Fonte Il Mattino di Padova
2 marzo 2012
Il Consiglio di Stato ha deciso: il revamping è pienamente legittimo.
Mercoledì l'alto organo giurisdizionale ha ribaltato la sentenza del
Tar Veneto che aveva definito incompatibile il progetto di
ristrutturazione del cementificio Italcementi. Secondo il Consiglio di
Stato, il revamping altro non è che «un generale rinnovamento degli
impianti con conseguenti miglioramenti dell'impatto ambientale e delle
emissioni». Sempre a detta del supremo organo giudiziario
amministrativo, la convenzione tra Italcementi, Parco e Comune di
Monselice (quella che di fatto sanciva la via della ristrutturazione
dell'impianto) era pienamente legittima.
La partita è dunque chiusa? Sotto il profilo giudiziario,
restano in piedi in realtà altri due ricorsi, entrambi portati avanti
dai Comuni di Este e Baone. Sono gli ultimi “baluardi” legali alla
battaglia contro la ristrutturazione di Italcementi. Il primo è stato
presentato al Tar contro la delibera della Provincia di Padova che ha
autorizzato il revamping, il secondo al Consiglio di Stato (dopo che il
Tar lo ha respinto) per contestare l'esclusione di Este e Baone dalla
convenzione a tre tra cementificio, Parco e Monselice. «Ed è su
quest'ultimo punto che noi facciamo ancora affidamento – conferma
Francesco Corso, sindaco di Baone – La risposta del Consiglio di Stato
non ha alcun riflesso su questo ricorso. Crediamo di poter vincere e di
poter essere ammessi tra gli attori della convenzione. Ricordo che il
cementificio è a 450 metri dai confini di Baone. E' insensato non
chiedere il nostro parere». C'è però un rischio, a rigor di logica e di
sensibilità: che, anche se ammessi, il Comune di Este e Baone restino
una minoranza rispetto agli altri tre enti. «La convenzione poggia su un
presupposto – risponde il sindaco di Este, Giancarlo Piva – e cioè che
tutti gli attori hanno pari dignità e pari dignità hanno le istanze che
ciascuno porta». «E la conferma arriva dall'atteggiamento del Comune di
Monselice – continua Corso – che non si è minimamente opposto al nostro
ricorso. Sarebbe cosa buona che anche Italcementi riconoscesse la
dignità delle nostre due municipalità. Deve essere chiara una cosa: non
ci sentiamo marginali». Diversa la situazione per il ricorso al Tar
sulla delibera provinciale, che inevitabilmente verrà condizionata
dall'epilogo giudiziario degli ultimi giorni: «Abbiamo dato mandato ai
nostri legali di studiare quanto espresso dal Consiglio di Stato e di
valutare se tecnicamente questo potrà avere effetti negativi sul Tar –
confermano i due sindaci – In ogni caso non ritireremo il nostro
ricorso, vada come vada». In generale, tuttavia, Piva e Corso incassano
il colpo “sportivamente”: «Siamo sempre stati garantisti e non possiamo
che rispettare una sentenza del genere. E' evidente che una parte, non
la nostra, ha ottenuto la ragione. Detto questo, siamo estremamente
amareggiati dall'esito della consultazione. E' evidente che il progetto
revamping ha creato una frattura nella società, e che questa parte si è
vista “espropriare” una parte di territorio e di futuro».
sabato 3 marzo 2012
La sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito che il progetto del Revamping dello stabilimento Italcementi rispetta pienamente la normativa regionale del Parco Colli, è stata accolta con grande soddisfazione da parte dei lavoratori. «Dopo due anni di incertezze, finalmente, è arrivata la conferma che il progetto di investimento dell’Italcementi sostenuto dalle nostre organizzazioni sindacali unitamente alla Rsu, può proseguire gli iter per le autorizzazioni e contiamo, al più presto, anche la sua realizzazione – scrivono in una nota Fillea Cgil e Filca Cisl – Abbiamo sempre sostenuto che questo progetto di importante rinnovamento tecnologico coniuga in modo positivo le prospettive di continuità del lavoro con un netto miglioramento dell’impatto ambientale. A nostro avviso si tratta di un importante intervento di “green economy” progettato per il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni di CO2 stabiliti da accordi internazionali, nonché in linea con le indicazioni dei maggiori organismi internazionali per la promozione dello sviluppo sostenibile. La nostra scelta, fin dall’inizio, è stata quella di affrontare il confronto tecnico con l’Italcementi e di contrattare, oltre agli impegni a tutela dei livelli occupazionali, anche le regole per programmare, in modo trasparente e partecipato con la comunità locale, il controllo e la promozione del continuo miglioramento dell’abbattimento delle emissioni di questo processo industriale. Per questo siamo convinti che la prospettiva del rinnovamento di questo impianto, sia un patrimonio da difendere e da sostenere da parte di tutta la comunità locale. Anche l’ente Parco Colli esce rafforzato in quanto dimostra di coniugare la tutela dell’ambiente e del paesaggio con l’attività industriale programmata».
