industria di settore chiede perciò, come ribadito anche dal vicepresidente Aitec, Carlo Colaiacovo «una chiara politica di sviluppo industriale e infrastrutturale, serietà e certezza dei processi autorizzativi e un maggior senso di responsabilità».

sabato 2 luglio 2011

Meno fondi e famiglie in crisi, chiudono le prime scuole cattoliche

Fonte Il Corriere della Sera
2 luglio 2011
di Angela Pederiva

Meno fondi e famiglie in crisi,
chiudono le prime scuole cattoliche
Due materne Treviso. «Presto anche a Padova, Verona e Vicenza». La Fism: a settembre 2mila bimbi senza posto. Appello del vescovo Gardin alla Regione: «Intervenga sul governo per salvarle»

Nelle province di Padova e Treviso, 3 bambini su 4 frequentano le scuole materne parrocchiali (archivio)


Mancano i soldi, chiudono due materne
Via libera a nuovi asili «Ma vi pagate le maestre» .
TREVISO - Fede e carità non le abbandonano, ma la speranza non basta più. La mannaia dei tagli ai contributi si è definitivamente abbattuta sulle scuole paritarie del Veneto, dove secondo le stime della Fism (la Federazione che le raggruppa) sono circa duemila i bambini che da settembre non troveranno più posto nelle materne parrocchiali. Le prime due scuole hanno già annunciato la chiusura nel Trevigiano,madiverse altre sarebbero prossime alla serrata in tutto il Veneto. Fine delle attività, per ora, al patronato Don Bosco di San Polo di Piave e al nido dell’Istituto Zanotti di Treviso. «Ma altri sedici asili nella Marca trevigiana - riferisce Giancarlo Frare, presidente provinciale della Federazione - ridurranno le sezioni e licenzieranno insegnanti. Nulla a che vedere con un crollo delle nascite, bensì con l’insostenibilità delle spese.

E pensare che le materne paritarie del Veneto fanno risparmiare allo Stato 580 milioni di euro, a fronte dei 530 complessivamente stanziati da Roma per gli asili italiani». Quella che si profila appare sempre più come una vera e propria emergenza sociale, destinata ad allargarsi anche al resto del territorio regionale. «Un paio di scuole chiuderanno nel Vicentino - conta Ugo Lessio, presidente veneto della Fism - altrettante nel Padovano e nel Veronese, ancora di più nel Polesine, provincia che soffre parecchio a causa di un’organizzazione su singole sezioni. A differenza di tutte le altre regioni, in Veneto e inparticolare nelle province di Treviso e di Padova tre bambini su quattro vanno all’asilo parrocchiale, siamo cioè di fronte a un caso unico nel suo genere a livello nazionale. Martedì prossimo faremo il punto della situazione nel direttivo regionale, siamo molto preoccupati perché alla crisi di risorse rischia di far seguito una crisi di motivazioni».

In allarme anche le gerarchie ecclesiastiche, tanto che ha preso posizione direttamente monsignor Gianfranco Agostino Gardin, vescovo di Treviso: «Molti parroci si trovano in situazioni tali per cui andare avanti risulta praticamente impossibile. Bisognerà arrivare alla chiusura delle scuole, il che è drammatico, soprattutto se penso alle famiglie giovani e ai genitori che lavorano. Questa preoccupazione ormai toglie il sonno ai sacerdoti. Mi appello alla Regione - continua il vescovo trevigiano - affinché si faccia portavoce di questo problema presso il governo. Davvero credo che i politici dovrebbero farsi carico di questa richiesta, vorrei dire di questa insistenza, perché la questione si risolva, diversamente il pedaggio da pagare sarebbe davvero pesantissimo ». Secca è però la replica di Remo Sernagiotto, assessore regionale al Sociale: «Non voglio più sentir parlare della Fism in riferimento alla Regione. Se le scuole hanno problemi con i Comuni o con lo Stato, se la prendano con loro. Ricordo che sono stato io a stanziare dpprima 12 milioni, poi ad aumentare la dotazione a 14milioni e quindi a confermare quest’ultimo importo. Per le inadempienze di altri non possiamo rispondere noi».

