La Giunta provinciale ha approvato le linee strategiche che guideranno
la redazione finale del Piano provinciale dei rifiuti urbani nel periodo
2010-2019. Lo scenario futuro e la relativa pianificazione per i
prossimi anni sono stati presentati dalla presidente della Provincia
Barbara Degani, dal vice presidente Roberto Marcato, dall’assessore
provinciale all’Ambiente Mauro Fecchio e dall’assessore Leandro
Comacchio.
Ad aprile 2009 il Consiglio provinciale aveva adottato il
Documento preliminare del Piano di gestione dei rifiuti urbani per il
periodo 2010-2019. Sulla base degli indirizzi individuati, delle
osservazioni recepite, degli incontri preliminari effettuati con le
autorità di Bacino e degli sviluppi successivi, sono state delineate le
linee strategiche per la predisposizione della versione finale del
Piano. “Il nostro obiettivo – ha chiarito la presidente Degani – è
quello di chiudere alcune ferite aperte del nostro territorio. Per
questo nel Piano è prevista la chiusura delle discariche di Campodarsego
e Ponte San Nicolò. Altro proposito è quello di arrivare ad una tariffa
unica, in tutta la provincia, per la gestione dei rifiuti, abbassando
le zone in cui era troppo elevata, come ad esempio, la città”.
Tra
gli obiettivi c’è anche quello di assicurare l’autosufficienza nello
smaltimento mediante il termovalorizzatore di Padova quale impianto
primario per la gestione dei rifiuti urbani provinciali e attraverso un
sistema integrato basato su impianti di recupero e smaltimento dei
rifiuti. “Di fatto – ha spiegato il vicepresidente Marcato – grazie a
questo piano strategico siamo autosufficienti e andremo via via a
ridurre la presenza di discariche fino ad eliminarle. In più la tariffa
non avrà oscillazioni: perciò cambiare sistema di gestione, essere
autosufficienti e mantenere costi bassi era una sfida complessa, ma
l’abbiamo vinta”.
La previsione strategica parte dallo scenario
registrato durante il 2010 che ha visto l’incremento della produzione
rispetto agli anni precedenti in linea con il trend del passato. Per
questo ci si attende che da qui al 2019 l’andamento proseguirà di pari
passo con l’aumento della popolazione e della produzione pro-capite.
Entro il 31 dicembre 2012 dovrebbe inoltre essere raggiunta una
percentuale media provinciale di raccolta differenziata pari al 65% e lo
smaltimento dei rifiuti non riciclabile si prevede venga assicurato in
via prioritaria dall’impianto di termovalorizzazione di Padova, con una
riduzione dello smaltimento in discarica. “Il Piano che abbiamo
presentato – ha sottolineato l’assessore Fecchio – è molto articolato e,
a favore dei cittadini prevede l’armonizzazione delle tariffe, in
particolare quelle del Bacino Padova2, senza aumentarle negli altri.
Prevede, poi, un aumento della raccolta differenziata sia in provincia,
che in città ed un utilizzo strategico del termovalorizzatore di San
Lazzaro”.
Sulla base dello scenario delineato, è stata confermata la suddivisione in tre fasi già inserita nel Piano preliminare:
-La
prima riprende quanto avvenuto nel 2010 con un raccolta differenziata
del 60% a livello provinciale e l’avvio della terza linea del
termovalorizzatore di Padova.
- La seconda fase è relativa agli
anni 2011-2014 e prevede che dal 64% di raccolta differenziata a livello
provinciale, si arrivi al 65% entro il 31 dicembre del 2012. In questo
arco di tempo ci sarà la chiusura della discarica di Campodarsego e
l’ampliamento di quella di Este, sebbene la volumetria sarà ridotta
rispetto ai 430mila metri cubi previsti dalla Provincia.
- Nella
terza fase (2015-2019) si punta a superare il 66% nella raccolta
differenziata provinciale. In questi anni si va verso l’esaurimento
della discarica di Sant’Urbano e il mantenimento solo di quella di Este.
Per quanto riguarda gli impianti, il termovalorizzatore di Padova
resterà quello prioritario, ma sono confermati strategici per il
recupero e lo smaltimento dei rifiuti anche:
- Camposampiero, Este e Vigonza (biotrattamento);
- Campodarsego, Este e San Giorgio delle Pertiche (frazione secca);
- Limena per il recupero rifiuti da spazzamento stradale;
-
le discariche di Este e Sant’Urbano oltre che di Camposarsego, fino ad
esaurimento delle volumetrie autorizzate (entro l’estate 2012).
