Fonte Il Mattino di Padova
del 28 agosto 2011
VENEZIA. Non metteremo le mani nelle tasche degli
italiani, è il ritornello che arriva da Roma. Ineccepibile. Perché
allo sgradevole compito lo Stato ha delegato i Comuni: il decreto
sulla manovra toglierà loro poco meno di 7 miliardi e mezzo in meno
di tre anni, spiega l'Anci, l'associazione dei municipi italiani.
Il cui segretario, Antonio Rughetti, illustra con grande chiarezza
le conseguenze per il cittadino: «Le alternative per i sindaci
saranno due. O ridurranno i servizi abbassando la spesa per gli
investimenti, o metteranno mano alla leva fiscale». Tradotto in
chiaro, vuol dire aumentare le tasse, alzare le tariffe, rincarare
il costo del trasporto pubblico e dei servizi a domanda
individuale. C'è chi riuscirà a sfuggire a questa morsa
usufruendo della possibilità di aumentare dall'anno prossimo fino
allo 0,8% l'addizionale Irpef; ma secondo i calcoli dell'Anci
saranno meno di quattro Comuni su dieci. Sarà dura per i sindaci,
comunque costretti a imporre un aggravio ai loro cittadini, già
colpiti dalla manovra sotto altri versanti, vedi la sanità. Ifel,
la fondazione dell'Anci che si occupa di finanza ed economia
locale, calcola un aggravio medio di 100 euro a persona. E "Il
Sole 24 Ore" aggiunge una stima ancor più choccante: prendendo in
considerazione, oltre alle addizionali Irpef (che dal 2014 potranno
aumentare fino al 2 per cento e l'anno dopo al 3), anche l'Imu (la
nuova imposta unica sugli immobili, che potrebbe essere anticipata
all'anno prossimo), tra il 2011 e il 2015 il rincaro potrebbe
arrivare a 1.000 euro a famiglia. Tutto questo, naturalmente, se la
manovra dovesse rimanere quella che è uscita dal consiglio dei
ministri. Uno scenario contro il quale si stanno mobilitando Comuni
di tutte le taglie e di tutti i colori politici, incluso il
verde-Lega, dove sono in molti (il ministro degli Interni Maroni in
testa) a premere per delle sostanziali modifiche. Su questi temi
sarà incentrata la manifestazione indetta per domani, lunedì, a
Milano dall'Anci. Chiarissimo, al riguardo, il messaggio inviato ai
sindaci nella lettera di convocazione dal presidente facente
funzione dell'associazione, Osvaldo Napoli (Pdl): «Siamo vicini al
momento in cui i Comuni dovranno chiudere non perchè troppo
piccoli, ma perché impossibilitati ad assolvere le loro funzioni, a
garantire servizi essenziali e quindi diritti, coesione sociale,
possibilità di crescita e sviluppo ai loro cittadini, alle
famiglie, alle imprese». Aggiungendo, con amara ironia: «Una grande
riforma di semplificazione: il deserto delle politiche sociali e di
sviluppo per la nostra gente». D'altra parte, è da ben prima della
manovra d'agosto che gli enti locali si trovano di fatto costretti
a riversare sui cittadini la stretta economica imposta da uno Stato
che giunge al paradosso, in ossequio al patto di stabilità, di
impedire ai Comuni di spendere soldi che avrebbero in cassa grazie
a una gestione virtuosa. In Veneto, i municipi che comunque non ce
la fanno a stare dentro i vincoli del Patto sono passati dai 3 del
2010 ai 22 del 2011. E nei primi mesi di quest'anno, molti Comuni
italiani hanno comunque rincarato le tariffe di servizi come
l'acqua, i rifiuti e il trasporto, di fatto introducendo una vera e
propria tassa occulta; oltretutto con aumenti superiori a quello
dell'inflazione, in qualche caso addirittura a due cifre, come
dimostra uno studio della Cgia di Mestre. Oggi sugli italiani grava
a livello locale un macigno di ben 45 versamenti fra tasse,
tributi, canoni, addizionali, compartecipazioni; e la pressione
fiscale complessiva è giunta al 43,5 per cento, terzo posto nella
graduatoria del Paesi aderenti all'Ocse. Le cifre, del resto, sono
quelle che sono. Secondo le simulazioni operate dal già ricordato
Ifel, alla fine del quadriennio 2011-2014 i Comuni italiani
potranno contare su quasi metà delle risorse ottenute dallo Stato
nel 2010. Dovranno procurarsi comunque le risorse per tirare
avanti, e in questo senso la manovra introduce alcune soluzioni.
