Fonte Il Mattino di padova
di Simone Varrotto
CAMIN. «Ufficialmente si dimostra che l'inceneritore di Padova è esclusivamente uno strumento di business che risponde a logiche di mercato. E' bene che i cittadini lo ricordino, soprattutto adesso che parte la differenziata spinta proprio tra Camin, Terranegra e San Lazzaro». Da assessore comunale alla Partecipazione e al Decentramento, e prima ancora da consigliere provinciale tra le più combattive, Silvia Clai (IdV) «prende atto» delle dichiarazioni del sindaco Flavio Zanonato e dell'amministratore delegato di Acegas-Aps Cesare Pillon per una riflessione sul caso dei rifiuti importati da Salerno per essere bruciati nel termovalorizzatore di San Lazzaro. Per l'assessore Clai è solo «un primo passo» che si intensificherà con l'estensione della differenziata spinta lanciata in questi giorni dal Comune. «Effettivamente è tutto legale, perché il contesto politico consente certe dinamiche - osserva Silvia Clai -. Pillon ha detto chiaramente che le tonnellate di rifiuti che non fornisce il Padovano le trovano sul mercato. Almeno così sgombra il campo da ogni dubbio. Non è un caso se il Piano provinciale dei rifiuti non è ancora pronto: finché rimarranno aperte la discarica di Campodarsego e quella di Ponte San Nicolò, che tra l'altro è di Acegas-Aps, si dovrà sostenere la capacità dell'impianto con materiale da fuori regione». Un flusso inevitabile che potrebbe non finire nemmeno quando si deciderà di chiudere le discariche e la differenziata porta a porta avviata nel Quartiere 3 sarà estesa ad altre zone della città. Fino al vero e proprio paradosso. «Più saremo bravi a fare il conferimento differenziato dei rifiuti e più saremo portati ad importarne per bruciarli, in modo da sostenere economicamente l'impianto - teorizza Silvia Clai -. Secondo questa logica i criteri ambientali e la salute dei cittadini purtroppo passano in secondo piano». Infine, una considerazione dell'assessore Clai sulle emissioni dell'impianto e i rischi per la cittadinanza. «Fino a 10 anni fa l'Istituto Oncologico del Veneto effettuava la mappatura dei tumori e della loro incidenza sul territorio provinciale, ora non più - conclude Clai - è un assenza che potrebbe far nascere qualche retropensiero».
5 maggio 2011
domenica 15 maggio 2011
Rifiuti, incubo «Sistri»
Fonte Il Mattino di Padova
VENEZIA. A partire dal 1 giugno entrerà in vigore il sistema elettronico di controllo di tracciabilità dei rifiuti denominato «Sistri». «Per moltissimi imprenditori, che da tempo conoscono le insidie celate in questo ennesimo caso di eccesso di burocrazia, la data del 1 giugno rischia di aprire le porte ad un vero e proprio incubo», a segnalare le preoccupazione degli imprenditori veneti è Alessandro Banzato delegato all'Ambiente e all'Energia di Confindustria Veneto per il quale «il sistema di controllo Sistri, introdotto dal Ministero dell'Ambiente ancora a dicembre 2009, pur con l'intento di attuare l'indirizzo comunitario in materia di rifiuti pericolosi, in realtà è andato ben oltre, includendo negli obblighi anche i rifiuti speciali non pericolosi derivanti da attività industriali e artigianali o da attività di recupero e smaltimento con più di dieci dipendenti. Non solo, ma l'informatizzazione del sistema, estesa pertanto a tutte le categorie dei rifiuti speciali e a tutte le aziende, presenta enormi criticità». Per le imprese si tratta di «un autentico caso di mala burocrazia» con vere trappole sul piano penale. Ecco il motivo della fortissima preoccupazione di Confindustria Veneto, che in una riunione svoltasi con la Regione Veneto, ha chiesto ed ottenuto dall'Assessore Maurizio Conte il supporto per presentare il caso Sistri anche in sede di conferenza Stato Regioni. La stessa Lega, per altro, ha presentato di recente a Camera e Senato un disegno di legge in cui si chiede una immediata proroga di un anno all'esecutività del provvedimento. Confindustria, per l'11 maggio, ha organizzato un'iniziativa denominata Sistri «clik day», alla quale tutte le imprese sono invitate a collegarsi all'apposito sito ministeriale per una sorta di prova generale del sistema, tesa a dimostrare la difficoltà di funzionamento dell'intero impianto. «L'invito, rivolto a tutte le imprese aderenti alle organizzazioni imprenditoriali, dell'industria, dell'artigianato e del commercio - prosegue Banzato - è di partecipare in massa a questa simulazione, per dimostrare che ad una volontà degli operatori di adempiere all'ennesimo fardello burocratico, non corrisponde nemmeno il corretto funzionamento del sistema che è stato ideato». «Ci devono poi spiegare in quale altro Paese moderno ad un mancato adempimento di un procedimento amministrativo non consegue una sanzione amministrativa, ma una responsabilità penale».
