Una e-mail con tanto di carta intestata del Comune. L'assessore Claudio Piron (Pd, ancora rito Letta?) si scaglia contro il calendario della Befana: «Un atto grave per l'uso privato delle istituzioni: si offendono milioni di morti innocenti e si contrabbanda una inesistente cultura localistica». E Piron punta l'indice sulla Provincia: «Perché avete buttato via 500 mila euro per un calendario offensivo della nostra vita civile?». Replica così Leandro Comacchio, assessore leghista che ha curato l'iniziativa: «Dopo le polemiche sollevate dal sindaco di Solesino, mi sono trovato più volte a spiegare quali siano stati gli obiettivi perseguiti e ho sempre illustrato con la massima trasparenza i costi effettivi sostenuti dalla Provincia. A Piron evidentemente è sfuggita la sostanza». Ecco i conti: «Tutto il progetto, dall'ideazione alla realizzazione, dalla stampa alla distribuzione delle 50 mila copie è costato 18.000, dal quale va tolto il 30% sostenuto dagli sponsor» elenca Comacchio. L'assessore evidenzia come a palazzo santo Stefano la "rivolta" dei Comuni si limiti finora a qualche pacco restituito. In ogni caso, il calendario ha significati precisi: «La Festa della Befana è una manifestazione molto amata dai bambini, e quasi tutti i Comuni, quello di Padova in primis, cercano ogni anno di organizzare qualcosa dedicato ai più piccoli. Come Provincia nel 2010 avevamo realizzato un libricino con giochi e disegni da colorare, dedicato alla tradizione della befana e contenente filastrocche, storielle, aneddoti in dialetto veneto per mantenere lo stretto legame tra territorio e festività. Quest'anno, la scelta è caduta su un calendario dedicato ai bambini dai 4 ai 10 anni, con un linguaggio semplice per dare ai bambini la possibilità di colorare e disegnare».
14 gennaio 2011
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