venerdì 21 gennaio 2011

Sul calendario della Befana Comacchio replica a Piron

Fonte Il Mattino di Padova

Una e-mail con tanto di carta intestata del Comune. L'assessore Claudio Piron (Pd, ancora rito Letta?) si scaglia contro il calendario della Befana: «Un atto grave per l'uso privato delle istituzioni: si offendono milioni di morti innocenti e si contrabbanda una inesistente cultura localistica». E Piron punta l'indice sulla Provincia: «Perché avete buttato via 500 mila euro per un calendario offensivo della nostra vita civile?».  Replica così Leandro Comacchio, assessore leghista che ha curato l'iniziativa: «Dopo le polemiche sollevate dal sindaco di Solesino, mi sono trovato più volte a spiegare quali siano stati gli obiettivi perseguiti e ho sempre illustrato con la massima trasparenza i costi effettivi sostenuti dalla Provincia. A Piron evidentemente è sfuggita la sostanza». Ecco i conti: «Tutto il progetto, dall'ideazione alla realizzazione, dalla stampa alla distribuzione delle 50 mila copie è costato 18.000, dal quale va tolto il 30% sostenuto dagli sponsor» elenca Comacchio.  L'assessore evidenzia come a palazzo santo Stefano la "rivolta" dei Comuni si limiti finora a qualche pacco restituito. In ogni caso, il calendario ha significati precisi: «La Festa della Befana è una manifestazione molto amata dai bambini, e quasi tutti i Comuni, quello di Padova in primis, cercano ogni anno di organizzare qualcosa dedicato ai più piccoli. Come Provincia nel 2010 avevamo realizzato un libricino con giochi e disegni da colorare, dedicato alla tradizione della befana e contenente filastrocche, storielle, aneddoti in dialetto veneto per mantenere lo stretto legame tra territorio e festività. Quest'anno, la scelta è caduta su un calendario dedicato ai bambini dai 4 ai 10 anni, con un linguaggio semplice per dare ai bambini la possibilità di colorare e disegnare».
14 gennaio 2011

Il denaro risparmiato con gli addobbi devoluto alla scuola

Fonte: Il Gazzettino

Martedì 18 Gennaio 2011, Un Natale meno luminoso del solito, ma molto più ecologico. A pochi giorni dalla conclusione delle festività natalizie il Comune tira le somme sul progetto relativo all'eco-Natale. E il bilancio è positivo. I soldi risparmiati dal Municipio, che non ha fatto installare le tradizionali luminarie, sono stati girati all'istituto comprensivo solesinese: tremila euro, che serviranno per finanziare progetti scolastici. Le luci natalizie e altre iniziative collaterali sarebbero costate poco meno di 4 mila euro all'amministrazione, che ha preferito utilizzare i lavoretti degli scolari per abbellire il centro.
      «Abbiamo scelto, assieme ai commercianti, di non fare il tradizionale Natale con le luminarie - spiega il sindaco, Walter Barin - abbiamo quindi avuto il primo Natale ecologico». Utilizzando materiali riciclabili sono state create le decorazioni delle Feste e pure l'albero. «C'è stata qualche polemica, soprattutto politica - ammette Barin - ma credo che il valore del Natale non dipenda dal numero e dall'intensità delle luci. Credo dipenda di più, invece, dall'impegno che i bambini hanno profuso nel preparare le decorazioni. Inoltre abbiamo risparmiato parecchi soldi, che sono stati donati alle scuole del paese». Ma non è tutto. Grazie alla collaborazione con il bacino Padova3, che si occupa della gestione dei rifiuti nella zona, il Comune ha potuto distribuire ben 10 mila borsette di stoffa. Sacchetti biodegradabili e riutilizzabili, da usare invece delle sportine di plastica bandite dai negozi.