5 maggio 2011
VENEZIA. A partire dal 1 giugno entrerà in vigore il sistema elettronico di controllo di tracciabilità dei rifiuti denominato «Sistri». «Per moltissimi imprenditori, che da tempo conoscono le insidie celate in questo ennesimo caso di eccesso di burocrazia, la data del 1 giugno rischia di aprire le porte ad un vero e proprio incubo», a segnalare le preoccupazione degli imprenditori veneti è Alessandro Banzato delegato all'Ambiente e all'Energia di Confindustria Veneto per il quale «il sistema di controllo Sistri, introdotto dal Ministero dell'Ambiente ancora a dicembre 2009, pur con l'intento di attuare l'indirizzo comunitario in materia di rifiuti pericolosi, in realtà è andato ben oltre, includendo negli obblighi anche i rifiuti speciali non pericolosi derivanti da attività industriali e artigianali o da attività di recupero e smaltimento con più di dieci dipendenti. Non solo, ma l'informatizzazione del sistema, estesa pertanto a tutte le categorie dei rifiuti speciali e a tutte le aziende, presenta enormi criticità». Per le imprese si tratta di «un autentico caso di mala burocrazia» con vere trappole sul piano penale. Ecco il motivo della fortissima preoccupazione di Confindustria Veneto, che in una riunione svoltasi con la Regione Veneto, ha chiesto ed ottenuto dall'Assessore Maurizio Conte il supporto per presentare il caso Sistri anche in sede di conferenza Stato Regioni. La stessa Lega, per altro, ha presentato di recente a Camera e Senato un disegno di legge in cui si chiede una immediata proroga di un anno all'esecutività del provvedimento. Confindustria, per l'11 maggio, ha organizzato un'iniziativa denominata Sistri «clik day», alla quale tutte le imprese sono invitate a collegarsi all'apposito sito ministeriale per una sorta di prova generale del sistema, tesa a dimostrare la difficoltà di funzionamento dell'intero impianto. «L'invito, rivolto a tutte le imprese aderenti alle organizzazioni imprenditoriali, dell'industria, dell'artigianato e del commercio - prosegue Banzato - è di partecipare in massa a questa simulazione, per dimostrare che ad una volontà degli operatori di adempiere all'ennesimo fardello burocratico, non corrisponde nemmeno il corretto funzionamento del sistema che è stato ideato». «Ci devono poi spiegare in quale altro Paese moderno ad un mancato adempimento di un procedimento amministrativo non consegue una sanzione amministrativa, ma una responsabilità penale».
5 maggio 2011
Padova, oltre 2 mila tonnellate di rifiuti del Sud conferiti all'inceneritore San Lazzaro
Fonte Il Mattino di Padova
di Enrico Ferro
Su mandato dell'assessore provinciale Fecchio l'Arpav accerta l'arrivo dalla Campania di "rifiuti speciali non pericolosi" dal 23 marzo al 15 aprile. L'assessore regionale Conte: "Non lo sapevamo". Quello comunale Zan: " Mi sarei aspettato che AcegasAps ci informasse". Il sindaco di Salerno riconosce il trasporto e precisa "con costi assurdi"
PADOVA. Alla fine sono arrivati. Oltre 2 mila tonnellate di rifiuti dalla Campania sono stati conferiti all'inceneritore di San Lazzaro. Ora è ufficiale. Lo dice un verbale dell'Arpav, dopo un sopralluogo richiesto dall'ente Provincia sulla base delle segnalazioni giunte dai cittadini e dai comitati ambientalisti. Dunque, nonostante il presidente della giunta regionale, Luca Zaia, avesse più volte respinto l'ipotesi, i rifiuti campani in Veneto sono arrivati eccome.
