lunedì 27 giugno 2011

Il deputato leghista Massimo Bitonci: «I napoletani affoghino nei loro rifiuti»

 Fonte Il Mattino di Padova
27 giungo 2011

CITTADELLA. «Il governatore Zaia ha mille volte ragione, in Veneto non accetteremo mai i rifiuti napoletani. Siamo stufi di risolvere i loro problemi, si arrangi De Magistris, l'unto del Signore, mediocre magistrato e sindaco senza valore». Parole dure quelle di Massimo Bitonci, deputato della Lega e sindaco di Cittadella.

E la solidarietà dove la mettiamo? «Ma quale solidarietà, Napoli è uno scandalo europeo. Perché mai dovremmo pagare la mala gestione di altri? In Veneto ogni provincia, ogni sindaco cerca i siti e le discariche dove smaltire, provvede alla raccolta differenziata che a Napoli, se va bene, arriverà tra dieci anni. L'ho detto in un filo diretto col pubblico di un'emittente romana seguitissima. Non c'è stato uno che mi abbia dato torto».

E l'emergenza sanitaria? «Finché non succede qualcosa di grave a Napoli non cambierà nulla. Ma li ha visti come gettano i sacchi dalle finestre?». Sì, ma c'è chi getta benzina sul fuoco. «La camorra? Comincino a ribellarsi, a non pagare il pizzo». E nel frattempo? «Che affoghino tra i loro rifiuti, a quel punto cercheranno da soli un po' di aria».