Rifiuti, a Barbona solo 7 etti a testa

Fonte Il Gazzettino
di Ferdinando Garavello
2 luglio 2011

Signori, si ricicla. Applausi a scena aperta per i dati, diffusi ieri dal Bacino Padova3, riguardanti le informazioni e le medie sulla raccolta di rifiuti nella bassa padovana. Sette Comuni possono vantare più del 75 per cento di «prodotto» riciclabile conferito. Si tratta di Battaglia Terme (77,7%), Vescovana (77,5%), Solesino (77,1%), Piacenza d'Adige (77%) e Vighizzolo d'Este (76,5%). 13 località sono tra il 70% e il 75%, e 14 sono tra il 65% e il 70%. e 3 si attestano tra il 60% e il 65%. La media del bacino si colloca quindi al 70,9%: ai primi posti a livello nazionale.
      Il rapporto pubblicato dall'ente sviscera accuratamente ogni aspetto legato alle abitudini dei residenti dell'area a sud del capoluogo, che producono quotidianamente un chilo e tre etti di «scoasse». Ogni abitante della bassa è responsabile, a fine anno, della produzione di quasi mezza tonnellata di rifiuti.
      Solesino si merita la medaglia d'oro per chili al giorno pro capite: 2,19. Seguono Piacenza d'Adige (1,88), Monselice (1,74), Megliadino San Fidenzio (1,69) ed Este (1,62). I più virtuosi sono invece gli abitanti di Barbona, che si fermano a quota sette etti. Sotto il chilo rimangono pure Sant'Urbano, Megliadino San Vitale e Arquà Petrarca. Barbona capeggia anche la classifica del minor apporto di secco non riciclabile con un invidiabile pacchettino del peso di due etti al giorno. Vescovana (0,22), Sant'Urbano (0,23), Carceri (0,25) e Megliadino San Vitale (0,25) rimangono abbondantemente sotto la media di bacino, che è circa di 4 etti. Per quanto concerne invece i rifiuti recuperabili la palma va a Solesino, che doppia quasi la media della zona con un chilo e sei etti al dì.
      Il documento passa poi a valutare il lavoro in discarica. La parte non riciclabile che viene smaltita nelle strutture è composta dall'80 per cento di secco, dal 9 per cento di ingombranti e dal 6 per cento di materiale da spazzamento. Sul versante del compostaggio l'umido è il 46% mentre il verde è il 53%. I costi per i cittadini sono fra i più bassi del Veneto.

Stop a topi e zanzare Etra fa scattare la disinfestazione

Fonte Il Mattino di Padova
26 giugno 2011

CAMPOSAMPIERO. Stop a zanzare e topi: al via gli interventi del servizio di disinfestazione e derattizzazione nell'Alta Padovana (territorio Usl 15 più i comuni di Rubano e Selvazzano). Nel periodo estivo è necessario combattere la diffusione delle zanzare e limitarne la presenza per evitare la trasmissione di virus. Iniziati nei mesi primaverili, con l'arrivo dell'estate quindi si intensificano da parte di Etra e delle Usl gli interventi di disinfestazione nei tombini e nelle alberature lungo strade, parchi pubblici, scuole. Entrambi gli interventi vengono eseguiti tra aprile e settembre in tutte le zone abitate. Per Campodoro, Campodarsego, Borgoricco, Camposampiero, Galliera, Piazzola, San Giorgio in Bosco, Vigodarzere, Vigonza, Villafranca e Tombolo il servizio di disinfestazione viene effettuato anche nelle aree private. Gli interventi sono 2: uno tra giugno e luglio, l'altro ad agosto. Per i restanti comuni l'intervento è limitato alle aree pubbliche. A Etra è affidata anche la derattizzazione con la posa di mangiatoie e bocconi avvelenati.

