Fonte la Piazza web
29-03-2012 | Pubblico e interesse
all’incontro organizzato dall’associazione “Il Moraro” sul continuo
aumento delle tariffe dei rifiuti. Nel corso della serata si è appreso
che a marzo, la giunta del comune di Bagnoli sottoscriverà l’annuale
contratto con il Bacino Padova Tre per la raccolta, il riciclo e lo
smaltimento dei rifiuti, stabilendo le nuove tariffe per l’anno 2012.
Nel 2011 il contratto prevedeva aumenti limitati tra il 2-3% ed il costo
complessivo sarebbe dovuto passare da 318 mila euro del 2010 ai 340
mila nel 2011. Purtroppo invece gli aumenti reali sono stati
contabilizzati in un minimo del +15 % ad oltre il 40%.
I relatori della serata hanno evidenziato alcune delle operazioni che
contribuiscono all’aumento dei costi sostenuti dalle famiglie.
Innanzitutto ogni anno nel comune di Bagnoli si segnalano mancati
pagamenti e crediti inesigibili pari a due-tre mila euro e bilanci
negativi, come nel 2010, di circa 8 mila euro. Tali cifre vengono
inserite negli anni successivi e divise tra tutte le utenze. La stessa
operazione viene applicata anche per le utenze che si trasferiscono in
altri comuni o cessano. Caso clamoroso la chiusura nel 2009 della base
aeronautica di S. Siro che pagava ogni anno quasi 10 mila euro. Tale
somma è stata recuperata tra tutte le utenze nel bilancio 2010 e rimane
anche nei bilanci successivi.
Nel 2011 il costo per la sola bollettazione e fatturazione è stato di
quasi 70 mila euro (circa 45 euro per utenza). Inoltre si è fatto notare
che lo scorso 3 novembre la giunta comunale di Bagnoli ha approvato una
delibera per l’utilizzo di un veicolo di proprietà del Bacino Padova
Tre per il servizio di pulizia urbana. A quanto sembra il veicolo nuovo
sarà acquistato dal Bacino Padova Tre e il suo costo verrà inserito nel
piano finanziario dei rifiuti del Comune di Bagnoli, da quest’anno fino
al 2018 (diviso fra le utenze di Bagnoli). Si deve tener conto poi che
nel calcolo della tariffa è compresa anche la raccolta dei rifiuti
abbandonati lungo le strade e nella zona industriale. Dallo scorso anno è
stato anche messo in funzione un apposito servizio su chiamata dei
cittadini denominato “Città pulita” che non sembra dare comunque grandi
frutti e presenta ancora alcune “falle” nel recupero dei rifiuti
abbandonati.
martedì 22 maggio 2012
sabato 19 maggio 2012
Atti trasmessi in Procura, Parco nei guai
Fonte Il Mattino di Padova
di Cristina Genesin
11 maggio 2012
MONSELICE. C’è già un’inchiesta aperta sul progetto di revamping, l’ammodernamento dell’impianto Italcementi di Monselice che prevede l’abbattimento di tre forni e la costruzione di un unico altoforno di 89 metri. È sul tavolo del pubblico ministero padovano Federica Baccaglini (al momento il fascicolo è senza indagati): ne consegue che a lei, probabilmente, finiranno gli atti trasmessi in procura dal Tar del Veneto con la sentenza dell’altro ieri che ha stoppato l’iter del progetto, bocciando i due fondamentali provvedimenti autorizzativi del revamping, l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco Colli il 13 dicembre 2010 e la delibera 316 della giunta della Provincia di Padova del 29 dicembre 2010.
A far decollare l’inchiesta era stato un esposto presentato il 26 dicembre 2011 dal comitato “E noi?”, assistito dall’avvocato Maria Pia Rizzo che, a questo punto, già preannuncia di depositare a giorni una memoria «per portare a conoscenza del pm Baccaglini questi ultimi provvedimenti giudiziari».