Che comunque graveranno sulla credibilità dei Comuni, ultimo
baluardo nella sempre più scarsa fiducia dei cittadini nelle
istituzioni. Segnala a questo riguardo Graziano Delrio, Pd, vice
presidente dell'Anci: «Tra imposta di soggiorno, addizionali Irpef
e Imu, rischiamo di diventare i gabellieri dello Stato e quindi il
paravento delle sue inefficienze». Intanto, per riuscire a
sfangarla, c'è chi ricorre alla fantasia più spinta: alcuni Comuni
hanno perfino rispolverato una vecchia quanto ridicola imposta del
1972, la cosiddetta "tassa sull'ombra", intesa non come bicchiere
di vino ma come misura fiscale che colpisce "la proiezione sul
suolo pubblico di balconi, tende e pensiline". E ci sono stati
perfino tre sindaci (uno del Pd, uno della Lega e uno del Movimento
per le autonomie) che sono ricorsi perfino al Superenalotto,
autotassando se stessi e gli assessori, nella speranza di attingere
al jackpot. Peraltro, malinconicamente, senza riuscirvi. (f.j.)
sabato 3 settembre 2011
giovedì 1 settembre 2011
Erba alta e topi in un terreno privato
Fonte Il Mattino di Padova
SANT'ANGELO. Ratti, mosche e zanzare in una piccola fascia di vegetazione lasciata al degrado a pochi passi dalle abitazioni in un quartiere di via Garibaldi. I residenti si appellano al comune e chiedono un intervento di bonifica e riqualificazione dell'area verde privata. «E' una questione di decenza - denunciano - la vegetazione è lasciata in totale abbandono dal proprietario: piante ed erbacce crescono quasi sotto la porta di casa e sono diventate ricettacolo per topi e zanzare». Non solo una questione di decoro, dicono, ma anche di sicurezza. «Tra la rete che delimita il verde e il bordo del marciapiede - spiegano - c'è uno spazio di 10 centimetri, con il rischio che qualcuno camminando inciampi e si faccia male. Anche i paletti che sostengono la recinzione sono pericolosi per i passanti, perché bassi e appuntiti». La questione si trascina da anni. «Saremo disposti a provvedere allo sfalcio dell'erba o all'asfaltatura del terreno, a nostre spese, pur di mettere fine a questa situazione vergognosa - dicono - Chiediamo l'intervento del comune perché solleciti il proprietario al risanamento dell'area». Sulla questione interviene l'assessore all'Ambiente Eugenio Righetti. «Il comune può intervenire in area privata solo nel caso in cui esista una situazione di pericolo pubblica - spiega - Stiamo studiando un regolamento che disciplini la materia, dalla manutenzione del verde alla cura dei fossati, proprio per risolvere queste situazioni». (ma.m.)
31 agosto 2011
SANT'ANGELO. Ratti, mosche e zanzare in una piccola fascia di vegetazione lasciata al degrado a pochi passi dalle abitazioni in un quartiere di via Garibaldi. I residenti si appellano al comune e chiedono un intervento di bonifica e riqualificazione dell'area verde privata. «E' una questione di decenza - denunciano - la vegetazione è lasciata in totale abbandono dal proprietario: piante ed erbacce crescono quasi sotto la porta di casa e sono diventate ricettacolo per topi e zanzare». Non solo una questione di decoro, dicono, ma anche di sicurezza. «Tra la rete che delimita il verde e il bordo del marciapiede - spiegano - c'è uno spazio di 10 centimetri, con il rischio che qualcuno camminando inciampi e si faccia male. Anche i paletti che sostengono la recinzione sono pericolosi per i passanti, perché bassi e appuntiti». La questione si trascina da anni. «Saremo disposti a provvedere allo sfalcio dell'erba o all'asfaltatura del terreno, a nostre spese, pur di mettere fine a questa situazione vergognosa - dicono - Chiediamo l'intervento del comune perché solleciti il proprietario al risanamento dell'area». Sulla questione interviene l'assessore all'Ambiente Eugenio Righetti. «Il comune può intervenire in area privata solo nel caso in cui esista una situazione di pericolo pubblica - spiega - Stiamo studiando un regolamento che disciplini la materia, dalla manutenzione del verde alla cura dei fossati, proprio per risolvere queste situazioni». (ma.m.)
31 agosto 2011
L’abolizione del sistema Sistri è un regalo alla criminalità organizzata
di Naccarato Alessandro
28 Agosto 2011
Milioni di euro pubblici gettati al vento. E un enorme regalo alla criminalità organizzata. Sono questi i risultati dell’abolizione del Sistri, stabilita dal governo con la manovra finanziaria varata ad agosto. Dopo tre rinvii e il clamoroso fallimento del test di prova nel corso del “click day”, è l’articolo 6 del decreto, nei commi c e d, a ratificare la fine del sistema di tracciabilità digitale dei rifiuti speciali che avrebbe consentito di controllare la movimentazione degli scarti pericolosi e di prevenire gli smaltimenti illeciti.