Tutto è cominciato con le lamentele dei militanti di Comitato per Roncajette, Ambiente Padova Est e Lasciateci Respirare, che avevano notato un flusso giornaliero di camion con targa campana scaricare rifiuti nell'inceneritore di San Lazzaro. La Provincia ha preso in carico le segnalazioni e il 15 aprile scorso ha eseguito un sopralluogo, certificando che dal 23 marzo al 15 aprile sono arrivati all'inceneritore di Padova 2.106 tonnellate di rifiuti provenienti dalla ditta Ecoambiente di Salerno. Tanto per dare un'idea, l'impianto padovano ha una capacità potenziale nominale complessiva di 600 tonnellate al giorno di rifiuti.
«Quelli conferiti, secondo la documentazione pervenuta, sono rifiuti speciali non pericolosi con codice CER 19.12.12 provenienti dalla selezione e tritovagliatura di rifiuti solidi urbani - spiega l'assessore provinciale all'Ambiente, Mauro Fecchio - Alla Provincia, proprio per la classificazione del rifiuto, non era stata data alcuna comunicazione. Esiste, tuttavia, una circolare del ministero dell'Ambiente che potrebbe considerare come urbani anche questo tipo di rifiuti in quanto provenienti da selezione. In base a questa circolare, verranno chiesti alla Regione chiarimenti riguardanti la loro corretta classificazione».
Tecnicamente i rifiuti classificati come "urbani" devono circolare solo all'interno della regione di provenienza. La deroga è concepita solo in presenza di un accordo tra Regioni. Ma non sembra questo il caso.
Maurizio Conte, assessore regionale all'Ambiente, cade dalle nuvole: «Noi non abbiamo dato alcuna autorizzazione - si affretta a sottolineare - io non avevo indicazioni in merito. Ora faremo una verifica. Non vorrei che avessero usato un escamotage per trattare nell'impianto rifiuti urbani, mascherandoli da rifiuti speciali. Certo è che non ne sapevo nulla».
«La Regione ha concesso l'Aia (autorizzazione integrata ambientale) - spiega l'assessore comunale Alessandro Zan - autorizzando così l'impianto a smaltire rifiuti speciali non pericolosi. Quindi la stessa Regione si deve assumere la responsabilità di quanto deciso. Per quanto riguarda AcegasAps, mi sarei aspettato di essere informato del fatto, visto che sono assessore all'Ambiente e visto che i rapporti da tempo si basano sulla correttezza reciproca».
A questo punto è prevedibile che le tonnellate di rifiuti giunte a Padova lascino una scia di polemiche. Soprattutto perché ieri, il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, ha ammesso candidamente di «conferire i rifiuti a Padova con costi assurdi».
di Enrico Ferro
Su mandato dell'assessore provinciale Fecchio l'Arpav accerta l'arrivo dalla Campania di "rifiuti speciali non pericolosi" dal 23 marzo al 15 aprile. L'assessore regionale Conte: "Non lo sapevamo". Quello comunale Zan: " Mi sarei aspettato che AcegasAps ci informasse". Il sindaco di Salerno riconosce il trasporto e precisa "con costi assurdi"
PADOVA. Alla fine sono arrivati. Oltre 2 mila tonnellate di rifiuti dalla Campania sono stati conferiti all'inceneritore di San Lazzaro. Ora è ufficiale. Lo dice un verbale dell'Arpav, dopo un sopralluogo richiesto dall'ente Provincia sulla base delle segnalazioni giunte dai cittadini e dai comitati ambientalisti. Dunque, nonostante il presidente della giunta regionale, Luca Zaia, avesse più volte respinto l'ipotesi, i rifiuti campani in Veneto sono arrivati eccome.