I giudici sconfissero la Santa Inquisizione del vescovo Bortignon

Fonte Il Mattino di Padova
di Albino Salmaso

E' in libreria da pochi giorni il libro «Angeli o demoni i nostri bimbi? Storia di una montatura anticomunista: il processo ai pionieri di Pozzonovo» (Cierre edizioni; 12,5 euro) che il deputato del Pd Alessandro Naccarato ha scritto dopo aver consultato gli archivi dei tribunali con le due sentenze che hanno dichiarato assolti i 7 imputati (uno dei quali morto durante l'istruttoria). Una pagina di storia e una ferita ancora aperta, che riapre il dibattito sulla I Repubblica e l'immediato dopoguerra. La sentenza segna la vittoria della giustizia dei tribunali nati con la Repubblica e la Costituzione, sui metodi della Santa Inquisizione che comminava condanne e scomuniche agli atei e comunisti. di Albino Salmaso  PADOVA. Ma quale Peppone e don Camillo di Guareschi, la vera sfida da «guerra fredda» tra Chiesa e Pci negli anni Cinquanta si è consumata a Pozzonovo con il processo a 7 militanti comunisti accusati di insegnare ai bambini-pionieri dell'Asi a «bestemmiare e a fare cose brutte nella sezione e nel cinema Tersicore». Assolti in primo grado il 28 gennaio 1955 dal tribunale di Padova e in appello a Venezia il 24 novembre 1955 Arnesio Baratto, Casimiro Baretta (morto durante l'istruttoria), Alide dalla Montà, Vincenzina Furlan, Ottorino Quaglia, Antonietta Rossati e Mario Talpo non hanno mai ricevuto le scuse ufficiali del parroco don Cesare Morosinotto e dell'allora vescovo Girolamo Bortignon, ispiratori dell'operazione condotta con i principi della Congregazione della Santa Inquisizione dell'eretica pravità, fondata da papa Paolo III nel 1542. Una storia sepolta negli archivi dei tribunali che Alessandro Naccarato, deputato Pd, coltivando il vizio della memoria, ha riportato a galla col libro «Angeli o demoni i nostri bimbi?».  IL PERIODO STORICO. Il voto del 1948 che ha sancito la vittoria della Dc di De Gasperi con il 48,5% e la sconfitta del Fronte Popolare con il 30,1% non ha rassicurato il Vaticano che ha affidato ai comitati civici di Luigi Gedda una campagna di scontro frontale all'insegna dello slogan «Nel segreto della cabina, Dio ti vede Stalin no».  A Padova la Dc ottiene la maggioranza assoluta con il 55,7% all'assemblea costituente del 1946, che diventa addirittura il 65,5% nel 1948 e il 59,7% nel 1953. Sul fronte opposto il Pci incassa il 14% e il Psi l'11% ma la Chiesa apre un nuovo fronte: quello dell'egemonia dell'educazione dei bambini.  Il Pci di Togliatti, legato a doppio filo al Pcus di Mosca, ha creato l'Asi, l'Associazione pionieri italiani, una rete alternativa ai patronati delle parrocchie. Il manuale dell'Api è scritto da Gianni Rodari e nel fumetto dell'eroe positivo Atomino si esaltano queste virtù: «Rispetto della parola data, essere giusti, leali, modesti e amici di chi lavora e soffre». Può mai far paura ai patronati?  Certo che no.  Ma il Vaticano attacca: «Volete voi che i vostri figli diventino immorali, violenti, ribelli, atei? Genitori attenzione!. Il pericolo per i vostri figli è l'A.P.I.» tanto che il 28 luglio 1950 la Sacra Congregazione del Sant'Uffizio promulga il Monito contro l'associazione.
 IL CASO POZZONOVO. Il clima è rovente e lo scontro finisce nei tribunali di Reggio Emilia, Modena, Novara e Torino ma solo a Pozzonovo diventa un caso nazionale, con il direttore dell'Unità Davide Lajolo, il mitico comandante partigiano Ulisse, e Umberto Terracini, presidente dell'assemblea costituente scesi in campo a difendere i 7 imputati assieme a Giancarlo Pertegato, direttore del Lavoratore e poi inviato del Corriere della Sera. Sul fronte opposto, dei colpevolisti, il Gazzettino e la Difesa del Popolo, house organ della diocesi e del vescovo Girolamo Bortignon, che il 17 giugno 1951 muove l'assalto.  La prima pagina del settimanale esce con il titolo: Angeli o demoni i nostri bimbi? Perché siano angeli Pio X ha aperto loro le porte dei tabernacoli. Perché diventino demoni il Partito Comunista ha creato l'API».  LE ACCUSE. Il «caso Pozzonovo» inizia nel luglio 1953 quando suor Battistina Gurian ascolta Gabriella Ferro cantare una canzone oscena: la bimba ha 3 anni e la suora interroga Orazio Rossati, secondo cui nella sezione del Pci di Pozzonovo si riuniscono 40 bambini e durante gli incontri «gli adulti insegnano a bestemmiare Dio e la Madonna, a insultare la religione e il papa. Gli adulti fanno anche spogliare i bambini più grandi e dopo aver spento la luce, insegnano a fare cose brutte. I bimbi sono addestrati al pugilato e i più bravi nelle bestemmie ricevono come premi biscotti e denaro».  