Si tratta di un fatto doppiamente grave: è un errore dal punto di vista economico - visto che dal 2009 a oggi per il Sistri sono stati spesi, solo in Veneto, circa 17 milioni di euro - e uno sbaglio sul fronte del contrasto alle ecomafie, a cui risulterà indubbiamente più facile sversare illecitamente i rifiuti tossici. Si torna così al vecchio regime cartaceo, basato su una documentazione facilmente falsabile: lo stesso che ha permesso negli ultimi anni di eludere lo smaltimento di enormi quantità di rifiuti, come dimostrano le decine di milioni di tonnellate di scarti nocivi di cui si perdono annualmente le tracce. A questo punto risulta evidente il paradosso che investe il governo: a parole annuncia di voler combattere la criminalità organizzata (che dallo smaltimento illecito guadagna oltre 20 miliardi di euro all’anno), nei fatti cancella l’unico sistema che avrebbe consentito - secondo la Direzione nazionale antimafia - di riportare alla piena legalità l’ambito dello smaltimento di scarti pericolosi.
Dal punto di vista quantitativo l’abrogazione del Sistri si traduce nella mancata possibilità di controllo delle 20.789 aziende specializzate nel trattamento di rifiuti speciali. Vuol dire allentare le verifiche su 1.700 officine autorizzate e su 600 discariche dove sono state installate apposite telecamere. Il risultato è che non sarà possibile monitorare in tempo reale gli spostamenti di oltre 80 mila camion dotati di sistemi di controllo satellitare, come invece avviene nel resto degli Stati dell’Unione europea.
Per queste ragioni il Partito democratico si batterà in Parlamento per impedire l’abolizione del Sistri.
28 Agosto 2011
Milioni di euro pubblici gettati al vento. E un enorme regalo alla criminalità organizzata. Sono questi i risultati dell’abolizione del Sistri, stabilita dal governo con la manovra finanziaria varata ad agosto. Dopo tre rinvii e il clamoroso fallimento del test di prova nel corso del “click day”, è l’articolo 6 del decreto, nei commi c e d, a ratificare la fine del sistema di tracciabilità digitale dei rifiuti speciali che avrebbe consentito di controllare la movimentazione degli scarti pericolosi e di prevenire gli smaltimenti illeciti.
Si tratta di un fatto doppiamente grave: è un errore dal punto di vista economico - visto che dal 2009 a oggi per il Sistri sono stati spesi, solo in Veneto, circa 17 milioni di euro - e uno sbaglio sul fronte del contrasto alle ecomafie, a cui risulterà indubbiamente più facile sversare illecitamente i rifiuti tossici. Si torna così al vecchio regime cartaceo, basato su una documentazione facilmente falsabile: lo stesso che ha permesso negli ultimi anni di eludere lo smaltimento di enormi quantità di rifiuti, come dimostrano le decine di milioni di tonnellate di scarti nocivi di cui si perdono annualmente le tracce. A questo punto risulta evidente il paradosso che investe il governo: a parole annuncia di voler combattere la criminalità organizzata (che dallo smaltimento illecito guadagna oltre 20 miliardi di euro all’anno), nei fatti cancella l’unico sistema che avrebbe consentito - secondo la Direzione nazionale antimafia - di riportare alla piena legalità l’ambito dello smaltimento di scarti pericolosi.
Dal punto di vista quantitativo l’abrogazione del Sistri si traduce nella mancata possibilità di controllo delle 20.789 aziende specializzate nel trattamento di rifiuti speciali. Vuol dire allentare le verifiche su 1.700 officine autorizzate e su 600 discariche dove sono state installate apposite telecamere. Il risultato è che non sarà possibile monitorare in tempo reale gli spostamenti di oltre 80 mila camion dotati di sistemi di controllo satellitare, come invece avviene nel resto degli Stati dell’Unione europea.
Per queste ragioni il Partito democratico si batterà in Parlamento per impedire l’abolizione del Sistri.
