sabato 8 gennaio 2011

“Calendario veneto”, abolita la festa del 25 aprile: è polemica

E’ iniziato il nuovo anno e come di consueto sono entrati nelle case degli italiani diversi calendari. Ma tra questi, uno sembra fare la differenza. Si tratta del Calendario Veneto che sembra non aver inserito nei suoi 12 mesi due feste nazionali: il primo maggio non è indicato come Festa del Lavoro, nè il 25 aprile come quella della Liberazione. Ovviamente tutto questo ha fatto nascere le polemiche tra la giunta di centrodestra della Provincia e quella di centrosinistra del Comune di SolesinoIl progetto, con le ricorrenze venete al posto di quelle nazionali, è stato ideato dall’assessore all’identità veneta, Leandro Comacchio. Nel calendario risultano infatti presenti: il 2 giugno la ”Festa della Repubblica” , il 28 febbraio, il ”Bati marso”, una sorta di Capodanno veneto, il 25 marzo la ”terza edizione della Festa del Popolo veneto” e ancora la ricorrenza della mamma o dei nonni.

Stampato in 50 mila copie il calendario veneto sarà   distribuirlo ai bambini  per la festa del 6 gennaio assieme alla tradizionale calza. Il motivo? si vorrebbe far  conoscere attraverso ”la vecia signora” le antiche tradizioni del territorio e della cultura locale,  ma alla giunta di Solesino il risultato è apparso ”contradditorio”.
«Può andar bene – ha detto il sindaco Walter Barin – anche fare un calendario che si richiama all’identità veneta, come ha fatto la provincia; ma mi pare sia una contraddizione citare la festa della Repubblica e non ricordare le altre due feste. Abbiamo così deciso di non distribuirlo perché lo consideriamo diseducativo. Non trattando queste due feste può far sembrare ai ragazzi che siano minori».
Della stessa opinione è Paolo Giacon, del Pd padovano, che vede la cancellazione del 25 aprile e del  il primo maggio come un insulto verso tutti i martiri veneti caduti per la libertà e per la democrazia, oltre ad essere  un’offesa per tutti i veneti che lavorano. Da qui la sua richiesta di fermare  la distribuzione.
L’assessore veneto leghista Maurizio Conte ha invece parlato, sul fronte opposto, di una «strumentalizzazione politica», di un attacco «offensivo, limitativo e miope».
Dal canto suo l’assessore Comacchio si è limitato a difendere il suo operato dicendo solo che attraverso questo calendario si è voluto attingere dalla lingua veneta parole e modi di dire per non dimenticare le loro origini e per trasmettere ai più piccoli le tradizioni antiche.
Elisabetta Paladini
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