Secondo Rossati, gli insegnanti erano sua zia Antonietta Rossati, Vincenzina Furlan, Alide Della Montà e tre uomini dei quali non conosceva i nomi e tra i bimbi che frequentavano la sede dell'Api c'erano Anna Baratto, Maria Meneghini, Settimo dal Buono, Anita dalla Montà, Gabriella e Silvina Ferro, Tiziano Merlin, Antonio Rossati, Giulietta Sartori e Teresina Vanzan.  Suor Battistina racconta tutto al parroco don Cesare Morosinotto, che interroga i bambini e poi fa rapporto al vescovo Bortignon e a Pozzonovo si costituisce un piccolo tribunale dell'Inquisizione con i sospettati costretti a firmare delle dichiarazioni di colpevolezza. Si muovono i carabinieri col maresciallo Matteo Lavarra che il 7 agosto 1951 convoca i bambini: nel suo rapporto all'autorità giudiziaria del 29 agosto scrive che «non è stato possibile accertare alcunché di concreto sull'effettiva esistenza dei fatti».  Tutto finito? No, perché il pm Josè Schivo chiede al giudice istruttore Checchini di avviare un'indagine formale che porterà al processo.
L'OFFENSIVA DEL VESCOVO. Monsignor Bortignon è un guerriero di Dio e nelle sue omelie in Duomo lancia strali contro «il materialismo, l'ateismo, il sacrilegio, la bestemmia, l'immoralità e l'odio». E la Difesa del Popolo pubblica il 18 ottobre un atto d'accusa: le località dove si fa attività antireligiosa sono Anguillara, Prozzolo di Camponogara, Camin, Campagna Lupia, Camponogara, Conselve, Megliadino San Vitrale, Monselice, Mejaniga, Mortise, Pianiga, Piove di Sacco, Ponso, Premaore di Camponogara, Solesino. Per rendere più chiare le accuse, il vescovo scrive che a Megliadino San Vitale «Fanciulli dai 10 ai 13 anni ripetono con frequenza una canzonaccia intessuta di bestemmie.  Il Pci reagisce con rabbia: il Lavoratore pubblica un lungo articolo con la riproduzione fotografica delle ritrattazioni fatte in canonica da Provo Bertazzo, Pietro Bertazzo e Pietro Dal Buono: «...Dichiaro che non è vero quello che ho scritto da don Cesare riguardo i dirigenti comunisti... L'ho scritto perché mi ha costretto don Ottavio. I comunisti non insegnano né a bestemmiare né a fare cose brutte».  IL PROCESSO. Il 29 dicembre 1954 il presidente Italo Ingrascì e i giudici a latere Ludovico Parma e Leonardo Mastrocola dichiarano aperto il processo con un capo d'imputazione sterminato: associazione a delinquere, atti osceni, spettacoli osceni, atti di libidine violenti, violenza carnale, corruzione di minorenni, sequestro di persona e violenza privata. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Ettore Gallo, che diventerà presidente della Corte costituzionale e da Emilio Rosini, poi deputato e presidente del Tar del Veneto; sul versante opposto per le parti civili Pio Maturo, Mario de Luca e Giuseppe Ghedini, papà di Niccolò, il legale di Berlusconi.  Alle 22,15 del 28 gennaio 1955 Italo Ingrascì legge la sentenza: gli imputati sono tutti assolti «perché il fatto non sussiste». «Se effettivamente fossero avvenuti due tre volte alla settimana dei peccaminosi incontri, è assurdo pensare che il parroco non avrebbe potuto scoprirli facendo irruzione nella stanza o curiosando dietro i vetri della porta d'ingresso» si legge nella sentenza.  Quanto ai racconti dei bambini, bisogna «considerare lo stato di miseria, l'ambiente familiare, la mancanza di un'adeguata educazione, la vita vagabonda dei ragazzini spesso abbandonati a loro stessi, costretti ad elemosinare e a vivere, come le piccole Ferro, con altri sette fratelli nella più oscena promiscuità in un'unica stanza con i genitori, con gravi effetti negativi nella loro sfera psichica e sessuale». LE REAZIONI E IL VOTO DI CRESCENTE. Il Pci esulta per la vittoria e convoca il 1 febbraio una convention alla Gran Guardia con il segretario Franco Busetto, l'avvocato Emilio Rosini, Concetto Marchesi e Umberto Terracini. Il rettore firmatario dell'appello contro il fascismo sottolinea il vero punto dello scontro: «La Costituzione affida allo Stato il compito di provvedere all'educazione nazionale, ma sulla scuola italiana la Chiesa cattolica accampa diritti che non le sono riconosciuti. Noi vogliamo garantire la libertà a tutti: insegnanti e studenti».  Il vescovo Bortignon convoca il 3 febbraio un'adunata in Duomo e come rappresaglia impone alla Dc di approvare una mozione in cui si vieta al Pci l'uso del teatro Verdi, della Gran Guardia e delle altre sale del Comune.  Qualche giorno dopo la mozione sostenuta da Merlin e Bettiol passa con 22 sì e 14 no, ma il sindaco Cesare Crescente si astiene e non applicherà mai quel divieto.  E' la nascita della Dc laica.