Venda, morti senza colpevoli

Fonte: Il Gazzettino

Martedì 18 Gennaio 2011, Nessun colpevole, almeno così ritiene la Procura. Il pubblico ministero Orietta Canova ha concluso le indagini su 102 militari malati, dei quali 37 deceduti, dopo anni di servizio alla base aeronautica del monte Venda. Linfomi e tumori ai polmoni provocati dalla prolungata esposizione all'amianto della galleria e al gas radon sprigionato dalle viscere dei colli Euganei. Secondo il magistrato che ha condotto le indagini, confrontato perizie e analisi degli esperti, non è possibile individuare un colpevole per la morte dei sottufficiali che dagli anni '70 hanno prestato servizio al 1. ROC. I 55 faldoni dell'inchiesta, che testimoniano la mole di ricerche svolte sia dalla procura militare che da quella ordinaria, sono ora a disposizione del giudice per le indagini preliminari che, in un'udienza fissata per fine marzo, deciderà se chiudere il caso o accogliere l’opposizione all'archiviazione già presentata dai legali che tutelano i congiunti delle vittime. Sì, perchè non è facile per le 102 famiglie accettare che non ci sia un responsabile, che nessuno debba pagare per queste morti. Eppure i risultati in mano al pm Canova appaiono chiari e profondamente motivati. Per quanto riguarda i decessi per asbesto, ovvero per inalazione di particelle di amianto di cui la galleria sotterranea della base era rivestita, è dimostrato che al tempo non c'era una normativa sull'adozione di «contromisure» per non farsi contaminare. Per quanto riguarda il radon, gas naturale e altamente tossico di cui il Venda è risultato essere un «bacino naturale», il problema è la quantificazione di sostanza inalata. Sia nel primo che nel secondo caso chi era «responsabile» dalla struttura all'epoca delle contaminazioni, gli ufficiali dell'esercito e i dirigenti del ministero della Difesa, non potevano essere a conoscenza dei risultati a lungo termine dell'esposizione agli elementi tossici. Perizie, analisi, ricerche. Due armadi pieni di numeri, cifre, termini tecnici. Per i familiari però si tratta solo di carte, che non rendono giustizia alle loro lacrime.