Tutto è cominciato con le lamentele dei militanti di Comitato per Roncajette, Ambiente Padova Est e Lasciateci Respirare, che avevano notato un flusso giornaliero di camion con targa campana scaricare rifiuti nell'inceneritore di San Lazzaro. La Provincia ha preso in carico le segnalazioni e il 15 aprile scorso ha eseguito un sopralluogo, certificando che dal 23 marzo al 15 aprile sono arrivati all'inceneritore di Padova 2.106 tonnellate di rifiuti provenienti dalla ditta Ecoambiente di Salerno. Tanto per dare un'idea, l'impianto padovano ha una capacità potenziale nominale complessiva di 600 tonnellate al giorno di rifiuti.
«Quelli conferiti, secondo la documentazione pervenuta, sono rifiuti speciali non pericolosi con codice CER 19.12.12 provenienti dalla selezione e tritovagliatura di rifiuti solidi urbani - spiega l'assessore provinciale all'Ambiente, Mauro Fecchio - Alla Provincia, proprio per la classificazione del rifiuto, non era stata data alcuna comunicazione. Esiste, tuttavia, una circolare del ministero dell'Ambiente che potrebbe considerare come urbani anche questo tipo di rifiuti in quanto provenienti da selezione. In base a questa circolare, verranno chiesti alla Regione chiarimenti riguardanti la loro corretta classificazione».
Tecnicamente i rifiuti classificati come "urbani" devono circolare solo all'interno della regione di provenienza. La deroga è concepita solo in presenza di un accordo tra Regioni. Ma non sembra questo il caso.
Maurizio Conte, assessore regionale all'Ambiente, cade dalle nuvole: «Noi non abbiamo dato alcuna autorizzazione - si affretta a sottolineare - io non avevo indicazioni in merito. Ora faremo una verifica. Non vorrei che avessero usato un escamotage per trattare nell'impianto rifiuti urbani, mascherandoli da rifiuti speciali. Certo è che non ne sapevo nulla».
«La Regione ha concesso l'Aia (autorizzazione integrata ambientale) - spiega l'assessore comunale Alessandro Zan - autorizzando così l'impianto a smaltire rifiuti speciali non pericolosi. Quindi la stessa Regione si deve assumere la responsabilità di quanto deciso. Per quanto riguarda AcegasAps, mi sarei aspettato di essere informato del fatto, visto che sono assessore all'Ambiente e visto che i rapporti da tempo si basano sulla correttezza reciproca».
A questo punto è prevedibile che le tonnellate di rifiuti giunte a Padova lascino una scia di polemiche. Soprattutto perché ieri, il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, ha ammesso candidamente di «conferire i rifiuti a Padova con costi assurdi».
I comitati: «Presi in giro i cittadini»
Fonte Il Mattino di Padova
«Attenzione altissima» da parte della Regione sulla questione dei rifiuti campani bruciati dall'inceneritore di Camin. L'assessore all'Ambiente regionale Maurizio Conte è chiaro. «Noi non sapevamo cosa fossero: lo spostamento di questo tipo di rifiuti è liberalizzato nel territorio - spiega - però faremo tutte le verifiche, contatteremo anche la Regione Campania, affinché ci diano i dati dell'impianto che ha preparato i rifiuti da mandare a Padova». Anche l'Arpav è stata mobilitata: «Faremo altre valutazioni a campione sui rifiuti che arrivano, non vorremmo ci fosse l'escamotage per far arrivare quello che per noi è rifiuto urbano senza le autorizzazioni. Se ci sono state anomalie, interverremo». L'assessore all'Ambiente del Comune, Alessandro Zan, chiama in causa proprio Conte: «Sono stupito che dica di non sapere nulla, è la Regione che ha dato l'autorizzazione Aia per lo smaltimento di questi rifiuti». Un appello anche alla Provincia: «Si approvi rapidamente il piano dei rifiuti che sancisca la chiusura della discarica di Campodarsego: una parte di quei rifiuti potrebbe essere bruciata dal nostro inceneritore, che si limiterebbe così a quanto proviene dalla nostra Provincia». Da Zan arriva però anche un appunto ad AcegasAps, la municipalizzata padovano-triestina. «Non fa bene al nostro rapporto di fiducia il fatto che non fossimo stati avvertiti di questi rifiuti - conclude l'esponente di Sel - è stato creato anche un apposito osservatorio sull'inceneritore assieme al Quartiere 3 proprio per avere la massima trasparenza». Calma le acque invece il vicesindaco Ivo Rossi. «Il punto fondamentale per noi è che le emissioni dell'inceneritore siano pulite - spiega - e su questo abbiamo certificazioni giornaliere. Poi quello dei rifiuti è un mercato libero: che arrivino da via del Bigolo o dalla Campania è secondario, importante è la salute dei cittadini, garantita dall'inceneritore padovano». Per Rossi si è trattato di una situazione temporanea: «Abbiamo bisogno di garantire massima efficienza all'inceneritore: evidentemente per qualche periodo c'era spazio per altri rifiuti, oltre ai nostri».