Fonte Il Mattino di Padova
2 marzo 2012
La sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito che il progetto del Revamping dello stabilimento Italcementi rispetta pienamente la normativa regionale del Parco Colli, è stata accolta con grande soddisfazione da parte dei lavoratori.
«Dopo due anni di incertezze, finalmente, è arrivata la conferma che il progetto di investimento dell’Italcementi sostenuto dalle nostre organizzazioni sindacali unitamente alla Rsu, può proseguire gli iter per le autorizzazioni e contiamo, al più presto, anche la sua realizzazione – scrivono in una nota Fillea Cgil e Filca Cisl –
Abbiamo sempre sostenuto che questo progetto di importante rinnovamento tecnologico coniuga in modo positivo le prospettive di continuità del lavoro con un netto miglioramento dell’impatto ambientale. A nostro avviso si tratta di un importante intervento di “green economy” progettato per il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni di CO2 stabiliti da accordi internazionali, nonché in linea con le indicazioni dei maggiori organismi internazionali per la promozione dello sviluppo sostenibile.
La nostra scelta, fin dall’inizio, è stata quella di affrontare il confronto tecnico con l’Italcementi e di contrattare, oltre agli impegni a tutela dei livelli occupazionali, anche le regole per programmare, in modo trasparente e partecipato con la comunità locale, il controllo e la promozione del continuo miglioramento dell’abbattimento delle emissioni di questo processo industriale. Per questo siamo convinti che la prospettiva del rinnovamento di questo impianto, sia un patrimonio da difendere e da sostenere da parte di tutta la comunità locale. Anche l’ente Parco Colli esce rafforzato in quanto dimostra di coniugare la tutela dell’ambiente e del paesaggio con l’attività industriale programmata».
2 marzo 2012
La sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito che il progetto del Revamping dello stabilimento Italcementi rispetta pienamente la normativa regionale del Parco Colli, è stata accolta con grande soddisfazione da parte dei lavoratori.
«Dopo due anni di incertezze, finalmente, è arrivata la conferma che il progetto di investimento dell’Italcementi sostenuto dalle nostre organizzazioni sindacali unitamente alla Rsu, può proseguire gli iter per le autorizzazioni e contiamo, al più presto, anche la sua realizzazione – scrivono in una nota Fillea Cgil e Filca Cisl –
Abbiamo sempre sostenuto che questo progetto di importante rinnovamento tecnologico coniuga in modo positivo le prospettive di continuità del lavoro con un netto miglioramento dell’impatto ambientale. A nostro avviso si tratta di un importante intervento di “green economy” progettato per il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni di CO2 stabiliti da accordi internazionali, nonché in linea con le indicazioni dei maggiori organismi internazionali per la promozione dello sviluppo sostenibile.
La nostra scelta, fin dall’inizio, è stata quella di affrontare il confronto tecnico con l’Italcementi e di contrattare, oltre agli impegni a tutela dei livelli occupazionali, anche le regole per programmare, in modo trasparente e partecipato con la comunità locale, il controllo e la promozione del continuo miglioramento dell’abbattimento delle emissioni di questo processo industriale. Per questo siamo convinti che la prospettiva del rinnovamento di questo impianto, sia un patrimonio da difendere e da sostenere da parte di tutta la comunità locale. Anche l’ente Parco Colli esce rafforzato in quanto dimostra di coniugare la tutela dell’ambiente e del paesaggio con l’attività industriale programmata».