Ricette elettroniche e visite prenotate dai medici di base

Fonte . IL Gazzettino
Martedì 18 Gennaio 2011, Il completamento entro l’anno della ristrutturazione dell’ospedale S. Antonio e l’inaugurazione della piastra psichiatrica; il varo definitivo (appena il ministero recepirà l’innovazione tecnologica padovana) della ricetta elettronica; la suddivisione di competenze e specialità (siglata tre giorni fa in un nuovo protocollo) tra Ulss 16 (ospedale Sant’Antonio) e l’Azienda ospedaliera (ospedale Civile e Policlinico universitario), per evitare duplicazioni di servizi e dispersione di risorse, ed ottimizzare invece ancor più la sanità padovana.
      Questi i punti salienti nell’agenda di Fortunato Rao, direttore dell’Ulss numero 16, la più popolosa del Veneto, con i suoi 490 mila abitanti assistiti, e anche una delle più "apprezzate", stando all’indagine svolta pochi mesi fa dall’Agenzia regionale per i servizi sanitari, che ha stabilito come proprio il Sant’Antonio sia il più gradito dai pazienti su scala veneta.
      Soddisfatto, direttore?
      «Beh, certamente. Non nascondo che i giudizi dei pazienti sono quelli che stimo di più».
      Ed è noto che lei considera il Sant’Antonio (vedi scheda, ndr) un vero punto di riferimento. I lavori di ristrutturazione sono a buon punto?
      «Direi di sì. Tra l’altro, stiamo vedendo di bypassare i ritardi che potrebbero derivare dai recenti problemi di una delle imprese edili impegnate. In ogni caso, gli interventi più importanti sono stati la costruzione della piastra di psichiatria, che ospiterà anche ambulatori e servizi diversi; i due parcheggi, uno interno ed uno esterno; e poi ancora l’ingresso, l’impiantistica, l’antisismica, e il nono piano, dove andrà parte degli ambulatori».
      Interventi importanti...
      «Che si sommano a quanto già fatto. In sette anni abbiamo rivoltato il Sant’Antonio di sana pianta, per renderlo più sicuro e funzionale».
      Poco tempo fa, era stata avanzata anche l’ipotesi di annettere il S. Antonio all’Azienda, in maniera di poter meglio coordinare attività e risorse. È un’idea superata?
      «Direi di sì, superata dai fatti. Proprio tre giorni fa, Ulss e Azienda ospedaliera hanno siglato un protocollo che non affida più alla "buona volontà" dei singoli le ripartizioni dei servizi e delle competenze, ma mette i paletti che definiscono le attività».
      Cosa significa, in concreto?
      «Che è assurdo che il S. Antonio tenti di competere con l’Azienda ad esempio su certe chirurgie d’eccellenza, sulla ricerca, su specialità esasperate e di nicchia. Così come è insensato pretendere dall’Azienda quell’assistenza diffusa che solo l’Ulss può garantire. Per ottimizzare la sanità pubblica, occorre che il sistema territoriale provveda al primo livello di assistenza, e l’Azienda pensi all’alta specializzazione, la chirurgia, le prestazioni elettive».
      Insomma, un primo, vero protocollo che eviterà a tutti di pestarsi i piedi?
      «È un progetto che immagino possa essere il futuro delle aziende integrate. Ci si divide le sfere di competenza, ottimizzando le risorse e creando percorsi facilitati per i pazienti. Abbiamo messo insieme anche le strade della domiciliazione dei malati, cercando sinergie anche con i medici di famiglia. È un triage, uno smistamento sanitario che porta all’ottimizzazione e al contenimento dei costi. Da una parte insomma le acuzie elevate, Azienda, dall’altra l’integrazione assistenziale sul territorio, Ulss.».
      Territorio che vede già la presenza Ulss fortemente decentrata?
      «Certamente. Ad esempio con l’ospedale Ai Colli, diventato davvero una struttura importante, e riferimento per numerosi servizi, specie per quelli da "hospital-day"».
      Oggi com’è strutturato?
      «È un polo socio sanitario con 14 specialità, e con attività territoriali, dal centro trasfusionale alla medicina dello sport, ad una piccola sezione RSA, la diabetologia, le degenze per anziani, alla riabilitazione cardiologica, con 700 persone in carico, la sezione per la disabilità mentale, quella per la prevenzione del suicidio giovanile. È grazie a poli come questo che si riesce a spostare la cura dalla fase acuta a quella preventiva».
      Un avamposto che consente di drenare l’afferenza dei pazienti al Sant’Antonio?
      «Più o meno. È un primo grado: dove si può, è sempre meglio evitare la spedalizzazione vera e propria del paziente, e per l’integrità della persona, e per abbattere gli elevati costi del posto-letto ospedaliero».
      Quindi, riduzione del personale e aumento di prestazioni?
      «L’Ulss 16 ha il dato assoluto più basso nel costo personale-abitanti. Il Sant’Antonio è già stato giudicato il meno costoso d’Italia, in proporzione alle degenze. E questo grazie al decentramento, allo smistamento dei servizi nel territorio, all’informatizzazione della burocrazia sanitaria».
      I veri avamposti dell’Ulss, comunque, restano sempre i medici di base?
      «Sono loro le prime sentinelle, insieme con i distretti (vedi scheda, ndr), anche questi interamente rivisitati».
      E per la medicina di base, si diceva, vi siete attrezzati con tecnologia ipermoderna.
      «Sì: abbiamo anche vinto il "premio innovazione" della Bocconi. Noi abbiamo "innovato" a partire dal ritiro dei referti, che già avviene in buona parte on-line. Ma abbiamo anche elaborato l’interfaccia necessaria per le ricette elettroniche: il medico di base prescrive on-line il medicinale, ed invia la "e-ricetta" direttamente alla farmacia indicata dal paziente. Basta problemi di lettura difficile della prescrizione, basta farmaci "non disponibili", basta errori, basta fustelle. Però...».
      Qualche problema?
      «Noi saremmo pronti, ma il ministero non ci dà ancora l’autorizzazione. Evidentemente, non tutti gli anelli della catena sono adeguati da un punto di vista informatico. E dire che lo stesso sistema consente anche le prenotazioni di visite specialistiche o di esami di laboratorio, procedura che già parzialmente avviene...».
      Cioè?
      «Sempre on-line, lo stesso medico di base può verificare le liste d’attesa e prenotare la prestazione per il suo paziente nell’ospedale più rapidamente disponibile».
      Già tutti i medici di famiglia sono collegati?
      «No, circa i due terzi. Ma che usano il sistema sono solo un centinaio. Stiamo, comunque, studiando le giuste "incentivazioni"».
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sabato 8 gennaio 2011

