Fonte Il Corriere del Veneto
di Marco Bonet
14 luglio 2011
Nei primi 5 mesi di quest’anno già eguagliate
le esportazioni del 2010. Germania e Cina le destinazioni, costi altissimi. La Regione non si è ancora mossa
VENEZIA - È proprio vero che c’è sempre un Nord più a nord del Nord. Nei giorni in cui il Veneto ribadisce il suo niet alla «monnezza» di Napoli, perché «ciascuno deve pensare ai propri rifiuti» e «non si può sempre pensare di scaricare ad altri le schifezze di casa» e insomma, «chi pensa per sé pensa per tre», l’Agr, l’associazione che riunisce le principali aziende venete che si occupano di smaltimento e recupero, rivela preoccupata che nei primi cinque mesi del 2011 l’esportazione di rifiuti speciali, quelli cioè prodotti dalle imprese venete, è «stata pari a quella registrata in tutto l’arco dell’anno passato» e «il ricorso all’estero continua a essere in vertiginoso aumento ». Anche il Veneto, dunque, ha un Nord a cui chiedere aiuto. Un aiuto lautamente pagato, per di più. La Germania, che da tempo ha intuito le potenzialità del business dello smaltimento, attende infatti a braccia aperte i nostri rifiuti speciali e pericolosi, ossia ceneri e scorie varie, terra e rocce, pneumatici e amianto, per sotterrarli nelle sue miniere di sale abbandonate a 200-350 euro a tonnellata. Ma anche per la Cina siamo un cliente da coccolare, perché lì inviamo container e container di «Raee», una formula che sa di fantascienza e invece indica i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Sono computer, tivù, vecchi videoregistratori ma anche i nuovi, ma già superati, iPad, che loro pigliano, smontano, un po’ buttano e molto recuperano, a un prezzo che varia dai 100 ai 400 euro a tonnellata.
Ogni anno partono dal Veneto dirette a Nord o a Oriente circa 74 mila tonnellate di rifiuti speciali: un decimo del totale prodotto qui (811 mila tonnellate) e circa il 7% dei rifiuti complessivamente esportati da tutte le regioni settentrionali, che insieme coprono quasi il 60% del totale nazionale e, in particolare, quasi l’80% dei rifiuti speciali pericolosi (il Centro si ferma al 6%, il Sud sfiora il 32%). Per inciso: la normativa italiana ed europea vieta il conferimento in discarica di alcuni rifiuti speciali, che devono quindi essere inceneriti. Non avendo però l’Italia inceneritori adeguati e sufficienti, ecco che occorre spedire questi rifiuti all’estero. E lì diventano un problema di chi se li è presi. La nostra immondizia «speciale » la spediamo lontano ma non sempre. Anzi. Dall’elaborazione di Agr si scopre infatti che il Veneto esporta i suoi rifiuti anche in altre regioni italiane e in quantità di gran lunga superiore a quella che importa: il rapporto è di 379 mila tonnellate esportate contro 238 mila importate, dunque con un saldo negativo di 141 mila tonnellate. Sommando le 379 mila inviate oltre Veneto con le 74 mila inviate oltre Italia, se ne ricava che più della metà dei rifiuti pericolosi prodotti qui poi viene smaltita altrove. Il che ha due impatti negativi: il primo sull’ambiente, perché è chiaro che spostare container di amianto da una parte all’altra del Paese non è esattamente un toccasana, il secondo sull’economia perché certo se si smaltisse qui, qui ci sarebbero nuove aziende e nuovi occupati e magari nuovi investimenti nella ricerca e nelle tecnologie del settore.
Il ricorso all’estero, come detto, si rende indispensabile per via della mancanza di impianti adeguati, una situazione aggravata dall’assenza di un Piano regionale, senza il quale la Regione non può rilasciare alcun nullaosta alla costruzione. Il Piano, però, manca all’appello da dieci anni e ancora non si vede all’orizzonte, e difatti i progetti per i due termovalorizzatori presentati da Unindustria Treviso (che pure riguardano rifiuti speciali non pericolosi) giacciono da mesi in un cassetto polveroso della commissione Via. Il presidente di Agr, Salvo Renato Cerruto e il suo vice, Antonio Casotto, hanno incontrato nei giorni scorsi l’assessore all’Ambiente Maurizio Conte proprio per fare il punto sulla stesura del Piano. «Si è trattato di un incontro con risvolti senza dubbio positivi - dice Cerruto - sebbene l’assessore non abbia presentato una bozza e non abbia fissato scadenze. Condividiamo comunque le intenzioni dell’assessore di redigere un Piano unico sia per i rifiuti speciali sia per gli urbani. Due Piani diversi non avrebbero alcun senso». Casotto propone invece di creare un portale, sotto il controllo delle Province, «per disporre in tempo reale di dati affidabili circa la produzione, la movimentazione e il trattamento dei rifiuti. Il portale garantirebbe massima trasparenza e tempestività statistica». Anche sui rifiuti fermi al gate per Pechino.
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