«La sentenza del Tar che ha accolto il ricorso del Comune di Baone ci dà pienamente ragione e fa i nostri stessi rilievi» sottolinea l’avvocato Rizzo, «Non solo sostiene che il revamping è in contrasto con le norme di tutela del Piano ambientale e di quello Paesaggistico. Ma aggiunge che il progetto di revamping è stato adottato in violazione delle norme di tutela ambientale del Parco Colli, è stato disposto in mancanza di un progetto unitario fra i Comuni coinvolti come previsto dalla legge regionale e, in più, con il parere negativo della Commissione tecnica del Parco».
Il legale rileva che il Comitato aveva denunciato «una serie di violazioni procedimentali attraverso le quali si è arrivati all’adozione del revamping. Quindi prendo atto con soddisfazione della pronuncia del Tar che ha rimesso gli atti alla procura per valutare eventuali reati, in particolare l’abuso d’ufficio. È quanto era stato richiesto anche dal comitato “E noi?”» commenta, «Con l’esposto abbiamo sollecitato la verifica della correttezza e della liceità di tutto l’iter procedimentale destinato a dare il via al revamping che non è una modernizzazione dell’esistente, ma un vero e proprio nuovo progetto». Un progetto simile è stato fatto dall’Italcementi negli Stati Uniti a Martinsburg in West Virginia.
di Cristina Genesin
11 maggio 2012
MONSELICE. C’è già un’inchiesta aperta sul progetto di revamping, l’ammodernamento dell’impianto Italcementi di Monselice che prevede l’abbattimento di tre forni e la costruzione di un unico altoforno di 89 metri. È sul tavolo del pubblico ministero padovano Federica Baccaglini (al momento il fascicolo è senza indagati): ne consegue che a lei, probabilmente, finiranno gli atti trasmessi in procura dal Tar del Veneto con la sentenza dell’altro ieri che ha stoppato l’iter del progetto, bocciando i due fondamentali provvedimenti autorizzativi del revamping, l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco Colli il 13 dicembre 2010 e la delibera 316 della giunta della Provincia di Padova del 29 dicembre 2010.
A far decollare l’inchiesta era stato un esposto presentato il 26 dicembre 2011 dal comitato “E noi?”, assistito dall’avvocato Maria Pia Rizzo che, a questo punto, già preannuncia di depositare a giorni una memoria «per portare a conoscenza del pm Baccaglini questi ultimi provvedimenti giudiziari».
«La sentenza del Tar che ha accolto il ricorso del Comune di Baone ci dà pienamente ragione e fa i nostri stessi rilievi» sottolinea l’avvocato Rizzo, «Non solo sostiene che il revamping è in contrasto con le norme di tutela del Piano ambientale e di quello Paesaggistico. Ma aggiunge che il progetto di revamping è stato adottato in violazione delle norme di tutela ambientale del Parco Colli, è stato disposto in mancanza di un progetto unitario fra i Comuni coinvolti come previsto dalla legge regionale e, in più, con il parere negativo della Commissione tecnica del Parco».
Il legale rileva che il Comitato aveva denunciato «una serie di violazioni procedimentali attraverso le quali si è arrivati all’adozione del revamping. Quindi prendo atto con soddisfazione della pronuncia del Tar che ha rimesso gli atti alla procura per valutare eventuali reati, in particolare l’abuso d’ufficio. È quanto era stato richiesto anche dal comitato “E noi?”» commenta, «Con l’esposto abbiamo sollecitato la verifica della correttezza e della liceità di tutto l’iter procedimentale destinato a dare il via al revamping che non è una modernizzazione dell’esistente, ma un vero e proprio nuovo progetto». Un progetto simile è stato fatto dall’Italcementi negli Stati Uniti a Martinsburg in West Virginia.