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Il Consiglio di Stato ha deciso I lavori possono partire
Fonte Il Mattino di Padova
Il Consiglio di Stato accende il semaforo verde al revamping Italcementi. Con la sentenza depositata ieri, i giudici romani hanno dato ragione al cementificio e capovolto la sentenza del Tar del Veneto, che aveva congelato il progetto. Incompatibile, secondo il Tribunale amministrativo veneto, con le norme del Parco regionale dei Colli Euganei. Un’interpretazione non condivisa dal Consiglio di Stato, secondo cui invece l’intervento è pienamente legittimo. Strada spianata, dunque, per il maxi progetto di ristrutturazione del cementificio, che prevede un investimento di 160 milioni di euro per realizzare un nuovo forno, una torre a cicloni alta 89 metri. Il tutto con un forte abbattimento delle emissioni e la permanenza del cementificio per altri 28 anni.
Un verdetto accolto naturalmente con soddisfazione da parte dell’azienda. «Siamo sempre stati convinti delle nostre buone ragioni – commenta a caldo Eric Goulignac, direttore della cementeria – e la sentenza del massimo organo della giustizia amministrativa conferma, anche nel merito e in modo inequivocabile, la correttezza della posizione di Italcementi, non solo sotto il profilo della piena conformità al diritto dell'iter fin qui seguito, ma riconoscendo altresì la coerenza del progetto industriale con le normative di ogni livello».
Con la sentenza depositata ieri, i giudici della Quinta sezione del Consiglio di Stato hanno, in pratica, sconfessato la lettura delle norme del Parco Colli data dal Tar. Il tribunale amministrativo veneto, il 9 maggio 2011, aveva annullato l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco Regionale dei Colli Euganei e la delibera della Giunta provinciale che attestava la compatibilità ambientale del revamping. Atti che, per il Tar, si riferivano a «un impianto nuovo che apre un diverso ciclo produttivo destinato a durare 28 anni, sostituendo un impianto in via di chiusura».
Non è così, invece, secondo il Consiglio di Stato, che ha accolto l’impostazione dell’azienda: si tratta solo di «un generale rinnovamento degli impianti con conseguenti miglioramenti dell’impatto ambientale e delle emissioni». In sostanza, il Tar avrebbe preso troppo alla lettera le dichiarazioni di Italcementi sul fatto che, senza il revamping, il cementificio sarebbe stato destinato alla chiusura. Anche quanto alla procedura seguita, per il Consiglio di Stato si è trattato di un iter corretto. «Nel caso di specie è stato applicato l’art. 19 comma 3 del piano ambientale – scrivono i giudici – che prevede una convenzione con l’azienda interessata per giungere ad una soluzione di adeguamento-ristrutturazione degli impianti, definendo le modalità e i tempi di prosecuzione dell’attività, i tempi di dismissione e i programmi di investimento, coordinando le azioni di contenimento dell’impatto ambientale e paesistico». Insomma la convenzione, firmata tra Italcementi, Parco e Comune di Monselice era del tutto legittima. «Probabilmente la via più semplice per mitigare le condizioni esistenti – argomenta ancora la sentenza – soprattutto in presenza di una grave situazione economica come quella attuale, sia per le attività d’impresa sia per i bilanci pubblici». Insomma, «non vi è la creazione di un nuovo impianto – concludono i giudici – ma la sostituzione di rilevanti strutture che comporterà un impatto globale notevolmente migliorativo dell’esistente, aggiungendo anche un termine per la fine dell’attività industriale e la rinaturalizzazione successiva del sito, il tutto nel rispetto delle norme vigenti».
Il Consiglio di Stato accende il semaforo verde al revamping Italcementi. Con la sentenza depositata ieri, i giudici romani hanno dato ragione al cementificio e capovolto la sentenza del Tar del Veneto, che aveva congelato il progetto. Incompatibile, secondo il Tribunale amministrativo veneto, con le norme del Parco regionale dei Colli Euganei. Un’interpretazione non condivisa dal Consiglio di Stato, secondo cui invece l’intervento è pienamente legittimo. Strada spianata, dunque, per il maxi progetto di ristrutturazione del cementificio, che prevede un investimento di 160 milioni di euro per realizzare un nuovo forno, una torre a cicloni alta 89 metri. Il tutto con un forte abbattimento delle emissioni e la permanenza del cementificio per altri 28 anni.
Un verdetto accolto naturalmente con soddisfazione da parte dell’azienda. «Siamo sempre stati convinti delle nostre buone ragioni – commenta a caldo Eric Goulignac, direttore della cementeria – e la sentenza del massimo organo della giustizia amministrativa conferma, anche nel merito e in modo inequivocabile, la correttezza della posizione di Italcementi, non solo sotto il profilo della piena conformità al diritto dell'iter fin qui seguito, ma riconoscendo altresì la coerenza del progetto industriale con le normative di ogni livello».