Il telefonino raddoppia il rischio di tumori

Fonte Il Mattino di Padova

PADOVA. «Chi sta tanto al cellulare ha più del doppio della possibilità di ammalarsi di tumori benigni o maligni alla testa». A dirlo è uno studio padovano, guidato dal professor Angelo Levis. Il 74enne professore emerito, già direttore del dipartimento di Biologia dell'ateneo patavino dal 1978 al 1993, mette in guardia chi usa telefonini o cordless senza utilizzare l'auricolare. «Da un decennio circa il dibattito è aperto: da un lato c'è chi paventa i rischi, dall'altro chi dà conclusioni tutto sommato rassicuranti - spiega Levis, pioniere degli studi sull'elettromagnetismo - la verità è che il rischio più che raddoppia, soprattutto se si comincia ad usare il cellulare prima dei 20 anni».

Il professor Levis anticipa così i risultati di un lavoro che sta per essere pubblicato sull'«Environmental Health», una delle riviste di settore più autorevoli. Uno studio nel quale Padova fa la parte del leone: oltre a Levis c'è Spiridione Garbisa, ordinario di Istologia e esperto di cancerogenesi, e Nadia Minicucci, che fa parte dell'istituto di Neuroscienze del Cnr.

Con loro anche due professori di altre città: Valerio Gennaro, epidemiologo dell'istituto tumori di Genova e Paolo Ricci, responsabile dell'osservatorio epidemiologico di Mantova. C'è anche un precedente nelle aule di tribunale: nel dicembre 2009 c'è stata a Brescia la prima sentenza che riconosceva la «malattia professionale» a Innocenzo Marcolini, 57 anni, colpito da tumore al nervo trigemino a causa, secondo i giudici, della troppa esposizione al cellulare. Un pronunciamento che fa da punto di partenza per tutti quelli che vorranno intentare una causa simile: perito di parte era proprio Levis, che contribuì a dimostrare il nesso causale.

Ecco la sintesi della ricerca, per chi sta «lungamente attaccato al cellulare o al cordless raddoppia il rischio di ammalarsi di tumori benigni o maligni al cervello, ai nervi cranici (in particolare quello acustico), alle ghiandole salivari (la parotide soprattutto)». Levis e il suo gruppo ricordano quindi l'importanza delle misure cautelari: un auricolare può salvare la vita, soprattutto per bambini e adolescenti. Levis non risparmia frecciate. «Abbiamo trovato 18 errori metodologici negli studi che sembrano rassicurare sulla questione, e anche per l'organizzazione mondiale della Sanità non è facile esprimersi, forse per i grandi interessi economici che girano attorno alla delicata questione». A Padova poi c'è anche l'Apple, presieduta dall'architetto Laura Masiero, che si occupa di andare nelle scuole a fare formazione sulle problematiche dell'elettrosmog da molti anni, grazie anche al contributo del Comune di Padova. A parlare con i ragazzi vanno anche i ricercatori dell'università di Padova, per far capire loro l'importanza della non sottovalutazione del problema: si può risolvere con un auricolare, non è difficile.
10 giugno 2011