1 maggio
«Attenzione altissima» da parte della Regione sulla questione dei rifiuti campani bruciati dall'inceneritore di Camin. L'assessore all'Ambiente regionale Maurizio Conte è chiaro. «Noi non sapevamo cosa fossero: lo spostamento di questo tipo di rifiuti è liberalizzato nel territorio - spiega - però faremo tutte le verifiche, contatteremo anche la Regione Campania, affinché ci diano i dati dell'impianto che ha preparato i rifiuti da mandare a Padova». Anche l'Arpav è stata mobilitata: «Faremo altre valutazioni a campione sui rifiuti che arrivano, non vorremmo ci fosse l'escamotage per far arrivare quello che per noi è rifiuto urbano senza le autorizzazioni. Se ci sono state anomalie, interverremo». L'assessore all'Ambiente del Comune, Alessandro Zan, chiama in causa proprio Conte: «Sono stupito che dica di non sapere nulla, è la Regione che ha dato l'autorizzazione Aia per lo smaltimento di questi rifiuti». Un appello anche alla Provincia: «Si approvi rapidamente il piano dei rifiuti che sancisca la chiusura della discarica di Campodarsego: una parte di quei rifiuti potrebbe essere bruciata dal nostro inceneritore, che si limiterebbe così a quanto proviene dalla nostra Provincia». Da Zan arriva però anche un appunto ad AcegasAps, la municipalizzata padovano-triestina. «Non fa bene al nostro rapporto di fiducia il fatto che non fossimo stati avvertiti di questi rifiuti - conclude l'esponente di Sel - è stato creato anche un apposito osservatorio sull'inceneritore assieme al Quartiere 3 proprio per avere la massima trasparenza». Calma le acque invece il vicesindaco Ivo Rossi. «Il punto fondamentale per noi è che le emissioni dell'inceneritore siano pulite - spiega - e su questo abbiamo certificazioni giornaliere. Poi quello dei rifiuti è un mercato libero: che arrivino da via del Bigolo o dalla Campania è secondario, importante è la salute dei cittadini, garantita dall'inceneritore padovano». Per Rossi si è trattato di una situazione temporanea: «Abbiamo bisogno di garantire massima efficienza all'inceneritore: evidentemente per qualche periodo c'era spazio per altri rifiuti, oltre ai nostri».
