lunedì 27 giugno 2011

I giudici sconfissero la Santa Inquisizione del vescovo Bortignon

Fonte Il Mattino di Padova
di Albino Salmaso

E' in libreria da pochi giorni il libro «Angeli o demoni i nostri bimbi? Storia di una montatura anticomunista: il processo ai pionieri di Pozzonovo» (Cierre edizioni; 12,5 euro) che il deputato del Pd Alessandro Naccarato ha scritto dopo aver consultato gli archivi dei tribunali con le due sentenze che hanno dichiarato assolti i 7 imputati (uno dei quali morto durante l'istruttoria). Una pagina di storia e una ferita ancora aperta, che riapre il dibattito sulla I Repubblica e l'immediato dopoguerra. La sentenza segna la vittoria della giustizia dei tribunali nati con la Repubblica e la Costituzione, sui metodi della Santa Inquisizione che comminava condanne e scomuniche agli atei e comunisti. di Albino Salmaso  PADOVA. Ma quale Peppone e don Camillo di Guareschi, la vera sfida da «guerra fredda» tra Chiesa e Pci negli anni Cinquanta si è consumata a Pozzonovo con il processo a 7 militanti comunisti accusati di insegnare ai bambini-pionieri dell'Asi a «bestemmiare e a fare cose brutte nella sezione e nel cinema Tersicore». Assolti in primo grado il 28 gennaio 1955 dal tribunale di Padova e in appello a Venezia il 24 novembre 1955 Arnesio Baratto, Casimiro Baretta (morto durante l'istruttoria), Alide dalla Montà, Vincenzina Furlan, Ottorino Quaglia, Antonietta Rossati e Mario Talpo non hanno mai ricevuto le scuse ufficiali del parroco don Cesare Morosinotto e dell'allora vescovo Girolamo Bortignon, ispiratori dell'operazione condotta con i principi della Congregazione della Santa Inquisizione dell'eretica pravità, fondata da papa Paolo III nel 1542. Una storia sepolta negli archivi dei tribunali che Alessandro Naccarato, deputato Pd, coltivando il vizio della memoria, ha riportato a galla col libro «Angeli o demoni i nostri bimbi?».  IL PERIODO STORICO. Il voto del 1948 che ha sancito la vittoria della Dc di De Gasperi con il 48,5% e la sconfitta del Fronte Popolare con il 30,1% non ha rassicurato il Vaticano che ha affidato ai comitati civici di Luigi Gedda una campagna di scontro frontale all'insegna dello slogan «Nel segreto della cabina, Dio ti vede Stalin no».  A Padova la Dc ottiene la maggioranza assoluta con il 55,7% all'assemblea costituente del 1946, che diventa addirittura il 65,5% nel 1948 e il 59,7% nel 1953. Sul fronte opposto il Pci incassa il 14% e il Psi l'11% ma la Chiesa apre un nuovo fronte: quello dell'egemonia dell'educazione dei bambini.  Il Pci di Togliatti, legato a doppio filo al Pcus di Mosca, ha creato l'Asi, l'Associazione pionieri italiani, una rete alternativa ai patronati delle parrocchie. Il manuale dell'Api è scritto da Gianni Rodari e nel fumetto dell'eroe positivo Atomino si esaltano queste virtù: «Rispetto della parola data, essere giusti, leali, modesti e amici di chi lavora e soffre». Può mai far paura ai patronati?  Certo che no.  Ma il Vaticano attacca: «Volete voi che i vostri figli diventino immorali, violenti, ribelli, atei? Genitori attenzione!. Il pericolo per i vostri figli è l'A.P.I.» tanto che il 28 luglio 1950 la Sacra Congregazione del Sant'Uffizio promulga il Monito contro l'associazione.
 IL CASO POZZONOVO. Il clima è rovente e lo scontro finisce nei tribunali di Reggio Emilia, Modena, Novara e Torino ma solo a Pozzonovo diventa un caso nazionale, con il direttore dell'Unità Davide Lajolo, il mitico comandante partigiano Ulisse, e Umberto Terracini, presidente dell'assemblea costituente scesi in campo a difendere i 7 imputati assieme a Giancarlo Pertegato, direttore del Lavoratore e poi inviato del Corriere della Sera. Sul fronte opposto, dei colpevolisti, il Gazzettino e la Difesa del Popolo, house organ della diocesi e del vescovo Girolamo Bortignon, che il 17 giugno 1951 muove l'assalto.  La prima pagina del settimanale esce con il titolo: Angeli o demoni i nostri bimbi? Perché siano angeli Pio X ha aperto loro le porte dei tabernacoli. Perché diventino demoni il Partito Comunista ha creato l'API».  LE ACCUSE. Il «caso Pozzonovo» inizia nel luglio 1953 quando suor Battistina Gurian ascolta Gabriella Ferro cantare una canzone oscena: la bimba ha 3 anni e la suora interroga Orazio Rossati, secondo cui nella sezione del Pci di Pozzonovo si riuniscono 40 bambini e durante gli incontri «gli adulti insegnano a bestemmiare Dio e la Madonna, a insultare la religione e il papa. Gli adulti fanno anche spogliare i bambini più grandi e dopo aver spento la luce, insegnano a fare cose brutte. I bimbi sono addestrati al pugilato e i più bravi nelle bestemmie ricevono come premi biscotti e denaro».  