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Il Tar accoglie il ricorso dei Comuni
Fonte Il Mattino di Padova
di Nicola Cesaro
12 maggio 2012
MONSELICE. «Una sentenza che demolisce i procedimenti di autorizzazione del revamping». Usano queste parole Giancarlo Piva e Francesco Corso, sindaci di Este e di Baone, nell’annunciare il pronunciamento del Tar Veneto sul ricorso dei due Comuni contro il progetto di revamping di Italcementi. Ieri il tribunale amministrativo veneto ha infatti pubblicato la sentenza 651/2012 che accoglie il ricorso del Comune di Baone (la 652, quella che dovrebbe accogliere anche il ricorso di Este, non è stata ancora pubblicata ma dovrebbe avere lo stesso esito) e che annulla clamorosamente due documenti fondamentali per la realizzazione del revamping. Il cui iter, di fatto, subisce un nuovo pesante stop.
La sentenza. La sentenza del Tar annulla l'autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco Colli il 13 dicembre 2010 e la delibera 316 della giunta della Provincia di Padova, approvata il 29 dicembre 2010 e che dava giudizio di compatibilità ambientale per il progetto. Contestualmente, il tribunale ha condannato il Parco Colli al pagamento delle spese processuali (per un totale di 4 mila euro) a favore dei ricorrenti. Non solo. Il Tar chiede la trasmissione della sentenza alla Procura di Padova, «ai fini di della verifica se l’illegittimo rilascio dell’autorizzazione paesaggistica impugnata abbia comportato la commissione di reati, in specie di abuso d’ufficio».
Le motivazioni. Il Tar sottolinea innanzi tutto che la sentenza del Consiglio di Stato numero 1185/2012 (quella che aveva rigettato il ricorso proposto da cittadini e comitati contro gli atti che hanno autorizzato il revamping) non influenza il giudizio di cui si sta trattando, visto che i ricorsi sono proposti da parti distinte (comitati prima e Comuni adesso). Venendo al tema vero e proprio, «il collegio osserva che il progetto autorizzato si pone in contrasto con le norme di tutela del Piano Ambientale» si legge nel dispositivo del Tar, che ricorda come «il primo comma dell’articolo 19 del Piano stabilisce che le cementerie non possono essere ubicate all’interno del perimetro del Parco».
Il tribunale sottolinea inoltre come interventi del genere non possano essere avviati solo «sulla base dell’avvenuta stipula delle convenzioni». Viene poi evidenziato un paradosso: «Con l’autorizzazione paesaggistica si afferma che l’intervento autorizzato è incompatibile con la tutela del paesaggio, ma diventa compatibile se la durata del ciclo produttivo conseguente all’intervento viene limitata a 28 anni». Che tradotto e semplificato vuol dire: perché un intervento diventa incompatibile tra 28 anni e non da subito?
Il Parco. Il tribunale va giù pesante sul Parco Colli. Secondo il Tar, il presidente dell’ente Chiara Matteazzi (ora non più in carica, ndr) nel rilasciare l’autorizzazione ha «adottato una determinazione in contrasto col parere della Commissione Tecnica. Doveva, prima della firma dell’atto, riproporre la questione alla commissione per fare conoscere le motivazioni da lei adottate», come previsto dal regolamento dell’ente. Il Tar va oltre e condanna anche un altro aspetto: il milione di euro promesso da Italcementi per far approvare il revamping: «La convenzione prevede che Italcementi versi all’ente Parco, per interventi di interesse pubblico volti al miglioramento di aree compromesse nonché alla messa in sicurezza di fronti collinari, la somma di un milione di euro. Si tratta di una cifra cospicua, non imposta da disposizioni di legge» e ancora «Si pone conseguentemente il dubbio che la somma costituisca un motivo di persuasione, affinché il presidente del Parco procedesse al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica anche a costo di rilasciare un’autorizzazione illegittima». Da qui il vizio di eccesso di potere e la trasmissione degli atti alla Procura. Il Tar bacchetta anche la Soprintendenza, rea di non aver espresso alcun parere concreto sul revamping. «Ora ci aspettiamo che il Parco Colli ritorni al di sopra delle parti e che giochi questa partita senza indossare la maglia dell’Italcementi», è l’auspicio di Piva e Corso.