1 maggio
I comitati: «Presi in giro i cittadini»
Fonte Il Mattino di Padova
I primi a segnalare gli ingressi dei camion di rifiuti campani nella sede dell'inceneritore padovano sono stati gli attivisti dei comitati ambientalisti: il Comitato per Roncajette, Padova Est e Lasciateci Respirare a lungo hanno chiesto un appuntamento in Provincia all'assessore all'Ambiente Mauro Fecchio. Che però era fuori sede, addirittura fuori Italia, sta di fatto che non ha voluto incontrare le delegazioni. Quelli che di notte e all'alba hanno «spiato» l'inceneritore di Padova est per scoprire, per primi, le targhe campane dei tir e ricevere conferma da alcuni autisti meridionali che il trasporto avveniva da giorni e con decine di camionate di monnezza. «Per settimane - ricorda Roberto Marinello, esponente del Comitato Lasciateci respirare - Abbiamo chiesto un appuntamento all'assessore Fecchio, ma non siamo stati degnati di attenzione. Scoprire adesso, in questa implosione di informazioni, che i referenti all'ambiente del Comune, della Provincia e della Regione non sapessero nulla, ci lascia sbalorditi. Le nostre istituzioni non sanno niente ma dalla Campania sventolano un contratto regolare, dunque delle due l'una: gli assessori sono malinformati o fingono di non sapere. In ogni caso nei recenti incontri pubblici si è negata l'evidenza, è mancata la trasparenza e noi cittadini siamo stati presi in giro. Sia chiaro, non si tratta di mancanza di solidarietà per le regioni del Sud, quanto dell'indignazione per la mancanza di trasparenza dei nostri amministratori. Mi viene da dire che li abbiamo beccati con le mani nella marmellata dopo aver in qualche modo indagato, superando opposizioni, reticenze e difficoltà». Da parte sua l'assessore Fecchio precisa di aver effettuato la verifica sui rifiuti campani scaricati nell'inceneritore nostrano a seguito delle segnalazioni dei cittadini e dei comitati ambientalisti. Quindi conferma: «la Provincia ha chiesto ad Acegas Aps informazioni sulla possibilità che autocarri con targa campana stessero conferendo rifiuti nell'inceneritore padovano. A seguito del sopralluogo effettuato da Arpav il 15 aprile scorso, l'Agenzia regionale per l'Ambiente ha certificato che dal 23 marzo al 15 aprile sono arrivate all'inceneritore 2.106 tonnellate di rifiuti provenienti dalla ditta Ecoambiente di Salerno. L'impianto padovano ha una capacità potenziale nominale complessiva di 600 tonnellate al giorno di rifiuti. Quelli conferiti, secondo la documentazione pervenuta, sono rifiuti speciali non pericolosi». E assicura la richiesta di ulteriori chiarimenti alla regione. Interviene anche Antonio De Poli, deputato e segretario regionale Udc, chiedendo un chiarimento dalla Regione, subito. «Nonostante l'annuncio del presidente della Regione Luca Zaia, i rifiuti campani in Veneto sono arrivati. L'assessore regionale all'Ambiente Conte dice di non essere stato informato: tutto ciò è gravissimo. E' ancora più grave che le istituzioni vengano informate dell'accaduto dopo le segnalazioni arrivate da cittadini e comitati. La promessa di Zaia fa a pugni con la realtà e con le due tonnellate di rifiuti che hanno invaso il Veneto».
1 maggio
I primi a segnalare gli ingressi dei camion di rifiuti campani nella sede dell'inceneritore padovano sono stati gli attivisti dei comitati ambientalisti: il Comitato per Roncajette, Padova Est e Lasciateci Respirare a lungo hanno chiesto un appuntamento in Provincia all'assessore all'Ambiente Mauro Fecchio. Che però era fuori sede, addirittura fuori Italia, sta di fatto che non ha voluto incontrare le delegazioni. Quelli che di notte e all'alba hanno «spiato» l'inceneritore di Padova est per scoprire, per primi, le targhe campane dei tir e ricevere conferma da alcuni autisti meridionali che il trasporto avveniva da giorni e con decine di camionate di monnezza. «Per settimane - ricorda Roberto Marinello, esponente del Comitato Lasciateci respirare - Abbiamo chiesto un appuntamento all'assessore Fecchio, ma non siamo stati degnati di attenzione. Scoprire adesso, in questa implosione di informazioni, che i referenti all'ambiente del Comune, della Provincia e della Regione non sapessero nulla, ci lascia sbalorditi. Le