... GIOVEDÌ, 06 GENNAIO 2011Pagina 19 - Cronaca«Quel calendario è diseducativo»Zanonato: oggi il Comune non distribuirà l’omaggio della ProvinciaFESTE CANCELLATE Ruzzante (Pd) invita i sindaci a restituire il lunario che dimentica la Liberazione e il Primo MaggioCLAUDIO BACCARIN «Del calendario e de la passiensa no se pole far sensa». Ma proprio il lunario della Provincia, che reca in copertina la simpatica Befana disegnata da Michela Caputo, ha fatto perdere la passiensa al sindaco Flavio Zanonato, che ha deciso di restituire al mittente il cadeau confezionato dalla presidente Barbara Degani (Pdl) e dall’assessore all’Identità veneta Leandro Comacchio (Lega Nord) e destinato ai bimbi padovani, insieme alla calza, in occasione dell’Epifania. In una dichiarazione, sottoscritta con l’assessore Marta Dalla Vecchia, il primo cittadino fa sapere che il Comune di Padova non distribuirà il calendario della Provincia, perché lo considera «diseducativo e irrispettoso della storia del nostro Paese». Per Palazzo Moroni «le Feste civili e religiose si ricordano tutte e non dipendono dalle maggioranze che si alternano alla guida delle Istituzioni. Ci auguriamo - scrivono sindaco e assessore - che si tratti dell’ultimo episodio di questo tipo e che i rappresentanti della Lega in Provincia tornino ad occuparsi delle questioni, serie e difficili, che stanno a cuore alla nostra gente». La presa di posizione di Zanonato arriva dopo il «no» del primo cittadino di Solesino, Walter Barin, che ha deciso di bloccare la distribuzione delle 500 copie del calendario (stampato con il patrocinio della Regione Veneto e in collaborazione con il Comitato Pro Loco e la Cassa di Risparmio del Veneto) che gli sono state recapitate. Va ricordato che il calendario della Provincia, che pure intende promuovere la conoscenza della cultura e della tradizione veneta, si segnala per qualche clamorosa «dimenticanza». Se, infatti, a fianco del 28 febbraio segnala l’inizio dei giorni del «Bati Marso», per il 25 aprile, che quest’anno racchiude sia Pasquetta che la festa di San Marco, omette l’anniversario della Liberazione. E ancora, a fronte dell’indicazione, per il 25 marzo, della terza edizione della Festa del Popolo Veneto, il Primo Maggio viene preso in considerazione come domenica e non come Festa del Lavoro. Così pure, non si ricorda che quest’anno, nel 150º dell’Unità d’Italia il 17 marzo sarà festa nazionale (per la ... Mostra tuttonotte del 16 è prevista la «notte bianca» con l’apertura straordinaria dei musei). Piero Ruzzante, segretario cittadino del Pd, invita tutte le amministrazioni municipali di centrosinistra a restituire il calendario alla Provincia. Sulla stessa lunghezza d’onda il senatore del Pd Paolo Giaretta, che preannuncia un’interrogazione al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Per Giaretta quelle del lunario, ideato da Laura Trombetta e Anna Sciortino, non sono dimenticanze, «ma una precisa scelta politica, inaccettabile, trattandosi di festività riconosciute ad effetti civili».
 