Rispetto alla situazione impiantistica prevista dal Documento preliminare del piano sono state aggiunte le seguenti modifiche:
- viene escluso l’impianto di selezione di Monselice poiché ci sarà la razionalizzazione di quello di Este;
-
è esclusa la discarica di Ponte San Nicolò per un volume di 300mila
metri cubi perché non è più ritenuta strategica nella gestione dei
rifiuti urbani;
- viene limitata la volumetria della discarica di
Este rispetto ai 430mila metri cubi indicati dal Consiglio Provinciale
con il Documento preliminare del piano. La nuova volumetria è fissata a
350mila metri cubi corrispondente a circa 280mila tonnellate che
rappresentano la quantità sufficiente per garantire lo smaltimento dei
rifiuti del Bacino Padova 3 secondo la produzione di piano e comunque
mantenendo inalterata la quantità smaltita;
- è prevista la
realizzazione di un impianto di biotrattamento a Padova, nell’area di
Ca’ Nordio, della potenzialità di 37.500 tonnellate l’anno a servizio
dell’area centrale di Padova;
- si punterà a valorizzare la
discarica di Sant’Urbano quale impianto strategico nelle situazioni di
emergenza. Tutto ciò anche in considerazione di tempi ipotizzabili per
l’ampliamento della discarica di Este nonché per lo smaltimento dei
rifiuti non conferibili al termovalorizzatore (ad esempio rifiuti
ingombranti o quelli da spazzamento stradale non recuperabili), nonché
come supporto allo smaltimento dei rifiuti del Bacino Padova 3 per
limitare la movimentazione degli scarti da smaltire nella discarica di
Este.
Infine, dal 1 gennaio 2012 i rifiuti non recuperabili del
Bacino Padova 4 saranno conferiti al termovalorizzatore di Padova.
Analogamente, già dalla stessa data, parte dei rifiuti del Bacino Padova
1 inizieranno ad essere trasferiti al medesimo termovalorizzatore, in
attesa della chiusura della discarica di Campodarsego prevista per
l’estate 2012. Quando ciò avverrà, tutti i rifiuti non recuperabili del
Bacino Padova 1 verranno inviati al termovalorizzatore di Padova. Nel
2012 viene di conseguenza avviata una fase di omogeneizzazione delle
tariffe di conferimento al termovalorizzatore.
La
gravità dei fatti riportati dall’”Espresso” sui rifiuti tossici e sugli
scarti fonderia utilizzati nella costruzione dell’Autostrada Valdastico –
qualora confermati – merita non solo una riflessione ma un’iniziativa
forte da parte delle istituzioni regionali. Su questo tema che riguarda
il territorio veneto e la salute di tutti i cittadini veneti una cosa
voglio dirla con chiarezza: su questo lato oscuro del Veneto che
disprezza e assalta la terra mettendo a rischio la salute dei cittadini e
danneggiando la catena alimentare è bene guardarci dentro e immergere
le mani nei “veleni” individuando responsabilità precise, contiguità
politiche e omissioni amministrative. Ora basta, il gruppo del PD
regionale attiverà tutti gli strumenti consentiti per il controllo dei
lavori finora eseguiti e per la prevenzione di episodi simili nella
costruzione delle prossime grandi opere. Bisogna tagliare il cordone
ombelicale che lega il Veneto alle ecomafie e isolare quelle poche
imprese senza scrupoli che avvelenano il Veneto e che ne minano
l’immagine a livello nazionale e internazionale.
Vanno verificate le dimensioni
dell’inquinamento (se i rifiuti tossici sono stati spalmati su tutta la
tratta o solo in alcuni punti), le procedure delle eventuali opere di
bonifica e i costi delle stesse. Chiederemo conto di questi grandi
interventi autostradali realizzate con il project financing e che
possono nascondere sorprese come la sepoltura di inquinanti come e
peggio che nelle campagne governate dalla Camorra. Come nel caso della
prima tratta della metropolitana di superficie, oggetto di fermo dei
lavori e poi bonificata.
Il Vicentino e il Veneto vengono colpiti
ancora da un episodio gravissimo di inquinamento ambientale. Non
dimentichiamo i casi delle concerie della Valle del Chiampo; che per
trent’anni i lavoratori della Tricom-PM Galvanica di Tezze sul Brenta
hanno inalato i vapori cancerogeni della loro fabbrica, mentre il cromo
esavalente penetrava nel terreno inquinando le falde in maniera
irreparabile; che a San Pietro di Rosà, a pochi chilometri da Bassano
del Grappa, qualche anno fa è sorto un comitato per fermare la
costruzione della più grande zincheria d’Europa su un’area verde e su un
sito archeologico paleoveneto convertiti in zona industriale. Un caso
unico di malapolitica e di malaffare con annesso un traffico di rifiuti
tossici interrati durante lo scavo delle fondamenta. Credo che abbia
ragione da vendere il senatore Felice Casson quando dice che ci sono
pezzi di Marghera in metà delle strade e delle opere del Veneto. Ma,
ripeto, o abbiamo il coraggio di affondare le mani in questi “veleni”
oppure si sceglie di chiudere gli occhi avvelenando uomini e ambiente
consapevolmente.