nostre istituzioni non sanno niente ma dalla Campania sventolano un contratto regolare, dunque delle due l'una: gli assessori sono malinformati o fingono di non sapere. In ogni caso nei recenti incontri pubblici si è negata l'evidenza, è mancata la trasparenza e noi cittadini siamo stati presi in giro. Sia chiaro, non si tratta di mancanza di solidarietà per le regioni del Sud, quanto dell'indignazione per la mancanza di trasparenza dei nostri amministratori. Mi viene da dire che li abbiamo beccati con le mani nella marmellata dopo aver in qualche modo indagato, superando opposizioni, reticenze e difficoltà». Da parte sua l'assessore Fecchio precisa di aver effettuato la verifica sui rifiuti campani scaricati nell'inceneritore nostrano a seguito delle segnalazioni dei cittadini e dei comitati ambientalisti. Quindi conferma: «la Provincia ha chiesto ad Acegas Aps informazioni sulla possibilità che autocarri con targa campana stessero conferendo rifiuti nell'inceneritore padovano. A seguito del sopralluogo effettuato da Arpav il 15 aprile scorso, l'Agenzia regionale per l'Ambiente ha certificato che dal 23 marzo al 15 aprile sono arrivate all'inceneritore 2.106 tonnellate di rifiuti provenienti dalla ditta Ecoambiente di Salerno. L'impianto padovano ha una capacità potenziale nominale complessiva di 600 tonnellate al giorno di rifiuti. Quelli conferiti, secondo la documentazione pervenuta, sono rifiuti speciali non pericolosi». E assicura la richiesta di ulteriori chiarimenti alla regione. Interviene anche Antonio De Poli, deputato e segretario regionale Udc, chiedendo un chiarimento dalla Regione, subito. «Nonostante l'annuncio del presidente della Regione Luca Zaia, i rifiuti campani in Veneto sono arrivati. L'assessore regionale all'Ambiente Conte dice di non essere stato informato: tutto ciò è gravissimo. E' ancora più grave che le istituzioni vengano informate dell'accaduto dopo le segnalazioni arrivate da cittadini e comitati. La promessa di Zaia fa a pugni con la realtà e con le due tonnellate di rifiuti che hanno invaso il Veneto».
1 maggio
«Scoasse» urbane speciali o pericolose
Fonte Il Mattino di Padova
L'universo normativo della «scoassa» è organizzato in base a classificazioni. La prima è secondo l'origine (rifiuti urbani e rifiuti speciali); la seconda, secondo le caratteristiche di pericolosità (pericolosi e non pericolosi). I rifiuti urbani sono quelli domestici, quelli provenienti dallo spazzamento delle strade, quelli giacenti su strade, aree pubbliche, spiagge, rive di fiumi o provenienti da aree verdi, i rifiuti provenienti dalle attività cimiteriali (esumazioni e quant'altro). I rifiuti speciali sono quelli provenienti da attività agricole, industriali, artigianali, commerciali, sanitarie ma anche i macchinari deteriorati ed obsoleti, i veicoli fuori uso, il combustibile derivato da rifiuti. La norma stabilisce quando i rifiuti speciali sono pericolosi e quando no a seconda che contengano o meno sostanze dannose (acidi, alcuni olii, solventi). Quelli arrivati a Padova da Salerno, assicura Cesare Pillon, amministratore delegato Acegas Aps, sono rifiuti speciali non pericolosi.
1 maggio
L'universo normativo della «scoassa» è organizzato in base a classificazioni. La prima è secondo l'origine (rifiuti urbani e rifiuti speciali); la seconda, secondo le caratteristiche di pericolosità (pericolosi e non pericolosi). I rifiuti urbani sono quelli domestici, quelli provenienti dallo spazzamento delle strade, quelli giacenti su strade, aree pubbliche, spiagge, rive di fiumi o provenienti da aree verdi, i rifiuti provenienti dalle attività cimiteriali (esumazioni e quant'altro). I rifiuti speciali sono quelli provenienti da attività agricole, industriali, artigianali, commerciali, sanitarie ma anche i macchinari deteriorati ed obsoleti, i veicoli fuori uso, il combustibile derivato da rifiuti. La norma stabilisce quando i rifiuti speciali sono pericolosi e quando no a seconda che contengano o meno sostanze dannose (acidi, alcuni olii, solventi). Quelli arrivati a Padova da Salerno, assicura Cesare Pillon, amministratore delegato Acegas Aps, sono rifiuti speciali non pericolosi.
1 maggio
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