CALENDARIO DELLA BEFANA

Oggetto: intervento dei consiglieri comunali di opposizione di Solesino, in seguito alla seduta di Consiglio Comunale del 29.12.2010 e ai relativi articoli di stampa circa la polemica sui calendari forniti dalla Provincia di Padova in occasione delle festività dell’Epifania.


L’Amministrazione Comunale di Solesino di centrosinistra ha delle belle confusioni e contraddizioni.
Leggiamo nei giornali la loro denuncia circa la mancanza delle feste di 25 aprile e 1° maggio nel calendario della Provincia inviato a tutti i Comuni da distribuire ai bambini nella festa dell’Epifania (con copie fino ad esaurimento, quindi non a tutte le famiglie), quasi a ergersi a unici difensori dei principi dello Stato, anzi da loro stesse parole  del 29.12 u.s. “per salvare i bambini di Solesino”.
Quella esposta dall’Amministrazione però è puramente polemica politica che cerca lo scontro sul piano politico, montata ad arte contro un Ente governato dallo schieramento opposto, il centrodestra, addirittura evocando un “revisionismo storico in atto”. A citarlo in Consiglio Comunale, anche a nome dell’Associazione Nazionale Partigiani di cui è iscritto, l’assessore comunista Marco Garavello, che per primo ha sollevato la protesta.
L’Amministrazione denuncia politicamente questa mancanza a loro dire lesiva dei valori della Costituzione e della Patria, dimenticando in modo contraddittorio che proprio un loro componente, Garavello appunto,  alle scorse elezioni si presentava ai cittadini con un manifesto recante la dicitura “ho avuto buoni maestri”  riferito alle foto di Che Guevara e Berlinguer. Una volta Garavello esalta la storia dello Stato, e un’altra la denigra associando alla sua massima espressione democratica, il voto appunto, una personalità come Che Guevara.
Da questo punto di vista una lezione come questa impartita da Garavello, che in Consiglio vota con il pugno sinistro alzato, è proprio fuori luogo.
Sarà perché è lui stesso contraddittorio, che nella stampa non si menzionava  il suo nome quale primo “firmatario” della polemica, mentre invece si parla più in generale del Sindaco e dell’Amministrazione?

Sappiate cittadini che durante i Consigli Comunali l’Amministrazione bolla come polemica politica ogni intervento concreto delle opposizioni, come quelli su immigrazione, integrazione, gestione dei rifiuti etc…
E invece sono i primi ad impiegare il loro tempo a montare questa polemica puramente sterile neanche si trattasse di una pericolosa modifica costituzionale che sovverte i principi costituenti dello Stato.

Come può l’Amministrazione permettersi di chiedere a tutti i Comuni la restituzione dei calendari? Allora dovremmo chiedere a tutte le famiglie di Solesino e Comuni limitrofi di riconsegnare alle proprie Amministrazioni il calendario della raccolta differenziata realizzato dall’ente preposto assieme ai Comuni e ai relativi Assessorati all’ambiente, dove guarda caso il 25 aprile è “solamente” Lunedì dell’Angelo, e il 1° maggio “solamente” San Giuseppe Lavoratore.  Questo calendario porta lo stemma del Comune di Solesino. Perché anche in questo caso l’Amministrazione e l’Assessore Garavello non sono stati così solerti a segnalarne la mancanza? Prima di adescare polemiche bisognerebbe guardarsi in casa.

I Consiglieri Comunali di Opposizione di Solesino

Padova, calendario della provincia ignora il 25 aprile e il primo maggio

l gadget ideato come regalo della Befana per i bambini del territorio. Ma il comune di Solesino lo ha rispedito al mittente: tra le date sono evidenziate ricorrenze regionali, come quella del "popolo veneto", ma mancano Liberazione e Festa dei lavoratori

PADOVA - Un calendario  pieno di disegni e filastrocche come regalo della Provincia di Padova ai bambini del territorio. Ma tra rime, proverbi e colori manca la segnalazione di alcune festività nazionali, mentre sono ben segnalate ricorrenze strettamente regionali. E ora è bufera sull'amministrazione leghista al centro dell'iniziativa.