mercoledì 31 agosto 2011
Rifuiti, Cgil: cancellazione Sistri regalo alle ecomafie
Fonte: Il Tempo
Roma, 29 ago. (Adnkronos) - ''Una manovra contro il lavoro e l'ambiente. Con la manovra di ferragosto (articolo 6 del decreto legge 13 agosto n.138) il governo ha sancito infatti la soppressione del Sistri (il Sistema di controllo sulla tracciabilità dei rifiuti) e l'abrogazione di tutte le norme con le quali, dal 2006, si è disciplinato il sistema. Con la manovra le norme che istituivano il Sistri e ne prevedevano l'avvio sono state quindi abrogate e di conseguenza, sono stati vanificati gli atti, le attività e gli interventi tesi a costruire e rendere efficace il sistema (implementazione del sistema di certificazione elettronica, iscrizione delle imprese, versamento del contributo dovuto, consulenze, interventi correttivi, ecc)''. E' scrive in una nota la Cgil. ''Una scelta imprevista, che interviene nel processo di realizzazione in corso d'opera e dimostra la volontà di rinuncia - da parte del governo - a contrastare con il massimo degli sforzi e dei sistemi oggi possibili, i traffici illeciti e le ecomafie (secondo Legambiente l'80% dei rifiuti sparisce nel nulla). In tempi di crisi, di difficoltà e di carenza di risorse finanziarie, è l'ennesimo sperpero di volontà, di impegno e di soldi; tutti quelli concretamente spesi in questi anni per la realizzazione del Sistri e ora per lo smantellamento di quanto fin qui realizzato. L'abrogazione assume così il carattere di una beffa, oltremodo dannosa, proprio per quegli operatori che hanno adottato comportamenti corretti, rigorosi e rispettosi delle norme e di quei soggetti che hanno lavorato alla realizzazione del sistema'', continua la Cgil. ''Davanti allo scempio di vaste aree del territorio usate e abusate per occultare i rifiuti, davanti all'inquinamento causato da gestioni irresponsabili e criminose, l'abrogazione del Sistri, è l'ennesima mortificazione di comportamenti virtuosi e rispettosi nei confronti dell'ambiente'', continua la Cgil. ''Per una corretta gestione integrata dei rifiuti nel rispetto di quanto previsto dalla Direttiva Quadro Europea sui Rifiuti (2008/98/Ce) il Sistri va confermato e fatto funzionare. Vanno adottati provvedimenti più incisivi per il rispetto e la salvaguardia dell'ambiente, a vantaggio del Paese e della salute dei suoi abitanti, affinchè, come in altri Paesi e nell'ottica della Strategia europea 20-20-20, si affermi, attraverso una economia più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale (green economy) una reale e possibile crescita di qualità'', continua la nota. ''L'efficacia delle disposizioni legislative, (nonchè delle sanzioni introdotte con il Decreto Ambiente 231), non dipendono esclusivamente dal fatto che sono state approvate (o dall'ammontare delle sanzioni previste), quanto dalla loro adeguatezza nel sostenere la volontà alla base della loro istituzione; una volontà che ancor prima di essere giuridica, è culturale, politica e istituzionale. A questo livello vanno addebitate le ambiguità e le contraddizioni presenti nella manovra (e nel Decreto Ambiente 231) per le quali, insieme ai danni ulteriori che ne possono derivare, il governo porta la massima responsabilità'', conclude la Cgil.
29-AGO-11 15:03
Roma, 29 ago. (Adnkronos) - ''Una manovra contro il lavoro e l'ambiente. Con la manovra di ferragosto (articolo 6 del decreto legge 13 agosto n.138) il governo ha sancito infatti la soppressione del Sistri (il Sistema di controllo sulla tracciabilità dei rifiuti) e l'abrogazione di tutte le norme con le quali, dal 2006, si è disciplinato il sistema. Con la manovra le norme che istituivano il Sistri e ne prevedevano l'avvio sono state quindi abrogate e di conseguenza, sono stati vanificati gli atti, le attività e gli interventi tesi a costruire e rendere efficace il sistema (implementazione del sistema di certificazione elettronica, iscrizione delle imprese, versamento del contributo dovuto, consulenze, interventi correttivi, ecc)''. E' scrive in una nota la Cgil. ''Una scelta imprevista, che interviene nel processo di realizzazione in corso d'opera e dimostra la volontà di rinuncia - da parte del governo - a contrastare con il massimo degli sforzi e dei sistemi oggi possibili, i traffici illeciti e le ecomafie (secondo Legambiente l'80% dei rifiuti sparisce nel nulla). In tempi di crisi, di difficoltà e di carenza di risorse finanziarie, è l'ennesimo sperpero di volontà, di impegno e di soldi; tutti quelli concretamente spesi in questi anni per la realizzazione del Sistri e ora per lo smantellamento di quanto fin qui realizzato. L'abrogazione assume così il carattere di una beffa, oltremodo dannosa, proprio per quegli operatori che hanno adottato comportamenti corretti, rigorosi e rispettosi delle norme e di quei soggetti che hanno lavorato alla realizzazione del sistema'', continua la Cgil. ''Davanti allo scempio di vaste aree del territorio usate e abusate per occultare i rifiuti, davanti all'inquinamento causato da gestioni irresponsabili e criminose, l'abrogazione del Sistri, è l'ennesima mortificazione di comportamenti virtuosi e rispettosi nei confronti dell'ambiente'', continua la Cgil. ''Per una corretta gestione integrata dei rifiuti nel rispetto di quanto previsto dalla Direttiva Quadro Europea sui Rifiuti (2008/98/Ce) il Sistri va confermato e fatto funzionare. Vanno adottati provvedimenti più incisivi per il rispetto e la salvaguardia dell'ambiente, a vantaggio del Paese e della salute dei suoi abitanti, affinchè, come in altri Paesi e nell'ottica della Strategia europea 20-20-20, si affermi, attraverso una economia più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale (green economy) una reale e possibile crescita di qualità'', continua la nota. ''L'efficacia delle disposizioni legislative, (nonchè delle sanzioni introdotte con il Decreto Ambiente 231), non dipendono esclusivamente dal fatto che sono state approvate (o dall'ammontare delle sanzioni previste), quanto dalla loro adeguatezza nel sostenere la volontà alla base della loro istituzione; una volontà che ancor prima di essere giuridica, è culturale, politica e istituzionale. A questo livello vanno addebitate le ambiguità e le contraddizioni presenti nella manovra (e nel Decreto Ambiente 231) per le quali, insieme ai danni ulteriori che ne possono derivare, il governo porta la massima responsabilità'', conclude la Cgil.