di Nicola Cesaro
12 maggio 2012
MONSELICE. «Una sentenza che demolisce i procedimenti di autorizzazione del revamping». Usano queste parole Giancarlo Piva e Francesco Corso, sindaci di Este e di Baone, nell’annunciare il pronunciamento del Tar Veneto sul ricorso dei due Comuni contro il progetto di revamping di Italcementi. Ieri il tribunale amministrativo veneto ha infatti pubblicato la sentenza 651/2012 che accoglie il ricorso del Comune di Baone (la 652, quella che dovrebbe accogliere anche il ricorso di Este, non è stata ancora pubblicata ma dovrebbe avere lo stesso esito) e che annulla clamorosamente due documenti fondamentali per la realizzazione del revamping. Il cui iter, di fatto, subisce un nuovo pesante stop.
La sentenza. La sentenza del Tar annulla l'autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Parco Colli il 13 dicembre 2010 e la delibera 316 della giunta della Provincia di Padova, approvata il 29 dicembre 2010 e che dava giudizio di compatibilità ambientale per il progetto. Contestualmente, il tribunale ha condannato il Parco Colli al pagamento delle spese processuali (per un totale di 4 mila euro) a favore dei ricorrenti. Non solo. Il Tar chiede la trasmissione della sentenza alla Procura di Padova, «ai fini di della verifica se l’illegittimo rilascio dell’autorizzazione paesaggistica impugnata abbia comportato la commissione di reati, in specie di abuso d’ufficio».
Le motivazioni. Il Tar sottolinea innanzi tutto che la sentenza del Consiglio di Stato numero 1185/2012 (quella che aveva rigettato il ricorso proposto da cittadini e comitati contro gli atti che hanno autorizzato il revamping) non influenza il giudizio di cui si sta trattando, visto che i ricorsi sono proposti da parti distinte (comitati prima e Comuni adesso). Venendo al tema vero e proprio, «il collegio osserva che il progetto autorizzato si pone in contrasto con le norme di tutela del Piano Ambientale» si legge nel dispositivo del Tar, che ricorda come «il primo comma dell’articolo 19 del Piano stabilisce che le cementerie non possono essere ubicate all’interno del perimetro del Parco».
Il tribunale sottolinea inoltre come interventi del genere non possano essere avviati solo «sulla base dell’avvenuta stipula delle convenzioni». Viene poi evidenziato un paradosso: «Con l’autorizzazione paesaggistica si afferma che l’intervento autorizzato è incompatibile con la tutela del paesaggio, ma diventa compatibile se la durata del ciclo produttivo conseguente all’intervento viene limitata a 28 anni». Che tradotto e semplificato vuol dire: perché un intervento diventa incompatibile tra 28 anni e non da subito?
Il Parco. Il tribunale va giù pesante sul Parco Colli. Secondo il Tar, il presidente dell’ente Chiara Matteazzi (ora non più in carica, ndr) nel rilasciare l’autorizzazione ha «adottato una determinazione in contrasto col parere della Commissione Tecnica. Doveva, prima della firma dell’atto, riproporre la questione alla commissione per fare conoscere le motivazioni da lei adottate», come previsto dal regolamento dell’ente. Il Tar va oltre e condanna anche un altro aspetto: il milione di euro promesso da Italcementi per far approvare il revamping: «La convenzione prevede che Italcementi versi all’ente Parco, per interventi di interesse pubblico volti al miglioramento di aree compromesse nonché alla messa in sicurezza di fronti collinari, la somma di un milione di euro. Si tratta di una cifra cospicua, non imposta da disposizioni di legge» e ancora «Si pone conseguentemente il dubbio che la somma costituisca un motivo di persuasione, affinché il presidente del Parco procedesse al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica anche a costo di rilasciare un’autorizzazione illegittima». Da qui il vizio di eccesso di potere e la trasmissione degli atti alla Procura. Il Tar bacchetta anche la Soprintendenza, rea di non aver espresso alcun parere concreto sul revamping. «Ora ci aspettiamo che il Parco Colli ritorni al di sopra delle parti e che giochi questa partita senza indossare la maglia dell’Italcementi», è l’auspicio di Piva e Corso.
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