Tra regione e nazione.Il caso è stato denunciato dalla giunta comunale di Solesino, che ha deciso di rimandare il pacco regalo alla Provincia. E ha rivolto un invito a tutti i comuni a fare altrettanto. All'amministrazione comunale di Solesino non è andato giù il fatto che la casella del primo maggio non riporti la dizione "festa del lavoro" e che al 25 aprile siano segnate solo "Pasquetta e San Marco" senza accennare alla Festa della Liberazione. Il 2 giugno riporta correttamente la "Festa della Repubblica", come ben segnalati sono altri appuntamenti come  il "Bati marso" del 28 febbraio, una sorta di Capodanno veneto, o la "terza edizione della Festa del Popolo veneto" il 25 marzo.
Il sindaco ha spiegato che la giunta non ha avuto intenzione di sollevare "alcuna questione politica" e che proprio oggi ha avuto modo di sentire l'assessore all'identità veneta della Provincia, Leandro Comacchio, promotore del calendario, "e ci siamo spiegati". "Mi ha detto - ha aggiunto Barin - che la festa del Popolo Veneto è prevista da una specifica legge regionale. Va bene, ma non mi sembra sia nelle tradizioni locali".

Le polemiche.Ma uno dei problemi è proprio questo: il calendario è stato pensato per far conoscere attraverso la befana ai bimbi le antiche tradizioni del territorio e della cultura locale. Alla giunta di Solesino però il risultato è apparso "contradditorio". Su tutto, mancano all'appello quelle due ricorrenze "che contengono dei valori fondanti" per la nazione. Oltre l'orizzonte dei confini regionali insomma. "Può andar bene - ha detto Barin - anche fare un calendario che si richiama all'identità veneta, come ha fatto la Provincia; ma mi pare sia una contraddizione citare la festa della Repubblica e non ricordare le altre due feste. Abbiamo così deciso di non distribuirlo perché lo consideriamo diseducativo. Non trattando queste due feste può far sembrare ai ragazzi che siano minori".
A muovere gli amministratori della Provincia è stata la volontà di realizzare un calendario con l'idea di "non far dimenticare le nostre origini più profonde" e di trasmettere ai bambini "le tradizioni antiche che ci caratterizzano da anni e anni". Una questione che non va mischiata con l'aspetto istituzionale perchè su questo fronte "Il primo maggio lo festeggiamo", ha assicurato Barbara Degani, presidente della Provincia padovana.

Reazioni politiche.
La questione, però, ha sollevato una bufera, con commenti politici anche fuori dal Veneto: "La vicenda del calendario voluto dalla provincia di Padova in cui non sono riportati il 25 aprile, giorno della Liberazione  e il primo maggio è sconcertante. E' l'ennesima azione leghista grave e irrispettosa nei confronti dell'intero paese". Ad affermarlo, il responsabile Enti Locali del Pd, Davide Zoggia. Che sottolinea come siano state cancellate "due date centrali della nostra storia, offendendo la memoria di quanti sono morti per liberarci dai nazifascisti e quanti lavorano, o sono morti per il lavoro". Secondo l'esponente del Pd si tratta di "un episodio di sciatta cialtroneria dal quale le forze di centrodestra, a livello locale e nazionale, devono prendere le distanze" ed è inoltre "un ignobile spreco di denaro pubblico: dopo le balle sulle bandiere, i soli di Adro e le mille altre buffonate che il centrodestra e la Lega ci propinano continuamente, oggi abbiamo un altro capolavoro. Si vergognino e si preoccupino piuttosto dei problemi reali dei cittadini veneti". L'assessore veneto leghista Maurizio Conte ha invece parlato, sul fronte opposto, di una "strumentalizzazione politica", di un attacco "offensivo, limitativo e miope".
(04 gennaio 2011) © Riproduzione riservata