29-AGO-11 15:03
giovedì 18 agosto 2011
Este, arriva l'autovelox fisso sulla nuova Sr 10
Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro
18 agosto 2011
ESTE. Il distretto di polizia si rinforza e dichiara guerra a stragi del sabato sera e incidenti. E' pronto il «pianto d'intervento» del distretto di polizia locale Euganeo Estense, progetto che sta attendendo l'approvazione dei comuni interessati e che prevede, tra le altre cose, un investimento di 173 mila euro. Tra gli acquisti, autovelox e «casette» per accogliere i misuratori.
Il contenuto. Il progetto del distretto prevede per i prossimi mesi alcune importanti iniziative: la realizzazione di nuovi servizi di vigilanza stradale, in particolari negli orari notturni e festivi, con l'impiego di etilometri, narco-test e misuratori di velocità; la prevenzione dei comportamenti pericolosi dei minorenni; l'estensione del servizio di reperibilità dei vigili; una maggior presenza durante feste e manifestazioni sportive.
I nuovi arrivi. Il piano prevede anche l'acquisto di un misuratore di velocità fisso (35 mila euro) che dovrà essere posizionato lungo la nuova Sr 10, in territorio comunale di Este, dove già si sono verificati incidenti stradali mortali. La strada è priva di piazzole per la sosta che consentano la presenza di pattuglie, motivo per cui l'installazione di un apparecchio diventa fondamentale. Oltre a questa postazione fissa, il distretto ha previsto l'acquisto di un «documentatore di infrazioni semaforiche» (40 mila euro), ossia dispositivi che si attivano al passaggio dei veicoli con il rosso: vengono di fatto filmate e identificate le auto che violano l'incrocio. L'idea è di installare quest'apparecchiatura a Ospedaletto Euganeo, Solesino e Stanghella. Per la «buona visibilità» degli autovelox, nel carrello della spesa sono finiti anche degli «auto box per postazioni mobili» (10 mila euro): serviranno a rendere più visibili gli autovelox (e ad evitare contestazioni) e a permettere l'installazione dei misuratori di velocità anche in superfici sconnesse e impervie.
Le «casette per autovelox» che saranno collocate nelle nostre strade (dove non è ancora noto) saranno in tutto cinque: «Avranno la doppia funzione di fungere da deterrente costante e per accogliere la strumentazione», si legge nella relazione dei vigili. Calcolando che gli autovelox a disposizione del distretto sono due, spesso e volentieri i box rimarranno vuoti ma continueranno a scoraggiare gli automobilisti che corrono. Nel materiale richiesto dal distretto spicca anche un «sorpassometro» (20 mila), strumento che consente di accertare le infrazioni al divieto di sorpasso e che sarà installato lungo la nuova Sr 10, in un punto con doppia linea in cui l'infrazione in oggetto è frequente. Arriverà inoltre anche un «Droga test» (5 mila).
Altri acquisti. Per il centro di Arquà Petrarca sarà acquistato un dispositivo per il controllo dei varchi Ztl (20 mila). Oggi il controllo avviene con la presenza fisica sul posto di un operatore. Per facilitare il lavoro dei vigili, arriverà in dotazione anche un rilevatore digitale di incidenti (10 mila): con una normale fotocamera digitale sarà sufficiente riprendere la scena dell'incidente per avere una ricostruzione in scala dell'area interessata dal sinistro. Zero misurazioni, zero rilievi, zero calcoli: tutto sarà fatto dal software, con riduzione dei tempi dell'80%. In conto spesa vanno anche dispositivi in grado di rilevare gli ologrammi e le filigrane antifalsificazione delle principali patenti europee. La spesa di 173 mila euro è coperta da finanziamento regionale.
di Nicola Cesaro
18 agosto 2011
ESTE. Il distretto di polizia si rinforza e dichiara guerra a stragi del sabato sera e incidenti. E' pronto il «pianto d'intervento» del distretto di polizia locale Euganeo Estense, progetto che sta attendendo l'approvazione dei comuni interessati e che prevede, tra le altre cose, un investimento di 173 mila euro. Tra gli acquisti, autovelox e «casette» per accogliere i misuratori.