Con la sentenza depositata ieri, i giudici della Quinta sezione del Consiglio di Stato hanno, in pratica, sconfessato la lettura delle norme del Parco Colli data dal Tar. Il tribunale amministrativo veneto, il 9 maggio 2011, aveva annullato l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco Regionale dei Colli Euganei e la delibera della Giunta provinciale che attestava la compatibilità ambientale del revamping. Atti che, per il Tar, si riferivano a «un impianto nuovo che apre un diverso ciclo produttivo destinato a durare 28 anni, sostituendo un impianto in via di chiusura».
Non è così, invece, secondo il Consiglio di Stato, che ha accolto l’impostazione dell’azienda: si tratta solo di «un generale rinnovamento degli impianti con conseguenti miglioramenti dell’impatto ambientale e delle emissioni». In sostanza, il Tar avrebbe preso troppo alla lettera le dichiarazioni di Italcementi sul fatto che, senza il revamping, il cementificio sarebbe stato destinato alla chiusura. Anche quanto alla procedura seguita, per il Consiglio di Stato si è trattato di un iter corretto. «Nel caso di specie è stato applicato l’art. 19 comma 3 del piano ambientale – scrivono i giudici – che prevede una convenzione con l’azienda interessata per giungere ad una soluzione di adeguamento-ristrutturazione degli impianti, definendo le modalità e i tempi di prosecuzione dell’attività, i tempi di dismissione e i programmi di investimento, coordinando le azioni di contenimento dell’impatto ambientale e paesistico». Insomma la convenzione, firmata tra Italcementi, Parco e Comune di Monselice era del tutto legittima. «Probabilmente la via più semplice per mitigare le condizioni esistenti – argomenta ancora la sentenza – soprattutto in presenza di una grave situazione economica come quella attuale, sia per le attività d’impresa sia per i bilanci pubblici». Insomma, «non vi è la creazione di un nuovo impianto – concludono i giudici – ma la sostituzione di rilevanti strutture che comporterà un impatto globale notevolmente migliorativo dell’esistente, aggiungendo anche un termine per la fine dell’attività industriale e la rinaturalizzazione successiva del sito, il tutto nel rispetto delle norme vigenti».
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Revamping di Italcementi: ok del Consiglio di Stato, esultano i dipendenti
Fonte il Mattino di Padova
29 febbraio 2012
MONSELICE. Il Consiglio di Stato accende il semaforo verde per il progetto di revamping degli impianti Italcementi. Con la sentenza depositata ieri, i giudici romani danno ragione al cementificio e ribaltano la sentenza del Tar del Veneto, che aveva congelato il piano. Un progetto incompatibile, secondo il Tribunale amministrativo, con le norme del Parco regionale dei Colli Euganei.
Questa interpretazione non è condivisa dal Consiglio di Stato, secondo cui l’intervento è pienamente legittimo. Strada spianata, dunque, per il maxi-progetto di ristrutturazione del cementificio, che prevede un investimento di 160 milioni di euro per realizzare un nuovo forno, una torre a cicloni alta 89 metri (in un primo tempo era stata prevista di 130 metri). Il tutto con un forte abbattimento delle emissioni e la permanenza dello stabilimento in zona per altri 28 anni.
Oltre che dai dirigenti di Italcemneti, soddisfazione per la decisione è manifestata dai dipendenti e dal sindaco Francesco Lunghi. Gli ambientalisti accusano il colpo, ma non demordono. E con Francesco Miazzi fanno sapere di non considerare chiusa la partita.
1 marzo 2012
Il Tar aveva dato ragione ai comitati
La sentenza del Consiglio di Stato riporta a galla il progetto affossato, dieci mesi fa, dal Tar del Veneto. Un progetto da 160 milioni di euro, per la ristrutturazione radicale del cementificio di Monselice, tramite la sostituzione degli attuali tre forni, ormai obsoleti, con uno di nuova concezione. Impianto simile a uno già realizzato da Italcementi negli Stati Uniti.
Si comincia a parlare di revamping all'inizio del 2010. Inizialmente il progetto presentato dall’azienda di Pesenti prevede una torre alta 110 metri, torre che poi verrà "abbassata" a 89.
Ma non è solo della torre, che si discute: si parla di lavoro, ambiente, rispetto delle leggi del Parco naturale regionale dei Colli Euganei.