Traffico di rifiuti tossici: 7 a giudizio

Fonte il Mattino di Padova

NOVENTA. Tutti a giudizio. Così ha deciso l'altro giorno Maria Rosaria Minutolo, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Venezia, nei confronti degli amministratori della Ecolando di Sant'Angelo di Piove, della Rossato Fortunato srl di Pianiga e della Cal srl di Fossò. Tutte e tre le aziende sono coinvolte in un traffico di rifiuti pericolosi e tossici.  La prima udienza del processo si terrà a Dolo il 22 settembre. Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Giorgio Gava, titolare dell'inchiesta che aveva fatto finire nei guai i sette amministratori accusati di aver riutilizzato il legno delle vecchie traversine della ferrovia per palizzate da giardino e mobili vari invece di smaltirle.  In Tribunale a Dolo compariranno dunque Loris Candian (45 anni, di Noventa Padovana), titolare della «Cal», Sandro Rossato (58, padovano), titolare della «Rossato», Michele Bernardi (43, Mirano) e Roberto Scantamburlo (44, Martellago), dirigenti della Rossato, Tiziano e Nicola Lando (rispettivamente 60 e 34 anni, Campolongo Maggiore) titolari della «EcoLando» ed Enrico Rossato (35 anni, Fossò).  L'indagine per traffico di rifiuti pericolosi e tossici risale a sei anni fa, quando tre degli indagati erano finiti anche in manette. Secondo l'accusa, avevano adottato un sistema ingegnoso per riciclare tonellate e tonnellate di materiale che avrebbero dovuto smaltire. In particolare, com'era emerso nel corso delle indagini, invece di eliminare nei regolari impianti le vecchie traversine della ferrovia riutilizzavano l'ingente quantità di legno per realizzare palizzate da giardino e mobili di vario genere. Le vecchie traversine, impregnate di una sostanza altamente cancerogena, il creosoto, venivano triturate e riutilizzate.  Secondo le indagini coordinate dal sostituto procuratore Gava sarebbero stati ben tre milioni solo tra il 2001 e il 2003, e un altro milione e mezzo nei tre anni successivi, i chili di legno impregnato di creosoto (un distillato dal petrolio) finiti nei giardini e nelle case di mezza Italia anziché in discariche attrezzate, o distrutti in base a procedimenti controllati.  A scoprirlo erano stati gli investigatori del Corpo forestale dello Stato e della Guardia di finanza di Mestre dopo mesi di indagini e intercettazioni. Le traversine provenivano sia dalla revisione della vicina linea ferroviaria Venezia-Padova, sulla quale in quegli anni si stavano svolgendo i lavori per l'alta velocità, sia da altre linee. Le nuove acquisizioni scientifiche sul creosoto, la sostanza con la quale veniva impregnate le traversine per farle durare di più evitando che marcissero, avevano consigliato di considerarle rifiuti pericolosi e quindi con uno speciale trattamento per smaltirle. Da anni la Rossato di Pianiga aveva l'appalto per smaltirle, ma gli investigatori avevano scoperto che non seguiva i protocolli previsti dalla normativa sui rifiuti pericolosi. Per tutto il 2003 e il 2004 le traversine venivano riciclate come palizzate e, mescolate con altri tipo di legname, triturate e usate per i pannelli truciolari venduti poi ai mobilifici.  Il magistrato, nelle scorse udienze, aveva accolto la costituzione di parte civile della Provincia di Venezia e del comune di Sant'Angelo, rappresentate dai legali Elio Zaffalon e Luca Partesotti, respingendo invece quella presentata a sua volta da Legambiente, che voleva farlo per ovviare a quella che è stata definita l'inerzia di altri quattro Comuni.
24 aprile 2011

giovedì 23 giugno 2011

Torna la voglia di votare Padova boom col 43,8% Bassa e Colli «disertano»