Il contenuto. Il progetto del distretto prevede per i prossimi mesi alcune importanti iniziative: la realizzazione di nuovi servizi di vigilanza stradale, in particolari negli orari notturni e festivi, con l'impiego di etilometri, narco-test e misuratori di velocità; la prevenzione dei comportamenti pericolosi dei minorenni; l'estensione del servizio di reperibilità dei vigili; una maggior presenza durante feste e manifestazioni sportive.
I nuovi arrivi. Il piano prevede anche l'acquisto di un misuratore di velocità fisso (35 mila euro) che dovrà essere posizionato lungo la nuova Sr 10, in territorio comunale di Este, dove già si sono verificati incidenti stradali mortali. La strada è priva di piazzole per la sosta che consentano la presenza di pattuglie, motivo per cui l'installazione di un apparecchio diventa fondamentale. Oltre a questa postazione fissa, il distretto ha previsto l'acquisto di un «documentatore di infrazioni semaforiche» (40 mila euro), ossia dispositivi che si attivano al passaggio dei veicoli con il rosso: vengono di fatto filmate e identificate le auto che violano l'incrocio. L'idea è di installare quest'apparecchiatura a Ospedaletto Euganeo, Solesino e Stanghella. Per la «buona visibilità» degli autovelox, nel carrello della spesa sono finiti anche degli «auto box per postazioni mobili» (10 mila euro): serviranno a rendere più visibili gli autovelox (e ad evitare contestazioni) e a permettere l'installazione dei misuratori di velocità anche in superfici sconnesse e impervie.
Le «casette per autovelox» che saranno collocate nelle nostre strade (dove non è ancora noto) saranno in tutto cinque: «Avranno la doppia funzione di fungere da deterrente costante e per accogliere la strumentazione», si legge nella relazione dei vigili. Calcolando che gli autovelox a disposizione del distretto sono due, spesso e volentieri i box rimarranno vuoti ma continueranno a scoraggiare gli automobilisti che corrono. Nel materiale richiesto dal distretto spicca anche un «sorpassometro» (20 mila), strumento che consente di accertare le infrazioni al divieto di sorpasso e che sarà installato lungo la nuova Sr 10, in un punto con doppia linea in cui l'infrazione in oggetto è frequente. Arriverà inoltre anche un «Droga test» (5 mila).
Altri acquisti. Per il centro di Arquà Petrarca sarà acquistato un dispositivo per il controllo dei varchi Ztl (20 mila). Oggi il controllo avviene con la presenza fisica sul posto di un operatore. Per facilitare il lavoro dei vigili, arriverà in dotazione anche un rilevatore digitale di incidenti (10 mila): con una normale fotocamera digitale sarà sufficiente riprendere la scena dell'incidente per avere una ricostruzione in scala dell'area interessata dal sinistro. Zero misurazioni, zero rilievi, zero calcoli: tutto sarà fatto dal software, con riduzione dei tempi dell'80%. In conto spesa vanno anche dispositivi in grado di rilevare gli ologrammi e le filigrane antifalsificazione delle principali patenti europee. La spesa di 173 mila euro è coperta da finanziamento regionale.