La questione apre un vasto dibattito, tra scioperi, manifestazioni e divisioni trasversali anche ai partiti. Spacca anche la maggioranza, che in Consiglio comunale in parte vota contro il sindaco Francesco Lunghi, sostenitore della prima ora del progetto. Questo mentre altri 27 Comuni si esprimono contro.
Poi il vento cambia direzione: Italcementi, Parco Colli Euganei e Comune di Monselice siglano la convenzione, che dopo un rimpasto di giunta anche il nuovo Consiglio comunale ratifica. Arrivano il via libera dal Parco Colli e quello dalla Provincia di Padova. La strada pare in discesa, ma fioccano anche i ricorsi: il 9 maggio dello scorso anno, il Tar del Veneto accoglie quello dei comitati. Italcementi ricorre in appello. E salva il revamping. (f.se.)
Miazzi non getta la spugna «La partita resta aperta»
È questa la prima riflessione, a caldo, di Francesco Miazzi,
consigliere comunale e fondatore del comitato “Lasciateci Respirare”,
protagonista, insieme al comitato “E Noi?”, dei ricorsi contro il
revamping.
Sotto il profilo giudiziario, la vicenda, in realtà, non è ancora chiusa. Restano pendenti, infatti, i ricorsi al Consiglio di Stato e l’altro ricorso al Tar del Veneto, proposti dai Comuni di Este e Baone. Per i comitati, dunque, non è ancora detta l’ultima parola. «Su come si sia sviluppato questo progetto, su come si sia giunti alle nuove autorizzazioni di cava, sulle pressioni politiche che in questi anni sono state esercitate a tutti i livelli, abbiamo un nostro pensiero che al momento teniamo per noi – commenta Miazzi – Non intendiamo rassegnarci a vedere questi cementifici trasformarsi in inceneritori di rifiuti – attacca il consigliere – per sopperire all’evidente crisi del mercato del cemento, una crisi irreversibile che colpirà quegli stessi lavoratori ora utilizzati come ariete per rompere l’opposizione sociale a questo progetto. La cassa integrazione che sta interessando anche gli stabilimenti dove il revamping è cosa fatta, l’inevitabile riduzione di personale che questi “nuovi cementifici” comportano – argomenta Miazzi – dovevano e devono far riflettere soprattutto quel sindacato che in modo acritico ha sposato tutte le tesi aziendali. La nostra speranza è che ci sia una presa di posizione forte, finora sottotono, di tutte le componenti sociali, di tutte quelle realtà economiche inevitabilmente danneggiate da questo progetto. Continuiamo a coltivare il sogno di uno sviluppo alternativo che dia sì risposte occupazionali, ma in modo rispettoso della nuova vocazione di questo territorio. Chi pensa che la faccenda sia chiusa e archiviata, potrebbe fare un calcolo sbagliato, perché non lasceremo nulla d’intentato, nel tentativo di riportare alla ragione i nostri amministratori e tutti i sostenitori di questo progetto».
Lunedì alle 21 i Comitati propongono un incontro aperto per una valutazione sulla sentenza e per discutere eventuali nuove proposte di mobilitazione, in Villa Mantua Benavides a Valle San Giorgio. (f.se.)
29 febbraio 2012
MONSELICE. Il Consiglio di Stato accende il semaforo verde per il progetto di revamping degli impianti Italcementi. Con la sentenza depositata ieri, i giudici romani danno ragione al cementificio e ribaltano la sentenza del Tar del Veneto, che aveva congelato il piano. Un progetto incompatibile, secondo il Tribunale amministrativo, con le norme del Parco regionale dei Colli Euganei.
Questa interpretazione non è condivisa dal Consiglio di Stato, secondo cui l’intervento è pienamente legittimo. Strada spianata, dunque, per il maxi-progetto di ristrutturazione del cementificio, che prevede un investimento di 160 milioni di euro per realizzare un nuovo forno, una torre a cicloni alta 89 metri (in un primo tempo era stata prevista di 130 metri). Il tutto con un forte abbattimento delle emissioni e la permanenza dello stabilimento in zona per altri 28 anni.
Oltre che dai dirigenti di Italcemneti, soddisfazione per la decisione è manifestata dai dipendenti e dal sindaco Francesco Lunghi. Gli ambientalisti accusano il colpo, ma non demordono. E con Francesco Miazzi fanno sapere di non considerare chiusa la partita.