Abbandonano rifiuti: scoperti e multati

Fonte il Mattino di Padova
di Nicola Stievano
11 giugno 2011
CONSELVE. Tolleranza zero nei confronti di chi abbandona rifiuti e controlli a tappeto sui sacchi abbandonati in strada. A partire dal quartiere Donatori di Sangue, nel quale sono già stati individuati alcuni responsabili. Nei giorni scorsi un nuovo controllo da parte degli agenti di polizia locale insieme agli operatori del Bacino Padova 3: i sacchetti di immondizia sono stati aperti alla ricerca di prove per risalire ai «colpevoli». E subito ci sono stati i primi riscontri.  «Da tempo stiamo tenendo sotto controllo il quartiere - spiega il sindaco Antonio Ruzzon - e abbiamo già individuato alcune persone che si sono distinte per la propria inciviltà. Si tratta sia di cittadini italiani che stranieri, residenti nei condomini dello stesso quartiere. Saranno multati e lo stesso accadrà a chi continuerà ad abbandonare i rifiuti. Periodicamente abbiamo anche ripulito i marciapiedi occupati dall'immondizia ma l'obiettivo è quello di fare in modo che questi gesti per nulla rispettosi degli altri residenti e degli spazi pubblici non si ripetano».  «Nel quartiere - aggiunge il sindaco - al momento mancano le telecamere di videosorveglianza, siamo in attesa di altri fondi per installarle, ma ciò non ci impedisce di tenere la zona sotto controllo, come altri punti della città che abbiamo passato al setaccio in questi giorni. Con la collaborazione del Bacino Padova 3 continueremo finché non avremo individuato tutti i responsabili».

Monitorati antenne e tralicci dell'alta tensione

Fonte il Mattino di Padova
di Cristina Salvato
11 giugno 2011

ALBIGNASEGO. Antenne e tralicci dell'alta tensione tenuti sott'occhio nei prossimi mesi: è in via di definizione un piano per monitorare i livelli d'emissione delle antenne di telefonia nel territorio e delle linee d'alta tensione che l'attraversano.  I dati già rilevati su due antenne mostrano che i livelli di emissioni sono ampiamente entro i limiti previsti dalla legge. «Ad aprile il nostro Comune ha assegnato un incarico triennale allo studio d'ingegneria Sinpro Ambiente Srl - precisa l'assessore al'Ambiente Filippo Montin -. L'incarico prevede che lo studio rilevi i valori relativi ai campi elettromagnetici ad alta frequenza prodotti dagli impianti della telefonia mobile e quelli a bassa frequenza prodotti da elettrodotti».  Già un rilevamento è stato eseguito il mese scorso in un'abitazione privata in via Monte Sabotino: i valori medi si attestano su 0.22 V/m con un picco massimo di 1.22 (quindi ampiamente sotto i limiti, perché i valori previsti dalla normativa vanno dai 6 V/m e 20 V/m).  Il piano d'interventi prevede che siano monitorate tutte le antenne: se comunque qualche residente fosse interessato a far eseguire una misurazione presso la propria abitazione, può inviare una richiesta all'indirizzo mail ambiente@obizzi.it, indicando l'indirizzo dell'abitazione, la distanza approssimativa da antenne o elettrodotti, la disponibilità di una terrazza ove posizionare l'antenna e il piano dell'abitazione. La ditta valuterà la richiesta e l'effettiva utilità della misurazione. Il posizionamento della centralina durerà circa 4 settimane e non necessita di collegamento elettrico, perchè la centralina di rilevamento è alimentata a panelli solari.  Anche l'Arpav ha provveduto a marzo a rilevare i valori di un'antenna in via Cavuor, risultata anch'essa ampiamente sotto i limiti di legge. I dati sono visibili sul sito del Comune.