Record nella raccolta differenziata
Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro
12 agosto 2011
Battaglia la più virtuosa col 77,7%, seguono Vescovana, Solesino e Piacenza
ESTE. La raccolta differenziata dei rifiuti, un miracolo nei Comuni della Bassa Padovana: nel 1998 rappresentava solo il 6,7 per cento del totale delle immondizie e l'anno scorso è arrivata al 70,9%. Un dato impressionante, confermato qualche settimana fa nel corso dell'assemblea dei sindaci del Bacino Padova 3. Nel 1998 si differenziava un quindicesimo del rifiuto prodotto, oggi più di due terzi. Ben sette Comuni riciclano più del 75%, tredici fra il 70% e il 75%, quattordici fra il 65% e il 70%. La media del Bacino è una delle più alte d'Italia. I dati dicono che ogni cittadino produce quotidianamente 1,36 chili di rifiuti, 496,5 chili in un anno. Dei rifiuti non riciclabili, l'83,7% è secco, l'8,9% ingrombranti, il 6,3% spazzamento e, dato tristemente legato al 2010, l'1,1% arriva dal materiale che si è dovuto buttare per colpa dell'alluvione. Negli impianti di recupero vanno invece carta e cartone per il 39,8%, solo cartone per il 5,5%, vetro al 21,6%, plastica al 6,6% e multimateriale per il rimanente 26,5%. Quanto ai rifiuti particolari, il Bacino ha gestito 33.908 chili di piombo, 84.660 di pneumatici, 4.565 di neon e lampade fluorescenti, 15.863 di oli e grassi vegetali, 13.150 di oli filtri e grassi minerali, 2.160 di vernici inchiostri adesivi e resine non pericolose, 2.740 di toner e 69.340 provenienti dalla pulizia delle fognature. I comuni. Il più virtuoso è Battaglia, che ha chiuso il 2010 con il 77,7% di differenziata. Seguono Vescovana (77,5%), Solesino (77,1%), Piacenza d'Adige (77%) e Vighizzolo d'Este (76,5%). Il Comune che produce meno immondizia è invece Barbona, con 0,72 chili a cittadino. Vengono poi Sant'Urbano (0,94), Megliadino San Vitale (0,95), Arquà Petrarca (0,97) e Vescovana (1,01). Quelli che invece vanno oltre la media territoriale sono Solesino (2,19), Piacenza d'Adige (1,88), Monselice (1,74), Megliadino San Fidenzio (1,69) ed Este (1,62). Legata a questa graduatoria, c'è quella dei Comuni che producono più rifiuti recuperabili per abitante: Solesino (1,62), Piacenza d'Adige (1,30), Megliadino San Fidenzio (1,11), Montagnana (1,04) e Santa Margherita d'Adige (1,04), con la media di Bacino a 0,93 kg/giorno.
I commenti. Tiberio Businaro (Carceri) ha sottolineato «come grazie al Bacino il territorio può contare su un risparmio di qualità, a tutela dell'ambiente in cui tutti viviamo. Un altro dato fondamentale, è la continuità con cui il consorzio si impegna nel migliorare i servizi». Giancarlo Piva (Este) ha ricordato invece altre iniziative particolari, come «quella dei detersivi alla spina per ridurre imballaggi e risparmiare materie prime». Soddisfatto Simone Borile, presidente del Bacino Padova 3: «I dati 2010 premiano gli sforzi profusi. Cercheremo comunque di impegnarci di più coinvolgendo ancora una volta i cittadini, ma anche le attività commerciali».
di Nicola Cesaro
12 agosto 2011
Battaglia la più virtuosa col 77,7%, seguono Vescovana, Solesino e Piacenza
ESTE. La raccolta differenziata dei rifiuti, un miracolo nei Comuni della Bassa Padovana: nel 1998 rappresentava solo il 6,7 per cento del totale delle immondizie e l'anno scorso è arrivata al 70,9%. Un dato impressionante, confermato qualche settimana fa nel corso dell'assemblea dei sindaci del Bacino Padova 3. Nel 1998 si differenziava un quindicesimo del rifiuto prodotto, oggi più di due terzi. Ben sette Comuni riciclano più del 75%, tredici fra il 70% e il 75%, quattordici fra il 65% e il 70%. La media del Bacino è una delle più alte d'Italia. I dati dicono che ogni cittadino produce quotidianamente 1,36 chili di rifiuti, 496,5 chili in un anno. Dei rifiuti non riciclabili, l'83,7% è secco, l'8,9% ingrombranti, il 6,3% spazzamento e, dato tristemente legato al 2010, l'1,1% arriva dal materiale che si è dovuto buttare per colpa dell'alluvione. Negli impianti di recupero vanno invece carta e cartone per il 39,8%, solo cartone per il 5,5%, vetro al 21,6%, plastica al 6,6% e multimateriale per il rimanente 26,5%. Quanto ai rifiuti particolari, il Bacino ha gestito 33.908 chili di piombo, 84.660 di pneumatici, 4.565 di neon e lampade fluorescenti, 15.863 di oli e grassi vegetali, 13.150 di oli filtri e grassi minerali, 2.160 di vernici inchiostri adesivi e resine non pericolose, 2.740 di toner e 69.340 provenienti dalla pulizia delle fognature. I comuni. Il più virtuoso è Battaglia, che ha chiuso il 2010 con il 77,7% di differenziata. Seguono Vescovana (77,5%), Solesino (77,1%), Piacenza d'Adige (77%) e Vighizzolo d'Este (76,5%). Il Comune che produce meno immondizia è invece Barbona, con 0,72 chili a cittadino. Vengono poi Sant'Urbano (0,94), Megliadino San Vitale (0,95), Arquà Petrarca (0,97) e Vescovana (1,01). Quelli che invece vanno oltre la media territoriale sono Solesino (2,19), Piacenza d'Adige (1,88), Monselice (1,74), Megliadino San Fidenzio (1,69) ed Este (1,62). Legata a questa graduatoria, c'è quella dei Comuni che producono più rifiuti recuperabili per abitante: Solesino (1,62), Piacenza d'Adige (1,30), Megliadino San Fidenzio (1,11), Montagnana (1,04) e Santa Margherita d'Adige (1,04), con la media di Bacino a 0,93 kg/giorno.