1 marzo 2012
Il Tar aveva dato ragione ai comitati
La sentenza del Consiglio di Stato riporta a galla il progetto affossato, dieci mesi fa, dal Tar del Veneto. Un progetto da 160 milioni di euro, per la ristrutturazione radicale del cementificio di Monselice, tramite la sostituzione degli attuali tre forni, ormai obsoleti, con uno di nuova concezione. Impianto simile a uno già realizzato da Italcementi negli Stati Uniti.
Si comincia a parlare di revamping all'inizio del 2010. Inizialmente il progetto presentato dall’azienda di Pesenti prevede una torre alta 110 metri, torre che poi verrà "abbassata" a 89.
Ma non è solo della torre, che si discute: si parla di lavoro, ambiente, rispetto delle leggi del Parco naturale regionale dei Colli Euganei.
La questione apre un vasto dibattito, tra scioperi, manifestazioni e divisioni trasversali anche ai partiti. Spacca anche la maggioranza, che in Consiglio comunale in parte vota contro il sindaco Francesco Lunghi, sostenitore della prima ora del progetto. Questo mentre altri 27 Comuni si esprimono contro.
Poi il vento cambia direzione: Italcementi, Parco Colli Euganei e Comune di Monselice siglano la convenzione, che dopo un rimpasto di giunta anche il nuovo Consiglio comunale ratifica. Arrivano il via libera dal Parco Colli e quello dalla Provincia di Padova. La strada pare in discesa, ma fioccano anche i ricorsi: il 9 maggio dello scorso anno, il Tar del Veneto accoglie quello dei comitati. Italcementi ricorre in appello. E salva il revamping. (f.se.)
Miazzi non getta la spugna «La partita resta aperta»
E’ indubbio che la sentenza del Consiglio di Stato accolga pienamente
le tesi di Italcementi e dei suoi sostenitori, ma per noi rimane
incredibile che il revamping possa essere paragonato al cambio di una
semplice caldaia o che una torre di 89 metri in piena area Parco possa
essere considerata un manufatto di “qualità architettonica apprezzabile,
in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea”».
È questa la prima riflessione, a caldo, di Francesco Miazzi,
consigliere comunale e fondatore del comitato “Lasciateci Respirare”,
protagonista, insieme al comitato “E Noi?”, dei ricorsi contro il
revamping.Sotto il profilo giudiziario, la vicenda, in realtà, non è ancora chiusa. Restano pendenti, infatti, i ricorsi al Consiglio di Stato e l’altro ricorso al Tar del Veneto, proposti dai Comuni di Este e Baone. Per i comitati, dunque, non è ancora detta l’ultima parola. «Su come si sia sviluppato questo progetto, su come si sia giunti alle nuove autorizzazioni di cava, sulle pressioni politiche che in questi anni sono state esercitate a tutti i livelli, abbiamo un nostro pensiero che al momento teniamo per noi – commenta Miazzi – Non intendiamo rassegnarci a vedere questi cementifici trasformarsi in inceneritori di rifiuti – attacca il consigliere – per sopperire all’evidente crisi del mercato del cemento, una crisi irreversibile che colpirà quegli stessi lavoratori ora utilizzati come ariete per rompere l’opposizione sociale a questo progetto. La cassa integrazione che sta interessando anche gli stabilimenti dove il revamping è cosa fatta, l’inevitabile riduzione di personale che questi “nuovi cementifici” comportano – argomenta Miazzi – dovevano e devono far riflettere soprattutto quel sindacato che in modo acritico ha sposato tutte le tesi aziendali. La nostra speranza è che ci sia una presa di posizione forte, finora sottotono, di tutte le componenti sociali, di tutte quelle realtà economiche inevitabilmente danneggiate da questo progetto. Continuiamo a coltivare il sogno di uno sviluppo alternativo che dia sì risposte occupazionali, ma in modo rispettoso della nuova vocazione di questo territorio. Chi pensa che la faccenda sia chiusa e archiviata, potrebbe fare un calcolo sbagliato, perché non lasceremo nulla d’intentato, nel tentativo di riportare alla ragione i nostri amministratori e tutti i sostenitori di questo progetto».
Lunedì alle 21 i Comitati propongono un incontro aperto per una valutazione sulla sentenza e per discutere eventuali nuove proposte di mobilitazione, in Villa Mantua Benavides a Valle San Giorgio. (f.se.)
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