Fonte il Mattino di Padova, di Claudio Baccarin

Merito dei temi proposti dai quattro quesiti. O di un'aria politica che sta cambiando. Fatto sta che ai padovani sembra tornata la voglia di partecipare ai referendum come dimostra il dato finale dell'affluenza in città, pari al 43,85% registrato alle 22 di ieri sera, mentre la media provinciale è del 42,98. Oggi seggi aperti dalle 7 alle 15.  Referendum numero 1 (servizi pubblici locali): alle 12 percentuale del 13,74, alle 19 si arriva al 33,54%, alle 22 al 43,85. A livello veneto Padova è alle spalle di Vicenza (44,72%) e di Belluno (43,31%). Un dato che ci riconosce quasi tre punti in più della media nazionale. Ma il faro è Reggio Emilia che schizza, addirittura, al 54,60%.  Referendum numero 2 (tariffa dell'acqua): a mezzogiorno il dato è 13,75%, alle 19 si tocca il 33,55%.  Referendum numero 3 (centrali nucleari): alle 12 l'affluenza è pari al 13,73%, sette ore più tardi siamo al 33,52%.  Referendum numero 4 (legittimo impedimento): la prima rilevazione fa registrare il 13,74%, alle 19 il 33,51%.  Non mancano, naturalmente, netti «distinguo» fra comune e comune. Per quanto riguarda il quesito numero 1, l'affluenza più significativa è quella che si registra, alle 22, a Battaglia Terme (49,93%); a seguire Fontaniva (49,50%), Cittadella (48,58%), Sant'Elena d'Este (48,49) e San Martino di Lupari (47,95%). Il capoluogo è al 43,85%. In fondo alla graduatoria Masi (32,33%), Vo' Euganeo (34,52%), Solesino (35,43%), Santa Margherita d'Adige (35,60%).  Sul fronte del referendum numero 2 (ore 17) la palma va ancora a Battaglia (39,87%), Padova conferma il 36,53%. Piacenza d'Adige conferma la «maglia nera» (23,06%).  E veniamo alla consultazione sulle centrali nucleari. Dato delle ore 17. Battaglia conferma il primato (39,80%); alle sue spalle Fontaniva (39,30%). Qui Piacenza d'Adige arretra ulteriormente al 22,97%. Padova città è attestato al 36,48%.  Ultima scheda per il legittimo impedimento del presidente del Consiglio e dei ministri. Dato ore 17. Sempre Battaglia Terme in testa all'indice della partecipazione (39,77%). Fontaniva sale al 39,32%. Padova staziona al 36,47%. Il tema, evidentemente, non appassiona gli elettori di Piacenza d'Adige (solo il 23,06% decide di andare ai seggi), di Boara Pisani (24,02%), di Saletto (24,55%).

13 giugno 2011

Mosquito stopper installati

Fonte il Mattino di Padova

2 giugno 2011

VIGONZA. Sono già stati posizionati i primi 100 dei circa 300 dispositivi mosquito stopper nel quartiere Alzavola a Peraga.  «Il quartiere residenziale si presta per la prova su ampia scala dell'utilizzo di questi dispositivi che contrastano la proliferazione dei fastidiosi insetti incubo delle notti estive - dichiara l'assessore all'ambiente Alberto Rizzo - la disinfestazione non basta, occorre sempre tenere presente gli accorgimenti per evitare che le zanzare comuni e le zanzare tigre prolifichino, come non lasciare mai recipienti con acqua stagnante segnalare i luoghi degradati all'ufficio ambiente ed usare le zanzariere. Si sono verificati episodi di febbri dovute a infezioni trasmesse da questi fastidiosi insetti, fortunatamente sono casi isolati. Credo comunque - conclude Rizzo - che la prevenzione e utilizzare metodi non chimici come il "mosquito stopper" possa essere l'arma vincente in questa difficile battaglia».  Lo stesso assessore, insieme alla ditta fornitrice, ha posizionato il marchingegno nel quartiere per rendersi conto sul campo della loro efficacia. «Devo dire che sono rimasto stupito: alzando le grate dei tombini fuoriuscivano le zanzare disturbate ma dopo aver posizionato questi coperchi di plastica gli insetti rimanevano intrappolati nei condotti. Ho collaborato volentieri per la posa anche per sollevare i nostri addetti alle manutenzioni che si prodigano sempre con impegno», conclude Rizzo. (g.a.)