I commenti. Tiberio Businaro (Carceri) ha sottolineato «come grazie al Bacino il territorio può contare su un risparmio di qualità, a tutela dell'ambiente in cui tutti viviamo. Un altro dato fondamentale, è la continuità con cui il consorzio si impegna nel migliorare i servizi». Giancarlo Piva (Este) ha ricordato invece altre iniziative particolari, come «quella dei detersivi alla spina per ridurre imballaggi e risparmiare materie prime». Soddisfatto Simone Borile, presidente del Bacino Padova 3: «I dati 2010 premiano gli sforzi profusi. Cercheremo comunque di impegnarci di più coinvolgendo ancora una volta i cittadini, ma anche le attività commerciali».
Elude i domiciliari attirato dal rock
Fonte Il Mattino di Padova
di N.C.
28 luglio 2011
SOLESINO. Avrebbe dovuto essere agli arresti domiciliari e invece era alla festa della birra di Arteselle. E' stata probabilmente la passione per la musica rock a incastrare Gianni Malachin, 37 anni di Solesino. L'uomo è stato pescato l'altra sera alla «Beer Fest» della frazione solesinese, nella serata in cui si esibivano i No Speech, rock band di fama nazionale. Peccato che Malachin fosse oggetto di un provvedimento di resitrizione della libertà che gli imponeva di essere tra le mura di casa per tutta la notte. A gennaio il trentasettenne era stato arrestato in un hotel a Montegrotto: in quell'occasione, l'arresto era avvenuto mentre Malachin era a godersi attimi di relax in piscina. L'uomo era finito in manette per il furto di una Golf, rubata qualche mese prima nel Ferrarese. Il ladro era stato smascherato dal titolare dell'albergo, che su Malachin nutriva qualche sospetto e che aveva dunque chiesto il controllo della targa del suo veicolo parcheggiato all'ingresso dell'hotel. L'auto era risultata rubata. Per quel reato, Malachin aveva l'obbligo di risiedere a Solesino e soprattutto di rimanere ogni giorno nell'abitazione di via Casa Comunale dalle 22 alle 7. Mercoledì notte, all'1, i carabinieri di Solesino hanno però notato il suo volto tra le persone accorse ad Arteselle per lo spettacolo dei No Speech. Forse il trentasettenne non ha resistito all'invito della musica rock e si è concesso il lusso di uscire di casa. Malachin si è pure accorto di essere stato visto, e ha tentato la fuga a piedi, approfittando della folla. E' stato fermato e arrestato a pochi metri dallo stand gastronomico. Ieri è stato portato in carcere a Padova e processato con rito direttissimo. E' stato condannato a un anno e 4 mesi di reclusione. (n.c.)
di N.C.
28 luglio 2011
SOLESINO. Avrebbe dovuto essere agli arresti domiciliari e invece era alla festa della birra di Arteselle. E' stata probabilmente la passione per la musica rock a incastrare Gianni Malachin, 37 anni di Solesino. L'uomo è stato pescato l'altra sera alla «Beer Fest» della frazione solesinese, nella serata in cui si esibivano i No Speech, rock band di fama nazionale. Peccato che Malachin fosse oggetto di un provvedimento di resitrizione della libertà che gli imponeva di essere tra le mura di casa per tutta la notte. A gennaio il trentasettenne era stato arrestato in un hotel a Montegrotto: in quell'occasione, l'arresto era avvenuto mentre Malachin era a godersi attimi di relax in piscina. L'uomo era finito in manette per il furto di una Golf, rubata qualche mese prima nel Ferrarese. Il ladro era stato smascherato dal titolare dell'albergo, che su Malachin nutriva qualche sospetto e che aveva dunque chiesto il controllo della targa del suo veicolo parcheggiato all'ingresso dell'hotel. L'auto era risultata rubata. Per quel reato, Malachin aveva l'obbligo di risiedere a Solesino e soprattutto di rimanere ogni giorno nell'abitazione di via Casa Comunale dalle 22 alle 7. Mercoledì notte, all'1, i carabinieri di Solesino hanno però notato il suo volto tra le persone accorse ad Arteselle per lo spettacolo dei No Speech. Forse il trentasettenne non ha resistito all'invito della musica rock e si è concesso il lusso di uscire di casa. Malachin si è pure accorto di essere stato visto, e ha tentato la fuga a piedi, approfittando della folla. E' stato fermato e arrestato a pochi metri dallo stand gastronomico. Ieri è stato portato in carcere a Padova e processato con rito direttissimo. E' stato condannato a un anno e 4 mesi di reclusione. (n.c.)
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