Secondo Rossati, gli insegnanti erano sua zia Antonietta Rossati, Vincenzina Furlan, Alide Della Montà e tre uomini dei quali non conosceva i nomi e tra i bimbi che frequentavano la sede dell'Api c'erano Anna Baratto, Maria Meneghini, Settimo dal Buono, Anita dalla Montà, Gabriella e Silvina Ferro, Tiziano Merlin, Antonio Rossati, Giulietta Sartori e Teresina Vanzan.  Suor Battistina racconta tutto al parroco don Cesare Morosinotto, che interroga i bambini e poi fa rapporto al vescovo Bortignon e a Pozzonovo si costituisce un piccolo tribunale dell'Inquisizione con i sospettati costretti a firmare delle dichiarazioni di colpevolezza. Si muovono i carabinieri col maresciallo Matteo Lavarra che il 7 agosto 1951 convoca i bambini: nel suo rapporto all'autorità giudiziaria del 29 agosto scrive che «non è stato possibile accertare alcunché di concreto sull'effettiva esistenza dei fatti».  Tutto finito? No, perché il pm Josè Schivo chiede al giudice istruttore Checchini di avviare un'indagine formale che porterà al processo.
L'OFFENSIVA DEL VESCOVO. Monsignor Bortignon è un guerriero di Dio e nelle sue omelie in Duomo lancia strali contro «il materialismo, l'ateismo, il sacrilegio, la bestemmia, l'immoralità e l'odio». E la Difesa del Popolo pubblica il 18 ottobre un atto d'accusa: le località dove si fa attività antireligiosa sono Anguillara, Prozzolo di Camponogara, Camin, Campagna Lupia, Camponogara, Conselve, Megliadino San Vitrale, Monselice, Mejaniga, Mortise, Pianiga, Piove di Sacco, Ponso, Premaore di Camponogara, Solesino. Per rendere più chiare le accuse, il vescovo scrive che a Megliadino San Vitale «Fanciulli dai 10 ai 13 anni ripetono con frequenza una canzonaccia intessuta di bestemmie.  Il Pci reagisce con rabbia: il Lavoratore pubblica un lungo articolo con la riproduzione fotografica delle ritrattazioni fatte in canonica da Provo Bertazzo, Pietro Bertazzo e Pietro Dal Buono: «...Dichiaro che non è vero quello che ho scritto da don Cesare riguardo i dirigenti comunisti... L'ho scritto perché mi ha costretto don Ottavio. I comunisti non insegnano né a bestemmiare né a fare cose brutte».  IL PROCESSO. Il 29 dicembre 1954 il presidente Italo Ingrascì e i giudici a latere Ludovico Parma e Leonardo Mastrocola dichiarano aperto il processo con un capo d'imputazione sterminato: associazione a delinquere, atti osceni, spettacoli osceni, atti di libidine violenti, violenza carnale, corruzione di minorenni, sequestro di persona e violenza privata. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Ettore Gallo, che diventerà presidente della Corte costituzionale e da Emilio Rosini, poi deputato e presidente del Tar del Veneto; sul versante opposto per le parti civili Pio Maturo, Mario de Luca e Giuseppe Ghedini, papà di Niccolò, il legale di Berlusconi.  Alle 22,15 del 28 gennaio 1955 Italo Ingrascì legge la sentenza: gli imputati sono tutti assolti «perché il fatto non sussiste». «Se effettivamente fossero avvenuti due tre volte alla settimana dei peccaminosi incontri, è assurdo pensare che il parroco non avrebbe potuto scoprirli facendo irruzione nella stanza o curiosando dietro i vetri della porta d'ingresso» si legge nella sentenza.  Quanto ai racconti dei bambini, bisogna «considerare lo stato di miseria, l'ambiente familiare, la mancanza di un'adeguata educazione, la vita vagabonda dei ragazzini spesso abbandonati a loro stessi, costretti ad elemosinare e a vivere, come le piccole Ferro, con altri sette fratelli nella più oscena promiscuità in un'unica stanza con i genitori, con gravi effetti negativi nella loro sfera psichica e sessuale». LE REAZIONI E IL VOTO DI CRESCENTE. Il Pci esulta per la vittoria e convoca il 1 febbraio una convention alla Gran Guardia con il segretario Franco Busetto, l'avvocato Emilio Rosini, Concetto Marchesi e Umberto Terracini. Il rettore firmatario dell'appello contro il fascismo sottolinea il vero punto dello scontro: «La Costituzione affida allo Stato il compito di provvedere all'educazione nazionale, ma sulla scuola italiana la Chiesa cattolica accampa diritti che non le sono riconosciuti. Noi vogliamo garantire la libertà a tutti: insegnanti e studenti».  Il vescovo Bortignon convoca il 3 febbraio un'adunata in Duomo e come rappresaglia impone alla Dc di approvare una mozione in cui si vieta al Pci l'uso del teatro Verdi, della Gran Guardia e delle altre sale del Comune.  Qualche giorno dopo la mozione sostenuta da Merlin e Bettiol passa con 22 sì e 14 no, ma il sindaco Cesare Crescente si astiene e non applicherà mai quel divieto.  E' la nascita della Dc laica.

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